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Critica, recensione ed editing

46 commenti

Prendo l’avvio da una osservazione fatta ieri, e dal post di Black Gate Magazine Blog di qualche giorno addietro, per mettere giù una rapida serie di idee sfuse.
Poi da domani si torna a parlare di buoni libri ed altre amenità…

Cito me stesso e dico

io credo che sia crollata la distinzione fra critica, recensione ed editing

Credo di sì – per lo meno a un certo livello, per lo meno nella blogsfera (ma anche sul cartaceo cominciano a vedersi i segnali del crollo, e non da ieri).

Facciamo un po’ di chiarezza

Recensione
Nelle parole immortali di Gene Siskel

io sono un reporter, ed il soggetto del reportage è come io mi sono sentito guardando questo film

Sostituite a “guardando questo film” la forma di fruizione ed il medium che preferite.
La regola è quella.
Più nel dettaglio (citando ancora Siskel & Ebert), devo fornire la mia personale reazione al libro/film/disco/gioco, ed al contempo abbastanza informazione affinché chi mi legge possa decidere che quel lavoro fa per lui/non fa per lui, indipendentemente dalla mia opinione.

Per scrivere una buona recensione servono sensibilità – magari temperata dall’esperienza – e buona capacità comunicativa.

Critica
La critica ha lo scopo principale di analizzare l’opera ed inquadrarla all’interno di un ambito più ampio, evidenziando le connessioni con altre opere (precedenti e successive), e in generale segnalando gli effetti generati nel genere/sottogenere dalla comparsa di quest’opera.
La mia reazione emotiva – che è importante, perché è parte dell’opera che sto analizzando – non è più il soggetto centrale dell’analisi.
Se il titolo della recensione è normalmente il titolo dell’opera, magari seguito dal nome dell’autore (ad esempio “Tarzan, di E.R. Burroughs”), nel titolo dell’articolo critico potrei decidere di indicare non solo l’opera, ma in quale ambito io intenda collocarla (“Tarzan e l’avventura esotica”, oppure “Tarzan e l’alba della narrativa pulp”, “Identità razziale e identità culturale in Tarzan, di E.R. Burroughs”, “… ‘perché essi vivevano nel peccato’ – Tarzan e i roghi di romanzi popolari nella Bible Belt americana”).

Per scrivere un buon articolo critico, serve una buona cultura generale e specifica sugli argomenti toccati, ed una documentazione quanto più ampia possibile.

Editing
L’editing lo fa l’editor, che è un omino (o una donnina) pagato dall’editore o dall’autore, che si occupa di rileggere il manosritto ed evidenziare quegli elementi formali che ne riducono la leggibilità ed il potenziale commerciale.
L’editor segnala refusi (anche se quello è più un lavoro da correttore di bozze – perché altri refusi potrebbero emergere durante l’impaginazione), le ripetizioni, le contraddizioni interne e varie altre magagne.

L’editing è una faccenda privata tra autore ed editor (ed editore, se questi esiste), e per editare bene un manoscritto – o scrivere una buona nota di edit – serve un manuale (Il Chicago Manual of Style, per dire, o quello che l’editore indica come riferimento di base) ed una cura ossessiva del dettaglio.

E anche se gli editor amano vedersi come il potere supremo ed i detentori della verità, nelle case editrici serie esiste un dialogo fra autore (o traduttore, se il manoscritto è una traduzione) ed editor… perché quello che l’editor considera un errore potrebbe avere perfettamente senso per l’autore, e svolgere una funzione specifica nell’economia del romanzo.
Questo è un motivo importante per cui i buoni editor vengono pagati fior di quattrini, e perché è sempre bene mettere allavoro sul manoscritto un editor che abbia una grande dimestichezza col genere.

Perché dare da editare un romanzo di fantascienza a chi di solito edita libri di cucina può essere un disastro – e se non ci credete, vi invito ancora una volta a procurarvi una copia di But what of Earth? di Piers Anthony.

In gioventù Anthony sottopose un manoscritto per una storia di fantascienza ad un editore ormai deceduto. La casa editrice affidò la revisione a tre editor di una incompetenza criminale rispetto al genere, e di una arroganza offensiva; il romanzo venne massacrato, e poi passato ad un secondo autore perché lo riscrivesse.
Scaduti i diritti, Anthony – che è una persona simpaticissima ma anche piuttosto rancorosa – ricomprò il proprio manoscritto, e lo pubblicò come era all’origine, con i commenti degli editor e i cambiamenti successivi, chiedendo al pubblico di giudicare.
Si tratta di una lettura illuminante – e molto istruttiva, sia per gli (aspiranti) autori che per gli (aspiranti) editor.

Il mio problema – e nulla esclude naturalmente che si tratti solo di un problema mio – è che i confini tra le tre attività si stanno apparentemente sgretolando, non per una precisa (ma discutibile, a mio parere) scelta stilistica, ma semplicemente per imperizia e inesperienza di chi, avendo letto un libro, scrive una recensione che in realtà è una nota di editing, e pensa di aver fatto critica letteraria.
Questo, spesso accoppiato con un linguaggio immaturo, che serve sostanzialmente a mascherare delle insicurezze di fondo (ci vuole coraggio per farlo in pubblico, anche quando è solo postare su un blog), porta ad una marea abbastanza imbarazzante di lunghe digressioni irrilevanti.

E per non aver dubbi, questa la chiudiamo qui.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

46 thoughts on “Critica, recensione ed editing

  1. Sì, ma tu vallo poi a spiegare a certa gente…
    Ok, no, non farlo, lasciali nel loro brodo.

  2. Chiudere qua?
    Perché mai, mi pare molto interessante invece.

  3. … proseguire.

    (Mi scordo sempre qualcosa.) 😦

  4. editare, recensire, criticare; tutto nello stresso calderone. Non stare a dannarti con le sfumature 😉

  5. Io sono uno di quelli che fa il minestrone, ma premetto sempre, quando posto, di non voler fare una recensione né una critica al testo perché non ne ho le capacità né la preparazione. Quindi penso di essere compatibile (nel senso di ‘essere compatito’). E poi mi diverto tanto a scrivere quelle cose: è come essere un bambino piccolo, puoi dire quel che vuoi tanto nessuno ti prende sul serio!

  6. Forse è un mio problema di comprensione ma, onestamente, cosa importa al lettore se ciò che sta leggendo è critica letteraria o quant’altro? Se il suo scopo è scoprire cosa è meritevole di lettura e cosa non lo è, sapere che una certa opera sembra non aver ricevuto un editing degno di questo nome è senz’altro un dato da tenere in considerazione. Se la forma, il linguaggio, la documentazione che stanno dietro a un romanzo sono fatti di plastilina, io lo voglio sapere prima dell’acquisto, per quanto possibile. E questo vale per tutti gli aspetti dell’opera, forma, contenuti, rapporto con il genere e impatto sul lettore. Quale sia il modo in cui tali informazioni mi arriveranno – attraverso una recensione, un articolo di critica o di simil-editing – per quel che mi riguarda ha poca importanza, purché mi diano indicazioni sulla qualità del libro.
    Ecco, io non vedo il punto della questione. Non capisco il problema.
    Abbiate pazienza.

  7. Posso essere sincero e dire che al post di Anthony avrei fatto lo stesso?
    Ecco come Nick si farà tanti nuovi amici…. 🙂

  8. Trolliamo Gamberetta! Trolliamo Gamberetta!

  9. @negrodeath
    Credimi se ti dico che non stavo pensando a quel personaggio.
    È l’atmosfera generale a diventare faticosa.

    @Alf
    Vediamo, forse non sono stato abbastanza esplicito.
    Un primo punto è che la recensione non ha la pretesa dell’oggettività, il saggio critico sì.
    Nella recensione ti dico se mi è piaciuto o meno, nel saggio critico ti dico perché e come è importante nel panorama generale delle cose.
    Quindi posso fare una recensione pessima di un libro che ha tuttavia una importanza fondamentale per qualche motivo, che oggettivamente gli devo riconoscere.
    O viceversa posso fare una recensione estremamente positiva di un libro che, nel complesso è eminentemente insignificante, che scomparirà senza lasciar traccia.
    Tu mi dici che ti interessa sapere se un libro è buono o meno, se ha le qualità che ti interessano o meno, e quindi acquisire queste informazioni da una recensione, da un saggio critico o da un ibrido frullato non ti interessa.
    Posso capirlo – ma stiamo dando per scontato che il lettore abbia la maturità e l’indipendenza di capire quando opinioni personali (più che legittime, bada bene) vengono spacciate per verità indiscutibili.
    Quando il giudizio soggettivo viene spacciato per oggettiva valutazione.
    O come evidente infrazione di regole universali – e qui si passa alla confusione recensione/critica/editing.
    Enfatizzando la tecnica (che è importante, ma non è tutto), per legittimare una opinione (“Non mi è piaciuto”) si trascura spesso la qualità emotiva, impressionista, del testo, e si tenta di convincere il lettore che esiste un indice indiscutibile per valutare la qualità di un testo.
    Io, insomma, ci vedo una questione di rispetto per il lettore – o di mancanza del medesimo.

    Inoltre, e questo è forse ancora più grave, si producono e si divulgano un atteggiamento mentale, un linguaggio e una serie di metodi, per la valutazione e la descrizione della narrativa, che sono estremamente dubbi e discutibili, ma si presuppongono universali.
    È pericoloso.
    In questo modo si corrompe la percezione del lettore.

    Spero che così sia più chiaro.

  10. Non lo so…C’è qualcosa che forse mi è sfuggito del discorso di cui condivido lo spirito di fondo però…
    Parliamo di recensioni. Quando leggo una recensione a me piace che sia dettagliata a precisa. Mi piace che ci siano dei contenuti veri, il “non mi piace perchè non mi è piaciuta l’idea” ad esempio è un po’ deboluccio. Se dico “mi piace perchè adoro i libri raccontati in prima persona” anche è deboluccio.
    Io di solito recensioni così le mollo subito. Mi piace che ci sia una sorta di argomentazione.

    Una recensione solida deve dirmi qualcosa che mi interessa, qualcosa che anche per me è importante che nel libro(film o quant’altro) ci sia o non ci sia.
    Mi piace a volte una nota anche sul dettaglio tecnico dello stile(anche di regia in un film ad esempio) perciò magari apprezzo se nella recensione se ne fa cenno.
    Magari a mia mamma (forte lettrice) il dettaglio tecnico non interessa minimamente per cui certi recensori manco li legge.
    Sta a me poi decidere se quelle ragioni sono sufficientemente valide per bocciare o no un libro o film.

    Voglio dire che la recensione proprio perchè è legata come tu dici alla sensibilità e alle preferenze di chi la fa ha anche un suo carattere intrinseco. Sta a me lasciar perdere i recensori che puntano il dito su roba per me irrilevante o in modo troppo aspro e questo spero che il lettore di recensioni lo faccia abbastanza istintivamente.

    Ti faccio un esempio. Tu ogni volta che recensisci fantasy ci tieni a dire che tu sei un patito dello sword&sorcery perciò immagina che se io ad esempio lo odiassi forse manco la leggerei la tua recensione positivissima di un libro fantasy.

    Non so se era quello che volevi dire e io semplicemente non lo ho capito. In questo caso mi scuso per il post kilometrico.
    La mancanza di sonno mi gioca brutti scherzi.

    Cily

  11. Grazie mille. Non eri tu a essere poco chiaro, è che a me mancano ancora un po’ di basi per capire a fondo, hehe (tipo per la distinzione di critica/recensione).
    Ora ho capito, e sono assolutamente d’accordo.

    Colgo l’occasione per fare i complimenti riguardo il blog. Era da un pochetto che lurkavo, ma ora mi sono rivelato ;). E approfitterò per rompere un po’ di più le palle

  12. @Chily

    Il sonno è importante 🙂

    La recensione non si può limitare al “mi piace/non mi piace”, ma parte da lì (ok, stiamo semplificando).
    Per cui alla fine la recensione è composta da una certa quantità di informazione oggettiva tale da permettere a te che la leggi di capire si il libro è qualcosa che ti può interessare, presentata alla luce di cosa io ho provato/trovato nella lettura.

    Ed in effetti, dato uno stesso libro o film, persone diverse possono darne recensioni diversissime, ed allo stesso tempo darmi un’idea generale tare da farmi dire, ok, provo… oppure no.

    Poi, col tempo, attraverso un processo di tentativi ed errori, si trovano dei recensori che sono in sintonia con noi.
    Perché la recensione è una cosa soggettiva, personale, basata sulla simpatia più che sull’autorevolezza precotta.
    Trovi il recensore di cui ti fidi, e segui quello.
    Quello che oltre a darti dati a sufficienza, di solito la pensa come te.
    Quindi dire “ci son recensori che neanche leggo”, ci sta benissimo.

  13. @Alf
    Nessuna rottura.
    Come ho detto spesso, questo è un bar – si entra, si chiacchiera, e a meno di non scatenare risse fra gli avventori, problemi non ce ne facciamo.
    Non c’è quota d’iscrizione.
    Non si richiedono particolari sacrifici.
    Non c’è un esame finale all’uscita.
    😉

  14. Chiarissimo! D’accordo con te al 1000 per 1000!! 🙂
    Ahhh e a proposito di recensioni se ti dicessi come sono capitata sul tuo blog…sai che risate!! 😉

    Cily

  15. Beh, ok, fammi ridere (stasera ne ho bisogno)

  16. Ti dirò il peccato ma non il peccatore…nel caso in separata sede se non lo indovini te lo dirò.

    Insomma leggo sto commento(manco un post vero e proprio) che dice che c’è un tale Davide Mana che è considerato un grande esperto in questo e in quello ma non è vero.

    Diciamo che il blogger in questione è nemico di tutti ma nomina pochi “nemici” perciò ero molto curiosa, ti ho cercato su Google proprio con nome e cognome perchè manco eri linkato.
    Comincio a spulciare il blog tanto per verificare la veridicità delle affermazioni del recensore (blogger) e mentre leggo mi dico :
    “A me sembrano tutte cose molto ragionevoli, boh, non mi sembrano castronerie…boh, sono d’accordo anche io con questo e quello” mettici in più che l’ironia con cui era scritto mi piaceva moltissimo.
    Perciò il blog lo ho letto davvero per bene perchè insomma a quel punto le idee erano MOLTO confuse.
    Alla fine ho mollato il blogger bellicoso e sono rimasta su questo blog che era di qualità DECISAMENTE superiore e mi mette di buonumore quando lo leggo.
    Forse se la pubblicità non fosse stata negativa non avrei letto tutti i post degli ultimi 4-5 mesi.
    Che dirti?
    La qualità si vede e la pubblicità(recensione) negativa a volte è MOLTO pericolosa per chi la fa. 🙂
    Perciò ogni volta che vengo qui mi scappa un sorriso per come era cominciata…

    Cily

  17. “Alla fine ho mollato il blogger bellicoso e sono rimasta su questo blog che era di qualità DECISAMENTE superiore e mi mette di buonumore quando lo leggo.”

    Ecco, è lo stesso motivo per cui mi piace bazzicare in questo bar, anche se il più delle volte me ne sto in disparte e ascolto più che intervenire: mi mette di buonumore.
    Magari 8 volte su 10 non ho idea di chi siano gli scrittori e i personaggi di cui parla Davide (ma il blogger bellicoso lo conosco bene…), ma leggo volentieri lo stesso. È piacevole e mi rilassa.

  18. 😀
    hahahaha

    Credo di poter indovinare il soggetto e il blog.
    Negli ultimi… mah, due anni, mi ha mandato un sacco ma proprio un sacco di lettori fissi, che arricchiscono questo blog coi loro commenti, e di lurker (lo so che siete là fuori, grazie per esserci!)
    E dire che non mi ha neanche mai linkato (non linka nessuno, mi pare di ricordare).
    Forse è così incacchiato perché non gli ho mai mandato una scatola di cioccolatini per ringraziarlo…

    Se mai mi avesse dato anche un link, questo blog farebbe 3000 hit al giorno 😀

    strategie evolutive – i nostri detrattori sono la nostra miglior pubblicità

  19. Wow, Re Ratto, è bello riaverti su queste pagine.
    Grazie per la preferenza accordataci, come si suol dire.
    Vista la tua assenza, temevo fossi partito per Hamelin… 😉

  20. No tendenzialmente non linka nessuno. Però aver fornito nome e cognome è stato comunque un ottimo indizio per fortuna che non hai tanti omonimi e salti fuori subito! 🙂

    –>> strategie evolutive – i nostri detrattori sono la nostra miglior pubblicità

    Mi fai ammazzare dal ridere! 😀

    Cily

  21. Questa situazione che a voi pesa tanto non è altro che una reazione a tutta una serie di bastardate che caratterizzano l’editoria nostrana:

    – recensioni degli amici degli amici sempre e solo postive
    – marketing sfrenato per le peggiori ciofeche
    – assenza di recensioni comprensibili a favore di fumosi sproluqui che spesso sembrano non voler spiegare nulla di proposito, perchè l’opera fa troppo schifo
    – perdita dell’idea che scrivere sia un mestiere e come tale retto da regole (io sono il primo a chiamarle principi, ma non si sfugge: i tavoli hanno quattro gambe, se un falegname ne fa solo due che sia regola o principio il tavolo non sta in piedi; preferisco di gran lunga l’idea di standard comunque).

    di conseguenza, non è strano che chi paga voglia sapere se quello per cui paga è un buon lavoro o un lavoro fatto male e cerchi in rete, ora che è possibile, le persone che decidono di giudicare un libro da questa prospettiva.
    Poi, scusa se te lo dico, sarebbe più corretto da parte tua indicare chi fa cosa e come, perchè non è affatto vero che sia un atteggiamento così diffuso; stiamo parlando di una decina di bloggers che scrivono di fantasy e relativi lettori.

    La tua tripartizione è del tutto arbitraria: per me, una recensione dovrebbe evidenziare i punti salienti dell’opera per orientare il potenziale fruitore, non esporre esclusivamente le emozioni del recensore. Ma chi se ne frega!
    Cioè, capirai anche tu che è una cosa personale, del tutto relativa e al massimo funziona solo quando c’è un’affinitia di gusti tra recensore e lettore.
    Come diceva Smeriglia tempo fa: “Nelle quattro righe che il Sollazzo si ritaglia per la critica vera e propria, si limita a dire che il film gli è piaciuto. Grazie, ma chi se ne frega? Io voglio sapere dove il film è riuscito e dove ha fallito, per quali motivi, e in che cosa esattamente avrebbe dovuto riuscire.”

    Per questo, molto più importante dell’emozione, in una recensione, è l’analisi dello stile e
    scrivendo per es: “non comprate questo libro perchè è scritto da cani per tali e tal motivi” non mi sto impropriamente sostuituendo all’editor.

  22. Questo blog mette di buon umore anche me.
    E mi fa leggere tante cose nuove.
    E stimola la mia immaginazione.

  23. @Davide: negli ultimi tempi ho interagito poco con la blogosfera, sto portando avanti un po’ di progetti che assorbono gran parte del mio tempo.
    Hamelin comunque può attendere… 😉

  24. @Keane
    Concordo in pieno sul fatto che spesso l’editoria nazionale abbia commesso (e commetta) dei peccati che hanno in qualche modo esacerbato la situazione.
    Il lettore diffida dell’offerta – spesso a ragione.
    Libri brutti, costosi, scarsa cura editoriale, recensioni-marchetta…
    E certamente questo ha stimolatola ricerca di informazioni preventive.

    Detto ciò, la distinzione non è arbitraria – e se avessi la cortesia di rileggere il mio post e a mia risposta a Cily, vedresti che anch’io, esattamente come te, sostengo che la recensione debba contenere le informazioni salienti per permettermi di decidere se il libro possa interessarmi o meno indipendentemente dal fatto che al recensore sia piaciuto.
    Ed esattamente come te sostengo che attraverso l’esperienza ogni lettore trova un recensore col quale si trova più in sintonia, per affinità personale.

    La stessa citazione di Smeriglia che riporti sottolinea la distinzione che io ho fatto fra critica (le informazioni oggettive) e recensione (l’opinione personale).

    Concludo dicendo che nella mia pur limitata esperienza nel settore del mobilio, ho visto in vita mia parecchi tavoli a stelo che funzionavano benissimo.
    E considererei chiunque mi dicesse “questo tavolo fa schifo perché ha una gamba sola e non quattro come dovrebbe”, non un critico o un recensore, ma uno che vuol dare consigli al falegname dopo che il falegname ha finito il lavoro 🙂

  25. @Re Ratto

    “Hamelin può attendere” è un grande titolo per un racconto.
    Se non lo usi tu, io me lo segno…

  26. Solo dirti che continuo a seguirti – con piacere – anche se non commento.
    Abbracci!
    Orlando

    p.s. post interessantissimo e pieno di spunti. Come spesso succede qui dentro 🙂

  27. @Davide
    Solo se poi mandi il racconto a WePub! 🙂

  28. Orlando!
    Grande… è un piacere averti qui.
    E un commento ogni tanto non ci farebbe schifo 😛
    Spero che tutto vada per il meglio.

  29. @Re Ratto
    Non prometto nulla, ma se succede, ti faccio sapere…

    Anche se su Hamelin ha detto tutto, io credo, Fredric Brown con il suo Eine Kleine Nachtmusik.
    Brown era un grande.

  30. Nessuno vieta di scrivere una recensione che contenga elementi valutabili oggettivamente.
    Su questo punto sei molto generico.
    Dici infatti: “devo fornire […] abbastanza informazione affinché chi mi legge possa decidere che quel lavoro fa per lui/non fa per lui”, senza specificare di che genere siano queste “informazioni”.
    Se un libro è scritto male potrò saperlo dal recensore?Non stiamo parlando di tavoli a stelo, non cazzeggiamo con le analogie 😀 si parla di tavoli che non stanno in piedi.
    Naturalmente, non è obbligatorio recensire in questo modo; secondo me si tratta di una reazione fisiologica del sistema: troppi libri scritti male, inevitabile che qualcuno dica “ok, tracciamo una linea, fissiamo delle regole e cerchiamo di orientarci”.

    Poi, in tutto questo discorso, è importante anche un altro fattore, cioè la storia. E il genere. Per cui di un libro che non è piaciuto si evidenziano errori che in un libro piaciuto non si notano.
    Su questo versante i paladini delle regoleh commettono molti sbagli, non ultimo quello di accomunare grandi scrittori che non piacciono con pessimi scrittori nostrani.
    Si deve ancora trovare un equilibrio imho.

  31. Ehi, hai cominciato tu con l’analogia del tavolo! 😀

    Ma il punto è che è abbastanza normale che in una recensione di un libro si parli anche (ma non esclusivamente e non prevalentemente) della scrittura, come nella recensione di un film si parlerà anche di regia, montaggio e effetti, e non solo di trama.
    Ma il taglio, il tono, non può scadere nel tecnicismo, nell’enumerazione delle regole infrante – perché non è quella la funzione della recensione.
    La recensione non è fatta né per correggere gli errori che il recensore rileva nell’opera, né tantomeno per insegnare una tecnica al lettore.

  32. Quello che dici è vero (in linea di massima) ma soprattutto nel caso di recensioni negative le critiche al lavoro dell’autore devono essere supportate da esempi concreti, se seguiamo il principio che più informazioni fornisco lettore meglio è.
    Non sono d’accordo con la tua conclusione: la recensione non è fatta per correggere gli errori, ovvio, infatti l’intento – ripeto, parliamo in generale perchè non hai citato nessuno di questi “cattivi” recensori – di solito è quello di evidenziare l’errore, non correggerlo.
    E l’insegnamento della tecnica è conseguente.
    Se ti dico che la cosa xy è un errore, o sai già di cosa parlo, o vorrai sapere qual è la teoria che soggiace a tale critica; da qui l’abitudine di spiegare in parallelo errore e teoria.

    Concedimelo: sull’analogia del tavolo hai cercato di fare il furbetto. Se ti metti a disquisire sull’esempio fai la fine di chi guarda il dito e non la luna, ma anche così, i tavoli a stelo hanno comunque una base in fondo alla gamba – circolare o di altra forma – che fornisce il sostegno. Ci fosse solo la gamba, come intendevo io, cadrebbero. E così la tua obiezione 😀

  33. No, io non ho bisogno di fare il furbetto 😉
    Semplicemente con il discorso del tavolo a stelo volevo sottolineare come ci siano altre possibilità.
    Il tavolo a quattro gambe – la narrativa scritta secondo alcune regole – è solo una delle possibilità.
    Ne esistono altre – posso costruire un tavolo che trasgredisce la regola delle quattro gambe, posso scrivere una narrativa che trasgredisce certe regole standard dello scrivere – ed ottenere comunque un risultato efficace.
    E definire una sola possibilità giusta e tutte le altre sbagliate, è miope.
    Abbiamo semplicemente mescolato le metafore.

  34. Quello che dici ha senso e mi trova pienamente d’accordo, ma da un certo livello di qualità in poi, perchè non stiamo parlando di grandi ma di pessimi scrittori, che ignorano le regole perchè scrivere non è un mestiere, è “uno starnuto”, e a volte non conoscono neppure il genere letterario di cui scrivono, risultato: il libri sono una schifezza, e il tuo discorso per loro
    diventa
    una
    scusante.

  35. Io non ho parlato di scrittori, pessimi o meno, in questo post.
    Al limite ho parlato di pessimi recensori.

  36. Tu no, ma i recensori di cui parli si.

  37. E si sarà capito a questo punto che io resto convinto che ne parlino nel modo sbagliato.

  38. Non posso darti ragione o concordare perchè “loro” (quelli che ne parlano in modo sbagliato) non so chi siano, non hai indicato nessuno, e trovo le generalizzazioni dannose (se non peggio).
    Finchè non fai esempi concreti potremmo, per esempio, anche parlare di persone diverse.

  39. Uh, ciò m’interessa. Molto. Mi sento anche un po’ chiamata in causa, perché non posso più leggere/guardare nulla senza lasciare un lobo cerebrale di guardia a macinare di falle nell’arco narrativo, anacronismi e dialoghi espositivi (my own pet peeves).
    Ma questa è in parte deformazione professionale – se può valere come scusa. 🙂
    Ciò detto, Monsieur, le dispiace se posto anch’io in proposito (citandola, s’intende)?

  40. Non vedo come potrei oppormi.
    Ciascuno è padrone in casa propria, e a differenza di alcuni (facciamo un po’ di sterile polemica, che anche i troll devono mangiare), non mi ritengo unico proprietario di ciò di cui discuto.
    E anzi, mi interessa sentire altre campane.

    Sulla deformazione professionale concordo in pieno, e si richiede un minimo di disciplina non solo per scrivere una recensione, ma anche solo per leggere un libro e goderselo al di là dei difetti tecnici.
    Ma io credo possa avere anche un risvolto positivo, questa deformazione (ho un post sull’argomento in arrivo, tra l’altro).

    D’altra parte, ho imparato a mie spese che, se è vero che non riesco più a guardare un panorama senza vedere i processi geologici in atto, è anche vero che infliggere le mie osservazioni tecniche (“Guarda che bei calanchi!” è un classico) ai miei compagni di gita, è un sistema sicuro per finire abbandonato e sperso nei boschi alla prima occasione.
    Quindi la disciplina diventa una necessità 😀

  41. Allora non scordare mai a casa la bussola. Vedrai,con un po’ di pazienza qualcuno interessato all’aspetto tecnico, che sia anche capace di godersi lo spettacolo, lo trovi!
    Una subordinata di secondo grado: ORRORE! 😉

  42. Il problema è che a parlare genericamente di dialoghi artificiali, di linguaggio sciatto e simili non necessariamente ci si capisce: per te è artificiale, per me magari no. Senza esempi come lo capisco?
    Io posso dire che un libro è eccessivamente lento e inserisce informazioni ripetute, ma senza esempi il lettore della recensione non ha mezzi per valutare quest’affermazione. Porto un esempio (lo traggo da Il Treno di Moebius, di Alessandro Girola; scelgo questo perché l’ho già fatto a lui parlando del libro):

    «Tony, anch’io non so ancora se definirti un attore fallito o uno di serie B, però non ti rompo le palle ogni due minuti per fartelo notare.» Ecco il difetto della ragazza: è piuttosto fumantina

    Se oltre che dire “L’ho trovato lento e inserisce informazioni ripetute” porto quell’esempio, dicendo che la frase della ragazza ne mostra già il carattere, quindi è inutile ripeterlo (per riprendere da Lo Scrittore di Buon Senso, fa tanto discorso espositivo: lo scrittore non si fidava del lettore, pensava che senza prenderlo per mano non avrebbe capito?), do al lettore gli strumenti per capire cosa intendo.
    Sottolineo che questo è importante nei due sensi: so che Alex mette apposta quei pezzi, quindi evidentemente gli piacciono; e visto che viene letto altrettanto evidentemente ci sono lettori cui quello stile piace. Portando quell’esempio, do modo a tutti di valutare il mio scritto: a chi la pensa come me, a chi la pensa come Alex. Senza quell’esempio… uno lo legge e non sa valutare se quanto ho scritto valga o no anche per lui.
    Ora: c’è chi dice che una recensione è tecnica, per quanto magari l’aspetto tecnico esca poco; e chi dice che è personale ed emotiva; a questo punto, cos’è una recensione? È un “Esame critico, in forma di articolo più o meno esteso” (Il Treccani; il Sabatini-Coletti concorda).
    Andare a spulciare un vocabolario in simili casi potrà sembrare inutile pedanteria, ma trovo che quando si discute cosa sia o non sia un oggetto andare a vedersi la definizione sia la prima cosa da fare, per non rischiare di mettere la propria idea preconcetta davanti a ciò che veramente è l’oggetto, e per avere una base comune da cui partire: se non so com’è definito, come posso sapere cosa ci rientra?
    Quindi, la recensione è un esame critico (e non solo da noi, si veda per esempio Frederick Busch); l’aspetto personale ed emotivo ci può rientrare, ma se non spiego perché mi sono sentito così dov’è l’esame critico? E se non spiego le motivazioni (“È scritto sciattamente”, senza spiegare quell’aggettivo) come fa il lettore a sapere sia cosa intendo, sia se la mia idea è motivata, sia se rientra nei suoi gusti?
    Anche perché nel mio giudizio personale ed emotivo potrebbero rientrare criteri tecnici: ciò che per qualcuno non è personale ed emotivo, per altri può esserlo.
    Inoltre, come dice Chiara (sempre nel libro), la forma è sostanza, non è meno importante; fa parte del libro ed è importante: se recensisco il libro, recensisco anche la forma.
    E non è editing, anche se si portano esempi e si analizza il testo: lo scopo non è prendere l’opera per togliere tutti gli errori e dire all’autore come renderla migliore/pubblicabile/altro, lo scopo è dire al lettore della recensione cosa si pensa dell’opera, dandogli gli strumenti per capire il perché del giudizio. L’importante è rendere chiari i criteri su cui si baseranno le proprie recensioni.
    Ovvio: se si arriva al “A pagina 15 Ludovica ha i capelli rossicci, a pagina 8496 ramati: che libro di merda” allora la recensione perde di significato, perché come quella senza esempi non dice nulla; fortunatamente, nessuno dei siti che ricordo arriva a simili assurdi.

    In fondo (ma anche in principio), la recensione è un esame critico; come può quindi essere estranea al linguaggio della critica?

  43. @Mauro
    Come sempre stiamo parlando di una questione di misura.
    Proprio come io credo non esistano regole inflessibili per la narrativa, allo stesso modo le mie osservazioni sulla critica e sulla recensione sono da intendersi con un minimo di flessibilità (speravo che il tono del post lo suggerisse, evidentemente sbagliavo).
    E nel momento in cui dici…
    “lo scopo è dire al lettore della recensione cosa si pensa dell’opera, dandogli gli strumenti per capire il perché del giudizio”
    … Stai dicendo esattamente ciò che dico io – con in più una differenza, più che lecita, sulla quantità e natura dell’informazione.

    Resta sempre tuttavia il problema che la recensione è soggettiva, e l’inserimento di dettagli tecnici eccessivi (*) è spesso solo un modo poco onesto per assumere una pretesa di oggettività.

    Più di tutto, e lo ripeto per l’ennesima volta, ciò che mi preoccupa è l’atteggiamento che questo tipo di recensioni (a mio parere) troppo tecniche tendono a ingenerare nel lettore.
    Che anzichè affrontare il testo dicendosi “vediamo cosa succede…”, apre il libro dicendosi “vediamo se l’autore fa dell’infodump…”

    Insomma, anni addietro ho segnalato su questo blog un bel libro intitolato “Syntax as Style”, di Virginia Tufte – che è un testo di critica, non una raccolta di recensioni.
    La mia preoccupazione è che “Pedantry as Style” stia diventando il nome del gioco, tanto per chi scrive, che per chi legge.
    Mi riservo il diritto di considerarlo uno sviluppo spiacevole.

    (*) Sull’esatta quantità/qualità che si può considerare eccessiva potremmo discutere vent’anni; concedimi le attenuanti generiche.

  44. Davide:

    Sull’esatta quantità/qualità che si può considerare eccessiva potremmo discutere vent’anni; concedimi le attenuanti generiche

    Generiche e specifiche (non sto ironizzando), il punto è proprio quello: l’esatta quantità/qualità è indefinibile, quindi come fare a dire che uno ha esagerato? Chiedo seriamente: dando la buona fede, se uno riempie una recensione di esempi e analisi è perché li considerava necessari a trasmettere ciò che voleva, magari a evitare (si spera) le sempre presenti accuse “Sí, ma hai solo estrapolato quello che ti serviva”, quindi per lui non erano eccessivi. È un altro dei motivi per cui dico che la presenza/quantità di esempi e analisi non è sufficiente a classificare qualcosa come non recensione.
    Si può discutere sul tono usato, sugli effetti che possono avere simili recensioni, sugli attacchi alla persona invece che all’opera; ma non è la quantità di esempi e analisi a decidere se è o non è una recensione, quanto lo scopo.
    Ora, io non so se quel tipo di recensioni ingenera l’effetto che dici; o, meglio: può ingenerarlo, non lo metto in dubbio, ma quanto spesso? Personalmente posso parlare con certezza di un solo caso: il mio. Leggere simili recensioni mi ha reso un lettore piú attento, mi ha fatto approfondire i meccanismi della narrativa, mi ha dato strumenti per scrivere meglio e mi ha fatto capire perché determinati passaggi/testi non mi piacevano; ma – se escludiamo quando faccio una revisione – non mi viene mai da approcciarmi al testo pensando “E vediamo se l’autore [inserire errore a scelta]”. Mi approccio con l’idea di leggere una storia bella, appassionante, e se vedo errori non è perché li stavo cercando. E, tra i lettori di simili recensioni, non credo valga solo per me. Ora sono un lettore piú consapevole, ma sempre un lettore.

    Però… quello che preoccupa me è un’altra cosa: tra messaggi, insulti, attacchi, allusioni, stanno uscendo cose assurde, esasperate, se non false; per esempio, ho letto criticare Gamberetta (per portare un esempio; come sai, preferisco evitare allusioni generiche) di stroncare tutto, mentre è banale vedere che una simile affermazione è, semplicemente, falsa. La persona può piacere o no, ma se l’affermazione è falsa, è falsa.
    Oppure, i mille litigi su cose ridicole, come le mille discussioni sul fatto che la narrativa non ha regole, al massimo principi (senza che nessuno si degnasse di andare a vedere cos’è una regola; quando l’ho fatto, si è visto che il termine è perfettamente calzante). La cosa piú ridicola è che a un certo punto ho chiesto: “se si dice ‘principio della narrativa’ piuttosto che ‘regola della narrativa’, concordi con quanto detto da Zwei?” e la risposta è stata: “sì, concordo”. E allora perché si stava quasi litigando? Essere d’accordo sui concetti (e non dirlo) e attaccarsi al termine usato (senza nemmeno curarsi di vedere se in effetti possa essere giusto e continuando a non accettare l’esattezza anche quando è stata dimostrata) è – francamente – ridicolo.
    Oppure, quando si passa dal valutare il tono al valutare il lavoro (il recensore insulta l’autore ⇒ la recensione fa schifo), che è tanto sbagliato quanto insultare l’autore del libro (ha scritto un libro di merda ⇒ è un decerebrato): se è giusto separare l’aspetto tecnico da quello personale per l’autore del libro, lo è anche per il recensore.
    Ecco, è questo quello che preoccupa me: ormai si si perde tutto in false accuse, mezze allusioni, litigi ridicoli, al punto che posizioni magari vicine sembrano agli antipodi.
    Per dire: nel libro di Chiara non ho trovato cose poi cosí diverse da quelle lette altrove (da Zwei, o su Characters and Viewpoint, per esempio), il che m’induce a pensare che ci siano posizioni piú vicine di quanto possa sembrare.

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