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Alla corte di Vittoria

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Chissà com'è che quando si dice Epoca Vittoriana nessuno pensa a Vittoria, ma tutti si ricordano le ragazze del Red Queen giù a Limehouse?

Ok, seconda serata a tema qui al piano-bar del fantastico – eliminata la spinetta, piazziamo sul palco un bel violoncello, e passiamo ad un post su una bibliografia teorica per l’epoca vittoriana.

Ora, l’epoca vittoriana mi piace appena un po’ meno di quella elisabettiana, e mi piace in maniera diversa.
In primo luogo, perché nell’epoca elisabettiana c’è Elisabetta, che è un personaggio che mi affascina mortalmente – mentre francamente della Regina Vittoria mi interessa un po’ poco.
Non ho quindi sullo scaffale una pila di biografie di Vittoria.
Molto più interessante, io credo, è la società vittoriana, con questo suo strano mix di perbenismo ipocrita e scollacciatura reiterata, con il gioco di luci e ombre, con la macchina industriale in pieno sviluppo, il culto del progresso – ma anche certe strane recrudescenze anti-scientifiche, il revival del druidismo, la Golden Dawn…
E poi naturalmente si tratta dell’epoca delle imprese coloniali, il lungo regno di pace che fu costellato da un numero inimmaginabile di guerre, il teatro d’azione di Spring Heeled Jack e Jack lo Squartatore, e una delle componenti essenziali dello steampunk (un altro genere che comincia a venirmi in uggia non per il genere, ma per i suoi fan).

La scelta di titoli sarà quindi un po’ diversa rispetto alla precedente.
Ma qualcosa di buono potrebbe comunque venirne fuori.

Cominciamo con qualcosa di strambo e generalista, ma utile – What Jane Austen Ate and Charles Dickens Knew, di Daniel Pool, colossale compendio di tutte quelle cose che i vittoriani sapevano, facevano e dicevano, e noi no, per cui quando leggiamo la loro narrativa restiamo sbalestrati. Dalla valuta (quanti pence ci sono in una ghinea, e quanti groats in una sovrana?) alle vacanze a Bath all’allevamento di ghiri a scopo alimentare, qui dentro c’è tutto – ed è anche piuttosto divertente.

Avendo ora una infarinatura degli essenziali, diamo subito un bel colpo alla storia e leggiamoci Empire, di Niall Ferguson (è uscito anche in Italia, col titolo di Impero, forse lo si trova come Oscar); il libro di Fergusson traccia una mappa dettagliata di società, politica ed economia dell’Impero Britannico, delineando molti paralleli e connessioni con la situazione geopolitica post 9/11. Antipatico fino alla morte, Ferguson porta avanti una ipotesi odiosa – ok, dice, i vittoriani furono guerrafondai, razzisti e imperialisti a manetta… ed è grazie a ciò se noi in fondo stiamo relativamente bene, e ci possiamo permettere di sentirci moralmente superiori.
Antipatico, ma da leggere.

E se i vittoriani furono guerrafondai, allora tanto vale documentarsi sulle loro attività militari. Ma poiché a noi non piace smanettarci pensando alla cadenza di tiro di un fucile Martini-Henry, possiamo fare riferimento ad una risorsa compatta ed esaustiva – il classicissimo Queen Victoria’s Little Wars, di Byron Farwell, che elenca e riassume TUTTE le piccole e grandi guerre del lungo regno di pace dell’Imperatrice Bianca. Crimea, Ammutinamento Indiano, Guerra Boera… ma anche cose improbabili come Manipur e Chitral.
Solo i fatti, in maniera quantomai diretta.

Colonie?
Fuori tempo ma inestimabile, Plain tales from the British Empire, di Charles Allen, riunisce tre cicli di interviste (condotte a fine anni ’60) coi sopravvissuti dei domini coloniali di India, Cina e Africa.
(la fortuna dei giovani d’oggi – ai miei tempi toccava acquistarlo in tre volumi separati!)
Le colonie ed il colonialismo visti attraverso gli occhi di chi ebbe modo di viverli, e di vederli finire.
Tutti i dettagli – dalle modalità di viaggio alla vita quotidiana – sono coperti in maniera dettagliata e personalissima.
Una grande lettura.

E poi, naturalmente, per chi volesse approfondire ulteriormente, Raj, di Lawrence james, perché l’Impero senza l’India non avrebbe avuto significato.

E così abbiamo inquadrato il periodo e l’Impero.
A Londra, dunque – capitale dell’Impero, novella Baghdad delle Nuove Notti Arabe (definizione di Robert Louis Stevenson).
La solita Lisa Picard ha pubblicato naturalmente un ricco tomo intitolato Victorian London, con il solito mix di curiosità, note sulla vita quotidiana, mappe, e dotte divagazioni.
Un buon punto di partenza.

Se però volete essere un tantinello più sofisticati, un po’ oltre, veramente rude real, potete scavare e cercare una copia di Dickens’s Dictionary of London 1888, che sarebbe poi il TuttoCittà di Londra, nel 1888, compilato dal figlio di Carletto Dickens, e ristampato da quegli allegroni della Old House Books. Un solido rilegato rigido in formato tascabile, con dentro mappe di dettaglio, divagazioni e tabelle e poi… tutto – tutte le chiese, tutti i club, tutti i ristoranti, carrozze a cavalli, treni in arrivo e in partenza, e tariffe relative…
Lo apro ora, qui, in diretta, ad una pagina a caso, e trovo indirizzo e orari dell’ambasciata dell’Honduras.
Ci riprovo… apro a caso… dove acquistare polli e selvaggina.
Io lo adoro, questo libriccino.
Old House Books pubblicava anche un The British Empire through the World 1905, che potrebbe essere interessante, pur sforando di una manciata di anni (a trovarne una copia).

Diverso, ma consigliato (e Amazon.uk ne ha alcune copie usate a 1 centesimo) è Illustrated London, di Peter Ackroyd.
Il volume – un grosso librone illustrato – copre Londra dall’epoca pre-romana ai giorni nostri, ed ha una quantità di mappe e fotografie della Londra vittoriana. Fa la coppia, naturalmente, con London, a Biography, sempre di Ackroyd – che si trova anche in Italiano e che contiene, tra le altre cose, un po’ di materiale sul primo misterioso Jack della storia nera di Londra – Spring Heeled Jack.
Ackroyd ha anche recentemente pubblicato London Under, su tutto quello che c’è sotto Londra – dalle gallerie della metro alle fogne, a cose anche molto più strane.
(ora che ci penso, ho molti più libri su Londra, probabilmente, che sull’Inghilterra Vittoriana)

Passiamo a un po’ di cose di nicchia.
Londra, epoca vittoriana… Jack lo Squartatore!
La quantità di materiale a riguardo è colossale, ma se vogliamo andare lieti e lisci, un buon investimento è The Mammoth Book of Jack the Ripper, massiccia ed economica raccolta di articoli che esplorano TUTTE le ipotesi sull’identità di Jack.
A meno che non vogliate leggervi From Hell di Alan Moore (disponibile anche in italiano)… ma a quel punto non mi prendo responsabilità per la vostra salute mentale.

Stramberie e misticismo?
I tomi abbondano, ma io giuro e spergiuro su Strange and Secret Peoples: Fairies and Victorian Consciousness, nel quale Carole Silver analizza e racconta i vari gruppi che, in piena Rivoluzione Industriale, si misero a studiare le fate. Dall’approccio mistico a quello antropologico, alle più strane farneticazioni sull’evoluzione delle creature fatate, il volume spiega un sacco di cose sulle fisime di certi personaggi, incluso Arthur Conan Doyle.

E parlando di Conan Doyle… fra la gran quantità di tomi sulla paleontologia vittoriana (potrei tediarvi per giorni), Victorians and the Prehistoric: Tracks to a Lost World, di Michael Freeman (volume costoso ma facilmente reperibile usato) è una eccellente introduzione agli effetti che le teorie di Darwin e le scoperte paleontologiche ebbero sulla psiche e sull’immaginazione dei vittoriani – fino a cose come l’Uomo di Piltdown e i romanzi sui mondi perduti.

Scienza e tecnologia, quindi.
Di solito si indica The Victorian Internet, di Tom Standage, come testo di riferimento standard – ma io faccio il bastian contrario e segnalo invece The Lunar Men, di Jenny Uglow, che è vero, si concentra sul periodo 1730-1810, e quindi non ha nulla a che vedere con il vittorianesimo, ma fornisce una solida base sulleorigini della rivoluzione scientifica e industriale, e specifica per quale motivo il grosso del cambiamento investì la Scozia e l’Inghilterra settentrionale.
E poi Victorian Engineering, di L.T.C. Rolt, per sapere tutto sullo sviluppo di ponti in ferro, ferrovie, opifici, navi a vapore e altre meraviglie del progresso sotto il regno di Vittoria.

Esplorazioni ed avventure?
The Buddha and the Sahibs, di Charles Allen, racconta come l’occidente scoprì il misticismo orientale – e svela anche alcune cose abbastanza strane. E parlando di sahibs, ancora di Allen (che è una sicurezza), Soldiers Sahibs, sugli avventurieri che furono protagonisti dell’epica della frontiera del Nord Ovest, fra India e Afghanistan.  I due volumi, se vogliamo, mostrano le due facce della stessa medaglia.
E poi il recentissimo Explorers of the Nile, di Timothy Jeal racconta la maledetta missione di Burton & Speke verso le Montagne della Luna, e oltre.
Avventura, maneggi politici, i primi effetti dei media…

C’è altro?
Oh, certo… i vittoriani, i corsetti, il gin, le donnine, l’ipocrisia…
Il testo definitivo è The Worm in the Bud, di Ronald Pearsall, ovvero tutto ciò che avreste sempre voluto sapere sul sesso nell’epoca vittoriana, e non avete mai osato chiedere.
Esaustivo e tassonomico in maniera assolutamente imbarazzante.
Però è un classico.
E per fare buon peso, ci mettiamo assieme The Good Old Days, di Gilda O’Neill – compendio di crimine, corruzione, omicidi e rivolte nella Londra vittoriana.
Perché la legge e l’ordine sono una gran cosa, a patto che non ci siano né troppa legge, né troppo ordine.

Fine?
Per il momento direi di sì.
Anche qui potremmo aggiungere carrettate di materiale, ma limitiamoci.
Consiglio solo ancora un po’ di narrativa – qualsiasi cosa di George MacDonald Fraser su Harry Flashman, per vedere l’epoca vittoriana e le sue imprese coloniali attraverso gli occhi di un cialtrone vittoriano.
Ma di Flashman ho già parlato ad abundantia.
E poiché allo steampunk non si sfugge, consiglio la bella antologia di Mark Ashley, Steampunk Prime – per farsi un’idea di come fosse la narrativa fantascientifica all’epoca, che non era steampunk, ma che offre modelli, idee, suggestioni. E cosa c’è di meglio, per entrare nella testa di una categoria di persone, che leggere la loro narrativa?
Questo, e una bella edizione completa di Sherlock Holmes (magari quella illustrata della Wordsworth, che costa come due biglietti del tram?) possono aiutare a creare l’atmosfera.
Poi sì, ok, Dickens, Kipling, Rider Haggard, Meredith… ma queste cose le sapete già.

E aggiungo, come outsider di lusso, un volume di difficilissimo reperimento – ahimé – che vale tanto oro quanto pesa.
Si tratta di Comme il Faut, manuale “culturale” per il gioco di ruolo Castle Falkenstein, che contiene un assoluto concentrato di cose vittoriane – come piegare i biglietti da visita a seconda delle occasioni, il linguaggio del ventaglio per le signore, le linee ferroviarie, la stagione e gli eventi sociali… il sistema ed il mondo di gioco restano una patina sottlissima per quello che è, a tutti gli effetti, un manuale su alcuni degli aspetti più insoliti della vita in epoca vittoriana ed edoariana.
Per non parlare della bibliografia!
Illustrato con le tavole di William Dana Gibson.

Musica?
Ammetto che Gilbert & Sullivan mi fanno abbastanza schifo – meglio Edward Elgar, le Enigma Variations e naturalmente Pomp & Circumstance.
Molto adatto all’impero.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “Alla corte di Vittoria

  1. MAGNIFICO!!! 😀
    Grazie davvero!
    Di tutti i libri che hai consigliato ho letto solo : What Jane Austen Ate and Charles Dickens Knew (che mi è piaciuto moltissimo!) tutto il resto mi manca (Che dramma!) e ovviamente mi incuriosisce.
    Mi piace moltissimo lo spirito con cui hai fatto questa bibliografia, sapevo di poter contare su di te…. 😉

    Ultimamente quello che ho trovato è sempre un po’ orientato allo Steampunk e invece sinceramente ero proprio curiosa di approfondire il periodo storico guardandone gli aspetti più affascinanti e curiosi ma senza cercare per forza l’anima steampunk..
    Concordo con te che Elisabetta è molto molto più affascinante che non la regina Vittoria che se ne sta lì un tantino monolitica e noiosetta con la sua collezione di bambole…

    Grazie ancora moltissimo per questi preziosissimi post sei impagabile!! 🙂

    Cily

  2. Adoro!

    L’epoca coloniale, le esplorazioni, le avventure, gli inglesi vittoriani, così odiosi e così invidiabili… Un contesto più unico che raro, tanto da affascinarmi ancora oggi come vent’anni fa, quando iniziai a “studiarlo” per conto mio. In particolare era proprio l’impero coloniale ad affascinarmi. Tra fumetti, romanzi e saggi credo di non averne ancora oggi abbastanza.

    Sappi che Le montagne della Luna è il film che mi riguarderò solo soletto la notte del 25, quando il parentado dormirà sonni popolati da paté e panettoni.
    Questo tuo dossier mi ha pesantemente condizionato nella scelta 😉

  3. Ecco: solo per aver citato il mio adorato “Castlefalkenstein”, a mio modesto parere il più bel gioco di ruolo di tutti i tempi, ti meriti un villino vista-mondomortale sull’Olimpo, nell’ombreggiata pineta Yggdrasil, sul guscio di una Tartaruga Cosmica, raggiungibile via XXII Sentieri eccetera.

  4. Sull’epoca vittoriana effettivamente gli argomenti non mancano, ma a voler ben vedere la “nonna d’Europa” ha regnato per più di sessant’anni, perdipiù durante un’epoca di grandi trasformazioni non solo per il Regno Unito ma per tutto quanto il mondo.
    Basti pensare alle unificazioni di Italia e Germania, alla Guerra Civile Americana, agli sconvolgimenti politici e sociali derivanti dalle rivoluzioni industriali, al periodo del Rinnovamento Meiji in Giappone, e via dicendo.

    Fra tutti i titoli che segnali sul mio scaffale c’è solamente Impero di Ferguson, comprato durante l’abbuffata estiva prima della legge sugli sconti, ma ancora da leggere.

  5. Acc e ci tiri fuori queste meraviglie così, sotto sotto Natale, quando non possiamo più chiedere regali di Natale perchè sono stati decisi?
    Averli avuti prima questi titoli!

  6. Un post davvero bellissimo, mi è piaciuto tanto, grazie (ho trovato il link sul FB di McNab).

    Che il pacifico regno della Regina Vittoria fosse stata una lunga serie di guerre l’avevo intuito al museo della guerra di Edimburgo, vedendo tutte quelle spade prese ai sovrani indiani sconfitti e alle miriadi di decorazioni che si sono distribuite in quegli anni agli ufficiali inglesi… e dopotutto il Dr. Watson era reduce dalla guerra in Afghanistan!

    Inoltre le Montagne della Luna resta uno dei mie film preferiti 🙂

  7. Ti leggo sempre con piacere, ma pezzi come (per esempio) questi ultimi andrebbero veramente raccolti come sussidi di studio: divertentissimi e di stile scintillante, ricchissimi d’informazioni, pieni d’idee e aperti a percorsi alternativi… una vera delizia. Grazie davvero.

  8. omamma, sto via tre giorni e trovo una lista di spunti di lettura bastevole per un anno. Ma quante ne sai!

  9. @Franco
    Grazie per l’apprezzamento.
    In fondo sono divertenti… è come rimettere in ordine la biblioteca, ma senza il lavoro fisico (per il quale sono notoriamente inadatto).

  10. Pingback: Al cuore dell’Impero « strategie evolutive

  11. Pingback: Ambientazione – Comme il Faut (All things right and proper) : Victorian Solstice

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