strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

23 commenti

NON DIMENTICHIAMO GLI OPERAI DELLA PANSAC

.

Mi hanno detto che ripetere per tre giorni consecutivi il post in bianco di solidarietà con gli uomini e le donne della PANSAC non era una buona idea.
I surfisti si stufano, mi hanno detto.
Calano gli hit.
La gente se ne va e non torna più.
Ti tocca ricominciare da capo.
E poi, tanto… a che serve?

Serve a me, se non a loro.
Serve a me per ricordarmi che in questi anni chi materialmente svolge il lavoro è diventato una incresciosa necessità, un fastidioso impegno che tocca pure pagare.

Ricordo, quand’ero al liceo, le proteste degli operai FIAT per l’introduzione dei robot nella catena di montaggio…

I robot ci rubano il posto di lavoro.

Certo, come no.
Più o meno in quegli stessi anni, i membri di un centro sociale torinese organizzarono un happening in cui fecero a pezzi un computer (un solitario 8086), in un parco cittadino…

Distruggiamo il computer, simbolo di oppressione

Immagino che oggi anche quelli di loro che non lavorano come programmatori, abbiano per lo meno un profilo su facebook.

Ora mi dicono che il vero problema dell’Italia è che noi paghiamo venticinque euro all’ora gli operai, mentre cinesi li pagano quattro euro all’ora.
Mi permetto di dissentire.
Il problema vero è che l’operaio italiano e l’operaio cinese producono lo stesso oggetto, secondo principi produttivi vecchi di un secolo.
Se infatti l’operaio italiano, a venticinque euro all’ora, producesse sequenziatori positronici per i sistemi di controllo delle auto volanti, mentre il cinese continua a produrre cambi meccanici per biciclette, la differenza di compenso sarebbe annullata dalla differenza in qualità e innovazione.
Ma produrre qualità e innovazione costa.
Tocca ridisegnare le linee.
Formare gli operai specializzati.
Reindirizzare il mercato.
Pagare chi fa ricerca.

Meglio restare indietro, usare le stesse linee, non fare ricerca, e cercare di pagare meno chi fa il lavoro sporco.
Salvo poi tagliare la corda e lasciarli tutti col culo per terra quando il margine di profitto diventa troppo stretto.

Quindi, per una volta, chissenefrega se calano le visite.
Riflettiamoci su, e consideriamo come non sono robot e computer che hanno tradito chi lavora, ma semplicemente chi avrebbe dovuto prendere delle decisioni, e si è lasciato distrarre dall’odore dei soldi.
Per anni.

NON DIMENTICHIAMO GLI OPERAI DELLA PANSAC

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

23 thoughts on “

  1. Innovare? Ma che innovare! Imparatevi la Divina Commedia a memoria, il latino e il greco, filosofia, teologia, astrologia e poi, forse, potremo iniziare a parlare di innovare. Intanto, scusate, qualcuno puo’ dimi quanto fa 2011 diviso 5? Ho perso la calcolatrice tascabile.

  2. Bel post…hai ragione da vendere!
    Sinceramente non credo che caleranno le visite.
    Io un blog che manifesta solidarietà per certe cose e perseveranza nel farlo, me lo tengo stretto!

    Cily

  3. Ma infatti! La soluzione non sarà certo il luddismo.
    Abbiamo da tempo una classe dirigente schifosa, tutto qua. Scusate se non mi sembra poco…

  4. Non posso che essere daccordo. Oggi non si investe una lira in quello che non ha un ritorno immediato economico: scuola, sicurezza, sanità. Chi se ne frega se la gente muore neglio ospedali per mala sanità, sarà un malato in meno da curare e per cui spendere! Chi se ne frega se un ragazzo terminata la terza media non riesce nemmeno ad articolare una frase in italiano, tanto a che gli serve e poi chi se ne accorge se il livello di politici, giornalisti e personaggi vari è lo stesso del suo? E lo stesso si può dire per la prevenzione del territorio, gli insegnanti di sostegno, l’assistenza a chi soffre un qualsiasi disagio.

  5. @ Enrico: 42,2 senza calcolatrice! A parte gli scherzi la miopia della classe dirigente, non solo quella nostrana, ci sta velocemente portando verso una situazione insostenibile, con pochi ricchissimi che guarderanno dall’alto una gran massa di affamati. Il mio ppiù grande terrore è quello di essere abbastanza giovane a vederlo realizzarsi. W. Gibson era un ottimista, se qualche tempo fà guardando il TG mi sono sentito in un romanzo di Brunner

  6. Non solo: ai cinesi, delocalizzando, gli abbiamo permesso di colmare il gap tecnologico.
    E loro fanno i debiti per far diventare il figlio ingegnere, qui una laurea è quasi un handicap…

    D’altra parte, quando l’orizzonte temporale degli imprenditori è a trenta giorni…

  7. È evidente che lei, signor Mana, non comprende il dramma dei capitalisti italiani. Dopo aver sostenuto per un paio di decenni un cravattaro come il cavaliere dei miei stivali (ma di Varese, perbacco!) e implorare un peracottaro come Sacconi di cancellare l’opposizione in fabbrica, si rendono improvvisamente conto che regalare il quarto SUV al figlio fancazzista invece di investire in macchinari non li rende competitivi. E che le banche costano troppo. Insomma, ‘sti poveri capitalisti meriteranno pure un po’ di comprensione mentre cercano di far lavorare serbi, polacchi, malesi o indonesiani a produrre il fil di ferro e i manici d’ombrello!

  8. Siete una manica di bolscevichi.
    Se non fosse per l’intervento randiano di Massimo Citi, questo blog verrebbe sgomberato dalla polizia come Zuccotti Park.
    😛

  9. Io in realtà sono un fan di Lapo Elkann ma mi guardo bene dal dirlo.

  10. E fai bene (a guardarti dal dirlo, dico).

  11. @vincenzolicausi. Devo chirderlo: quale romanzo di Brunner?

  12. Salve gente sono appena tornato da Venezia dopo una manifestazione davanti ad una delle banche che ha negato il credito all’Azienda dove lavoro, almeno abbiamo richiamato un certo numero di giornali e televisioni. Nel frattempo i miei colleghi sono a trattare al ministero quindi ancora non so i risultati. Domani forse saprò qualcosa: se sono vivo o morto.
    Nel frattempo grazie, Davide anzi fammi un favore quello che ti ha detto che perdevi i contatti col post sulla Pansac, tumandalo da me. 😉

  13. @Nick
    Poverello, credo che, vedendosi smentito dai fatti, sia andato a farsi un giro.

    Noi qui attendiamo tue notizie.
    Sai che siamo in tanti a fare il tifo.

  14. Beh le ultime informazioni da Roma sono contradittorie, infatti sto preparandomi per tornare in Azienda per capirci meglio qualcosa…

  15. Who the cares about the hits, wikio and the other fancy stuff?
    Se non abbiamo il coraggio di dire quello che pensiamo e/o di sostenere chi lotta per qualcosa di sensato cosa ci stiamo a fare? 😉

  16. Scusa, troppo fretta. Era ‘Who the hell cares’.

  17. Hell can wait, Angelo 😉

    E poi, sì, esattamente.
    Io di questi che vogliono spiegarti cosa devi fare, cosa puoi e non puoi fare, non ne posso davvero più.
    Questo è il mio bar, qui parliamo di quel che ci pare.
    Un altro giro?

  18. Un altro giro grazie.
    Il tuo blog potrà avere meno ascolti di Internapoli City (il blog of the day di WordPress), ma certo non mancherà mai di “infinita maraviglia”.
    Io non esco mai da questo bar senza qualcosa di appuntato da leggere, trovare sul dizionario o riflettere (OT: COMPRATO SCRIVERE ZEN).

    E poichè vivo quotidianamente una realtà aziendale onestamente penosa per quanto concerne l’interesse dei “capi” per i “sottoposti”, non mi meraviglio affatto delle condizioni dell’economia italiana e di questa azienda che cola a picco con i suoi operai…

    Miopi, avidi, viziati imprenditori che non sanno fare il loro mestiere. Quanti caxxo di anni ci vogliono per capire che un’azienda funziona bene se il dipendente sta bene?????
    Ma loro no, a fare casta, coi loro privilegiucci, la macchina lavata tutte le settimane, le gomme da neve cambiate, il dentista e le spese mediche pagate, l’assicurazione pagata, la carta benzina pagata devo continuare o vi viene già il vomito per citare la frase più intelligente di Vasco Rossi?
    Poi c’è gente che lavora da 25 anni monoreddito senza un aumento, mai.

    Poi c’è gente come Nick, che invece di stare a casa con sua moglie, o di guadagnarsi la sua onesta giornata, pur facendo un lavoro sotto dimensionato per le sue qualità, deve piantonare la fabbrica per qualcosa che gli spetta di diritto.

    L’Italia.
    Che bel posto.

    Ed oggi ci chiedono anche “sacrifici economici”, ma col cavolo che rinunciano ai loro emolumenti…sti pezzi d’escremento patentati e puttanieri…

    Scusate, m’infervoro. BARISTA, avanti un’altra!

  19. I agree caro, agree very much!

  20. Si è ridotto tutto al quattrino, si è proposta l’avidità come modello.
    I risultati sono osceni.

    Qui dove vivo io, in Astigianistan, proprio nel paesello in cui trascino la mia esistenza, c’è un tale che tutti i sabati, nota bene…
    tutti
    i
    sabati
    … arriva in Maserati e parcheggia sulle strisce pedonali davanti alla banca.
    Scende dalla macchina insieme col suo cane da caccia, ed entra al bar.
    E tutti i maledetti sabati, si fa servire un piatto di prosciutto cotto tagliato fine.
    Per il cane.
    Perché lui, dice, è ricco.

    C’è chi lo invidia, c’è chi lo disprezza.
    È ciò che vuole.

    Ecco, credo sia il simbolo ultimo di una classe, una generazione, una cultura, che hanno la responsabilità di come vanno le cose.

  21. @enrico: scusa il ritardo, ma sono stato off line tutto ieri. Mi riferivo a Tutti a Zanzibar e alla frase ricorrente del personaggio che, guardando i notiziari, in un impeto di solipismo, esclama: “Minchia che immaginazione che tengo!”

    Visto che nessuno mi ha fatto l’alzata ci penso da me: 2011/5 fa 402,2, ma uno zero cosa volete che conti e non ditemi che è OT

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