strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Passati per le armi

10 commenti

Glen Cook la prima revisione la fa a mano.

Parlo parecchio di Glen Cook, in questi giorni.
Sarà che, fra le ristampe di Garrett, e l’abbassamento dei prezzi di Night Shade Books, un sacco di sua vecchia roba sta arrivando sul mio scaffale per i momenti di depressione.
Sarà che dopo tre decenni il Dread Empire è nuovamente sulla breccia con due romanzi usciti ed un terzo annunciato per la trilogia finale, quella in cui tutto si accartoccerà in resti fiammeggianti…
sarà che anche se alcuni dei miei lettori non lo reggono, per me resta un o dei migliori autori viventi di narrativa d’immaginazione a sfondo militare.
Di certo parlo parechio di Glen Cook, in questi giorni.

E complice il fatto che Amazon.it mi lascia Passage at Arms a cinque euri scarsi, beh, mi sono finalmente tolto la soddisfazione di leggere questo famosissimo romanzo.
E scoprire il Cook fantascientifico.

Ora la fantascienza militare mi attira moderatamente.
Ancora una volta, potrei dire che sono i fan della fantascienza militare, che di solito mi inquietano.
Ma le guerre contro alieni assortiti sono un classico che è nato col genere (H.G. Wells, anyone?), e sulla quantità si trovano letture divertenti.
Poi, meglio Dominic Flandry che Honor Harrington, per quel che mi concerne, meglio Retief che i romanzi di John Ringo…
Trovo fastidioso quando i romanzi prendono un taglio propagandistico – come se raccontandomi la guerra contro gli aracnidi venuti da Zeta Reticuli cercassero di fatto di farmi arruolare nei Marines… e la propaganda troppo plateale (sì, sto guardando lei, mr Weber!), mi porta a chiudere il libro prima della fine.

Ma ci sono delle eccezioni piacevoli.
E così veniamo a Passage at Arms, romanzo di Glen Cook pubblicato originariamente nel 1985, e che è estremamente famoso.
Di cosa si tratta?

C’è una guerra in corso fra l’umanità e gli Ulant (sono alti, blu, con le antenne).
Si tratta di una guerra di attrito, con un fronte vastissimo e nel quale gli Ulant paiono avere il vantaggio dei numeri, e della tecnologia.
Ma gli umani hanno i “Climber”, navi spaziali modificate per sfruttare un complicato fenomeno quantico che permette loro di scomparire dagli schermi nemici.
Sottomatini spaziali, a tutti gli effetti.
Il romanzo (che non arriva a 300 pagine nell’edizione mass market) analizza una unica missione del Climber numero 9, attraverso gli occhi di un giornalista aggregato all’unità.
La storia di alcune decine di uomini e un gatto, rinchiusi in un cilindro cieco e sparati nel nulla a tendere agguati a navi che hanno la sola funzione di distruggerli.
E il romanzo ha il taglio di un ideale diario del giornalista senza nome, che entra a far parte della ciurma e scopre poco a poco il carattere e la personalità dei compagni, l’orrore di vivere accatastati in un ambiente esiguo, senza l’opzone di tute spaziali o scialuppe, in uno stato di tensione crescente.

Tensione crescente e spazio esiguo sono i due motori dell’azione.
Autore estremamente sofisticato e ingannevolmente “semplice”, Cook conduce con estrema perizia la narrativa – per cui attraverso gli occhi del narratore acqauisiamo progressivamente informazioni sui diversi personaggi, sull’universo, sulla tecnologia.
Dialoghi, scambi di battute, pettegolezzi…
E intanto sentiamo crescere la pressione, sentiamo il pericolo e la tensione, l’attrito fra personalità, l’aria maleodorante, le razioni ridotte, i turni massacranti.
Si arriva ad un punto in cui la claustrofobia ci coglie – ed è il segno che Cook ha fatto benissimo il proprio lavoro.

Una bella scoperta, che merita la fama di cui gode, che si legge in tre serate e che si ricorda a lungo.
E che invoglia aprocurarsi altri volumi di Glen Cook.
Ormai è un tunnel.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Passati per le armi

  1. Ottimo suggerimento. Un altro romanzo fantascientifico a sfondo militare ben scritto, e assolutamente non di “propaganda”, è Old Man’s War, di John Scalzi, con relativi seguiti. Scalzi è uno che, pur omaggiando la tradizione, riesce a proporre qualcosa di originale; fra i contemporanei, è di sicuro da tenere d’occhio.

  2. Credo che dopo aver letto Ring di Stephen Baxter ogni guerra spaziale mi sembrerà una scaramuccia tra bande di quartiere. Però di recente mi è capitato di leggere “The Dragon in the Sea” di Frank Herbert, forse il suo primo romanzo, uscito a puntate negli anni 50 (anche noto come “Under pressure”, in Italia dovrebbe essere “Smg. Ram 2000”), che narra di una missione “pirata” di un sottomarino USA in un contesto simile alla guerra fredda. Ci sono quattro uomini, di cui il protagonista è uno psicologo in incognito, e vedono l’esordio quei risvolti psicologici e religiosi che caratterizzano anche il ciclo di Dune. Anche qui l’osservatore si trova coinvolto in un mondo che non è il proprio e sente la tensione crescere sempre di più mano a mano che si avvicinano al loro obiettivo. Manca il gatto, ma vedo dei parallelismi.

  3. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  4. Well, qui si parla di guerra e di bulloni. Presente!
    Ringo lo sto leggendo adesso e mi annoia molto, veramente troppi infodump. Scalzi ha buone idee e il coraggio di essere noioso. Pournelle/Niven, anyone? Glenn Cook… non lo conosco ma la cosa non durerà a lungo. Per chi gradisce gli scenari combat segnalo Neal Asher.

  5. Ah, che colpo al cuore! Io sono un fan sfegatato di Honor Harrington, anche se ultimamente Weber ha preso la brutta abitudine di allungare un po’ troppo il brodo e di finire i romanzi con un cliffhanger. Un cliffhanger ci puo’ stare alla fine di un telefilm, non alla fine di un romanzo! (protesta vivissima)

    Pero’ non ho mai pensato di arruolarmi in marina. 🙂

  6. @Angelo
    Ringo è stato definito da un suo collega “word processor owner” anziché “writer”.
    Di Asher ho letto solo un romanzo – Gridlinked, mi pare – e l’ho trovato con molte buone idee ma faticosissimo.
    Niven & Pournelle a piccole dosi – ottimo Mote in God’s Eye, mi è piaciuto Grendel, ma dopo un po’ la storia dei politici imbelli e dei militari unici che hanno capito diventa abbastanza logorante.
    Keith Laumer con Retief faceva lo stesso gioco, ma era di una leggerezza e di un umorismo inarrivabili.
    Cook è consigliato – non farti spaventare dal primo impatto, che è sempre un po’ spiazzante, e vedrai che ti acchiappa.

    @Enrico
    La Harrington era partita bene – e poi dai, c’ha il gatto a sei zampe…
    Poi, in un romanzo, mi sono imbattuto in un lungo e abbastanza fastidioso pistolottone su che cattivi fossero stati i giapponesi a bombardare Pearl Harbor dopo tutto quello che il commodoro Perry aveva fatto per loro… che a parte essere discutibile sul piano storico, ed assolutamente estraneo alla trama del romanzo, considerando il time-frame della saga di Weber, è un po’ come se in un romanzo napoleonico due ufficiali perdessero tempo a criticare le scelte politiche di Assurbanipal…
    La cosa mi ha urtato per la sua gratuità, ed il suo ovvio contenuto ideologico pret-a-porter, ed ho smesso di seguire la serie.

  7. Non c’entra niente, ma ho scoperto che io e Salomon Xeno siamo colleghi!

  8. strategie evolutive…
    il vostro nuovo social network

  9. Domo arigato, Mana san 🙂

  10. Strategie evolutive abbatte i restanti cinque gradi di separazione!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.