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Con Thomas Jefferson attraverso la Crisi

15 commenti

Sto diventando un fan di Thomas Jefferson.
E non perché il rivoluzionario e terzo presidente degli Stati Uniti fu anche un naturalista ed un collezionista di fossili – the Mammoth President of the USA – e commissionò la spedizione di Lewis & Clarck nella speranza di trovare ancora qualche mandria di mastodonti allo stato brado.

No, è che ho letto un sacco di cose scritte dal buon TJ negli ultimi giorni, e mi pare fosse un tipo con le idee piuttosto chiare.

Il futuro che ci stanno preparando. Bello, eh?

Complice la non proprio rilassata situazione economica e politica del paese e del continente in cui stiamo seduti, ho messo le mani su un interessante libriccino, ed è stata una lettura divertente e terrificante, che ha impegnato le mie ultime serate.

Non so, dev’essere cominciato tutto con l’ossessionante, continuo martellamento, nelle ultime settimane, sulle reti RAI di documentari e servizi sull’emigrazione italiana nel ventesimo secolo.
Come se volessero renderci familiare e in un certo senso appetibile l’idea di mettere i nostri quattro stracci in una valigia e andare altrove.
A lavorare in miniera.
Perchè, come mi ha detto con una spallucciata un settantenne qualche giorno fa, tanto quello è il futuro

Grazie, vecchio mio, ma anche no, eh?

E così mi sono procurato una copia di un libro con un titolo nel quale potevo riconoscermi – Screwed, del sempre piacevole (e stimolante) Thom Hartmann, autore del quale ho già letto e segnalato un paio di volumi.

Screwed (che per i non anglofoni, significa Fottuti), è certo il più americanocentrico dei testi di Hartmann letti fin qui, e non si occupa di ambiente o di decrescita, ma di politica, economia e società.
L’idea è che a partire dagli anni ’80 si sia avviata una campagna di azioni – a livello culturale, politico e legislativo – il cui scopo ultimo era l’annientamento della classe media americana, al fine di garantire una massimizzazione degli introiti e dei privilegi di una ristretta elite che controlla l’economia e – muovendo cifre colossali – la politica.
Neofeudalesimo, insomma.

Questo tizio mi sta vendendo libri a carrettate.

Ciò che Hartmann non considera (poiché esula dallo scopo del testo, che è molto focalizzato) è che la crescente globalizzazione dei mercati ha fatto sì che la Guerra Non Dichiarata Contro la Classe Media (il sottotitolo del libro) si sia riversata anche negli altri paesi dell’occidente industriale.

Ed in effetti l’aspetto agghiacciate della lettura di Screwed, un testo del 2007 che descrive il primo lustro della politica e dell’economia americane nel ventunesimo secolo, è che a cinque anni di distanza si vedono in differita molti eventi che si sono poi presentati anche qui da noi.
Crisi economica.
Banche soccorse dai governi a scapito dei cittadini.
Aumento della forbice poveri-ricchi.
Annientamento della ricerca.
Annullamento degli ammortizzatori sociali.
Tassazione delle fasce più deboli ed esenzioni per i super-ricchi.

Diceva di tassare i ricchi e non i poveri.

Nel tracciare il progressivo boicottaggio della classe media, Hartmann cartografa i motori economici e politici che hanno portato all’ascesa della classe media, e per quali motivi l’esistenza di una classe media risulti particolarmente fastidiosa a certi poteri finanziari.
Vengono così fuori un sacco di testi di Thomas Jetterson e dell’altro Thomas, Thomas Paine, un sacco di teorie sociali e politice, l’idea (che suona maledettamente semplice e attraente) della tassazione proporzionale…

Difficile, con questo libro alla mano, non leggere il giornale e non tracciare dei paralleli inquietanti.
Certo, il sistema legale americano è diverso, c’è una diversa costituzione, un diverso rapporto fra politici, finanzieri e cittadini.
È necessario tradurre, traslare, fare le debite proporzioni.
Ma il risultato è inequivocabile – il titolo del libro di Hartmann non descrive solo loro, ma anche noi.

E attenzione, a scanso di equivoci vorrei specificare che questo non è un delirio complottista.
Non si tratta di teorie di cospirazione alla David icke (*).
È un saggio documentato, lucido, e assolutamente circostanziato.

Il prossimo in lista

Come sempre nei lavori di questo autore, gli ultimi capitoli sono dedicati a suggerimenti e direttive su cosa fare per migliorare la situazione.
Si tratat di cose che funzionano solo in America – telefonare al proprio rappresentante al congresso (voi ce l’avete, il numero di telefono della persona che avete votato per il Parlamento? O per il Parlamento Europeo?), vigilare, iscriversi alle organizzazioni sindacali (che sono libere ed apolitiche, giusto?) e quant’altro.

Certo una lettura istruttiva.
Mi pare chiaro che nel futuro delle mie letture ci sarà anche un quarto volume…

(*) Anche se… le prime due copie di Screwed che ho ordinato sono andate perdute… per la terza ho dovuto usare un corriere.
Ma sono io, che sono paranoico.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

15 thoughts on “Con Thomas Jefferson attraverso la Crisi

  1. Thomas Jefferson, assieme a Benjamin Franklin, l’altro grande illuminista liberale e padre fondatore degli Usa, è uno dei miei personaggi storici preferiti. Basti pensare che in camera mia ho appesa una copia della Dichiarazione di Indipendenza, presa a Philadelphia. Entrambi rappresentano una delle più felici congiunzioni di visionarietà politica e vocazione scientifica. Ma erano ancfhe figli del loro tempo, visto che Jefferson aveva pur sempre una nutrita schiera di schiavi servizievoli…

  2. per come la vedo io uno dei problemi di fondo è stato far credere a molti di far parte della classe media, di fatto eliminando la coscienza dell’appartenenza di classe e – conseguentemente – la lotta di classe.
    da lì, quanto descrivi:
    —– qte —–
    Crisi economica.
    Banche soccorse dai governi a scapito dei cittadini.
    Aumento della forbice poveri-ricchi.
    Annientamento della ricerca.
    Annullamento degli ammortizzatori sociali.
    Tassazione delle fasce più deboli ed esenzioni per i super-ricchi.
    —– unqte —–
    e redo che oltre a ragionare su quel che farebbe Jefferson, sarebbe interessante interrogarsi su come analizzerebbe la situazione e che soluzioni proporrebbe Marx.
    ma io sto diventando un fan di Slavoj Žižek (e nonostante tutto continua a piacermi Tolkien) quindi non mi stare troppo a sentire 😉

  3. Inquietante a dir poco….

  4. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  5. Intanto due rettiliani, da qualche parte nel mondo, leggono a sbafo le tue copie perdute… 😉

  6. Mi chiedo quanto di tutto questo sia condizionato da relativismo e superstizione che ci circonda.

    Nella stesura che fa Francis Wheen nel suo libriccino sulle delusioni moderne – che sto leggendo con un misto di divertimeno e anche vergogna, chi è senza peccati scagli la prima pietra… – l’autore sembra prodigfarsi a ricordare quanto molti dei ultraliberali e ultraconservatori, che negli ultimi vent’anni hanno sostenuto e attuato riforme disastrose (o comunque poco oculate) per l’economia dei rispettivi paesi (Thatcher, Regan..) fossero bigotti e superstiziosi.
    E guarda caso i Jefferson e i Franklin, i quali ragionamenti ci sembrano oggi così attuali e utili, erano ferventi illuministi.

    Il sonno della ragione genera mostri… e poveracci?

  7. Di sicuro la politica degli ultimi venti-trent’anni si è appiattita su una ricerca ossessiva del consenso, costruito spessissimo con tecniche manipolative.
    La riflessione e la teoria politica sono passate in secondo piano.

    @Melo
    Se il povero Hartmann, che già i suoi connazionali lo accusano di essere un socialista, anziché di Jefferson parlasse di Marx, farebbe una brutta fine.
    Guardiamo il lato positivo – noi europei posiamo fare riferimento ad un bagaglio culturale e teorico molto più ampio… o no?

    @Kust0r
    Reagan e Thatcher mi hanno sempre colpito per i parallelismi – la bigotteria (bigottaggine?), la superstizione, il destino ultimo in preda alla demenza senile…
    Forse il partire dal presupposto di possedere la verità ha contribuito.
    Ma era associato ad un progetto abbastanza ben definito e abbastanza “scientifico” nel suo sviluppo.

    @Andrea
    Rettiliani maledetti!

  8. I numeri di telefono? Non sono poi così incredibili da trovare, senza per questo dover fare mosse illegali. Nel frattempo i sindaci e tutti gli altri facenti parte delle amministrazioni comunali sono di facile accesso, così come le locali segreterie dei partiti. Dato che vogliono fare i moderni i più hanno profili FB o Twitter, siti internet (quasi sempre scadenti), e-mail istituzionali.
    Basta fare un giro sul sito del Senato o su quello della Camera o ancora su quello del Parlamento Europeo. Parafrasando un film, touchables. Very touchables.

  9. Confessioni di un precario intraprendente: ho creato anni addietro il sito per un noto politico nazionale, e che personalmente detestavo – l’ho fatto per i soldi.
    E sì, il sito come richiesto faceva schifo.
    Il politico in questione morì non appena ebbe pagato il lavoro finito.
    (ma nego decisamente che i miei siti web abbiano poteri voodoo)

    Il discorso è che qui da noi manca il rapporto personale che lega gli elettori americani al proprio rappresentante al congresso.
    Lì vanno davvero a prenderli a casa.
    Con l’attuale legge elettorale, noi non votiamo più un nostro rappresentante – votiamo la lista che ci rappresenta.

    Però sì, dovremo cominciare a farci sentire alla svelta.

  10. boicottaggio a tutti i livelli, ma forse non si sentirebbbero tocati neanche da questo

  11. (Questo blog sta diventando un ricettacolo di pericolosi sovversivi :-O )

  12. Ciao e complimenti per i post davvero interessanti. Poichè mi piace molto quello che scrivi desidero chiederti se ti va di iscriverti al ring http://ilcircolodellearti.myblog.it . Mi farebbe davvero molto piacere. A presto!

  13. @davide: neanche troppo, dai. il barbuto di Treviri lo stanno riscoprendo (o iniziando a considerare) anche nelle università americane. e un tipo come Žižek è ospite abbastanza frequente alla Columbia e a Princeton. difatti anche dall’altra parte dell’oceano stanno cominciando a farsi sentire, a cercare di cambiare frame.
    (io, dalla mia, ho troppi titoli da leggere per disintossicarmi da tolkien per poter fare la rivoluzione, quindi sappi che è colpa tua se il FMI sconfiggerà le moltitudini d’Europa. e oltretutto prima devo finire Martin, per decidere chi ha ragione tra te e l’iguana.)
    meno male che dopo questo post e relativi commenti ti chiuderanno il blog e ti preleveranno di forza per un corso di rieducazione allo sciòpping, ché non mi pare giusto spingere la gente a incuriosirsi così.

  14. Pingback: Un passo dopo l’altro « strategie evolutive

  15. Pingback: Le storie della politica | strategie evolutive

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