strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Perduto nella pioggia

24 commenti

C’è qualcosa che non stanno dicendo.
Ci girano attorno, lo menzionano en-passant, quasi senza darci peso.
Senza darci peso, niente quasi.
Eppure è lì il nocciolo della questione.
È  da lì che vengono i morti.

Ciò che viene sorvolato elegantemente, in queste serate di dibattiti televisivi sul dissesto idrogeologico, sull’emergenza, sulla devastazione, ciò che non pesa, e invece dovrebbe pesare a morte, è il cambiamento climatico in atto.

Hanno i dati, dicono.
Hanno le serie di ritorno.
Hanno le misure delle portate dei fiumi negli ultimi 500 anni.
Hanno le misure delle piene decennali, e delle piene centenarie.

Ma senza calcolare il cambiamento climatico, tutto questo è niente.

Proviamo a spiegare.

Una regoletta statistica dice che l’intensità dei fenomeni naturali è inversamente proporzionale alla loro frequenza.
Le piene veramente catastrofiche,  i terremoti sopra al Richter 7.5, gli asteroidi superiori al chilometro, si presentano con minor frequenza delle piene brutte ma gestibili, delle scosse a 1-2 Richter, dei meteoriti da qualche centimetro che bruciano nell’atmosfera.

La conseguenza è che, nota la serie di piene su un arco di 500 anni, posso calcolare quale sarà la piena media che mi posso aspettare annualmente, e quella che per intensità ha un tempo di ritorno probabile di dieci o quindici anni, e quella talmente brutta e cattiva che mi devasta il territorio, sì, ma con una frequenza secolare.

Ora, naturalmente, le frequenze sono frequenze statistiche – è possibilissimo che per tre anni di seguito un fiume mostri livelli da piena decennale, e poi per vent’anni non capiti più nulla.
Quindi dire “è venuta un’alluvione con evento di tipo centenario nel 1994, fino al 2100 siamo tranquilli” è da sciocchi.

Ma il problema, qui, è un altro.

I primi segnali d’allarme, riguardo al cambiamento climatico, sono stati lanciati negli anni ’70.
Poiché la ricerca era frammentata, scienziati diversi si sono concentrati su fenomeni diversi.
Alcuni hanno annunciato un aumento della temperatura (a causa dell’accresciuto effetto serra dovuto alla C=2 in atmosfera), altri hanno annunciato una nuova era glaciale (indotta dall’incepparsi di certi meccanismi termoregolatori, come la Corrente del Golfo, a causa del surriscaldamento).

Poiché il segnale non era uniforme, le spiegazioni erano complicate e poiché politici e industriali non avevano notato variazioni di rilievo né nel livello del loro mai tai per via dello scioglimento dei cubetti, né nelle loro stanze perfettamente climatizzate, si è ritenuto opportuno procedere con un bel modello stile business as usual.

Negli anni ’90 gli uragani hanno cominciato a intensificarsi (come si era previsto che accadesse), la desertificazione ha raggiunto un picco (idem), l’arretramento dei ghiacciai continentali ha assunto proporzioni preoccupanti (idem).
Ma si è preferito continuare col vecchio modello.
Eccessarannomai un paio di gradi in più, giusto?

Nel ventunesimo secolo, la questione è stata ulteriormente dibattuta, le prove a supporto della tesi sono aumentate, e la politica e l’industria hanno continuato a fregarsene, salvo aumentare l’acqua minerale perché ora l’acqua potabile comincia a scarseggiare.

Il nostro bravo ex ministro Scajola arrivò a commentare, un paio di anni or sono, che il cambiamento climatico non esiste, ma che qualora dovesse risultare che esiste, sarebbe un fenomeno positivo.

Poi ci è franata la Liguria.
Sono morte delle persone.

Ed ora sindaci e ministri ci sventolano in TV i loro dati sulle portate medie.
Le loro serie di 500 anni.

Ma il fatto è che le cose, negli ultimi dieci-quindici anni sono cambiate radicalmente.
È cambiato il clima.
Sono cambiate le dinamiche.
Sono cambiate le regole.
Se non tengo conto di questo cambiamento radicale, le mie statistiche vanno a gambe all’aria – il fenomeno detto pull of the past prende il sopravvento.

Non sono cambiate solo le pettinature

Su una serie di 500 anni, i dati relativi agli ultimi dieci anni rappresentano il 2% dei valori.
Applicando una statistica tradizionale, il peso di quel 2% sarà a tal punto irrisorio da non influenzare i modelli.
I dati del 1600, del 1700 e del 1800avranno più peso, e il modello descriverà perfettamente lo stato delle cose in quei secoli.
Quando le cose erano radicalmente diverse.

Eppure il cambiamento climatico in atto, in tutti questi discorsi – prettamente politici, è vero, ma è a quel livello che si prendono le decisioni… il cambiamento climatico in atto rimane una specie di spauracchio che tutti amano citare, ma nessuno sembra voler conteggiare.

Fra qualche giorno ci diranno che è tutta colpa degli scienziati.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

24 thoughts on “Perduto nella pioggia

  1. Articolo piacevole da leggere ma non ho capito il succo… Che vuoi dire? Dobbiamo aspettarci fenomeni apocalittici dovuti al passare delle ere o la colpa è dell’uomo? Onestamente credo che se la natura cancellasse due o tre miliardi di uomini sarebbe solo auto difesa. Come uno che passa una notte di pioggia in un granaio e si risveglia coperto da 7 miliardi di minuscoli parassiti affamati….

  2. A casa mia questo si chiama panico. Nel senso che pur di non ammettere eventi futuri estremamente pericolosi, potenzialmente da mass extinction, la classe dirigente del pianeta si limita a mettere il problema insieme alla polvere sotto il tappeto. A proposito dello scioglimento dei ghiacci? Bene, miniere e petrolio dai poli! La Groenlandia di nuovo Grunland? Bene, più agricoltura! L’innalzamento dei mari sta per mangiarsi alcune isole? Poco male, tanto ci abita poca gente!
    Sergio Altieri in alcuni suoi romanzi parla di una cosa inventata, il limite antropico, per indicare l’aumento di temepratura globale sufficiente a spazzarci via. Guarda un po’, ci si sta avvicinando ogni anno. Ma che volete che sia, stasera cosa c’è in TV?

  3. D’altra parte, come hai avuto modo di constatare personalmente la statistica è, dai più , considerata materia misterica, dedicata ai soli inziati. Anche perchè spesso dai maas media vengono publlicizzati i risultati senza nessuna considerazione per i metodi, con il risultato di far considerare lo statistico un millantatore o uno stregone. Mi sorge uno dei miei pensieri da dietrologo-complottista: se la gente conoscesse di più le regole della statistica che fine farebba il gioco d’azzardo, che tanti denari porta nelle tasche di alcuni avveduti imprenditori, fra i quali troviamo la figlia del nostro presidente del consiglio?

  4. Penso che il cambiamento climatico sia uno dei fattori che dovrebbero entrare in ogni scelta nazionale e sovrannazionale. Ma questo doveva iniziare già anni fa. Ho da poco finito di leggere il libro di Mercalli “Prepariamoci” e li le cose vengono dette molto semplicemente ma anche molto veritieramente. Finché avremo gente che ha interessi particolari contrari al bene della gente (trafficanti, petrolieri, finanzieri) e che tiene in mano le redini del mondo, ogni discorso del genere sarà… travolto dall’acqua in piena!

  5. Su un articolo di Repubblica di qualche anno fa si sosteneva che avevamo ancora pochi anni per non rendere il cambiamento irreversibile. Il guaio è che finché ci saranno interessi contrari, finché avremo classi politiche inadatte e irresponsabili cosa capiterà?
    Niente, come è avvenuto finora.
    I politici continueranno a ripeterci che va tutto bene, i giornalisti emdebbed continueranno a sminuire la cosa.
    E noi continueremo a vivere ignorando l’evidenza.
    Solo che la Liguria è franata sotto i nostri piedi, il nostro paese poi è uno dei più a rischio.
    Conviene a tutti farci crescere le branchie, ragazzi!

  6. @tim ognuno agisce nel proprio interesse; quello che cambia da una persona all’altra è cosa si considera nel proprio interesse. La maggior parte del genere umano non riesce a vedere al di là delle proprie mura domestiche. I sociopatici di cui si discuteva quache giorno fa (e che hanno in mano le leve dell’economia) non vedono al di là dei profitti del prossimo semestre. Le speranze della nostra specie sono nelle mani di pochi volenterosi illuminati. La Faina non sbaglia: se non saranno le camicie verdi ci penserà la pioggia a spazare via la patina di civiltà che ci ricopre. Ed allora saràmegli possedere un arco e saperlo usare 😦

  7. @Ray
    Il succo è che la causa profonda dei disastri non viene (apparentemente) conteggiata quando si sviluppano modelli – o per lo meno quando si presentano i risultati dei modelli.
    Persiste un forte negazionismo riguardo al fatto che guardare al passato per prevedere il futuro potrebbe non funzionare più.
    Negare la realtà è sempre una scelta pessima.

    Sul fatto che possano venire cancellati due o tre miliardi di esseri umani, io sono meno entusiastico – anche perché temo che esista una lista di quelli che dovrebbero andarsene.

    La situazione peggiorerà.
    La responsabilità umana è indubbia.
    Dovremo (dovremmo?) imparare ad adattarci al cambiamento.
    Invece si continua coi soliti giochetti.

  8. Pongo un quesito da ignorante:

    premessa:
    -a Chieri, buona parte dei palazzi signorili costruiti nel trecento presentava un attico verandato aperto, che poi è stato chiuso nel ‘400 perchè probabilmente le temperature erano scese.
    -in Inghilterra sono state trovate traccie di coltivazioni di grano nel 1° secolo dc a latitudini in cui ora fai fatica a far crescer le patate, lo stesso dicasi per le nostre valate alpine, dove in passato si arrivava a coltivar frumento molto più in alto che nei secoli passati.
    – mi sembra che le temperature si stiano contemporaneamente alzando anche a livello della superficie di Venere e Marte (prandila con beneficio d’inventario, Mana, perchè non ricordo quando e l’attendibilità di cosa ho letto)

    il tutto mi porta a pensare ad un evento climatico ciclico e potenzialmente indipendente dall’intervento umano.

    ora la domanda:
    non ritieni possa risultare pericoloso, in certo qual verso, far leva sul global warming per contestare lo stato indescrivibilmente criminoso dell’inquinamento industriale, quando ci sono fattori potenzialmente più diretti (incremento dei casi di tumore in aree ben precise, per esempio)?

    se domani gli scienziati dicessero che il global warming è “scusate, non potete farci nulla, è una roba ciclica solare, su cui l’inquinamento umano influisce poco in prospettiva”, non sarebbe un sistema per passare sopra anche a tutti quei link più sicuri tra inquinamento e riduzione della biodiversità, aumento di malattie, etc?

    perdona la domanda secca, ma è un argomento che mi interessa.

  9. Procediamo con ordine.

    I cambiamenti ciclici sono documentati ampiamente nel registro fossile, da ben prima della presenza umana sul nostro pianeta.
    Proprio perché ben documentati, non solo abbiamo i dati sull’incidenza dei cambiamenti, ma anche sui loro tempi.
    Nel caso dell’attuale cambiamento climatico, ci sono un paio di elementi sospetti – primo, la tempistica, che è molto più stretta di quella osservata su casi fossili; secondo, la correlazione fortissima e positiva tra ritmi dello sviluppo industriale e ritmi della modifica dei parametri ambientali.
    Perciò salvo restando che i cambiamenti climatici sono un fatto normale della vita planetaria, resta fortissimo il dubbio che l’attuale cambiamento climatico abbia per lo meno una forte concausa nelle attività umane degli ultimi 100 anni.

    Detto ciò, resta sostanzialmente il problema che, se il treno sta per travolgermi, sono uno sciocco se sto a questionare se il treno sia in orario oppure no.
    Vedo il treno, e cerco di scansarmi.
    È altrettanto sciocco stare a questionare sul fatto che esistono anche treni più veloci o più lenti, sui benefici di una dieta equilibrata e sul fatto che sembrasse tanto una bella giornata, stamattina.
    Bisogna concentrarsi sul problema.

    E qui veniamo al tuo errore.
    Niente che due ore in ginocchio sui ceci non possano risolvere, comunque, e non preoccuparti, sono in tanti che son rimasti fregati così.
    Parto da un dettaglio tangenziale – tu colleghi direttamente, nel tuo commento, l’inquinamento alla perdita di biodiversità e alle crisi mediche evidenti.
    Perché?
    Perché soprattutto dubiti di un legame diretto col clima ma non, per dire, con la sopravvivenza delle praterie a posidonie?
    Dove sta la differenza?
    Fai forse una differenza fra la crisi per la biodiversità dovuta all’inquinamento da mercurio e la perdita per biodiversità dovuta all’inquinamento da CO2?
    E perché io sono un cattivone se la mia industria emette CO2 e accoppa le barriere coralline, ma se la CO2 cresce in atmosfera con conseguente aumento delle temperature “potrebbe essere un fatto naturale”?
    Noti anche tu l’incongruenza?

    E ora magari mi dirai che cerchi certezze.
    Che le verande di Chieri sono un dato reale, mentre… bah, diciamo l’innalzamento di quattro gradi delle temperature nell’emisfero settentrionale è una cosa tutta da verificare…
    Certo, come no.
    In fondo, perché credere agli scienziati, giusto?
    Perché credere ai dati pubblicati?
    Perché prendere in considerazione che ci sia una nostra responsabilità?

    Perché alla fine è una questione di responsabilità, e di romanticismo.
    È molto romantico piangere sull’estinzione dei piccoli animalini pelosi (a nessuna frega niente dell’estinzione dei rospi).
    Però la responsabilità è comunque di qualcun’altro – o al limite è la Natura Matrigna.

    Ma il punto è un altro.
    Il mio invito è semplicemente a smettere di ragionare da politici, ovvero smettere di permettere ai politici di infinocchiarci.
    Perché saremmo semplicemente degli idioti se domani, scoprendo che l’aumento delle temperature è slegato dalle attività umane, delegittimassimo il problema.
    Qui il punto non è fare a scaricabarile per decidere se sia COLPA nostra o meno.
    Qui non si tratta di uscirne bene per mantenere i voti dell’ultima elezione.
    Qui si tratta di adattarsi o scomparire.

    Wow!
    Fine dello sproloquio.
    Credo insomma che tu abbia sollevato delle obiezioni molto diffuse e completamente cretine – ma non ti rispetto di meno per questo 😉

    PS – no, ok, quel “cretine” è offensivo.
    Scusami.
    Il fatto è che questa strana visione “fuzzy” dell’attività umana – nociva o insignificante a seconda del tema della giornata – mi offende profondamente, in quanto io su queste cose ci lavoro. E mi sento sbattere in faccia simili obiezioni (“ah, ma se poi sbagliate, allora cosa facciamo?”) da amministratori, politici, giornalisti… dopo un po’ salta il tappo.
    Ma forse è solo un fenomeno ciclico naturale.

  10. Cioe’, fatemi capire. Siamo tecnicamente in grado di scomporre l’arco temporale di un’era geologica e possiamo affermare che, per dire, nel cretaceo in un periodo di cent’anni non si sono mai verificate variazioni climatiche paragonabili a quelle dell’ultimo secolo?

  11. Sì.
    Lo facciamo con i microfossili.
    It’s my fucking job, come si suol dire.

  12. Wow. Now I’m really impressed!

  13. 😀

    PS – a seguito di una volé di mail e ping vari da colleghi e referenti, mi urge di aggiungere che possiamo anche usare i pollini (dopo il Cretaceo), le carote di ghiaccio antartico (fintanto che c’è ghiaccio in antartide) e la racemizzazione degli amminoacidi in resti molti antichi.
    Oh, e varie forme di geotermometria su isotopi stabili.

  14. da biologo molecolare, capisco bene il discorso del credere ai dati pubblicati. e da bilogo molecolare in biologia, metto la mano sul fuoco su circa 4/5 dei dati pubblicati. sul resto, posso assicurarti che ci sono seri problemi.
    ma è un problema speciale del il mio campo e venendo al dunque:

    il mio dubbio era essenzialmente quello di enrico. mi rispiego, cercando di apparire meno cretino (nessun offesa, è che a fare l’idiota completo costringi l’interlocutore ad abbassarsi al tuo livello e poi lo batti d’esper…, cioè costringi l’avversario o a mandarti a cagher o a esser più esplicito e a rafforzare ancora di più il suo ragionamento).
    il mio dubbio sorgeva appunto dal fatto di avere dati precisi degli ultimi due-trecento anni e analisi indirette delle ere geologiche.
    perdona ma di geologico sono rimasto al discorso di Darwin ne l’origine delle specie su quanto i fossili siano traccie saltuarie, e non sapevo si fosse arrivati a tale precisione. pensavo si potesse al massimo ricavare un indice medio in un intervallo di migliaia di anni.

    per questo, sottolineavo altri dati e correlazioni, forse anche meno seri, ma più “comprensibili”.
    perchè all’Homo Medius, che leggendo il quotidiano arriva a pensare che domani si curerà il cancro, (perchè il solito giornalaro ha estrapolato idee perverse dall’intervista ad un ricercatore serio, che stava cercando di spiegare, che no, il cancro non lo curiamo domani, ma unpasso avanti lo abbiamo fatto.), l’associazione mercurio-malattie sia più forte di quella CO2-aumento di quattro gradi-desetificazione del Serengeti. e figurati, intanto piove e fa freddo. e sti gnu afrika tanto son tutti qui.

    per cui hai ragione che se un treno mi arriva addosso faccio bene a spostarmi che sia TAV o regionale. ma sempre l’Homo Medius, penserà che se è un regionale posso ancora aspettare un po’, tanto è sempre in ritardo, poi domani c’è sciopero dei bigliettai, chissà se parte, e finirà col dimenticarlo. e tu finirai di sgolarti col fischietto da capostazione.

    invece se gli piazzi la motrice rossa e scintillante in fronte, forse si sposterà più in fretta.

    dici che mi sono ammalato di cinismo psicologico?

    ps come le ricavi le variazioni climatiche dai pollini? son curioso.

  15. “l’associazione mercurio-malattie sia più forte di quella CO2-aumento di quattro gradi-desetificazione del Serengeti. e figurati, intanto piove e fa freddo. e sti gnu afrika tanto son tutti qui.”

    l’associazione mercurio-malattie APPARIRà più forte di quella CO2-aumento di quattro gradi-desetificazione del Serengeti. e figurati, intanto piove e fa freddo. e sti gnu afrika tanto son tutti qui.

    ho battuto un sacco di errori nel post precedente. vado ad inginocchiarmi sui ceci.

  16. Ho lasciato volentieri al boss la spiegazione tecnica. Io mi limito a citare i Tolking Heads:
    “We go faster, faster, faster
    To the grave”
    “Some people say
    don’t worry about the air”

  17. Ok, Federico, capisco ancora una volta le osservazioni, ma permettimi, anche qui stiamo discutendo di un’altra cosa.

    Stiamo ancora una volta discutendo non della realtà, ma della sua percezione.
    E concordo in pieno sul fatto che si sia lavorato e si stia lavorando per desensibilizzare il pubblico, e per favorire i ragionamenti facili facili facili.
    Il problema è che, per quanto si tratti certo di una delle attività umane più democratiche, la scienza non è una democrazia.
    Il voto della maggioranza non conta nulla – l’opinione sbagliata dei più resta sbagliata.

    A questo punto, delle due una – o continuiamo a cullare i poveri deficienti (e finché li tratteremo come tali resteranno tali) in modo che non debbano subire shock eccessivi, edulcorando i fatti e chiamando in causa la Fatalità e l’Inconoscibilità della Natura, oppure gli diciamo la verità.

    Certo, trattare la popolazione come se fosse composta di bambini molto molto stupidi presenta tutta una serie di vantaggi immediati.
    Ma guarda dove ci ha portati.

    PS – coi pollini, da quel che mi è dato di capire (non sono un palinologo né interpreto un palinologo in TV), si lavora per analogie con l’attuale, e per associazioni ecologiche. Certe associazioni di pollini permettono di definire una serie di parametri ambientali, e dei range di variabilità.

  18. praticamente ci tocca scegliere fra una dittatura paternalistica (che i più chiamano democrazia), che ci porterà alla catastrofe e il tentativo di far capire alll’umano medio che è ora di cambiare alcuni comportamenti. Il problema è sempre il solito: siamo animali abitudinari, che amano la comodità e cercano di evitare le responsabilità (deve semre cominciare qualcun altro). Intanto il baratro si avvicina! 😦

  19. >A questo punto, delle due una – o continuiamo a cullare i poveri deficienti (e finché li tratteremo come tali resteranno tali) in modo che non debbano subire shock eccessivi, edulcorando i fatti e chiamando in causa la Fatalità e l’Inconoscibilità della Natura, oppure gli diciamo la verità.

    quanti l’accoglieranno?
    qunati invece ti daranno del disfattista e faranno esattamente il contrario?
    non credo che si sia cresciuta una popolazione come fossero bambini stupidi a causa di azioni politiche. penso che la popolazione sia composta da bambini stupidi e i furbi ne abbiano approfittato.
    penso questo sia il punto del tuo discorso che mi faceva portare obiezioni, io inverto la causa e l’effetto, tra stupidità e interesse.

    se la vedi così, e ritieni che si possa ancora svegliare il pueblo, allora non posso che darti il mio appoggio per quel che vale.

  20. Nessuno nasce stupido, con poche tragiche eccezioni.
    Ma si può lavorare per delegittimare l’intelligenza, svilire la cultura, ridicolizzare la curiosità.
    In realtà ciò che favorisce queste strategie, nella nostra natura, non è una innata stupidità ma una antica tendenza ad agire in branco.
    Siamo mammiferi, eravamo cacciatori-raccoglitori.

    D’altra parte, se siamo convinti della generale stupidità delle persone…
    Noi no, vero?
    Tutti scemi tranne il sottoscritto.
    Non noti, anche in questo caso, una curiosa incongruenza?

  21. tutt’altro.
    tutti scemi, incluso il sottoscritto.
    nessuno nasce stupido (diciamo pochi). ma tutti agiamo almeno in parte in maniera stupida.
    diciamo che la probabilità che una persona stupida faccia un azione inteligente sono legate al caso. le probabilità che una persona intelligente faccia un’azione stupida sono legate al caso ma anche alla volonta (ti rendi conto che è uno sbaglio, ma lo puoi vuoi fare lo stesso).
    e questo fa sì che dato un background di azioni neutre, quelle stupide siano numericamente di più delle altre.

    considera poi che la parcellizzazione del sapere è tale per cui uno è ben preparato nel suo campo, conosce più o meno superficialmente altri (vuoi per collegamento al proprio lavoro, vuoi per curiosità personale), ed è il buio in tutto il resto.

    e io mi stupisco che un sacco di sostenitori dell’omeopatia, che è solo acqua, siano ingenieri. perchè sta storia delle onde e della memoria dell’acqua li intriga.
    poi sono il primo a non toccare un testo di gelogia e di ecologia da tempi del liceo a sollevare obiezioni sull’inquinamento ambientale. facendo la stessa figura.
    e spero di no per te, ma penso ci sia stata qualche discussione in cui ti sei imbarcato in qualche campo del sapere distante e alla fine ti scornato perchè in realtà partivi da premesse sbagliate o mal interpretate. e magari per un certo periodo hai sostenuto tali posizioni partendo da quelle premesse.
    non so, io lo vedo succedere intorno a me un sacco di volte, e pensoo di poterlo traslare sul mio comportamento in alcuni casi (di cui mi accorgo o di cui sono all’oscuro).

    leggendo il tuo blog, mi rendo conto che sei una persona dagli ampi orizzonti.
    in generale nella popolazione, anche in chi “ha studiato”, non è così. ma non per cattiveria o stupidità. più per mancanza di interesse e di tempo.

  22. Capisco il tuo ragionamento.
    Tuttavia, fatto salvo che tutti prima o poi sbagliano, ritengo sia preferibile imparare dai propri errori che non implementare uno stato di inazione per evitare che gli errori si ripetano.
    Se sbaglio, posso solo ammettere l’errore e cercare di imparare.
    Qualsiasi altro comportamento è sciocco.
    Poi, ne parlavo in tutt’altro ambito, è chiaro che quando ti beccano in fallo, un moto di stizza c’è.
    Ma dovrebbe essere verso noi stessi, non verso chi ha segnalato i nostri errori.

    Questa paura di sbagliare, che si traduce nel restare inamovibili sulle nostre posizioni e gli altri si dannino e, credo, frutto del sistema scolastico – a scuola ci insegnano ad aver paura di sbagliare.
    Sono baggianate.
    Qui da noi tirano molto, le baggianate 😉

  23. >Tuttavia, fatto salvo che tutti prima o poi sbagliano, ritengo sia preferibile imparare dai prTuttavia, fatto salvo che tutti prima o poi sbagliano, ritengo sia preferibile imparare dai propri errori che non implementare uno stato di inazione per evitare che gli errori si ripetano.
    Se sbaglio, posso solo ammettere l’errore e cercare di imparare.
    Qualsiasi altro comportamento è sciocco.
    Poi, ne parlavo in tutt’altro ambito, è chiaro che quando ti beccano in fallo, un moto di stizza c’è.
    Ma dovrebbe essere verso noi stessi, non verso chi ha segnalato i nostri errori

    punto assegnato.

    ma non intevo solamente latteggiamento di aver paura di sbagliare, quanto noto quello di avere la certezza di non farlo.

  24. La paura di sbagliare è un freno potente delle attività umane e si manifesta nei momenti meno opportuni, non è imputabile solo al sistema scolastico, ma deriva da qualcosa di più profondo e più antico; ai tempi in cui sbagliare significava morire, ma non tentare significava saltare il pasto (più facilmente diversi pasti). Quello che si può imputare al nostro sistema scolastico è di non fare niente per aiutare a superarlo. La paura di sbagliare è ovunque, noi la chiamiamo target panic

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