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Top Five – Planetary Romance

9 commenti


La colpa, naturalmente, è del mio vicino di cella Alex McNab

Post a richiesta, per quando avrai tempi e voglia: una top 5 sui planetary romance che preferisci. Magari con qualche chicca inedita in Italia…

Eh, come rifiutare?

Cominciamo con il definire le regole di campo – per planetary romance si intende l’avventura esotica ambientata su un pianeta alieno; talvolta definito “sword & planet”, è una variante della space opera.
Interesse scarso o nullo per il rigore scientifico, elementi avventurosi accentuati, esotismo a manetta.
Il planetary romance non è esattamente fantasy, ma certo è anche a malapena fantascienza.

Su questa base, il piano bar del fantastico suona stasera una top five dedicata al planetary romance.

Vediamo…

Edgar Rice Burroughs – Il ciclo di Marte
Tutto comincia da qui.
No, ok, lo sappiamo, Gullivar Jones arriva su Marte prima di John Carter ma ammettiamolo, Gullivar Jones è moscio.
L’autore di Tarzan esordisce con il padre di tutti i planetary romance – spostando su Marte un veterano della guerra di secessione, e mettendo in campo i marziani verdi (che ridono solo quando provocano dolore al prossimo) e i marziani rossi (le cui donne sartanno anche ovipare, ma sono decisamente… eh, un buon motivo per visitare Marte).
Battaglie, inseguimenti, cattivi cattivissimi, eroismo, e finale col colpo di scena.
Il lettore oculato farebbe bene a procurarsi i primi tre (dei totali 11) romanzi del ciclo marziano di Burroughs, e leggerli in sequenza.
Al limite, scaricandoli dal progetto Gutenberg sul proprio ereader…

L’anno prossimo, John Carter diventerà nuovamente popolare – complice il film Disney in uscita.

Leigh Bracket – il ciclo di Skaith
Leigh Bracket è la signora incontrastata del planetary romance, e praticamente tutta la sua opera è non solo consigliatissima, ma oserei dire indispensabile.
The Sword of Rhiannon, Queen of the Martian Catacombs, Road to Sinharat… si trova parecchio materiale online, ma con Skaith, l’autrice riesce in un colpo straordinario, associando ai moduli ed alla struttura del planetary romance dei temi e delle sensibilità adulti e moderni.
Riuscirà Erik John Stark, poco di buono terrestre allevato su Mercurio, a sfuggire da Skaith, pianeta medioevale zeppo di misteri e di trappole? E ne varrà la pena?
A suo tempo pubblicato da Libra, e poi lo ristampò Nord (battete le bancarelle), ma se ne consiglia la lettura in versione originale, pubblicata non proprio aprezzi popolari da Paizo.

Jack Vance - il ciclo di Tschai
Anche noto come “Planet of Adventure”, il ciclo di Jack Vance presenta esattamente ciò che dice sull’etichetta – un pianeta antico, popolato di strani alieni, nel quale il nostro eroe deve cavarsela alla svelta.
A differenza dei suoi antenati letterari, Adam Reith è più sottile ed elegante – ed ironico – ma l’azione rimane solidissima.
Inseguimenti, battaglie, tradimenti, strani enigmi, tesori nascosti…
E naturalmente la prosa e l’umorismo di Jack Vance.
In Italia lo pubblica Urania, ma anche qui, Vance in originale è troppo meraviglioso per perderselo.

Robert Silverberg – Il Castello di Lord Valentine
Primo volume del ciclo di Majipoor, il lavoro di Silverberg venne schedato come fantasy tout court quando uscì in Italia nella fantacollana, ma è de facto un planetary romance – e pure piuttosto solido.
Successivamente, Silverberg avrebbe spremuto a morte l’ambientazione con una lunga serie di sequel e prequel, ma il primo romanzo, che possiamo considerare a se stante, rimane un testo imprescindibile.
Riuscirà il protagonista, derubato del potere e dell’identità, a vendicarsi di chi ha usurpato il suo titolo e la sua casa? Che domande…
In Italiano mi risulta pressocché introvabile, ma in originale si trova con una certa facilità come fondo di magazzino o come usato a un centesimo.
È prevista una ristampa per il 2012.

Chris Roberson – Paragaea
La dimostrazione che il planetary romance di qualità, con avventura, idee e un notevole livello di scrittura esiste ancora e vi saluta tutti.
Del romanzo ne ho parlato a suo tempo.

E per chiudere, due outsider di gran lusso e praticamente introvabili (fatevene una ragione)

Randall Garrett & Vicky Ann Heydron – il ciclo di Gandalara
Ne ho già parlato in passato – questo è il santo graal del planetary romance per molti lettori, conpreso il sottoscritto.
Garrett riuscì solo a delineare il ciclo di sette romanzi ed a completare il primo volume prima di cadere ammalato, e la Heydron completò il lavoro.
Oggi i sette episodi sarebbero probabilmente pubblicati come un unico romanzo di 1000 pagine, ma erano altri tempi.
La storia segue perfettamente i cliché del sottogenere, ma c’è la sorpresa finale – non dimentichiamo che Garrett è l’autore che prese una cronaca documentaria della Conquista spagnola, modificò solo il linguaggio per renderlo “pulp” e lo spacciò per avventura interplanetaria.

Lyon Sprague de Camp – il ciclo del Pianeta Krishna
Andiamo… mondi esotici, donne bellissime ed ovipare che poi sposano l’eroe, duelli alla spada, tecnologie dimenticate…
Poteva Lyon Sprague de Camp resistere alla tentazione di sbeffeggiare il sottogenere?
Siamo nel futuro più remoto, il Brasile è una superpotenza spaziale, e l’agenzia Viagens Interplanetarias si occupa di gestire i mondi meno civili.
E Krishna, popolato di umani ovipari e con le antenne e di dinosauri più o meno evoluti (e di uomini scimmia e di altre meraviglie burroughsiane), è il posto ideale in cui farsi una vacanza… con tutti i rischi annessi.
Tutti i romanzi includono la lettera Z nel titolo – Queen of Zamba, Hand of Zei, Tower of Zanid eccetera, e c’è anche un buon numero di racconti e novelle.
Lo status di introvabili assoluti sarà probabilmente cancellato nei prossimi mesi, visto che gli eredi di Sprague De Camp stanno rendendo disponibile tutta la produzione dell’autore in formato kindle…

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, freelance researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous.

9 pensieri su “Top Five – Planetary Romance

  1. Conosco bene solo il ciclo di Vance, ripubblicato non troppo tempo fa, e come creatore di mondi alieni e culture strane, Vance non ha rivali. A proposito, alla fine ho preso al volo l’opportunità datami dalla Fanucci, e mi sono comprato il ciclo di Hyperion (magari un bel posto a tema non sarebbe male) e a dispetto dell’uggioso clima autunnale, sono proprio contento :)

  2. Volevo dire un “post a tema” :)

  3. Intanto grazie!
    Post monumentale e affascinante.
    Il ciclo di Majipoor è quello che conosco meglio e lo trovo davvero ottimo.
    Anche Tschai mi piacque molto, ma l’ho letto in italiano (ai tempi non compravo ancora libri in lingua originale)
    Il ciclo di Marte appartiene a un mio passato molto, molto lontano. Ricordi vaghi che, se non avessi così tanta roba da smaltire, dovrei rinfrescare.

    Un’ultima domanda: delle produzioni degli ultimi 10 anni, c’è qualcosa di veramente buono in questo sottogenere? Per esempio Black hand gang (scoperto grazie a te) non è affatto male.

  4. Libro trovato per puro caso sulla classica bancarella da spiaggia, stampato illo tempore dalla Nord: La Corona Nascosta, parte della trilogia “Coldfire” di Celia S. Friedman. Non mi pare un capolavoro assoluto, ma si lascia leggere.
    In un certo senso – lato – anche “Out of the Silent Planet” si avvicina al genere. Peccato che Lewis esageri come suo solito con i messaggi morali.

  5. @Mcnab
    Su Tschai in Italiano grava il solito sospetto di tagli e manipolazioni.
    Nella produzione recente, a parte Paragaea…
    Roberson ha anche una bella serie ambientata su un decadentissimo Marte colonizzato dai cinesi.
    Black Hand Gang è molto buono, ma per il momento non riesco ancora a schedarlo fra i memorabili.
    Poi c’è molto effetto nostalgia, in giro – Joel Jenkins che rifà Burroughs, ad esempio.
    Una cosa che non è affatto male, ed anzi, avrei dovuto consigliare qui sopra (ma magari ci farò un post a parte), è Queen of the Iron Sands, web-serial messo su dal bravo Scott Lynch…

    http://www.scottlynch.us/ironsands.html

    Il panorama è piuttosto vivace.
    Ma in generale toccherà vedere cosa reggerà al test del tempo.

  6. Post ricco di fascino e classe:-)
    Tschai è l’unico che ho letto:-)

  7. Una ola per Valantine. Possiedo in duiplice copia i primi tre libri, ed il secondo vale quanto il primo: si tratta di uan raccolta di racconti che si svolgono sul pianeta Majipoor, ma che non coinvolgono Valentine. Consigliato ancheper il taglio “urbano”.

  8. “Stregone suo malgrado” di Stasheff

  9. Eh, povero Stasheff… chissà per quale motivo non hanno mai tradotto i sequel di quel romanzo…
    Né i sequel di Lo Stregone di Sua Maestà.
    Ne hanno toccato neanche con un bastone il ciclo Starship Troupers.
    Stranissimo.

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