strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Se credete a questo, trovatevi uno psichiatra (1)

80 commenti

Questa è una serata anomala al piano bar del fantastico.
La cosa è partita con una chiacchierata con alcuni amici online, riguardo al treno espresso che compare nel primo capitolo del romanzo Il Signore degli Anelli.
da questo increscioso fattarello siamo passati a discorrere del genere abitualmente definito fantasy, ed il panorama si è rivelato desolante.
Quando delle persone dotate di una intelligenza vivace mi vengono a dire che George R.R. Martin è un grande autore, o peggio ancora, un autore coraggioso, è palese che qualcosa è andato molto molto storto.

Il problema, è ovvio, è che non esistono nel nostro paese né una base solida e facilmente reperibile di classici del genere, né una critica degna di questo nome che si occupi del fantastico.
Manca una memoria storica, per cui la frase colta in libreria durante le feste, che

cioè, Tolkien è quello che l’ha inventato, il fantasy…

non fa affatto ridere.
È semplicemente preoccupante.

Spinto dalla compassione, mi piacerebbe fare qualcosa, ma cosa posso fare?
Io sono un blogger di provincia.
Proporre una reading list, ecco, una bella lista di venti titoli essenziali per capire che il fantasy non è solo Gronk il Barbaro che spacca crani schizzando attorno brani di materia grigia, né solo Borlamir di Frangopian alla ricerca dell’artefatto dei Tuatha-de-Danann, né la solita storia coi soliti draghi.
Né questi mondi in cui la magia è fatta di regole, libri stampati, corsi di formazione, come un dannato lavoro da co.co.co.
Una bibliografia per rimettere Martin al suo posto (fra i mediani, non fra le punte), per mostrare che la magia può essere magica, e che il genere è ampio, vivace e colorato come un vastissimo mosaico – e si dannino i bastardi che ci vogliono ridurre a tre tessere, tutte dello stesso colore.
Piastrellisti e non editori.

Il problema, tuttavia, è che una bibliografia, per essere sensata, e utile, deve essere accessibile e disponibile.
A poco serve se cito venti titoli, e poi non li si riesce a trovare, a leggerli.
O li si trova solo in originale.
O li sitrova solo sulle bancarelle.

Vediamo.
Qualcosa proveremo a fare… questa è la prima puntata.

Scrivere è una truffa. Viriconium manipola le aspettative mappa-territorio per implicare una profondità che non c’è. Tolkien fa la stessa cosa. O pensate che Tolkien in qualche modo riesca a scaricare un vero territorio nel vostro soggiorno? Se credete a questo, trovatevi uno psichiatra. [M. John Harrison]

Il miglior libro che mi venga in mente per fare avvicinare al genere fantasy una persona che il genere non lo frequenti, o peggio, lo rifiuti, è Il Mastino della Guerra, di Michael Moorcock.
I motivi sono molteplici – si tratta di un romanzo breve (circa 200 pagine), ben scritto, con una ambientazione storica affascinante (la Guerra dei Trent’anni). Ed è un romanzo alimentato da una grande immaginazione, che abbraccia senza scuse o giustificazioni il fantastico fin dalle prime righe, accoppiandolo alla vicenda storica, mostrandoci il legame, il contrappunto.
La trama si riassume in due parole: Lucifero ingaggia un mercenario affinché gli recuperi il Grail, che Satana vuole usare per lenire i dolori del mondo, e così tornare in buoni rapporti con Dio.
Non che sia un lavoro facile.
Il mastino della Guerra lo pubblicò Nord negli anni ’80, Fantacollana.
In originale si intitola The War Hound and the World Pain.

Poi c’è La Spada Spezzata, di Poul Anderson, originariamente pubblicato da Fanucci, e ristampato l’anno passato. Uscito nello stesso anno de Il Signore degli Anelli, è solidamente basato sul folklore scandinavo, e non ha nulla di consolatorio o “carino” – è una storia brutale di alienazione e destini ineluttabili, scritta benissimo e molto, molto diversa da quello che si definisce oggi High Fantasy.
Poiché le fonti, se non gli intenti, sono le medesime di Tolkien, si incontrano curiosi casi di omonimia.
L’ambientazione è pseudostorica, il dettaglio è curatissimo, la trama una inarrestabile corsa verso il Gotterdamerung.
Dove esiste il Fato, non esiste la Speranza.
Anche questo viaggia sulle 250 pagine, ed è indispensabile.

Il Castello d’Acciaio, di Lyon Sprague de Camp e Fletcher Pratt è la dimostrazione che il manico di scopa infilato su per le terga degli attuali fan del fantasy è una aberrazione recente. Qui, un gruppo di matematici newyorkesi trova un sistema, una matematica della magia, che permette loro di shiftare in mondi che sono basati su opere letterarie… l’Edda scandinava, il Faerie Queene, l’Orlando Furioso… potete immaginare le conseguenze. Anzi no, non potete – leggete il libro, che da noi pubblicò la solita Nord.
Questo è fantasy razionalizzato, lieve, umoristico.
Si ride, e si ride spesso, e il livello della narrazione è maledettamente solido. Incredibile, che l’abbian scritto a quattro mani un ingegnere e uno storico militare.
L’idea qui non è di flettere poderosi muscoli e compensare le carenze dei lettori adolescenti, ma di giocare con l’intelligenza.

Alla voce flessione di muscoli poderosi, Le Trame dell’Oscurità, di Karl Edward Wagner, è un bel baraccone di sword & sorcery e orrore lovecraftiano, con un anti-eroe cupissimo e col senso dell’umorismo di un pugno al diaframma.
Come sempre l’immortale Kane, maledetto dal suo dio per aver strangolato il proprio fratello (sì, è una storia che avete già sentito, ma non come ve l’hanno raccontata), è in cerca di un trono sul quale sedersi per l’eternità. Come sempre i suoi piani andranno spettacolarmente storti.
Scritto meravigliosamente, rimette in prospettiva la volontà di potenza e le altre baggianate del genere eroico, e le distrugge: e se il nostro eroe si comportasse come un sociopatico violento perché è un sociopatico violento?
Lo stampò Sevagram, e poi Mondadori.

Ma lasciamoci alle spalle i muscoli poderosi e pensiamo alle ossa doloranti – un vecchio mercenario irlandese assoldato come buttafuori di una birreria, durante l’assedio di Vienna da parte dei Turchi, comincia a notare alcune stranezze nel posto in cui lavora.
Il padrone fuma serpenti essiccati.
Ma forse anche i turchi sono qui solo per la birra, e forse c’è qualcosa di speciale, in quella birra.
E poi c’è tutta questa strana faccenda di Re Artù…
Tim Powers, The Drawing of the Dark, che Nord tradusse da noi come Il Re Pescatore è piuttosto diverso da quello che leggete di solito.
È per questo che è in questa lista.

Ed ora accendiamoci il camino con il manuale base di Dungeons & Dragons e cerchiamo un mondo che sia davvero magico – il mondo di Rats & Gargoyles, di Mary Gentle, che Fanucci pubblicò in maniera inammissibile come Il Tramonto degli Dei. Cercatevi l’originale: un mondo quasi-elisabettiano con cinque punti cardinali complanari e ortogonali fra loro (pensateci), in cui la scrittura è fuorilegge, governato dalle regole dell’alchimia rinascimentale, in cui l’umanità è subordinata a divinità incarnate in statue, che usano topi antropomorfi e gargoyle come intermediari.
E dove cova la rivoluzione.
E i Soldati sapienti, che servono il Collegio Invisibile, e che sono qui per prendersi cura di orrori più vasti.
Ma è leggermente più complicato di così.
Ed è magico, ma per davvero.

Un outsider?
Viriconium, di M. John Harrison.
Dopotutto abbiamo cominciato con lui.
Un fantasy nel quale si ipotizza che il fantasy sia una trappola, un inganno al quale sottrarsi, una lusinga da rifiutare.
Un fantasy senza una mappa, con riferimenti mutevoli, in cui il territorio conta quanto i protagonisti, in cui tutti i cliché della High Fantasy vengono annientati, e la vita reale prende progressivamente il sopravvento, che vi piaccia o meno.
Perché se credete che sia un balocco inventato per il vostro sollazzo da un amabile vecchio accademico, forse conviene che vi cerchiate uno psichiatra.

Fine della prima puntata.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

80 thoughts on “Se credete a questo, trovatevi uno psichiatra (1)

  1. Non capisco l’assenza di Lankhmar da questo bellissimo elenco…

  2. bravo bravo bravo
    questo è ciò che serve, esattamente ciò che serve.
    ogni tanto penso la stessa cosa della musica, che servono cose a metà strada, per allenare le orecchie dei nostri sedicenni
    c’è questa frattura, tra il bellissimo o e la merda, che non sai cosa metterci in mezzo per tentare di ricomporla, che tutto non vada a sultane. E serve davvero qualcuno che metta le pietre per attraversare il guado
    bravo bravo bravo, con sentita stima a questo approccio
    poi a me del fantasi non frega più di tanto, ma questo non c’entra con l’approccio, diffonderò, per quel che posso.
    bravo!

  3. Mi permetto di fare un commento riguardo all’introduzione di questo articolo.

    Succede anche a me in campo horror: tutte le volte che sento dire che Stephen King è il migliore mi arrabbio da morire. Ci sono autori meno noti di gran lunga più bravi del Re. Potrei farti una lista di almeno venti nomi. Poi però mi rendo conto che il lettore medio, quello che legge ciò che trova in libreria, non va alla ricerca di qualcosa di diverso.
    E allora ok: King e Martin sono “i migliori”, gli altri sono dei perfetti sconosciuti. Attenzione: a me piacciono entrambi, ma mi rendo conto che di certo in giro c’è roba di qualità molto superiore.
    Però, tutte le volte che faccio presente che King non è l’horror, mi prendo i complimenti dai lettori forti che seguono il mio blog, e le solite accuse di spocchia dagli altri.
    Guarda, senza andare lontano è capitato a Capodanno. Si parlava di passioni e un amico mi ha accusa di leggere “quegli autori sconosciuti” solo per darmi delle arie. Eh già.
    Se non leggi Faletti e Saviano sei snob, se citi gli “sconosciuti” Arona, Pratt, Keene o la Gentle ti guardano in cagnesco.
    Il punto secondo me non è far filtrare questo concetto – Tolkien non è il fantasy (o King non è l’horror) – agli appassionati, bensì ai profani. Solo che non so se ai profani interessa…

  4. Ok, io mi segno i titoli e poi vado di spedizione punitiva in libreria.
    Quello che, leggendo il tuo commento, mi interessa di più, è (indovina un po’) le trame dell’ oscurità.
    Dato che mi sento chiamata direttamente in causa, ci tengo a precisare che non ho mai pensato che Tolkien avesse inventato il fantasy, anche perché sono troppo ignorante in materia per poter dire una cosa del genere.
    Certo, devo ammettere una cosa: tutte le volte che mi sono avvicinata al reparto fantasy in libreria, non ho mai trovato nulla che potesse richiamare la mia attenzione. Però d’ora in poi ci starò un pochino più attenta.
    Grazie per la lista!

  5. Due ne conoscevo e altri due ne ho letti, e non sono un lettore fantasy accanito. Penso che il discorso educativo possa essere fatto, e vada fatto, per tutti i generi. Io mi trovo sempre a spiegare che il pulp no, non è un genere letterario ispirato ai film di Tarantino (cosa resa più difficile dal fatto che a me i film di Tarantino piacciono). Ho l’impressione che in un paese di lettori deboli avere due o tre nomi di riferimento per ogni genere convenga all’editoria. La varietà da un punto di vista commerciale è dispersiva. Le cose possono cambiare un po’ con l’affermarsi dell’ebook.

  6. Sono arrivato in ritardo ma quoto in todo quanto detto da Lucia. Personalmente non ho mai pensato che Tolkien abbia inventato il fantasy, né che sia una cima. Semplicemente a me piace e in questo non ci vedo nulla di male. Ho già confessato la mia totale ignoranza verso il genere che non mi ha mai attratto. Sono ignorante in molte altre cose e il mio obiettivo è cercare di rimediare, nei limiti del possibile, ma come già detto non mi basterebbero due vite per leggere tutto ciò che vorrei.
    Comunque gran bel post, ti ringrazio per i suggerimenti. in libreria ho trovato “il re pescatore” da te citato e un libro di Moorcock che però non è il mastino della guerra ma “La figlia della ladra di sogni”. Da quale inizio? 😉

  7. Con te e la tua immensa cultura non ci litigo, Davide, perché me la prendo solo coi più piccoli. 😛
    Grazie della lista, Parto con la ricerca.

  8. Credo, come dice Alex, che nelle librerie si faccia opere di disinformazione su tutti i generi del fantastico, dal fantasy all’horror, passando anche per la fantascienza. Questo è desolante e triste, se si pensa che ovviamente lo si fa perché si antepone la commercialità dell’autore rispetto alla qualità delle storie.

    Sul fantasy in sé non sono mai stato un esperto o appassionato. Ai tempi di D&D mi bastavano le giocate di ruolo per saziare la mia voglia di fantasy, però a livello di letture non sono mai andato oltre Tolkien e Brooks, anche se per ora la mia esperienza più bella in campo fantasy è stata quella di leggere l’intero ciclo di Conan di Howard. Quindi il tuo articolo lo reputo veramente eccezionale e utile. Finalmente uno sguardo a 360° su un genere che non è solo i soliti noti degli scaffali delle librerie.

    Attendo con impazienza la seconda puntata dell’articolo. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

  9. Scusate il doppio post, non so che ho combinato. WordPress e l’ipad a volte non si piacciono.

    Le Trame dell’oscurità era in Urania fantasy, se non ricordo male.

  10. Ottimo articolo e complimenti per La Spada Spezzata e Il Castello d’Acciaio due ottimi libri spesso sottovalutati o ignorati.

  11. GRAZIE per questo articolo! 🙂
    In primis perchè almeno la smetto di sentirmi un’aliena quando dico che Martin mi lascia piuttosto tiepidina e che lo trovo tendenzialmente noioso.

    Bella lista di titoli! 😀
    Di cui ho letto solo “Il Re Pescatore”.
    Conta che il mio approccio con il Fantasy è stato assolutamente selvatico.
    Compravo i libri usati o nelle bancarelle per via dei prezzi e soprattutto perchè a casa mia figurati se mai qualcuno mi avrebbe regalato un fantasy qualunque.
    Uno dei parametri di scelta era il numero di pagine. Compravo i libri alti con tante pagine che costavano il meno possibile. Questo mi garantiva più tempo nella lettura. Era l’epoca in cui ancora non si annacquavano i romanzi…

    All’inizio mi piaceva leggere soprattutto le donne.
    Diciamo che con Darkover e la Bradley in genere mi andava bene, i libri non necessitavano di essere letti in ordine.
    Invece con Anne Rice mi sono resa conto che esistevano cose chiamate TRILOGIA, CICLO e che nelle bancarelle non si trovavano tutti i volumi e anzi spesso l’editore non aveva stampato TUTTI i volumi.
    Quanto ci sono rimasta male!!!
    Da lì ho cominciato ad andare in libreria e devo dire che non ho preso mai fregature, libri migliori o libri peggiori certo, ma mai immondizia. Te lo immagini farlo oggi?

    Quando è arrivato Tolkien avevo già letto molto e devo dire che mi piacque ma lo trovai anche un po’ noioso per delle cose e mi ricordo che mio fratello che invece ha conosciuto il fantasy con Tolkien mi criticava sempre perchè ero prevenuta secondo lui… 😦

    Per la serie a volte ritornano…sapessi a Natale la tirata di mio fratello su Martin!!!E di nuovo non capisco niente di fantasy… 😦

    @Mcnab
    La verità è che aspettano le feste…Natale e Capodanno per averti sotto tiro!
    Le feste istigano sempre certi argomenti carini almeno nei miei confronti…forse perchè di solito sono piuttosto sfuggente… 😉

    Cily

  12. Ottima iniziativa!
    Il problema è che in Italia chi può apprezzare questi titoli se ne sta alla larga perché fa l’equazione “Fantasy = Immondizia”, mentre chi dice di apprezzare il genere non ha la forma mentis per riconoscere il valore di opere più originali e intelligenti.
    Le cose possono migliorare solo riuscendo a fare accettare i generi letterari (non solo Fantasy naturalmente, ma anche Fantascienza e Horror) a quei lettori “forti” che solitamente stanno lontatno da questo tipo di opere. Mi sembra invece una battaglia persa dall’inizio quella di cercare di “educare” i lettori di vampiri innamorati e best-seller vari.

  13. Grazie per le segnalazioni! Il Castello d’acciaio l’ho trovato fantastico, in tutti i sensi, e lo rileggo sempre con gioia. Ho apprezzato anche La spada spezzata, pur essendo una fan dell’happy end…Gli altri titoli me li andrò a cercare in biblioteca. Il mio primo approccio con Moorcock non è stato felice, moooolti anni fa, (e non ricordo il titolo. era una storia tremenda, e l’avevo trovata su una bancarella), ma a furia di leggerne da voi mi è venuta voglia di riprenderne in mano qualcosa, e vedrò se lo trovo. Buon anno, e buon lavoro!

  14. Chissenefrega di Tolkien!
    Quel che trovo intollerabile in questo post è un’altra cosa: qua si vuol rimettere Martin al suo posto. Quale azzardo, quale ignominia, qual arroganza!

    (ok, prima di essere bannato e maledetto, o semplicemente frainteso – seeee… – ecco due paroline due a supporto del autore di fantasy preferito.)

    Non ho alcun dubbio sulla qualità e i meriti dei titoli che elenchi. Probabilmente Martin deve qualcosa ad ognuno di loro. Ma per quella che è la mia esperienza (di quelli che citi ho letto solo Anderson, de Camp e la Gentle), i motivi per cui trovo Martin originale e per queato interessante sono la ricchezza estrema delle sue caratterizzazioni, la profondità delle relazioni, la complessità dell’affresco. la coerenza dello sviluppo.
    Al contrario di, chessò, King, nelle Cronache non si scorge mai il telaio che sorregge la narrazione e la trama scorre naturale per tutte le sue migliaia di pagine. (Il che è davvero incredibile!)

    Per tornare alal citazione iniziale: “Scrivere è una truffa. Viriconium manipola le aspettative mappa-territorio per implicare una profondità che non c’è. Tolkien fa la stessa cosa. O pensate che Tolkien in qualche modo riesca a scaricare un vero territorio nel vostro soggiorno? Se credete a questo, trovatevi uno psichiatra.

    Scrivere è una truffa. Una truffa che vede il lettore come complice più o meno consapevole. La profondità non è MAI (solo) nel testo, ma nella testa di chi lo frequenta.

    BTW Io ho sempre pensato che uno psichiatra Harrison lo frequenti da ‘mo! 🙂

  15. Ottimo articolo. Concordo pienamente con quanto espresso sia da te che da Mcnab.
    Sono arrivata in questo tuo spazio tramite il link postato da Cyberluke: mi piace il tuo blog e lo piazzo subito tra i Feed seguiti. 🙂
    Buona giornata!

  16. Grazie a tutti per i commenti.

    @Umberto
    Questa è la prima puntata, dammi tempo.

    @Mcnab & Gianluca
    Concordo sul fatto che esistano atteggiamenti a monte che non facilita le cose – è una delle conseguenze nefaste del vivere in un paese in cui la lettura è una attività “insolita”.

    @Andrea
    Ora cancello il commento doppio.

    @Lucia & Gian
    Tutti subito a dissociarsi, eh? 🙂
    Sì io Tolkien l’ho letto ma non ho inalato… io non leggo fantasy è il fantasy che continua a molestarmi 😀
    Io non faccio un discorso ad personam, e credo sia una buona occasione per tirar fuori dallo scaffale e spolverare un po’ di buoni libri.
    Poi non si vuol convincere nessuno.

    Ah e, Gian… parti col libro di Powers – quello di Moorcock è un’appendice ad una serie.

    @Iguana
    Non dubito affatto che Martin al momento sia il meglio disponibile.
    Il problema è proprio che c’è un sacco di roba che non è disponibile.
    Sarebbe bello ci fosse più scelta, sarebbe bello arrivare a Martin… o a qualsiasi altro autore… con un po’ di esperienze positive alle spalle, e non dopo aver guadato la palude delle ciofeche.

  17. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  18. Quasi dimenticavo…

    Bentrovata Dalailaps… gli amici di Cyberluke sono nostri amici!

  19. Ma no, Davide!

    Uno prova a montare un po’ di polemica è tu lo spegni così, senza nemmeno una risposta velenosa, o un guizzo di prosopopea?

    Cavoli, non ci sono più i blog di una volta! 🙂

    (a parte gli scherzi, hai voglia di spiegarmi quali sono secondo te i limiti di Martin? Perché, ok, io sono un fan, però leggere una critica ragionata da parte di un lettore come te mi farebbe sol piacere.)

  20. Ehi, ehi, ma io non mi sto dissociando da nulla: sono una fan di Martin (sfegatata, aggiungerei) e sono rimasta anche incantata da Tolkien, solo che, non conoscendo il genere, non pretendo di dire che lo abbiano definito questi due autori.
    Sull’ horror, per riallacciarmi al discorso di Alessandro, devo dire che anche a me suscita un certo fastidio sentire che molta gente si ferma a King. Ma purtroppo è così che accade, quando nelle librerie c’è davvero poca roba buona disponibile. E accade così anche perché ognuno ha le sue ossessioni e i suoi generi di riferimento ed essere onniscienti è impossibile, dato che si tratta di una mole sterminata di cose da leggere. Io credo, per esempio, che Simmons sia un autore definitivo nell’ horror. Ma in quanti lo hanno letto? e non perché son cretini, ma perché è difficile da trovare.
    Appunto per questo la tua lista è interessante e apre nuove prospettive in chi, come me, non ha avuto la voglia, in passato, di andare a scartabellare nel fantasy come invece ho fatto nell’ horror.

  21. Guarda, Iguana, qui la faccenda sta prendendo una piega curiosa – tanto per cambiare sono diventato di nuovo quello che parla male di Tolkien e ora pure di Martin.

    Ribadisco qui la mia posizione, poi vedrò di esplicitarla meglio nei prossimi post (ammesso che sopravviva per farli) – io non ho presentato i sette libri qui sopra come “meglio di…”, ma come utili (a mio parere, certo) per avvicinarsi al genere ed avere una immagine un po’ più completa del genere.
    Per poter dire che [mettici il nome che ti pare] è il meglio che ci sia, sarebbe bello poter operare dei confronti, ragionarci sù.
    È il massimo anche perché non c’è altro, ammettiamolo, è molto avvilente.

    Detto ciò, io trovo Martin prolisso (non solo un problema suo), lontano dai miei gusti (ancora, un problema mio) e troppo “hard”… a questo punto mi leggo un buon romanzo storico ambientato durante la guerra delle Due Rose, e il bilancio di cassa è lo stesso.
    Ma il motivo è anche, io credo, che avendo conosciuto Martin come autore di fantascienza con idee ed esecuzioni notevolissime, nella sua incarnazione fantasy mi lascia un po’ poco.

    Ma poi, come al solito, non è che io abbia un problema con Martin.
    Sono i fan di Martin, quelli a cui mi piace dare dei pizzicotti 😀

  22. Sono un grande fan di Martin, quindi incasso.
    Riguardo alle scelte proposte, mi sembrano interessanti. Di alcuni autori volevo parlare quest’anno anche sul mio blog.
    Fra i titoli che proponi, ho letto solo “La spada spezzata” di Anderson e ne sono rimasto estasiato. Piccolo inciso, l’edizione che si trova in commercio è riveduta nel 1971 e in una recensione di Moorcock lessi che si trattava di una versione edulcorata rispetto all’originale.
    Ovviamente sono un fan di Moorcock, ma ho letto solo il ciclo di Elric (anche se ho da parte il Campione Eterno, o quantomeno quello che ha pubblicato la Nord).
    Di Tim Powers conosco solo “Mari Stregati” ma immagino non sia il suo capolavoro…
    Poi personalmente a me piace molto David Gemmell (il ciclo dei Drenai) anche se alla fine scrive sempre la stessa storia.

  23. @Solomon
    Nel lontano… mah, 1993, durante una conferenza sul fantasy, stanco dopo due ore in cui mi si era parlato solo di Gemmel, feci una domanda citando Howard, Anderson, Moorcock… le due raffinate conferenziere mi buttarono fuori a insulti.
    😀
    “Gemmel è il fantasy!” mi dissero.
    Segno che questa perdita della memoria (per ovvi motivi commerciali) non è proprio l’ultima novità.

    Per il resto – la spada del ’71 più che edulcorata è ripulita da un sacco di prosa turgida (che probabilmente Moorcock preferiva)… contenutisticamente credo cambi poco, semplicemente scorre un po’ meglio… qualcuno ha parlato di Anderson, autore maturo, che mette una mano sulla spalla a Anderson, autore pulp, e lo aiuta a dare una ripulita al testo.

    Di Powers, Mari Stregati a me è piaciuto – ma l’ho letto in originale, e credo che tradurre Powers possa essere una gran brutta gatta da pelare.

  24. Quando delle persone dotate di una intelligenza vivace mi vengono a dire che George R.R. Martin è un grande autore, o peggio ancora, un autore coraggioso, è palese che qualcosa è andato molto molto storto.
    Una bibliografia per rimettere Martin al suo posto (fra i mediani, non fra le punte), per mostrare che la magia può essere magica, e che il genere è ampio, vivace e colorato come un vastissimo mosaico – e si dannino i bastardi che ci vogliono ridurre a tre tessere, tutte dello stesso colore.

    Non stai parlando male di Martin, lo stai ridimensionando alla misura di autore medio, rispetto alla grandezza che gli viene attribuita da più parti. Il che, lo dico a scanso di equivoci, va benissimo, ci mancherebbe. Che poi sia forse l’unico autore fantasy* che io riesca a leggere con gioia, dedizione e trasporto, beh… ognuno di noi ha i suoi difetti. 🙂

    E tanto per rimanere in tema, io non credo che la letteratura sia una gara.
    Come dici tu stesso non è “meglio di …” il punto. Il punto è semmai cosa ci riesce a trasmettere una data lettura. E a quel punto ci sta benissimo che per qualcuno Martin sia il massimo.
    E non è nemmeno questione di varietà di scelta (che, neanche a dirlo, concordo con te nel ritenere che dovrebbe essere la più ampia possibile), ma di capacità di intercettare, coscientemente o meno, un bisogno. Bisogno che evidentemente al momento è soddisfatto dalle Cronache. (Tanto per dire, nel caso di Martin è il marketing che è andato dietro al successo della serie, non il contrario).

    Per tornare a bomba sul’opera, capisco i giudizi di “prolisso” o “lontano dai miei gusti”, ma troppo “hard”?
    (e no, ti assicuro che se forse partiva come la Guerra delle due Rose, ormai la situazione è letteralmente esplosa, ed è meraviglioso e fantastico come mai prima. )

    In quanto alla sf di Martin, secondo me ha scritto delle gran belle cose, ma oh… le Cronache sono davvero altro.

    * fantasy pseudo-storico con cavalieri, magie, et contorni guerreschi vari.

  25. Scopro soltanto ora questo blog e spero presto di recuperare tutti i post. Inoltre mi sembra in linea con Gamberi Fantasy.

    Non posso che concordare con la tua lista, comprerò i libri mancanti che superano la metà!

    Grazie per i consigli!

    A presto Lordbad,

    Un saluto dal blog Vongole & Merluzzi

  26. No, ok, un attimo.
    Io credo che il ridimensionamento non sia da operare sull’autore, ma sulla percezione dell’autore.
    Premesso che nessuno campa quarant’anni scrivendo in un genere senza avere delle qualità e una fascia di pubblico che lo gradisce, ciò che mi pare storto è sentir parlare di Martin coi toni che io userei, per dire, per Gene Wolfe.
    Il problema è che se dico Gene Wolfe, la risposta è “Gene chi? Ma chi, quello dei KISS?” 😉

    Per ciò che riguarda le Cronache, fin dove sono arrivato io (poi la pazienza mi ha abbandonato), Martin non ha inventato nulla che non avessi già letto altrove, probabilmente in un momento in cui avevo più tempo o più voglia per certe cose.
    Anche in termini di linguaggio – e qui possiamo fare dei confronti coi vecchi romanzi SF di Green Martin (lapsus!… tendo a incrociare George R.R. Martin e Martin R.R. Green) – si tratta di un approccio molto piatto e… “trasparente”, come direbbe Ike Asimov.
    A me piacciono autori un po’ più complicati, non voglio essere preso e portato per mano, voglio perdermi, almeno per un po’.
    Poi, ok, son trentamila pagine, ammettiamo che ce ne vogliano alcune migliaia per scaldare i motori ed io sia crollato con troppo anticipo…
    Semplicemente, qui ed ora*, non lo trovo eccitante, nei termini in cui io trovo eccitante un autore di fantasy.

    Ma anche qui, il discorso sta prendendo una piega sbagliata, perché non voglio fare Martin vs Wolfe, o vs Harrison, o vs chi ti pare.
    Non è una corsa, esattamente.
    Mi piacerebbe però poter dire, “M. John Harrison mi trasmette qualcosa che George R.R. Martin non mi trasmette”, avendo qualcuno che mi risponda con “Che romanzo di Harrison?” e non con “Harrison chi?”
    Mi piacerebbe sentirmi dire “Martin è un genio perché fa cose che non vedevo fare dai tempi di Mervyn Peake”, non “Martin è grandissimo, ma a me il fantasy non piace, quindi non ho letto altro.”

    Come accennavo de commenti più sopra, nella prima metà degli anni ’90, sembrava che esistessero solo Gemmel e Turtledove, perché l’unico editore vivo del genere pubblicava quelli, e voleva pompare quelli, non il back-catalog.
    Credo sia stato l’inizio di un periodo abbastanza odioso.

    *mi riservo il diritto di rileggermelo fra vent’anni e dire, “Ma guarda! Ed io che me lo sono perso finora!”
    D’altra parte, fra vent’anni sarò probabilmente rimbambito, quindi ci sta abbastanza… 😛

  27. PS: e poi tanto, Iguana, lo sai che alla fine arriva Marco e noi due ci facciamo entrambi la figura dei fessi, vero? 😉

  28. — Per ciò che riguarda le Cronache, fin dove sono arrivato io (poi la pazienza mi ha abbandonato), Martin non ha inventato nulla che non avessi già letto altrove, probabilmente in un momento in cui avevo più tempo o più voglia per certe cose.

    A me piacciono autori un po’ più complicati, non voglio essere preso e portato per mano, voglio perdermi, almeno per un po’.–

    Oddio è esattamente la sensazione che ho avuto quando ho provato a leggerlo…
    Davvero alla fine è questione di gusti e di cosa ci si aspetta.

    Errata Corrige del mio messaggio precedente:
    l’autrice non era Ann Rice OVVIAMENTE (perchè la odio!) ma Anne McCaffrey!
    Accidenti a quando scrivo facendo mille altre cose! 😦

    Cily

  29. Beh Davide tutti ottimi titoli, e ottima discussione.
    Per quanto mi riguarda mi trovo a metà tra le due posizioni.

  30. … Che forse è la posizione più ragionevole, Nick 😉

  31. Grunt. Ho nel carniere i primi cinque titoli che citi, stimo anche altri grandi autori e autrici e non so come collocare GRR Martin. Nel senso che ricordo i suoi 25 anni di SF, a livello non certo basso, e i primi tre libri del suo ciclo fantasy mi hanno impressionato.
    Per me il fantasy al suo meglio sa si sangue e sudore, lacrime e odore di zolfo. Gemmel? Chi ha detto Gemmel? Se lo ripetete tre volte arriva Waylander!
    Impressionante vedere come si parte con simil-schieramenti a ogni minimo tintinnar di spade.

  32. Ma infatti.
    Questa non è una guerra.
    È una situazione nella quale dai nostri scaffali sono scomparsi una marea di titoli.
    Proviamo a ricordarceli, magari a rileggerli.
    Poi ciascuno ha le sue preferenze – ed è normale.
    Ma la varietà non ha mai danneggiato nessuno.

    Io personalmente amo il fantasy che mi mostra un mondo diverso e dettagliato con uno stile definito – che poi al suo interno ci siano per forza energumeni che si brutalizzano, beh, discutiamone 😀

    Incidentalmente, parlando di sangue e sudore, mai letto nulla di Glen Cook?
    Sto leggendo un suo romanzo ora (SF, non fantasy) e mi sta distruggendo – in senso buono.
    Grandissimo livello di scrittura, ed un realismo antiromantico da pugni allo stomaco.

  33. Mi segno un po’ di nomi e di libri.

    Confesso di non amare i libri troppo grossi/prolissi, quindi sia Tolkien sia Martin li ho letti poco.
    Tuttavia non posso far a meno di notare che sono autori come Martin che formano i lettori “attuali” sia perché producono narrativa ad un buon livello sia perché forniscono libri a ciclo continuo.

    Il vero problema è portare un lettore che ha iniziato con Martin a leggere altro

  34. Che figo! Non conoscevo questi libri ( non sono una grande fan del genere..o meglio… non mi ci dedico tanto). La tua reading list mi piace!

  35. Sul confronto tra la lingua di Martin e Wolfe non potrei essere più d’accordo. Non è un caso se è stato Martin ad avviarmi alla lettura in lingua inglese. Con Wolfe non ce l’avrei mai fatta.

    Diciamo che Martin ottiene la profondità di personaggi e relazioni con metodi diversi (e credo anche con scopi diversi). A me pare che Wolfe sia molto più interessato alle problematiche individuali, Martin a quelle relazionali. A Wolfe interessa più la morale (e l’estetica), a Martin l’etica (e la politica). Ma ok, son generalizzazioni che lasciano il tempo che trovano.
    A me soddisfano molto entrambi ed è difficile dare dei voti. Ma come dicevamo, non è una gara. Per fortuna!

  36. PS: e poi tanto, Iguana, lo sai che alla fine arriva Marco e noi due ci facciamo entrambi la figura dei fessi, vero?
    🙂
    Eh, ma proprio alla fine,però 🙂

    Mi piace la selezione di questo post – più di quella del secondo.
    Approvo molto l’ intento di mostrare

    che il genere è ampio, vivace e colorato come un vastissimo mosaico – e si dannino i bastardi che ci vogliono ridurre a tre tessere, tutte dello stesso colore.
    Piastrellisti e non editori.

    Varietà di approcci, più che classifiche di merito.
    Putroppo, come Squirek e McNab, temo che chi potrebbe essere interessato a questi titoli non ci si accosterà, mentre i fan duri e puri sono rigidi e tradizionalisti.

    Sulle Cronache non dovrei pronunciarmi, perché ho letto poco.
    In questo momento scorgo su un ripiano alto della libreria Il Gioco del Trono, che ho iniziato un paio di volte senza particolare entusiasmo.
    Non mi vedo imbarcarmi in una saga di molte migliaia di pagine dopo un primo impatto tiepidino in un genere – fantasy pseudostorico – che già di per sè mi attira poco.

    Il motivo per cui ritengo molti dei titoli elencati in questo post più interessanti di Martin sta nel fatto che si tratta di opere che sviluppano in maniera rigorosa, coerente ed esteticamente soddisfacente i presupposti dai quali partono.
    La Spada Spezzata, ad esempio, è una tragedia modellata sulle saghe scandinave; sarebbe assurdo trovare delle pecche in una carenza d’introspezione psicologica o di caratterizzazione “credibile” in senso moderno. Si tratta di un mondo pre-moderno e di una forma narrativa volutamente più vicina all’epica che al romanzo. Anche gli altri romanzi mi sembra “giustifichino” la loro forma e le loro scelte narrative.
    Molto fantasy pseudostorico è l’equivalente dei romanzi d’appendice a sfondo storico. Caratterizzazione e prosa possono essere di livello scarso mentre lo scenario è di cartapesta, ma non è importante, perché adempie la sua funzione di rendere possibili fantasie (di amore o avventura) che non sarebbero possibili in un mondo più moderno o realistico, siano esse la torrida storia col duca tenebroso o la lotta con elfi e maghi contro draghi e troll.
    Mi sembra che gli aspetti di originalità che Iguana vede in Martin – e che Martin probabilmente condivide con autori nuovi di cui sento parlare abbastanza bene come Durham o Abercrombie – siano sostanzialmente l’aver portato il fantasy pseudostorico al livello di complessità di romanzi o saghe storiche vere e proprie. E’ vero che in Martin c’è più libertà perché il mondo è inventato e ci sono razze nonumane, ma sull’altro piatto della bilancia abbiamo il solito megacontinente monoblocco razziale e linguistico. Non mi interessano molto neanche i romanzi storici veri e propri, ma tre o quattro autori che mi piacciono ci sono. Se apro il primo volume delle Cronache di Niccolo di Dorothy Dunnett trovo subito l’elenco dei personaggi – 102, una settantina dei quali attestati nelle cronache del tempo, da Bruges e Lovanio a Ginevra a Milano a Napoli Venezia a Cipro e alla Turchia, e inizio a leggere una prosa che, senza essere quella di Peake o Harrison, è comunque abbastanza flessibile da sorprendere con frequenza e variare con naturalezza in poche righe i registri del dramma e dell’avventura con quelli della farsa e della commedia. La lingua di Martin mi sembra molto rigida, non riesco a immaginarlo capace di quelle variazioni di tono che per me sarebbero necessarie per mandar giù così tante pagine.

  37. Oh, approvo e sottoscrivo.
    Da qualche parte ho definito Martin un autore di romanzi storici coi nomi cambiati e un po’ di magia (ma poca).
    A questo punto meglio la Dunnett, davvero (l’ho letta poco, dovrò rifarmi).
    Meglio Guy Gavriel Kay che fa lo stesso gioco (mi è piaciuto molto A Song of Arbonne, ma è proprio la storia coi nomi cambiati!), che almeno ci mette un linguaggio duttile.

    Felice che la selezione piaccia – erano i titoli di base per un ipotetico corso sul fantasy che non ha mai preso vita (gli preferirono la solita cosa su Carroll…, però fatta da uno con dei titoli, non uno scalzacani come il sottoscritto).
    Ce n’è una terza, ma non so quando troverò il tempo di metterla online…

  38. Io due mazzate a Martin le darei volentieri.

    Non è che ce l’abbia a morte con il Martin autore (che ho letto quasi tutto, apprezzandone parecchio, perfino le temute Cronache – vabbè sugli ultimi due libri sono ancora un po’ indietro, ma Feast è veramente ai limiti della leggibilità), però l’idea che sia “er mejo” mi fa arricciare le budella.

    Martin è bravo – sa quel che fa, sa come incollare il pubblico alla poltrona. Ma appunto per questo mi fa arrabbiare. George, non scrivi più per la tivù. Un libro è un libro, anche se è parte di una saga si suppone sia un’esperienza autonoma e autosufficiente, e lo scopo finale non è tenere il lettore in attesa del prossimo episodio.

    E non ci si può stupire del suo successo. E’ l’autore fantasy più “digeribile” di tutti i tempi. E’ un distillato del fantasy, a dirla tutta – di fantasy vero e proprio c’è poco e nulla. Riassume in sè il peggio che il genere “da scaffale” ha dato negli ultimi vent’anni – una scena di sesso ogni 50 pagine, colpi di scena fini a se stessi, trucidità gratuita in abbondanza ma poca vera “cattiveria”. I fan mi perdonino, ma è schifosamente commerciale.
    Un po’ di coraggio, George. Scrivi qualcosa di FANTASY. Guarda a Leiber, che lo faceva in anni in cui il genere era molto meno sdoganato. La fantapolitica a sfondo erotico è un genere assai più facile e “cool” del fantasy vero e proprio. Per cui perdonatemi, ma per me Martin il fantasy non l’ha riportato in auge – col fantasy Martin c’entra pochissimo.

  39. Il motivo per cui ritengo molti dei titoli elencati in questo post più interessanti di Martin sta nel fatto che si tratta di opere che sviluppano in maniera rigorosa, coerente ed esteticamente soddisfacente i presupposti dai quali partono.

    Potrei dire la stessa cosa delle Cronache, che già nel titolo riassumono e compendiano tutto il lavoro di Martin.

    Mi sembra che gli aspetti di originalità che Iguana vede in Martin […] siano sostanzialmente l’aver portato il fantasy pseudostorico al livello di complessità di romanzi o saghe storiche vere e proprie.

    Non lo so, non ho altre esperienze di letture simili.
    Di certo la complessità e il dettaglio sono due degli aspetti delle Cronache che apprezzo molto.
    BTW il mondo di Martin è tutt’altro che monolitico: culture e lingue diverse sono parecchie e tutte coerentemente sviluppate, accenni a Storia e memoria sono diffusi. I rapporti tra i sessi – intesi sia come rapporti di genere sia come rapporti propriamente sessuali – insieme alla consapevolezza dei rapporti di potere, ovunque si abbiano a mostrare, e delle diverse etiche che sottendono, sono un altro aspetto degno di attenzione della storia (checché ne dica visanideth qui sopra).

    Poi è vero, la prosa di Martin è piana, non raggiunge mai le vette di altri autori, ne mostra particolare varietà di accenti (anche se i personaggi sono perfettamente distinguibili, non appena aprono bocca). Ma non è rigida o poco malleabile, è semmai programmaticamente comprensibile.
    Del resto Martin non ha le velleità di un Harrison. Scrive intrattenimento. E lo fa molto molto bene.

  40. Ma guarda Iguana che secondo me il principale pregio di Martin è proprio la prosa. E’ un “tecnico” eccellente, scrive molto bene e da “critico” fatico a trovare una brutta pagina nei suoi libri (sesso superfluo a parte, ma è una mia pet peeve). Il problema è più che altro come le tiene insieme – trovo Martin un mediocre narratore. Il difetto principale delle Cronache non è stilistico (ripeto, tecnicamente Martin è ottimo) ma contenutistico. Dopo un primo libro che da questo punto di vista lasciava intravedere sviluppi magnifici, la saga si è trasformata in una serie di climax raramente conclusi e ancora più raramente conclusi in maniera soddisfacente. Non sollevo una critica nuova se dico che Martin quando arriva al dunque si impappina e ammazza il personaggio piuttosto che trovare un modo di svilupparne la vicenda. E la prima volta, e la seconda va bene, ma quando te ne ha montati 10, 8 li ha uccisi e 2 li manda in esilio per un paio di migliaia di pagine, e ti comincia un nuovo giro di personaggi tutti nuovi… per me il gioco è già rovinato.

    Ripeto, per me ha uno stile narrativo da soap opera – e capisco che piaccia, e lo rispetto. Sul discorso del rapporto tra sessi sono poco d’accordo però. I personaggi femminili di Martin sono universalmente terribili, e la sua insistenza a giustificare il modo in cui tratta le donne nei suoi libri con una sorta di realismo pseudostorico (di cui a mio avviso nel fantasy si sente pochissimo bisogno) non mi convince. L’unico personaggio femminile che parzialmente schiva la mercificazione o la condanna per inettitudine è – udite udite – la bruttona che sembra n’omo. Perdonami, ma che noia.

  41. @visanideth
    Hai scritto esattamente quello che penso io.
    Sono gli stessi difetti che ho trovato io. Proprio non sono riuscita ad andare oltre il primo libro.
    Stile narrativo da soap opera…è esattamente quello che ho pensato mentre leggevo già il primo libro.
    Ho trovato un’ironia della sorte lo stile narrativo da soap opera con dei personaggi femminili così tremendi… 🙂
    OK sono gusti però ecco…quando trovi scritto da un altro esattamente il tuo pensiero su un libro è sempre stupefacente e volevo dirtelo! 🙂

    Cily

  42. Potrei dire la stessa cosa delle Cronache, che già nel titolo riassumono e compendiano tutto il lavoro di Martin.

    Quello che dicevo della Spada Spezzata è che è difficile immaginare di migliorare quel tipo di storia e approccio narrativo senza snaturarlo. Allo stesso modo potrei dire che, se i gialli della signora dei cruciverba che ogni tanto prendo sulle bancarelle si leggono bene, sono divertenti ma un po’ usa e getta, quelli di Edmund Crispin -non tutti e a volte non fino in fondo, che putroppo beveva – sono dei gioiellini. Per l’ironia, l’eleganza, etc. Non sarebbero migliori se la prosa diventasse Joyce o Virginia Woolf o la trama Delitto e Castigo. Evidentemente io ho il sospetto che la stessa cosa non possa dirsi di Martin; tu credi di sì. Altri forse potrebbero pensare che Hamilton o Sawyer o Robert Jordan o Gemmell e Turtledove o magari Dan Brown non siano migliorabili nei loro ambiti, visto che anche questi non hanno le velleità di Harrison e aspirano a scrivere intrattenimento, e per molta gente, visti i numeri, evidentemente ci riescono bene. Io però il paragone non l’avevo fatto con Harrison.
    Il romanzo di Dorothy Dunnett comincia più o meno con “Iniziò in maniera abbastanza tranquilla, la strana catena di eventi che avrebbe dato così tante preoccupazioni ai banchieri di tutta Europa: iniziò col mare, il sole settembrino, e tre giovani uomini a mollo nel bagno del duca di Borgogna”.
    Invece Il Gioco del Trono parte con una serie di set pieces che in un certo senso, è vero, sono tecnicamente molto ben fatte, ma proprio per questo risaltano ancor di più come convenzionali. Non faccio fatica a credere che nella serie ci siano 325 cambi di punto di vista prima della fine del primo tempo e cliffhanger, sorprese e intrecci complicatissimi. Ma questo vale anche per Sentieri e Beautiful (minus le decapitazioni, forse). Benissimo se a uno piace, sono convinto che ci si possa appassionare, ma sono sorprese senza veri spiragli inaspettati. Di Agatha Christie puoi dire anvedi che colpo di scena, tecnica perfetta, ma se di chi ha ammazzato Roger Ackroyd te ne frega il giusto non resta molto. Sul fatto che il mondo di Martin sia così ricco di culture lingue e presenti questa grande e sofisticata disamina dei rapporti di potere io ho i miei dubbi ma chissà, magari come Davide lo riprendo in mano fra trent’anni e scopro che da un certo punto in poi diventa Tolstoj.

  43. @ Visanideth, che dice “Il difetto principale delle Cronache non è stilistico (ripeto, tecnicamente Martin è ottimo) ma contenutistico.
    Lo sai che è curiosa ‘sta opinione? Nel senso che è la prima volta che leggo (finalmente?) qualcuno che si azzarda a criticare lo sviluppo delle Cronache dal punto di vista narrativo. Su questo aspetto, le critiche che ho letto si incentravano sulla dispersività della costruzione e sulla prolissità del testo.
    Io la trovo curiosa, e stimolante, perché invece, dal mio punto di vista, tutti gli sviluppi delle numerose storie delle Cronache mi son sembrati costantemente coerenti alle premesse di carattere e relazioni di ogni singolo personaggio, quasi che un altro esito del loro percorso non fosse proprio possibile (ok, le opzioni sono sempre un po’ più ampie, ma spero di essermi spiegato).
    Insomma, non ho trovato nulla di gratuito nelle Cronache (che poi, cosa vuol dire “gratuito”?), scene di sesso e violenza comprese.

    Sulle donne di Martin ci sarebbe bisogno di un approfondimento maggiore di quel che sono in grado di compiere io. Quel che posso dire è che mai, in nessun altro romanzo di genere, ho trovato una tale quantità di personaggi femminili che mettono costantemente alla prova i limiti della propria condizione storicamente subalterna, ognuna secondo il proprio ruolo e carattere e nessuna, con l’eccezione di Brienne, assumendo comportamenti e ruoli maschili.
    Che poi Brienne, che è l’unica a fare il maschio, vive la sua condizione come una sofferenza e un limite, non certo come la soluzione a tutti i suoi problemi.

  44. @ Marco: Guarda che non voglio mica convincerti che Martin sia alta letteratura, né che lo devi leggere a tutti i costi. Non so se da un certo punto in avanti diventi Tolstoj (non ho letto abbastanza Tolstoj per verificarlo), e se cito Harrison è perché tra gli autori che nomini è l’unico di cui, più o meno, mi son fatto un’idea. Il punto è, come sempre, cosa cerchiamo in quel che leggiamo. E io e te cerchiamo, probabilmente, cose diverse. E per fortuna!
    Detto questo, a me pare che elencare i motivi per cui – a me! – piacciono le Cronache non sia un attentato al buon nome della letteratura mondiale.

    Sia tu che altri mi continuate a citare – secondo me a sproposito – prodotto televisivi tipo Sentieri o Beautiful. La caratterizzazione dei personaggi di Martin mi pare di tutt’altro livello, così come i dettaglio delle circostanze e degli ambienti in cui si trovano a muoversi. Ma ok, in fondo che ne so io di soap-opera? Se paragone televisivo deve esserci a me vengono in mente serial tipo Battlestar Galactica: che è criticabile finché si vuole, ma raggiunge un livello che pochi altri prodotti commerciali analoghi hanno mai raggiunto all’interno della loro specifica nicchia.

  45. Non permetto che si nomini Battlestar Galactica sul mio blog.
    Fallo un’altra volta e ti banno 😀

  46. @Iguana:

    La mia critica allo stile narrativo di Martin non è niente di particolarmente raffinato. Toccherò un paio di punti della vicenda, per cui chi ancora non avesse letto i libri potrebbe preferir non leggere questo messaggio.

    La delusione maggiore per me è stata l’incapacità di Martin di sviluppare filoni narrativi soddisfacenti. Ancora una volta, dal punto di vista dello sviluppo narrativo la saga mi ha ricordato moltissimo (per pregi e difetti) le moderne produzioni seriali di stampo televisivo: un incipit grandioso, ricco di spunti, genuinamente coeso e a tratti sorprendente, seguito da una saga che non porta nessuno di questi spunti ad un esito e soffoca sotto la costante aggiunta di contenuti ancillari che prima o poi lo seppelliscono.

    Martin ha iniziato una vicenda, ha creato un cast di personaggi e poi (come in un serial) ne è diventato schiavo, li ha imprigionati in un costante limbo in cui nulla di significativo viene a sconvolgere le premesse del personaggio stesso. Un esempio su tutti: Danaerys Targaryen. Da 50.000 pagine ferma alle sue premesse basilari (la principessa che cerca un’esercito). E’ palese che Martin è completamente incapace di sviluppare la vicenda, al punto che quando il personaggio arriva ad uno sbocco, Martin ne affonda (letteralmente) ogni speranza tra un libro e l’altro, riportandola al punto di partenza.

    E qui si innesta la critica sullo sviluppo dei personaggi: non c’è sviluppo nei personaggi (salve rarissime eccezioni). Martin ha creato i suoi personaggi modellandoli su archetipi facilmente “vendibili” (esattamente come nelle soap – la matrigna cattiva, la principessa innocente e sciocca, il tomboy, la strega, l’antieroe tenebroso, il brutto ma intelligente, il riccastro calcolatore) ma non sa assolutamente che fare con quei personaggi se non rivenderli uguali a se stessi ad ogni episodio. Il problema è presente in ogni libro; citando un paio di esempi, osserviamo lo sviluppo di Jaime. Finchè si muove nello stereotipo, il personaggio tutto sommato funziona. Ad un certo punto Martin decide di svilupparlo, di far succedere delle cose che cambiano il modo in cui il personaggio può interagire con l’ambiente circostante… e Jaime sparisce dalla vicenda. Nel momento in cui smette di essere un archetipo e assume la parvenza di un personaggio, non funziona più nelle meccaniche da soap della saga, e Martin non riesce più ad usarlo. Lo stesso si potrebbe dire del Folletto (che resta il personaggio più riuscito), ma ci sono esempi più devastanti. Jon Snow è uno dei disastri letterari più notevoli degli ultimi anni. Un personaggio su cui Martin ha speso centinaia di pagine e di aspettative, nessuna interessante, eliminato senza gloria o reazione alcuna. Quando uno scrittore ti dà la sensazione di tagliare i suoi stessi personaggi senza averne fatto niente di buono è difficile non pensare che sia in totale confusione.
    Altro caso notevole (anche se minore): la Vipera Rossa. Montato per pagine e pagine e pagine, muore di una morte idiota alla sua prima comparsa. Il giochino di ammazzare i personaggi a quel punto è già vecchio, e l’unica reazione possibile è quella di pensare che invece di sprecare pagine con filler inutile Martin avrebbe portuto portare avanti UNA (almeno una) delle vicende che evidentemente gli interessano.

    Detta pane e salame, la storia delle Cronache diventa progressivamente più pallosa man mano che avanza, perchè i personaggi a cui Martin ci fa tenere muoiono (senza aver mai concluso degnamente il loro arco narrativo) o spariscono, e intanto la storia si appesantisce di nuovi personaggi sempre meno interessanti. In breve, il mio problema non è come scrive (secondo me Martin è uno dei migliori “tecnici” della storia della scrittura Fantasy), ma cosa. Tanto fumo e poco arrosto.

    Se mi permetti una domanda (perdonatemi il poema), ma queste benedette donne che si ribellano agli schemi sociali dove le hai viste?
    Il mio problema coi personaggi femminili in Martin si articola nei seguenti punti:

    – o sono “maschiacci”/poco attraenti (Arya, Brienne), e allora sono asessuate, o sono oggetti sessuali succubi dei compagni o che manipolano gli uomini col sesso. In breve e brutalmente, le donne di Martin sono soldati o puttane, senza vie di mezzo.
    – il piccolo numero di donne che anche solo parzialmente evadono questa regola sono, nella narrativa di Martin, delle mediocri. Prendiamo ad esempio Cersei – prototipo della bella, malvagia e zoccola, partorisce figli minorati da un rapporto incestuoso col fratello, usa il suo corpo per avere quello che vuole ma quando arriva all’obbiettivo e ottiene il potere si rivela un’idiota totale. Bel personaggio femminile, straordinaria critica al genere direi.
    Vogliamo citare Catlyn? Martin decide bene non solo di renderla una compagna petulante e una madre isterica, ma anche una stratega lobotomizzata scaricandole addosso (ma che carino) la responsabilità della sconfitta della coalizione del nord.
    Danaerys è una scioccia ragazzina (bambina) immatura che si nobilita e “matura” grazie all’uomo col doppio dei suoi anni che la deflora. E sì, George, lo so che nel medioevo una bambina di 12 anni poteva *occasionalmente* sposarsi e perdere la verginità, ma nessuno ti costringe a riproporre una meccanica tanto disgustosa nei tuoi libri (si chiama fantasy per un motivo) e se lo fai, ti riterrò responsabile. Ah, incidentalmente: alla prova dei fatti, come tutte le altre donne di Martin, Danaerys si rivelerà inetta e incapace di combinare alcunchè nelle sue trame politiche.

    Non tocco neanche i personaggi esplicitamente negativi – Sansa, la povera moglie di John Arryn (lui genio illuminato, lei appena muore diventa giustamente una tiranna psicotica), Melisandre – perchè sarebbe sparare sulla croce rossa. Non so cosa gli abbiano fatto, le donne, a Martin, ma non solo non sa scriverne, ma quando lo fa non fa che inondare quello che chiaramente percepisce come sesso debole di veleno e… bè, mi sono spiegato.

    Scusa il vitriolo, non mi capita spesso di poter sfogare le mie perplessità su quest’autore idolatrato da molti. E ripeto, con Martin ce l’ho a morte non come critico spietato ma come fan deluso. Era partito benissimo, e mi ha spezzato il cuore.

  47. @Davide
    Mmmm anche io non reggo Battlestar Galactica…
    Ma vuoi vedere che c’è una specie di identikit dei perplessi su Martin che sta venendo fuori?

    Cily

  48. Io Battlestar Galactica non l’ho mai visto (quello nuovo, quello vecchio da bambino lo amavo).

    Potrei essere l’eccezione che conferma la regola però.

  49. @visanideth
    io parlo di quello nuovo. Ho visto un 4 o 5 puntate, insomma ci ho provato perchè una mia amica era in fissa, però poi ho mollato…

    Cily

  50. Ok, scateniamo il flame: Battlestar Galactica è moralmente discutibile (oltre che offensivo per chiunque si occupi di scienza, e di evoluzione in particolare).

  51. E io che a livello di flame pensavo di aver già bruciato la foresta…

    Sul tema, purtroppo non lo conosco, ma ho letto delle sinossi che mi han fatto rabbrividire (specie sulla vera natura dei Siloni…).

  52. @Davide
    Io devo dire che avendo visto pochissime puntate l’unica sensazione che ho avuto è stata molta stizza.
    Non so qualcosa nei dialoghi, nei personaggi mi ha irritato molto.
    Eppoi noia, ma non perchè mancasse l’azione però è come se l’azione non mi prendesse più di tanto. Mi è capitato di addormentarmi a metà puntata e di non avere nessuna curiosità di vedere la metà restante. Ecco quando mi succede così vuol dire che non ci siamo proprio.
    Però per dire quello che dici, mi pare di capire che tu te lo sei sciroppato tutto!
    Sarei curiosa di sentire davvero la tua opinione…magari riesco a mettere a fuoco che cosa non mi è piaciuto al di là della sensazione a pelle.
    Quando avrai voglia di appenderti un altro bersaglio al collo perchè non fare un post?
    Tanto a quanto pare il banner con i cinesi funziona alla grande! 😉

    Cily

  53. Il banner coi cinesi è potentissimo.
    Su galactica ci penserò – a dire il vero conosco meglio (e preferisco) la serie degli anni ’80 😀

  54. Battlestar Galactica è moralmente discutibile (oltre che offensivo per chiunque si occupi di scienza, e di evoluzione in particolare).

    Ok, capisco e comprendo il tuo punto di vista. Però non puoi permettere che 10 minuti di follia alla fine dell’ultima puntata dell’ultima stagione rovinino il lavoro (ottimo!) dei quattro anni precedenti.

    @ Cily: a mia moglie è successa la stessa cosa. Qualche anno fa ho provato a proporgliela. Ha fatto il tentativo di guardare un paio di episodi, ma non c’è stato verso: noia, sonno, scarsa empatia. Poi non so cos’è successo. Ha visto la miniserie inaugurale qualche mese fa ed è caduta nel tunnel, tanto che nel giro di poco tempo ci siamo (ri)visti tutte e quattro le stagioni. Forse è una serie di cui non puoi permetterti di perdere nemmeno una puntata.

    @ visanideth: non mi sono scordato di Martin. Ma oh… la nostra visione è talmente antitetica che non so se val la pena proseguire. Una cosa però la voglio precisare. Io non ho mai affermato che i personaggi femminili di Martin “si ribellano agli schemi sociali“. Ho detto che “mettono costantemente alla prova i limiti della propria condizione“, che è cosa piuttosto diversa. L’argomento comunque mi interessa molto. Magari – se trovo il tempo – provo ad approfondire con un post apposito.

  55. Iguana, evitiamo il flame 😉 – tuttavia ammetterai che Battlestar Galactica è un telefilm di fantascienza che disprezza la scienza, la presenta come un elemento negativo (insieme con tutto il progresso) ed assume posizioni pseudo-religiose per lo meno discutibili.
    E non solo negli ultimi dieci minuti dell’ultima puntata (hahahahaha, l’ultima puntata!) ma come tendenza generale.
    A me i predicozzi non piacciono.
    Come non mi piacciono le metafore gestite con mano pesante, se non sono accoppiate ad una sana dose di umorismo.

  56. No, tolta l’ultima parte dell’ultima puntata (davvero idiota, ma fondamentalmente innocua), Battlestar Galactica non disprezza la scienza. Semmai la ignora allegramente.
    Ed è vero che il rischio deriva mistica è ben presente, soprattutto nella quarta stagione, ma è ben bilanciata dal fatto che i personaggi che più si avvicinano a posizioni pseudo-religiose sono anche quelli più negativi (Baltar) o vengono al riguardo ben presto ridicolizzati (Roslin), senza contare che il vecchio è uno scettico totale e che per i Cyloni “dio” era un software di controllo.
    Poi ok. c’è Kara Thrace. Cazzo, Kara Thrace…

    Quel che più m’è dispiaciuto è stato però perdere via via molto del contenuto politico della serie che era l’aspetto più appassionante della storia, insieme alla tensione narrativa che gli autori hanno gestito quasi sempre in maniera decisamente adeguata.
    In ogni caso per me Battlestar Galactica rimane tra le migliori serie televisiva degli ultimi decenni.

  57. @iguana jo
    Mmmm per onestà intellettuale credo che tenterò di vedere la miniserie inaugurale e poi ti saprò dire…

    Cily

  58. @Iguana
    Mah, colto dalla curiosità ho cercato in Google “Kara Thrace”…
    A me ricorda certe olimpioniche sovietiche di nuoto.
    Poi, ok, i gusti son gusti, ma se basta l’ormone, allora nessuna serie di fantascienza supererà mai Buck Rogers nel 25° Secolo 😉

  59. ehm… penso che tu abbia frainteso il senso della citazione di quel particolare personaggio
    (personaggio, non attrice).

    O meglio, all’inizio l’effetto che faceva Kara Thrace era più o meno quello che intendi tu.
    Alla fine… beh… alla fine vorresti picchiare qualche sceneggiatore. 🙂

  60. Ah, tu intendi il personaggio… ok…
    Sullo sviluppo del personaggio a fine serie, tuttavia, vale il discorso generale della serie.
    Dio ha ordinato loro di sputtanare qualsiasi buona idea avessero avuto.
    O qualcosa del genere.

    Ed io resto fedele a Buck Rogers.

  61. Qui però mi schiero un po’ con Iguana, o meglio, mi si rintuzza il fuoco dell’interesse per rispolverare un mio vecchio cruccio su uno degli aspetti più “ideologici” della fandom che circonda la letteratura sci-fi – ossia la divinizzazione della ragione umana e della scienza. Ok, è difficile trovare un genere di fiction più illuminista della fantascienza, ma – magari è un’esperienza sfortunata mia – tra i fan del genere ho spessissimo incontrato dei veri e propri fondamentalisti atei pronti a reagire con vitriolica veemenza a qualunque accenno di misticismo in un prodotto di fantascienza.

    Parlo di gente che poteva passare ore a ridicolizzare Star Wars per i suoi ridicoli concetti fideistici ed esaltare la “lucida razionalità” di Star Trek; gente che porta il genere a bandiera di un movimento di pensiero antireligioso, pronta a disquisire i chiarissimi paralleli tra società borg e cristianesimo secolare; e gente pronta a farti passare un pomeriggio a discutere come la persuasione umana sull’esistenza di uno space daddy in the sky non sia più evoluta delle superstizioni dell’uomo delle caverne, mentre il concetto di psicostoria aasimoviana non è nemmeno troppo irrealistico.

    Posto che anche io preferisco trovare meno religione possibile nella mia fiction, devo dire che ho assistito a fenomeni inquietanti di fondamentalismo scientista legati alla fiction di fantascienza (ho un ex collega di università che a tutt’oggi credo rifiuti di vedere L’Impero Colpisce Ancora perchè secondo lui Una Nuova Speranza è pericolosa propaganda giudaico-cristiana).

  62. No no, aspetta… qui non è essere contro la religione o portare avanti chissà quale ideologia.
    I ravanamenti mistici del team di BG li trovo ridicoli, ma ok.

    È che qui menarmela per quattro stagioni e poi spiegarmi tutto l’ambaradan con un concetto preso di peso dalla biologia evolutiva… ma non compreso e presentato in modo sbagliato, è proprio solo disprezzo per la scienza.
    Disprezzo nel senso che un laureando in biologia avrebbe potuto dirgli, con una consulenza da cento dollari e cinque slide in mezz’ora, dove stavano toppando.
    Invece hanno tirato a fare la chiusura wow con il twist evolutivo, non avevano le cognizioni minime necessarie, ed hanno ciccato su tutta la linea.
    E se ne sono accorti in TANTI.

    Questo, sommato al “messaggio” finale della serie, ha fatto cascare le palle (per usare un tecnicismo) a un sacco di spettatori.

    Non si tratta di divinizzare la ragione umana.
    Si tratta di rilevare l’ignoranza di un team di sceneggiatori che hanno infranto l’antico comandamento che dice RTFM nella speranza di fare il colpaccio.

  63. No ma guarda che il mio commento non c’entrava nulla con la giustissima critica a BS (che abbreviazione guduriosa per gli anglofoni…). Coglievo l’occasione per lanciare uno spunto su un fenomeno che ho sempre trovato interessante – anche se forse un po’ tanto fuori tema qui.

    La cosa che più mi colpisce del “finale a sorpresa” di BS (letto, non visto) è che oltretutto è un’idea già usata più e più volte. Posto che è tanto scientificamente assurdo quanto ad esempio (con sfumature diverse) lo era in Stargate, immagino ci sia un problema di tono che rende l’assurdo particolarmente offensivo. In fondo tutto il genere fantascientifico è basato sulla suspension of disbelief, dalle esplosioni nello spazio profondo ai viaggi a velocità ultraluce al fatto che qualcuno possa in qualche modo capire quello che dice R2D2.
    A questo punto mi interessa chiedere (da persona che conosce pochissimo BS – e molto poco ne è attratta): in un genere che è fondato in gran parte su spiegazioni scientifiche che fanno sembrare il Topolino un testo accademico, che cosa rende la “scemenza” di BS particolarmente grave?

    Premetto che sicuramente una prospettiva più interessante di quella che ho sentito più volte da amici (quelli di sopra) ex-fan della serie per cui il crimine principale è quello di essere passati dal descrivere il concetto di religione come isteria di massa che causa e alimenta guerre e violenze ad avere esseri angelici e usare la religione come elemento pacificatore. Questo tipo di critica (non letta qui) ha causato il commento di cui sopra. Conosco gente che portava BS in palmo di mano perchè la considerava una critica accurata dell’isterismo religioso – e ci son rimasti proprio male.

  64. Come già detto, in BS la scienza è materia praticamente ignorata per la maggior parte del tempo, buona giusto per dare qualche spiegazione quando serve. Il fulcro su cui poggia la serie è la politica, con un buon contorno di paranoia, sopravvivenza, sesso (e battaglie spaziali).

    A me il finale non ha dato troppa noia: legare la fine di BS alla nostra storia, era cosa talmente spropositata ed eccessiva, che ok, puoi anche perdonarli per l’inaccuratezza scientifica.
    Quel che a me è parso imperdonabile (e sì, offensivo) sono quel paio di battute dal contenuto profondamente anti-scientifico e retrivo pronunciate da un personaggio, parole che ricondurranno in un batter d’occhio l’umanità all’età della pietra.

    Infine, la religione. Il tema religioso è diventato via via sempre più importante nello sviluppo della serie. E a parte qualche caduta nel misticheggiante è sempre stato gestito molto bene: la religione in BS è una forza politica, sfruttata dal potere per muovere le masse e ottenere i suoi scopi. Fine.
    Il problema sorge quando, nelle ultime puntate, si nega esplicitamente l’esistenza del dio che ha retto le sorti di molte puntate, ma si tira in ballo un “potere superiore” sconosciuto (e gli angeli, per dio!, gli angeli!) per risolvere qualche grosso inghippo.

    Ma nonostante questi difetti (evidenti soprattutto nella IV stagione) la tensione narrativa regge benissimo, che i personaggi sono ben definiti e coerenti, le situazioni sufficientemente complesse, l’atmosfera drammatica. Come bonus c’è pure una colonna sonora che spacca.

  65. Mettiamola così, Iguana – a te è bastata la tensione narrativa, a me no.
    Soprattutto per una serie che si presenta così “hard” e che ha fatto dell’atteggiamento “hard” uno dei propri selling points nelle prime stagioni.
    BS venne venduto come Gritty and realistic space drama (non science fiction, perché sennò lo guardavano solo i trekkies, immagino)
    Gritty and realistic…
    Wow, battaglie spaziali realistiche!
    Wow, tecnologia coerente e credibile!
    Wow, profondo sviluppo psicologico dei protagonisti!
    Wow, la politica dello stato di assedio!
    Wow, i cyloni invece di essere tostapani incazzati sono bonazze che scopano con entusiasmo!


    Per arrivare a …
    Wow, c’è Dio che trasmette vecchi pezzi di Bob Dylan nel cervello dei personaggi per inviare loro messaggi!
    Eh?!

    Come ho detto, per me le metafore (del terrorismo, del fanatismo, della politica nostra) sono gestite in maniera estremamente grossolana.
    Le scelte fatte nella quarta stagione sono discutibilissime (All Along the Watchtower?!), il fatto che alla fine arrivino gli angeli è da pernacchie stereofonche.
    Per chiudere con una variante del “Ci sono cose che Dio non vuole che gli uomini sappiano…”

    Ma per favore!
    Te la ricordi, Iguana, la risposta di Greg Benford a “Ci sono cose che Dio non vuole che gli uomini sappiano”?

  66. Io non la ricordo ma la sento volentieri.

  67. arrivo fuori tempo massimo perché dovevo finire il quarto di Martin e mi c’è voluto un secchio di tempo 😀 (se col quinto non arriva a chiudere qualcosa lo strozzo)
    ho iniziato a cogliere i suggerimenti, e vorrei fare un unico appunto:Il Castello di Ferro sarebbe stato carino scriverlo, che era il terzo di una serie!
    Non potrei descriverlo meglio di come hai fatto, ma – forse complice una traduzione che a pelle mi pare fatta da cani – all’inizio mi ha trovato un po’ spiazzato. Capito il meccanismo, il primo suggerimento si è rivelato godibilissimo. Leggero e godibilissimo.
    Una boccata d’ossigeno, tra Martin e il penultimo King.

  68. Il Castello d’Acciaio, nell’edizione italiana, mi risulta essere un volume unico che riunisce tutte le storie della serie (per quanto la storia del Castello di ferro non sia la prima, in effetti)…
    Tu a che edizione fai riferimento?

  69. edizione… edizione è una parola grossa. soprattuto in italia.
    l’unica copia che ho trovato è digitale (diciamo che me l’ha prestata un mio amico uzbeko), e mentalmente ho fatto la cazzata immane di tradurre in automatico il titolo inglese “the iron castle” (e chiedendomi come mai “iron” fosse diventato “d’acciaio” nel tuo articolo, senza capire che parlavi di un altro libro).
    la mia fonte faceva probabilmente riferimento a una digitalizzazione de “il castello di ferro” edizione cosmo (da cui la traduzione un po’ agghiacciante, temo).
    quindi faccio ammenda, lo sapevo che non mi dovevo mettere a rompere le scatole 😀
    certo che anche le edizioni italiane… una volta radunano, una volta spezzettano in sei volumi. è il segno che devo ricominciare a leggere in lingua? (fossi meno lento…)
    mi sa che al prossimo giro attacco the drawing of the dark, sperando che l’edizione italiana (se la trovo, sennò provo a sentire il mio amico uzbeko) non faccia scherzi.

  70. Ah, caveat emptor…

    L’edizione italiana di The Drawing of the Dark si intitola “Il Re Pescatore”… occhio che esistono due romanzi con quel titolo.
    Quello di Powers è quello che non è ambientato a New York negli anni ’80 😉

  71. ah non era quello che ciànno fatto il film co’ uno dei take that?
    ho fatto casino un’altra volta?
    disdetta… 😉
    (melo sono meritato)
    “emptor” è un po’ come “edizione”, comunque. parole grosse.

  72. torno sul luogo del delitto:cos’ha di così inammissibile l’edizione fanucci per dover combattere la mia pigrizia innata e gli indubbi limiti a leggere in inglese?
    è solo tradotto col culo o mancano dei pezzi? finché la bimba non m’ha imposto a urlacci di spengere la luce (urge trasferimento culla in camera separata) le prime 15 pagine di ierisera mi stavano agguantando, anche se dalle poche righe che hai scritto mi sa che partirà a breve per la tangente.

    nel frattempo, OT, grazie per il vecchio post su mouse guard: dopo i primi due fumetti m’è finalmente arrivato il gioco gi ruolo, che anche se non troverò mai nessuno per giocarci vale solo per come è fatto il volume.
    e per Powers, che un romanzo cme quello mentre ho la birra in fermentazione in salotto mi dà la carica 😀

  73. L’edizione Fanucci in alcuni punti non riesce a star dietro all’inglese della Gentle (che non è proprio semplice semplice) ed il dubbio di parti mancanti è forte.

  74. soprassiederò, purtroppo anche la pigrizia è forte, i ritmi lenti, e i suggerimenti troppi (ma come cavolo fate – voi del blocco C – a leggere tanto? li mangiate, i libri?)
    di nuovo grazie.

  75. Semplicemente abbiamo smesso di dormire.

  76. mmm… una bazzecola.
    già ho smesso di fumare, a ‘sto giro passo. sei ore al dì mi servono.
    se i miei buoni propositi “tra dieci anni” si avverano recupererò il giorno che riuscirò a lavorare da casa coi mezzi tecnologici che potrei già usare da adesso, ma che è dura far digerire a un uomo ottuso&retrogrado (di quelli che “ma se devo fare una ricerca su Gogol posso usare il blutù?”). Roba da BOFH.
    negli infiniti tempi morti, invece di leggere solo strategie evolutive…
    sempre che i muspheilims non mi facciano marcire la birra prima
    (scusate, mela canto e mela suono)

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