strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Monoliticamente contro il progresso

23 commenti

Di quando in quando è utile – anche se tutt’altro che piacevole – sperimentare qualcosa di profondamente repellente, che ci faccia sentire sporchi per alcune ore, gravati da un miasma untuoso del quale non sappiamo come liberarci.
Non è autolesionismo.
Classifichiamola come ricerca.
È cercare di scoprire come pensano “Loro”.

Ieri, un amico mi segnala un articolo uscito su una testata nazionale.
Un articolo nel quale l’autore, che non esita a definirsi “un sincero xenofobo” (son soddisfazioni, immagino), lamenta il calo delle nascite nel nostro paese.
Un calo delle nascite che l’autore collega direttamente con lo sbarco di immigrati illegali sulle nostre coste.
Meno figli = più barconi, dice.

Sì, John Brunner aveva già previsto tutto.

Di fatto, non vengono portati dati a supporto dell’ipotesi – e francamente dopo diec’anni passati ad analizzare statistiche ecologiche, io il legame diretto faccio abbastanza fatica a rilevarlo.

In quella che si configura palesemente come una guerra demografica (o si fanno più bambini, o si finisce sommersi da “quelli là”), il nostro autore ha tuttavia trovato una soluzione.
Poiché è dimostrato che esiste una forte correlazione negativa fra livello culturale delle donne e numero di figli delle medesime, beh, che diamine, smettiamo di riempire la testa di quelle sceme con idee pericolose, e torniamo a ingravidarle a manetta.
In fondo è quello che vogliamo, no?
Femmine ignoranti e disponibili che non ci stressino col volerla sapere più lunga di noi e pensino a sfornare ed accudire marmocchi.

Ora, una tesi del genere, espressa in un bar dopo sei o sette bicchieri di bianco secco, sarebbe semplicemente ridicola.
Che a pubblicarla sia un quotidiano nazionale è francamente inquietante.

E d’altra parte, il dato è corretto – il livello di educazione delle donne influenza negativamente il numero delle nascite.
Una donna istruita, ben inserita nella realtà produttiva e culturale della propria comunità, ha altri modi per realizzarsi che non sfornando bambini per un marito che le legittimi.
È un dato di fatto, tanto che si parla di Girl Effect…

Ed è questo che sfugge all’autore di quel piccolo orribile articoletto – che un calo nelle nascite non è in se una cosa negativa… soprattutto se corrisponde a un miglioramento radicale delle condizioni di vita della comunità.
E la correlazione fra livello di educazione della popolazione femminile e qualità della vita nella comunità è positiva, reale e documentata.
Dalle nostre parti la si chiama progresso, ed è una cosa un po’ complicata, per certe persone, ma non lo è davvero…

Ed è questo, credo, l’elemento più profondamente inquietante dell’articolo.
Mascherandosi da sana (?) preoccupazione per la supremazia della razza (dove l’avevamo già sentita?), è in realtà una posizione fortemente contraria al progresso, al miglioramento delle condizioni in cui noi ed i nostri simili viviamo.
È la linea di chi vuole tenerci saldamente in basso e a sinistra nel grafico del professor Rosling qui sopra.
Oltre ad essere “sinceramente xenofobo”, l’autore è anche profondamente neofeudale, e fermo ad un modello di società in cui il capitale umano contava di più del capitale tecnologico – tanti figli = tante braccia nei campi.
Ma il capitale umano, inteso come numero di persone e non come competenze di quelle persone, ha smesso di avere importanza con la rivoluzione industriale.
Come?
Abbiamo industrie che non rinnovano il proprio modello produttivo da oltre un secolo?
Già.
Ora sappiamo che giornali leggono i loro consigli di amministrazione.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

23 thoughts on “Monoliticamente contro il progresso

  1. E se l’autore dell’articoletto fosse semplicemente un testa di c…o? o un ptorro, vocabolo calabrese della jonia che rifacendosi alla lingua madre greca indica un povero nel senso di colui che manca di qualsiasi attributo intellettuale e umano?

  2. La storia è sempre la stessa: vorrebbero una società formata da pochi privilegiati, che dominano su una massa povera ed incolta di servi della gleba, al massimo di figure simili all’operaio di Chaplin in tempi moderni. Ma non sanno fare due semplici conti: questa massa di persone che arriva da paesi estramamente poveri è l’ideale per essere sfruttata e sottopagata nelle loro fabbriche di stampo fordiano. Quindi meno figli = più guadagno per loro. In realtà penso che questo calcolo lo abbiano fatto e quell’articolo sia fumo da gettare negli occhi dell’operaio che si vede “rubare il lavoro” dall’immigrato: un buon sistema per rinfocolare l’eterna guerra fra poveri e dirigere la rabbia della maggioranza nella direzione sbagliata: Scusate il lungo sfogo, ma, da figlio di operai, queste cose mi fanno venire l’orticaria

  3. Inquietante è dir poco, purtroppo quel tipo di teorie ha già prodotto la sua bella dose di disastri, quelli che tutti noi stiamo pagando nella nostra vita quotidiana.
    E c’è ancora gente che insiste su questa strada?
    Infelice il popolo che non ha memoria.

  4. Dopo aver visto Girl effect mi sono ritrovato una serie di link verso il mteriale più sessista che ci sia in rete, ho provato a guardare funny commmercials, non c’era niente da ridere! Quello è il posto dove vogliono le donne, ricordate le tre k di Bismark (chiesa, cucina e bamini), c’e una speranza con questo modo di pensare?

  5. L’articolo a me lo ha segnalato un conttato su facebook che ha avuto la bella idea di includere una foto dell’autore. Vedendolo vi spiegate (lombrosianamente) tante cose.

  6. Attemdiamo con ansia i commenti delle signore: siate caustiche al massimo delle vostre possibilità

  7. Dietro il corteo dei potenti avanza la legione di lustrascape, linguisti, adoratori, sicofanti… Purtroppo non c’è mai nulla di nuovo sotto il sole.
    In quanto all’Italica stirpe, beh, sinceramente visto come pensa, ciò che tollera e come vota non piangerò certo per la sua scomparsa. L’Italia del 2100 sarà fatta di cinesi, arabi, africani, slavi. E niente più lumbard tra i piedi. A Dio piacendo.

  8. Credo sia appropriato usare la definizione ‘vuoto di pensiero’. Una reazione adeguata dovrebbe comportare una sollevazione popolare nei confronti del genio che ha scritto l’articolo e di chi ha deciso di pubblicarlo. Dove sono le femministe? E dove sono, prima di tutto, gli uomini di buon senso?

  9. Ma l’eugenetica non era una cosa oramai felicemente abbandonata agli orrori del secolo breve?
    Perché siamo più o meno da quelle parti…

  10. Mah questo post mi ha davvero turbato tanto.
    Che sul lavoro spesso si sentano faccende di discriminazione fra uomo e donna non mi stupisce.
    Ci metto per primo il mio capo che mi diceva sempre:”mi piace lavorare con te perchè tu ragioni come un uomo!” per lui era un gran complimento! 🙂

    Ma qui non si tratta di escludere le donne dal lavoro o dal ciclo produttivo, ha ragione Mcnab siamo da altre parti, ben peggiori.

    Donne ignoranti sforna bambini… per forza ne sfornavano tanti erano così ignoranti in puericultura che non riuscivano manco ad accudirli bene e poverette nonostante gli sforzi alcuni li perdevano anche!
    Uno dei grossi servizi nei paesi del terzo mondo è proprio insegnare a quelle donne ad accudire i bambini…però c’è un problema…anche la donna istruita che accudisce i bambini non va bene.
    Non piace in primis alle multinazionali che mercanteggiano robe per i neonati, in giro ci sono delle vere e proprie assurdità! (ricordate lo scandalo della Nestlè con il latte in polvere alle donne africane?).

    Insomma l’idea è che davvero si voglia la donna ignorante che sforni marmocchi inermi a cui insegnerà la sottomissione (niente da dire i bambini imparano attraverso l’esempio) che domani saranno adulti manipolabili e poveri, governati da pochissimi eletti
    Un piano di tutto rispetto direi.
    Il fatto è che siamo così oberati dalle preoccupazioni su quello che mangeremo oggi e quante tasse pagheremo domani che non ci facciamo caso.
    Forse la nostra situazione in Italia è davvero il primo passo per l’addormentamento cronico delle coscienze.

    Cily

  11. @Vincenzo
    Come ti capisco!Ho lo stesso problema!
    Certe volte compro dei prodotti eppoi scopro che c’è dietro la Nestlè. Una rabbia!
    Comunque la cosa più diabolica è il simboletto della Nestlè. Mamma uccellino che accudisce i piccoli nel nido.
    Ci hai fatto caso?
    Tanta ipocrisia in un disegnuccio, roba da rivoltare le budella!

    Ma non è solo questo episodio.
    Le statistiche ad esempio dicono che le donne istruite allattano di più al seno (non c’è niente di più economico dico io!) mentre c’è una alta incidenza di utilizzo di latte artificiale nei ceti più poveri e ignoranti(che poi son quelli che faticano pure a permetterselo!). Questo perchè è facile influenzarli e mettere in testa tutta una serie di assurdità e preconcetti che è ben più difficile inculcare alla donna istruita che fa delle domande e ha senso critico.
    E questo è solo un esempio.
    In giro c’è molto altro.

    Insomma la donna pensante e istruita non funziona economicamente parlando perchè tende a consumare meno e in modo critico.
    E la cosa peggiore è che inculca “strane idee” nei propri piccoli.

    Cily

  12. Questo qui fino a ieri non lo conosceva nessuno tranne forse qualche lettore del giornale su cui scrive. Oggi lo conoscono tutti quelli che hanno un account su Facebook e non c’è dubbio che oltre a tanti indignati ci sarà pure qualcuno che condivide le sue idee. E’ un modo facile facile di raccattare popolarità. La cosa che va al di là dell’umana comprensione però è, udite udite, Sandro Bondi che fa la review di un suo libro e lo paragona a Pasolini. Fossi Pasolini uscirei dalla tomba come zombie per andare a menarlo.

  13. @ Cily e Vincenzo.
    Sapete, che anche io ho smesso di comprare prodotti Nesle da anni?
    Mi è bastato leggere tutte le cose combinate in Africa in questi ultimi anni. Fa piacere sapere di non essere il solo?

  14. @Nick
    Sì ma quanto è dura!
    Anche perchè la Nestlè sta comprando davvero qualsiasi cosa!Più ci fai caso più ti rendi conto di quanto sia difficile evitarla.
    Ma si resiste! 🙂

    Cily

  15. @nick & Cily: La cosa più dificile e scoprire dove abbiano quote azionarie importanti. Io ho scoperto queste Mc Donald, coca cola, revlon

  16. Il problema è che per evitare la Nestlé devi smettere di mangiare cioccolata praticamente… si sono comprati tutto. L’unica sono i piccoli produttori locali.

  17. Per essere uno xenofobo è ben curioso. Deve avere una profonda ammirazione per la cultura tribale afgana, visto che propone lo stesso identico modello sociale.

    @s.mira

    Il paragone con Pasolini non è del tutto campato in aria. Su Pasolini si è preso un abbaglio non da poco perchè era profondamente reazionario.

  18. @Frau Blucher
    non mi riferivo all’orientamento ideologico, per me uno ha diritto di pensarla come vuole, ma allo spessore umano e culturale. Basta leggere quell’articolo per capire a che livello siamo, tanto tanto basso.

  19. se la Nestlè sta comprando davvero qualsiasi cosa un buon sistema per evitarla potrebbe essere comprare meno. di tutto. nel senso di limitarsi al necessario. un po’ come col coniglio di qualche post dopo: meno carne, ma migliore. sempre ammesso che uno selo possa permettere, il migliore: conl’aria che tira per molti è meno carne ma marcia.

  20. @melo
    Sono d’accordo con te, ESSENZIALITA’ è la mia parola d’ordine, specialmente a tavola.
    Dove per essenzialità non intendo una tavola povera ma una tavola piena di cibi più possibili vicini al loro aspetto originario.
    Insomma tento di evitare i troppi intrugli. E di solito la roba industriale è piuttosto “intrugliosa”! 🙂
    Quanto alla carne e al pesce la mia logica è proprio quelle che dici tu. Meno ma di buona qualità.
    Ma ammetto che per tutto questo occorre tempo. Per cercare, scegliere eppoi per cucinare tutto senza appoggiarsi alle cose preconfezionate. La nostra società ti priva proprio del tempo ecco perchè siamo diventati superficiali e frettolosi nei pasti…

    Cily

  21. La nostra società ti priva proprio del tempo, ed è per questo che io dichiaro e proclamo PIU’ INTRUGLI PER TUTTI! Cavolo, nel tempo libero, quando cucino, cucino. Mica mi risparmio della salvia nel coniglio. O di provare come ci sta il majale con le vongole. L’unica cosa è che sì, i miei intrugli meli faccio da me. Sulle spalle dei vecchi, ma meli faccio da me. Perché tendenzialmente mi fido poco.
    Resta il fatto che gran parte della roba che infilo in forno, specie i vegetali, sono quanto di più lontano da “più possibili vicini al loro aspetto originario.” Ma sono piuttosto buoni.

    Già sapere che il tonno non è un cilindro di 10cm di diametro è segno che si è dei privilegiati, comunque. Ai bimbi di oggi non fanno più vedere nemmeno superquark…

    E difatti c’è chi poi cresce e diventa come quelli che hanno dato lo spunto per il post. Il cerchio si chiude.

    Un buon riassunto potrebbe essere un cross-post tra questo, l’ultimo “non è sempre caviale” e il survival blog.

    Aiuto

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