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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Notti di caccia

13 commenti

C’è un modo migliore di celebrare il periodo fra Natale ed Epifania, che leggendo un dotto saggio su una delle più antiche tradizioni (?) che proprio in questo periodo dell’anno vedeva il proprio culmine?

Non molti ricordano – ed ancor meno celebrano, cosa mai ci sarà da celebrare – le processioni di sinistrissime sagome che, secondo la tradizione, attraversavano i cieli e le campagne dell’Europa in epoca medioevale.
Ed anche prima, a sentire gli esperti.

Uno di questi esperti è il francese Claude Laconteux, già docente di letteratura e civiltà medioevale alla Sorbona, ed il suo Phantom Armies of the Night è il volume che mi tiene compagnia in queste notti.

Di cosa stiamo parlando?
Ma dela Caccia Selvaggia, naturalmente!

OK, siamo in epoca medioevale.
È pieno inverno.
È notte.
Se siete persone a modo ve ne state a casa a dormire, e se sentirete, da fuori, il suono di passi, il tintinnare di finimenti e lo scricchiolare di armature, vi caccerete certamente ancora di più sotto alle coperte, serrando gli occhi e facendo scorrere un rosario fra le dita.
Se invece siete fuori, beh, vi meritate tutto ciò vi che accadrà.
Che comincerà con l’incontrare una processione di fanti e cavalieri, malandati e sporchi di sangue, un paio magari decapitati, e con la testa sotto al braccio.
Forse prima li vedrete nel cielo, sospinti da un vento poderoso, o forse li incrocerete lungo la strada, ha poca importanza.
Guidati da un uomo, forse con un elmo cornuto.
O forse da una donna.
O più donne.
Tutto dipende dalla località.
E poi?
E poi nessuno vi vedrà mai più.
Oppure vi risveglierete a cento chilometri da dove eravate.
Magari sulla cima di una montagna, o nel fitto di un bosco.
Magari coi capelli bianchi per la paura, o con un oggetto prezioso stretto fra le dita.
O magari in un atto magnanimo, il capo di quella oscura processione vi consiglierà di diistogliere lo sguardo e andarvene, peché quella che passa è la Mesnie Hellequin, e non è fatta per gli occhi dei vivi.

Resoconti dettagliati e inquietanti di incontri con la Caccia Selvaggia, o con una sua incarnazione di qualche genere, abbondano nelle cronache medioevali e talvolta debordano nel rinascimento, così come abbondano i dotti trattati che ne vogliono demistificare o spiegare la natura – macché antiche divinità, macché corteggi di spiriti inquieti, macché maledizioni millenarie… è semplicemente il diavolo che vuole trarre in inganno la brava gente.

Ma non è così facile.

Nell’analisi approfonditissima di Leconteux, la Caccia Selvaggia si rivela quanto di più sincretico si riesca ad immaginare – la Caccia assorbe come una spugna stralci di mitologia classica (Diana), di folklore (elfi oscuri, fantasmi, Re Artù), canone più o meno cristiano (Erodiade) e norreno (Odino, le Valchirie), costruendo su quella che è probabilmente una tradizione mesopotamica, e filtrando il tutto attraverso la fede e la cultura dei commentatori medioevali, che vedono streghe e demoni ovunque.
E la forza di questo saggio è proprio nello smontare pezzo per pezzo, strato per strato il mito, andand a cercare le fonti originarie, cercando di delineare i singoli fili della tradizione prima di tentare una interpretazione.
Un grande lavoro di investigazione.
Non mancano, perché noi valiamo, le danze macabre medievali e la connessione fra caccia selvaggia e Halloween, fra caccia e Commedia dell’Arte (Hellequin-Harlequin?).

Ma non aspettatevi un saggio-pop, una di quelle cosine all’acqua di rose fatte per segretarie d’azienda che fanno le streghe wicca nel week-end, o il pamphlet che associa le masche del Roero alla fonduta col tartufo.
Il libro di Leconteux, un corposo tomo con pochi grilli per la testa ed una rilegatura robustissima, è pubblicato dalla Inner Tradition, che ha uno sciacallo egizio come logo, e che in prima battuta parrebbe una casa editrice di sciroccati, ma è in realtà una antica e rispettata editrice di nicchia specializzata in tradizioni folkloriche e altre amenità; ed il testo è ricco di note, di immagini d’epoca e di una poderosa bibliografia, ed è un seriosissimo saggio accademico, di quelli che fan venir voglia di laurearsi in storia o in antropologia solo per poter fare lavoro di ricerca su queste cose.

Saggio di altissimo livello, che si legge comunque (merito dell’ottima traduzione dal francese) con una certa tranquillità.
Mentre fuori, di notte, soffia il vento gelido.

Dell’autore francese sarà interessante procurarsi nei prossimi mesi l’intera opera sulle credenze pagane dell’Europa medioevale, e che comprende titoli quali The Return of the Dead, The Secret History of Vampires e l’imprescindibile, Witches, Werewolves and Fairies.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

13 thoughts on “Notti di caccia

  1. Le notizie che circolavano sulla Caccia Selvatica o Selvaggia come si vuole, in effetti erano abbastanza confuse e contradittorie. Il fenomeno è però affascinante, una delle poche tradizioni medioevali giunte fino a noi Ancora oggi ci sono resoconti di montanari che dichiarano di essersi inbattuti in una di queste “caccie”.
    Recentemente sia Mignola col suo Helleboy, che Coltri col suo romanzo ne hanno riparlato.

  2. Adoro le storie sulla Caccia Selvaggia, anche se finora ho letto soltato romanzi e fumetti (gli stessi citati da Nicola), e qualche articolo sul Web. Mai saggi.
    L’argomento è interessante e ti assicuro che, a un’ora di auto da Milano, in Valtellina e Valsassina, c’è ancora qualcuno che crede alla Caccia. Magari solo per folklore, o chissà.
    Tempo fa avevo letto di un episodio riguardante uno di questi allegri cortei, incrociato in Carnia da degli alpini, durante la Grande Guerra.
    Comunque ne riparliamo alla Candelora…

  3. Bellissimo articolo Davide e autore davvero interessante quello che segnali,hai fatto venire l’acquolina in bocca anche a me:-)

  4. In effetti il lavoro di Laconteux è il primo saggio serio che mi capita d trovare sull’argomento.
    E sì, in effetti cita anche alcune tradizioni lombarde.

    C’era qualcosa nel saggio della Savi-Lopez sulle leggende delle Alpi, ma parliamo di un testo vecchio di un secolo…

  5. Casca a fagiuolo con un mio recente interesse per streghe e benandanti (stimolato dai tuoi post sul fantasy e sulla ricerca che sto facendo, che dovrebbe concretarsi in una novella o, più realisticamente viste le mie carenze nella forma lunga, una raccolta di racconti su una sottospecie di Solomon Kane contadino savio de noantri). La caza selvadega fa da sfondo a un episodio… in questa succosa variante trentina
    http://www.valledeltesino.com/il-territorio/tradizione-e-leggenda-in-tesino/109-miti-e-leggende-del-tesino/214-uno-spirito-malvagio-il-beatrico

  6. Per la cronaca: mia nonna materna, che viveva nella provincia di Matera (profondo sud), mi parlava di una processione di spiriti, o di non morti che alla notte girava per le strade del paese di tanto in tanto.
    Mi intimava sempre di NON guardare fuori dalla finestra di notte, qualsiasi cosa avessi sentito.
    Mi faceva specie la cosa, poichè mia nonna era donna di chiesa mai uscita quasi dalle mura domestiche.
    Ma certe credenze erano ancora forti, con anche il terrore della parola Dracula (mio nonno una volta si infuriò con me dicendo “non si pronuncia il nome di quel demonio a tavola”) e la credenza che il vicino fosse un licantropo.

    Le tradizioni contadine sono sorprendenti.

  7. La caccia selvaggia (o corsa selvatica, o caccia morta, o chissà cos’altro) era un motivo ricorrente in parecchi romanzi, racconti e canzoni. Mi ha sempre incuriosito. Mi fa piacere scoprire che esiste un saggio ben scritto sull’argomento, che non si limita a raccontare una o due versioni contraddittorie. Non so se lo leggerò, ma me lo segno da qualche parte.

  8. Io sono inciampata nella Caccia Selvaggia lo scorso anno leggendo “La cavalcata dei morti” di Fred Vargas, effettivamente è una leggenda affascinante.

  9. Mi fai ricordare che dopo aver letto “la cavalcata dei morti” di Fred Vargas, avevo pensato di cercare qualcosa sull’argomento che era intrigante. Capita a puntino la tua segnalazione di questo saggio.

  10. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  11. Pingback: Cavour Cacciatore di Vampiri – Capitolo 5: Chrysalis | Book and Negative

  12. Mi fa venire in mente uno degli episodi di “Fantasia”, probabilmente trae ispirazione proprio da queste leggende.

  13. Una Notte sul Monte Calvo…
    In effetti la commistione/confusione Caccia Selvaggia/Sabba delle Streghe è uno dei fattori che rendono le leggende così difficili da collocare.

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