strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Scrittore per scommessa

10 commenti

Questo post nasce da un paio di osservazioni occasionali fatte chiacchierando con l’amico Alessandro Girola.
Si parlava di tasse.
Ma andiamo con ordine.

Uno dei migliori romanzi d’avventura che io abbia avuto occasione di leggere, e che sta molto molto in alto nella mia personale classifica di gradimento è un esile volumetto intitolato Plunder of the Sun, scritto nel 1949 dall’americano David Dodge.
Avventura di un espatriato americano in centro America coinvolto in una caccia al tesoro precolombiano con extra di omicidi e tradimenti, si tratta di una curiosa miscela di noir e di avventura esotica, con una narrazione tesa,  con una delle scene più terrificanti e claustrofobiche che io abbia mai letto, e venne anche trasformato in film (I Saccheggiatori del Sole, in italiano), nel 1953, con Glen Ford nel ruolo del protagonista.

Prima di imbattermi nella ristampa Hard Case di Plunder, conoscevo Dodge solo per un suo altro romanzo – To Catch a Thief, del ’52, che tre anni dopo Alfred Hitchcock trasformò in Caccia al Ladro, adattamento piuttosto fedele con Cary Grant e Grace Kelly.
Ancora un espatriato americano – questa volta in Europa – ancora una caccia, ancora gioielli e delitti.
Ma la storia, naturalmente, la conoscete.
Tesa, ironica, non priva di un certo cinismo.
Ed il romanzo è di tutto rispetto, abbastanza da fissarmi in memoria il nome dell’autore – l’opera omnia del quale risultava tuttavia fuori stampa da strani eoni.
Dovevo rassegnarmi.

Ma chi era, David F. Dodge?

Non poteva che scrivere hard boiled e avventura...

David Dodge era uno di quegli american che fanno un po’ di tutto, e poi cascano quasi per caso nella scrittura.
Contabile fiscalista e consulente assicurativo, amava libri e teatro e, alla fine degli anni trenta venne ingaggiato da alcune compagnie filodrammatiche come autore di atti unici e commedie. Il suo primo lavoro vinse anche un premio per il miglior atto unico.
Poi, nel 1940, mentre sulla spiaggia lui e la moglie Elva stavano leggendo dei polizieschi ridendo delle ingenuità e degli svarioni, Dodge affermò che lui stesso sarebbe riuscito a scrivere di meglio.
La moglie scommise cinque dollari che non ce l’avrebbe fatta a scrivere e pubblicare un giallo.
Nel 1941, Dodge pubblicò Death and Taxes, primo romanzo di una serie su un contabile assicurativo, che si deve improvvisare investigatore, ed intascò i cinque dollari della scommessa.
Al momento, dei quattro romanzi della serie, solo il primo è disponibile in una recentissima ristampa.

Il protagonista di Death and Taxes è chiaramente ispirato a Dodge medesimo, e stando alla sentita, commovente nota scritta dalla figlia come postilla dell’ultimo libro, postumo, dell’autore, questa resterà una caratteristica di tutti i personaggi dei romanzi successivi.
In particolare, tutti i protagonisti di Dodge condividono con lui il desiderio di fuggire, vivere all’estero, viaggiare, perdersi nell’anonimato del viaggiatore.
E godersela, se possibile, pur senza navigare nell’oro.

Durante la guerra, Dodge servì come riserva in marina e, una volta congedato, caricò moglie e figlia in automobile, e puntò verso il Guatemala.
L’esperienza dei tre americani sulla strada fu il soggetto del primo lavoro nell’altra carriera di Dodge – quello di autore di libri di viaggi e guide per girare il mondo con pochi soldi.
Dal 1968, i Dodge si trasferirono a vivere in Messico.
L’ultimo romanzo punbblicato dell’autore è del 1971 – Troubleshooter, parte di una nuova serie.
L’autore morì nel 1974.

Poi, come capita, i volumi di Dodge scomparvero dal radar.
I polizieschi si ritrovavano con relativa facilità come usati – con la sola eccezione di Caccia al Ladro, che grazie al successo del film veniva ristampato con regolarità.
I libri di viaggio sono stati e restano fra i più difficili da reperire – e scuciono prezzi stravaganti sul web.
Nel 2006, Hard Case ristampò Plunder, e poi pubblicò per la prima volta l’ultimo lavoro di Dodge, The Last Match, editato dalla figlia e compagna di viaggi e disavventure, Kendal Dodge. Il romanzo era rimasto fra le carte dell’autore alla sua morte, ed è probabilmente quello in cui più forte si sente il desiderio di evasione, di lasciarsi tutto alle spalle, di andarsene una volta per tutte.

Dodge è un autore asciutto, ironico, affascinato dall’America Centrale e Meridionale, amante di quegli american espatriati che si diedero all’avventura subito dopo il secondo conflitto. Persone al limite dell’illegalità, con traumi sepolti nella memoria, ed una loro personale visione della legalità, della giustizia, dell’onore.
Era un bel leggere, e con le poche ristampe disponibili, continua ad esserlo.

(non male, eh, per essere un post nato dall’osservazione che la morte e le tasse sono le uniche due cose certe della vita? 😉 )

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Scrittore per scommessa

  1. Innanzitutto grazie della citazione 😉

    Come immaginavo ne è nato un articolo estremamente interessante. Il quinto senso e mezzo dei blogger fallisce raramente…

    Ammetto l’ignoranza: non ho mai letto nulla di Dodge, anche se chiaramente ho visto la trasposizione cinematografica di Caccia al Ladro, che reputo un ottimo film (come potrei fare altrimenti?).

    Dal tuo articolo devo dire che m’incuriosisce molto Plunder of the Sun, e sarei curioso di sapere qual è la scena claustrofobica che citi 🙂

  2. OK, senza spoilerare eccessivamente…
    La storia ruota attorno (tra l’altro) a delle rovine precolombiane in cui dovrebbe celarsi un favoloso tesoro.
    Dodge è molto documentato, poiché come si diceva aveva girato in lungo e in largo il Centro America.
    Nel momento di massima tensione, il protagonista e narratore del romanzo viene catturato dal cattivo di turno, stordito con la classica botta in testa e – scopriremo con orrore – rinchiuso in una specie di nicchia sotterranea delle dimensioni di una valigia.
    Quindi si riprende ed è raggomitolato su se stesso, praticamente a testa in giù, nel buio e nel silenzio assoluti, con pochi minuti d’aria.

    E Dodge per due-tre pagine ci mette lì dentro col protagonista, mentre realizza in che situazione si ritrova, e sembra davvero di esserci.
    Dodge riesce a comunicare perfettamente tanto la claustrofobia della situazione (credo soffrisse di claustrofobia lui stesso – solo così mi spiego la capacità evocativa) quanto l’angoscia del protagonista.
    Show don’t tell a manetta, e fatto come si deve ed in un momento in cui è assolutamente indispensabile.
    Dodge era in gamba.

  3. Wow!
    Ma perché questi libri non si ristampano più? Mi sembra di essermi persa tonnellate di splendida letteratura, ogni volta che approdo da queste parti.

  4. Una scena potente! Grazie per avercela riassunta.
    Aumenta la curiosità per il romanzo, che ho trovato usato su Amazon a 5 euro. Ammetto di essere davvero tentato.

  5. Non vorrei sbagliare, ma i libri della Hard Case dovrebbero esistere anche in formato Kindle.

  6. Il paese di mia madre giace sulla punta dello stivale. E’ collocato in una zona che si chiama “Costa Viola o Costa degli Dei”. Il primo nome si deve all’insolito colore del cielo e del mare nell’ora del tramonto: Stromboli veglia su questi luoghi.
    Costa degli Dei perché innumerevoli sono i miti greci che vogliono questi territori “nati” da atti di contesa e/o d’amore fra gli abitanti dell’Olimpo.
    Erano 10 anni che non vi facevo ritorno e a dire il vero, dopo innumerevoli viaggi durante la mia infanzia e la mia gioventù ne ero quasi nauseata.
    Ma è’ stato proprio su quella spiaggia ultravioletta che ho avvertito forte il desiderio di non fare ritorno a casa. Quale era poi la mia casa?
    Non ci sono turisti a N.M., ma solo “originari”.
    Sembrava di essere straniera ma non estranea in un territorio fuori dal mondo, un territorio che si regola e amministra secondo altre leggi. E non solo “naturali”. Fortissima è l’ombra della ‘ndrangheta. Addirittura, quando attraversammo uno dei paesi nei pressi di quello di mia madre, tra l’altro, spesso citato nelle notizie di cronaca nera, il segnale sul satellitare “scomparve”, o meglio, il satellitare “segnalava”, ma era come se non identificasse la zona. Successe a notte alta. La via era quasi sterrata, priva di lampioni, completamente circondata da agrumeti. Mi sorpresi del fatto di non essere affatto impressionata, mentre chi era con me pigiò sulla chiusura centralizzata.
    Così, fu proprio su quella spiaggia nell’ora incerta del crepuscolo che avvertii il desiderio di non tornare, di perdermi e per la prima volta lo ritenni possibile. Far perdere le proprie tracce, viaggiatori, girovaghi anonimi. La sensazione che provai fu di sicurezza, come se davvero un territorio potesse accogliermi nel suo ventre con profonda discrezione. Sei “dentro”, ma sei “fuori”. Nessuno mai potrebbe trovarti. Un luogo in cui se vuoi, puoi scomparire e finalmente, vivere.
    Trovo in Dodge una certa affinità. Col risultato che ora è diventato imperativo leggere qualcosa di quest’autore così attraente.
    Inoltre, la descrizione della scena nella nicchia e già da sola così grondante d’angoscia che posso solamente immaginare quanto lo possa essere nella sua versione originale. Anche in tal senso trovo una corrispondenza: soffro di vertigini. Discesi gli spalti dell’arena di Arles sotto forma di un geco.
    Per non parlare poi, del riferimento ad Hitchcock: uno dei registi preferiti da mia madre. Ricordo sere di tanti estati fa ioelei tesissime con occhi in biancoenero.

    Grazie Caro Davide, hai riordinato tante istantanee disordinatamente dimenticate in un cassetto…
    .

  7. No, almeno su Amazon non ci sono, magari li vendono loro direttamente in formato mobi?

  8. Sembra proprio che la Hard Case ceda solo nella hard copy 🙂 Nente per gli ereaders. Dopo faccio un giro su ibooks. Ma belle copertine comunque.

  9. Hanno 3 libri in formato Kindle, gli altri tutti in cartaceo o audioCD.

  10. Copertine splendide, concordo.
    Sull’assenza di titoli in formato elettronico, devo essermi sbagliato io.
    La Hard case ha avuto una storia travagliata negli ultimi due anni – cambio di distributore eccetera.
    Forse erano previsti e sono saltati.
    Mi dispiace per il disguido.

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