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Un campionario di opzioni – Nascerà una Strega

15 commenti

Un post piuttosto specifico per il piano bar del fantastico.
Il mio amico Hell Graeco, che sta giù nel braccio degli Incorreggibili, sostiene di non aver mai gradito granché il racconto Nascerà una Strega, di Robert E. Howard, ed in generale ha un atteggiamento piuttosto critico riguardo alle capacità autorali del buon Two Guns Bob.
Su alcuni punti, insomma, non concordiamo.

Ora, naturalmente esistono questioni di gusti e personali inclinazioni che non sono argomento di discussione.

Resta tuttavia il fatto che Nascerà una Strega, storia minore del ciclo di Conan, rimane molto in alto nel mio personale elenco delle storie di Howard.
Non perché sia particolarmente bella, ma perché è estremamente importante.
Una storia minore.
Non eccelsa.
Ma meriteole di essere letta per un certo numero di ottime ragioni.
In realtà non parleremo di una storia, ma di due.
Ma non sarà male.
Vediamo…

La nostra storia comincia nella primavera del 1934, quando il giovane autore texano Robert E. Howard si ritrova in una strana situazione.
Da una parte, se Weird tales è stata finora un più che discreto mercato, i pagamenti della rivista sono irregolari a dir poco, e le possibilità di crescita sono scarse (continuano a chiedergli storie di Conan).
Dall’altra, la possibilità di pubblicare su riviste di livello superiore, che garantirebbero maggiore esposizione, più pubblico e compensi più elevati e regolari, non sembra più così lontana per Howard, il quale sta flettendo i propri muscoli narrativi per sfuggire al campo gravitazionale del pulp.
In questa situazione piuttosto incerta, Fansworth Wright, discutibile ma comunque astuto editor di Weird tales, trovandosi a corto di storie di Conan, che tirano parecchio (nonostante l’opinione pessima espressa dal giovane esordiente Robert Bloch), vedendo scarseggiare le scorte, ne commissiona una nuova che viaggi sulle 15.000 parole.
Secondo la leggenda, Bob Howard esegue due stesure nel giro di pochi giorni, e Wright ne è entusiasta – tanto che la storia ha l’onore della copertina nel dicembre della rivista.

La trama, in breve…

Una leggenda del Khauran vuole che ogni cento anni una principessa reale sia la rencarnazione di una antica stregaccia malefica.
E marca male per la giovane regina Taramis quando sua sorella gemella Salome ricompare dal nulla – nata col marchio della maledizione, Salome avrebbe dovuto essere accoppata in fasce, ma sfuggita alla morte, e ammaestrata nelle arti oscure da un incantatore del Kithai, è ora tornata per aiutare il viscido Constantius in un complicato colpo di stato.
taramis viene chiusa nelel segrete, Salome inizia un regno di empietà e scollacciatura.
Il comandante della guardia reale, il cimmero Conan, rifiuta di cedere le armi, e viene condannato alla pena capitale.
Sfuggito alla morte (maggiori dettagli in seguito), Conan si organizza e, con l’aiuto dei predoni zaugiri e del leale Valerius, si vendica, incidentalmente restituendo il regno alla legittima sovrana.

Bello liscio.

A Witch shall be Born non è una delle migliori storie di Conan, nonostante l’opinione di Wright (che aveva appena acquistato la ben superiore, quasi perfetta People of the Black Circle).
Witch è sensazionalistica, con una buona dose di sessualità accennata, flagellazione e (si ipotizza) stupro, e con una forte vibrazione di omosessualità rampante (Salome è una delle più colossali sgualdrine dell’era hyboriana), per la titillazione dei lettori di WT che non volevano la classe, ma la polpa.
Il linguaggio – per quelli che badano a queste cose – è fitto di prosa purpurea.
E, per l’orrore assoluto degli ortodossi, Howard racconta un sacco, e non mostra granché.
O forse no?
Andiamoci piano.
Perché io sostengo che questa sia una storia che merita di essere letta – indipendentemente dai suoi difettti?

Il primo motivo lo condivido con Manly Wade Wellman, che, intervistato a riguardo dal compianto Karl Edward Wagner, fece notare che sì, ok, Conan lo annoiava, e c’era una storia di cui non ricordava né il titolo né la trama, ma in cui c’era QUELLA scena…

By the side of the caravan road a heavy cross had been planted, and on this grim tree a man hung, nailed there by iron spikes through his hands and feet. Naked but for a loin-cloth, the man was almost a giant in stature, and his muscles stood out in thick corded ridges on limbs and body, which the sun had long ago burned brown. The perspiration of agony beaded his face and his mighty breast, but from under the tangled black mane that fell over his low, broad forehead, his blue eyes blazed with an unquenched fire. Blood oozed sluggishly from the lacerations in his hands and feet.

Già, in Nascerà una Strega c’è la scena della crocifissione.
Conan, privato del suo comando e non più spalleggiato dai suoi uomini, viene portato nel deserto dal perfido Constantius, e crocifisso.
La scena occupa la parte centrale del secondo capitolo.
Crocefisso, malandato e tumefatto, la carcassa di un avvoltoio stretta fra i denti, Conan è a tal punto oltre, che questa scena non può che rimanere impressa ai lettori.
E rimane impressa, per dire, a John Milius e Oliver Stone quando sceneggiano Conan the Barbarian

… e riprendono la scena in maniera filologicamente esatta.
Anche se, naturalmente, nel racconto quello che succede dopo è molto più interessante.

Nascerà una Strega contiene quindi almeno una delle grandi scene memorabili uscite dalla macchina per scrivere di Howard (l’incipit ha potenziale, ma non è altrettanto potente) .
Ed è interessante notare che si tratta della prima scena in cui compare Conan, che nell’intera storia ha un ruolo centrale ma è in scena molto poco.

Il che ci porta alla vera gemma nascosta nel ciarpame di questa storia in fondo semplice: la struttura, e la quantità di stili che Howard mette in campo, al contempo mantenendo il conteggio delle parole sotto al tetto delle 15.000 e mostrando la propria versatilità e la propria capacità dis crittura.
Howard deve tenerla corta – ha solo 15.000 parole a disposizione – e non esita ad utilizzare tutti i trucchi del mestiere, inclusi dei trucchi che nel mondo dei pulp non erano praticati.
La storia diventa una narrazione corale, in cui diverse voci e diversi punti di vista si alternano, e le diverse voci restano straordinariamente definite non attraverso strani giochi linguistici, ma solo grazie alla sintassi ed alla struttura.
Ed è nella grande quantità di tecniche narrative utilizzate che Howard mostra il suo meglio in questo raccontino di serie B.

Il primo capitolo – The Blood Red Crescent – capovolge la classica struttura della storia del mistero, rivelandoci in apertura non solo il background, ma anche chi sono i cattivi, le loro motivazioni, quale sia il loro piano, e come la protagonista sia stata sostituita dalla propria copia malvagia.
Praticamente tutta la titillazione, la carne tremula, il sesso e le fustigazioni, sono concentrati qui, dove sono pronti ad acchiappare i lettori meno sofisticati. A questo punto l’intrigo, il piano diabolico, è chiaro.
Possiamo passare ad osservarne le conseguenze.
Il secondo capitolo – The Tree of Death – sposta l’azione al margine, e introduce gli eroi (Conan, certo, ma anche Valerius, che sarà essenziale allo svolgimento del resto dell’avventura). Conan viene crocefisso da Constantius e liberato dal fuorilegge Olger Vladislav (Howard ha letto Lamb, e sa che una manciata di cosacchi torna sempre utile).
Con il destino ultimo dell’eroe in sospeso, il terzo capitolo – A Letter to Nemedia – torna alla scena globale, facendosi beffe dello show don’t tell, e ci presenta una lettera del saggio itinerante Astreas, che descrive l’orrida situazione di decadenza morale nella quale versa il regno sotto al tallone della regina e del suo consorte. Howard ce lo presenta come

the entire knowledge of the Western nations concerning the events of that period in the East, always a hazy, half-mythical region in the minds of the Western folk

… trasformando il racconto in una sorta di dossier, di saggio storico Nemediano in cui si cerca di capire cosa accadde, quella volta, in Khauran.
Questo capitolo è, con il quinto, un piccolo capolavoro di concisione ed economia narrativa, e ci mostra quelle “conseguenze” promesse al primo capitolo.
Astreas è lieve, ironico, ma puntuale nella sua narrazione – una voce inconfondibile.
Ricompare, quasi in chiusura, il buon Valerius, ben deciso a scoprire quale marcio covi in Khauran.
Per la gioia dei fan più preoccupati, il quarto capitolo – Wolves of the Desert – riporta in scena Conan, ormai rimessosi dalle vicissitudini precedenti, e che a capo di un fiero manipolo di pseudo-cosacchi del deserto (non dovete fare certe domande…) medita vendetta.
E l’occasione si presenta nel quinto ed ultimo capitolo – Voice of the Crystal – con Valerius che fomenta una rivolta lealista, e Constantius che scende in campo contro Conan e i suoi uomini. Ancora una volta Howard – che deve farla breve, ricordate? – cambia le carte in tavola, tuttavia, ed il confronto finale non è raccontato, ma mostrato attraverso gli occhi dello stregone Zang, incaricato da Salome di osservare la battaglia attraverso una sfera di cristallo.
La fine della battaglia coincide con la morte di Zang, che morente osserva gli ultimi bagliori del crepuscolo nel cristallo che si intorbida col rallentare delle sue ultime pulsazioni.

Quasi come una postilla, Howard concede a Conan una scena crudelmente ironica, e la vendetta ai danni del suo torturatore.
L’occasione è buona per ribadire ed esplicitare la filosofia di fondo del ciclo di Conan…

“You are more fit to inflict torture than to endure it,” said Conan tranquilly. “I hung there on a cross as you are hanging, and I lived, thanks to circumstances and a stamina peculiar to barbarians. But you civilized men are soft; your lives are not nailed to your spines as are ours. Your fortitude consists mainly in inflicting torment, not in enduring it. You will be dead before sundown. And so, Falcon of the desert, I leave you to the companionship of another bird of the desert.”

He gestured toward the vultures whose shadows swept across the sands as they wheeled overhead. From the lips of Constantius came an inhuman cry of despair and horror.

Conan è sopravvissuto perché la barbarie sopravvive alla civiltà.
Bob Howard ci ha raccontato una storiella, rendendola indimenticabile, e mostrandoci il suo miglior kung fu.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

15 thoughts on “Un campionario di opzioni – Nascerà una Strega

  1. NASCERA’ UNA STREGA, assieme a LA TORRE DELL’ELEFANTE è una delle primissime storie di Conan da me lette e conserva un posto speciale nel mio cuore.
    Grazie per averne parlato, tra parentesi consiglio la versione a fumetti che Roy Thomas scrisse per la Marvel negli anni settanta, molto fedele al racconto come solo Thomas sa fare.

  2. Quando hai nominato il titolo, io ovviamente cascavo un pochino dalle nuvole perché avendole lette tutte in fila i titoli continuano un po’ a sfuggirmi, però appena ho letto il tuo riassunto della trama mi sono ricordato tutto, compresa la scena della crocifissione. Per me è un racconto valido, che mi era piaciuto parecchio. Ma di certo non ho abbastanza memoria per ricordarmi tutte le tecniche narrative e lo stile utilizzato, cosa che il tuo articolo descrive perfettamente e permette una visione a 360° del racconto. 🙂 Per me Howard ci sapeva fare eccome, come scrittore. Del resto, stiamo ancora qui a parlare di lui. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

  3. R. E. Howard è nel mio pantheon e guai a chi lo tocca. Il cofanetto della Newton Compton con l’opera omnia è l’unica cosa che si è salvata da tutti i miei traslochi. 🙂
    Quanto alla singola storia (o dovrei dire due) Per me è di grande atmosfera e dimostra chiaramente come in un racconto si possa toccare molte corde diverse partendo da una cornice narrativa che spesso viene disprezzata. E’ un racconto perfetto? E’ la cosa migliore scritta da REH? No, in entrambi i casi. Ma posso dire di averla letta e gustata almeno venti volte e non mi è bastato.

  4. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  5. Bell’analisi delle tecniche narrative e del racconto nel suo insieme, ma tu non dovresti smontare e studiare i racconti di Roger Zelazny invece di dedicarti a Howard? 😉

    Il racconto lo ho letto molto tempo fa ed ero piuttosto digiuna di fantasy perciò ricordo una certa impressione ma la ho anche sempre attribuita alla mia immaturità rispetto al genere.
    Dovrei rileggerlo.
    Specialmente dopo tutte le tue osservazioni sulle scelte narrative di Howard.
    Non c’è niente di più bello che leggere i grandi scrittori al loro meglio anche da un punto di vista tecnico.
    Eppoi io continuo ad avere difficoltà con i racconti perciò mi fa solo bene vedere come si gestisce un racconto con un numero di parole preciso.
    Spesso mentre scrivo storie con un numero di parole limitato mi scoraggio un po’, certi esempi invece mi risollevano il morale. 🙂

    Cily

  6. “ha un atteggiamento piuttosto critico riguardo alle capacità autorali del buon Two Guns Bob.”

    Ma non è così. Credevo fosse chiaro. Ora sono di fretta, perciò non commento, ma ripasserò 😉

  7. Eccomi qua.
    Dunque, difficile fare un’analisi in un commento. Anche perché detesto i commenti lunghi, ma ci provo. Come al solito, leggendo il tuo articolo, ho scoperto che abbiamo il medesimo punto di vista su questa storia. La differenza è che ciò che per te è un punto di forza, io lo ritengo un punto debole. Questo se rapportato alle altre storie, più riuscite, più sentite, e meno artigianali di questa.
    Ecco il punto, Nascerà una Strega è artigianale, e si sente. Non che ci sia nulla di male nel costruire una storia perché così la si può vendere e guadagnare, eh. Lo farei anch’io, in determinate condizioni impossibili, ovvero in piena libertà.

    Non mi piace che i cattivi si vedano all’inizio, non mi piace che Conan, crocifissione a parte, sia in secondo piano, non mi piace l’alternanza dei punti di vista. E se mi piace la scena della crocifissione (come può non piacermi), essa non basta a farmi andare giù il racconto.
    Anche perché, non tanto la varietà stilistica che qui Howard mostra, quanto proprio la sostanza, la trama, è a non piacermi.

    Tutto questo alla luce del fatto che invece storie come L’ombra che scivola, Chiodi Rossi, Ombre al Chiaro di Luna, sono molto più organiche e meglio scritte.

    Poi, non so davvero più come dirlo, perché a quanto pare consideriamo diversamente l’espressione “mettere in discussione”… non metto in discussione Howard, o se lo faccio, non è per dire che era un incompetente, ma per mettere in evidenza gli stessi artifici linguistici che tu hai descritto in questo racconto. Artifici che possono funzionare, oppure no.
    In questo caso specifico, per quanto mi riguarda, non funzionano. Ma il racconto se lo ricordano tutti lo stesso, perché la forza delle scene è intatta.
    In altre è l’ingenuità del personaggio Conan, a starmi antipatica. In sostanza reputo Howard per quel che era, uno dal potenziale enorme che è sparito troppo presto. Pur amando la potenza del suo immaginario. Li ho letti tutti, i suoi racconti. Li ho recensiti quasi tutti. E almeno un paio di intenditori howardiani mi hanno detto di concordare con le mie impressioni. Non m’invento nulla.

    Howard sessantenne, avesse continuato a scrivere, avrebbe dato del filo da torcere a chiunque. Noi conosciamo solo il trentenne.
    Tutto qua.

  8. Che faccenda complicata…

    Io credo che Howard fosse prima di tutto un narratore istintivo, che attraverso un percorso da autodidatta – con la lettura e chissà, probabilmente il confronto con altri autori – riuscì anche a costruire una propria sofisticazione, una propria tecnica.

    Ci sono storie che funzionano meglio, rispetto a Nascerà una Strega.
    Potrei citare Queen of the Black Coast, People of the Black Circle e Beyond the Black River.
    In queste storie l’istinto di Howard e la sua tecnica lavorano nella stessa direzione, e portano ad un risultato eccellente.

    A Witch Shall Be Born non è una storia eccellente – è un eccellente esempio di tecnica, e come tale la apprezzo.
    Non come storia – e credo di averlo anche detto nel post.
    Non è fra le prime che sceglierei da rileggere per il piacere della lettura.
    Ma è la prima alla quale penso se devo delineare quali strumenti tecnici fossero a disposizione di Bob Howard.
    È forse proprio per questa sua imperfezione (manca di quella fiamma, l’anima che da autenticità ai lavori di Howard), che risulta facile vedere la tecnica.
    E la tecnica è notevolissima.
    Al servizio di una storia mediocre? Diavolo, sì!
    Ma notevolissima per la tecnica.

    È palese a questo punto che le nostre opinioni non sono poi così divergenti – proviamo solo piacere ad osservare elementi diversi dello stesso spettacolo.
    Ed io, naturalmente, non ho mai avuto l’approvazione di alcun howardiano 😉
    [che Crom ci scampi, e poi cosa…?]

    L’output di Howard fu ineguale.
    Al suo peggio, Howard è un mediocre autore di storie sensazionalistiche.
    Al suo meglio è imbattibile – proprio perché la tecnica si mette al servizio di quella follia (perché di follia si trattava) che Howard riusciva a riversare sulla pagina.

    Se Howard fosse vissuto fino a sessant’anni…
    Eh, e se Mozart fosse vissuto fino a sessant’anni?
    Avrebbero creato capolavori o ciarpame?
    E prima di fare affermazioni categoriche ricordiamoci del povero Chambers, che scrisse, è vero, Il Re in Giallo, ma poi proseguì fino ad una tranquilla vecchiaia scrivendo romanzi per signorine (in effetti alquanto mediocri).
    Io non sono in grado di prevedere cosa sarebbe accaduto.
    Credo tuttavia che se fosse vissuto anche fino a cento anni, producendo lavori superbi, lavori come Coast, Circle e River sarebbero comunque considerati fra la sua produzione migliore.
    E sotto a tutte le sue storie migliori ci sarebbe stata quella tecnica che in Nascerà una Strega è tanto evidente, ed usata con tanta sicurezza.

  9. Tu non ci crederai, ma appena ho scritto la faccenda dei sessant’anni ho pensato: “Sì, ma nulla garantisce che…”
    Diciamo che ho peccato di ottimismo. Però considerando l’evoluzione e la tecnica di Howard è ragionevole pensarlo, perché no?
    Infatti il tuo post era chiaro, ma per me il racconto o romanzo che sia è innanzitutto storia, e poi anche tecnica. I racconti che citi sono spettacolari, a dire poco, privi persino della tipica ingenuità del barbaro. Anche Ombre su Zamboula ho apprezzato moltissimo, lì soprattutto per come è costruito. Ecco, io lì la tecnica la vedo eccome, ed essendo accompagnata a una storia stupenda, il tutto è ancora più avvincente.
    Nascerà una Strega non mi avvince, a questo punto credo per una personale idiosincrasia. Comunque sono spinto in virtù di questo tuo articolo, del quale ti ringrazio, ad affrontare il racconto con un’analisi sul mio blog. Ne riparleremo, quindi.

    No, in effetti non sono diseguali le nostre opinioni, ma se vai a cercare i commenti dell’altro giorno, da dove è nata questa discussione, ho cercato di spiegartelo fin dall’inizio.
    Poi, la faccenda degli howardiani, ti dirò, io non nasco esperto di questo tipo di letteratura, ho fatto studi più classici, ma a un certo punto il parere positivo di gente che su Howard ci spende tutt’ora parecchio tempo mi ha fatto capire che ero sulla strada giusta, nell’interpretazione e del valore dei suoi scritti (premiando i quali, all’inizio credevo di commettere eresia) e della poetica della barbarie rappresentata da Conan.
    😉

  10. Ok, sono finito in moderazione. Per sbaglio s’è alterato il nickname. 😉

  11. Io Ombre lo trovo più debole, ma lì devo essere stato influenzato dall’averne prima letto l’adattamento a fumetti.

    Sull’evoluzione di Howard, come dico, non faccio previsioni.
    L’evoluzione non è mai una cosa prevedibile 🙂
    Credo soprattutto che Howard avrebbe dovuto cimentarsi con i limiti del suo mercato – il salto alle riviste patinate ne avrebbe forse fatto un grande autore di narrativa storica, come accadde a Lamb.

    Però però però – ho scritto un racconto, una volta, in cui Howard sopravvive al (tentativo, in questo caso) di suicidio.
    Nella mia storia, invecchiando sarebbe passato a scrivere per il cinema, sceneggiando L’Uomo che Volle Farsi Re con Gable e Bogart diretti da Huston.
    E un Solomon Kane con Basil Rathbone.
    Molti howardiani duri e puri la odiarono a morte, quella storia – forse perché facevo incontrare e sposare Two Guns Bob e Hedi Lamarr.
    Ma non la odiarono mai quanto la storia in cui Bob era Bobbie… 😀

    (sul fatto che la tua posizione di partenza fosse chiara… e che diamine, lasciami qualche scusa ogni tanto per fare un post sul mio blog?!)

  12. Be’, mica scemo Bob a sposare Hedy. 😉
    È leggibile questo racconto? ^^

  13. Un po’ off-topic, ma esiste The Whole Wide World in italiano? Non l’ho mai visto…

  14. @Andrea
    Esiste, e credo lo passino di quando in quando su Rai Movie…

    @Hell
    Vedo di mandartene una copia, appena la recupero dall’archivio.

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