strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

I will show you my favourite obsession

11 commenti

Non permettete a nessuno di dirvi come e dove scrivere!

Ancora pulp per il finesettimana.
Ci sono un paio di memi che circolano, qui nel Braccio C della blogsfera, al momento.
In uno, gli scribacchini mostrano al mondo quali sono le loro personali ossessioni scrittorie, quegli elementi che si sentono quasi in dovere di dover inserire nelle proprie storie.
Dall’altra, in dichiarata reazione all’accusa, spesso reiterata, di fuga dalla realtà, molti stanno presentando dei piccoli tour del loro personale mondo immaginario, della realtà fittizia che occupa una parte del loro mondo, e nella quale conducono parte della loro vita intellettuale.
Strana gente, eh?
Ma d’altra parte, perché pensate ci tengano qui nel Blocco C?

E così, in vista del mio mood pulp (Tarantino astenersi), metto giù una lista… no, non delle mie ossessioni, piuttosto dei miei vizi scrittorii – che includono alcuni elementi del mio piccolo universo tascabile.

So come down to the lab
And see what’s on the slab
I will show you my favourire obsession(*)

Il protagonista suo malgrado
Di solito i miei personaggi non ci volevano venire.
Passavano di qui per caso.
No, davvero, proprio avrebbero preferito farsi i fatti proprii.
Giocare a scacchi sotto al portico invece di affrontare il dinosauro, levarsi di mezzo e tornare a casa, seppellire un vecchio amico anziché salvare il mondo, starsene rintanati in casa finché la pandemia non è passata…
Esistono delle eccezioni, ma di solito i miei personaggi tendono ad essere coinvolti in faccende che avrebbero volentieri scansato.
Si tratta di solito di persone competenti, con degli ideali e dei principi non troppo lontani dai miei, e con ben poca voglia di restare invischiati in chissà quale stramba faccenda.
Gli eroi fatti e finiti, creati come tali dal Destino Supremo, li lascio ai dilettanti…

L’io narrante
Molto spesso le mie storie sono scritte in prima persona.
Cosa che non mancò, ai bei vecchi tempi, di meritarmi un’occhiata strana e la domanda “Ma tu sei davvero convinto che ti siano successe queste cose?”
Sì, mia cara, sono davvero convinto di essere stato inseguito dai periocolosi Lambashuuti mentre esploravo le foreste del Bukuvu…
È bello scoprire quanto instabili ci considerino gli altri, vero?
L’io narrante è buono perché permette di arrivare molto vicini all’azione e molto, molto vicini per lo meno ad un personaggio.
Sembra autentico ed è relativamente facile – e se comporta degli ovvi limiti, beh, andava bene per Chandler, andava bene per Leighton, non vedo perché non dovrebbe andare bene per me.
Certo, anche così c’è chi dice che nelle mie storie “il POV traballa”.
Ma non li odiate anche voi quelli che usano espressioni come “POV”?

Stupidi giochini
Le mie storie ne sono zeppe.
Si tratta dell’unica costante assoluta – indipendentemente dal genere, dalla trama, dal pubblico per cui la storia è stata pensata…
Mi divertono, e tengono desta la mia attenzione.
Riferimenti a libri, a film, a brani musicali, a cartoni animati, ad altre mie storie… e poi anagrammi, giochi di parole (possibilmente in altre lingue), riferimenti astrusi a fatti o personaggi storici… e credeteci o meno, mi vengono automatici.
Si tratta di un vizio che ho preso quando scrivevo e facevo leggere i miei racconti ad amici e compagni di scuola e università – un modo per verificare se avessero letto davvero, se fossero stati attenti.
E credo sia anche una specie di bonus per chi si prende la briga di leggermi.
Certo, ci sono anche quelli che non li capiscono, e restano disorientati, poverini…
(a differenza del mio amico Alex Girola, io credo che il lettore debba darsi da fare, metterci dell’impegno, quando legge un mio racconto… Ecco, giusto… se volete tutto bello definito e spiegato, leggete le sue, di storie!)

Sempre la solita donna
I miei personaggi femminili che, pur con le dovute variazioni di carattere, hanno sempre lo stesso aspetto.
Due, tre varianti minime.
Gli occhi, prima azzurri poi verdi poi grigi.
La bocca ampia e un po’ storta.
I capelli corti.
Mi domando quanto sia aderenza ad un canone estetico personale, quanto sia pigrizia, e quanto nostalgia.

It was you… you!
It was you!
Tonight you’re still on my mind.(*)

E di solito le mie signore sono piuttosto dure, si tratta di personaggi forti, indipendenti.
Le fanciulle svenevoli mi annoiano.

Storia & Pseudostoria, Scienza e Pseudoscienza
Se posso, ci infilo un po’ di storia.
Mi piace la storia.
Ed aiuta a costruire l’ambientazione.
E poi ci sono un sacco di cialtroni, nella storia, ed un sacco di eventi improbabili.
Al punto che spesso le parti inventate sono le più plausibili.
Ci sono epoche che preferisco (l’epoca elisabettiana, il periodo vittoriano, gli anni del jazz), ed altre alle quali non mi va granché di avvicinarmi.
E naturalmente, poiché ho una cultura scientifica, un po’ di scienza ce la metto.
Scienza reale, scienza immaginata… l’antica scienza di Atlantide.
Non sono un integralista.

Il finale aperto
Sono convinto che il finale di una storia sia il momento arbitrario in cui il narratore decide di smettere di raccontare.
La realtà non funziona così.
La storia continua, per quanto bene si sia lavorato nella realtà non tutti gli elementi si risolvono, c’è un dopo, c’è qualcos’altro.
Per cui nelle mie storie il finale di solito è aperto.
Qualcuno se ne va, qualcuno muore, qualcuno rimane seduto, stanchissimo e traumatizzato, e cerca di rimettersi in ordine.
Ma la parola “Fine” non mi appartiene.
Molti lo detestano.
È “sbagliato”, dicono.
Mi piacerebbe avere tante certezze nella vita.

E poi c’è un ultimo vezzo, che credo di poter riassumere come…

L’infrazione alle regole
Le regole esistono per essere infrante.
Imparare a scrivere significa imparare a infrangere le regole, a piegarle alle nostre necessità.
Imparare a vuotare la nostra tazza per poterla riempire di nuovo.
I manuali non sono testi sacri.
Ci vuole buon senso… ma anche quello non deve diventare un idolo davanti al quale genuflettersi.
Bisogna avere coraggio, abbracciare le idee strane, perché sono quelle le idee che funzionano, e dobbiamo sempre mettere la narrativa al servizio della storia, e non piegare la storia alle regole presunte della narrativa.
La narrativa d’immaginazione non può essere soggetto di certificazioni ISO – e chi lo crede possibile è un idiota.

You can write your own words
You can make your own rules
And it doesn’t really matter how cool you are
Or what grades you got at school (*)

(*) Ah, sì… e poi ci sarebbe la faccenda di metterci quasi sempre delle citazioni di canzoni in apertura o in chiusura… a volte anche in mezzo.
Ma in fondo anche questa è una forma di giochino scemo.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “I will show you my favourite obsession

  1. Nuuuuooooo! Mi hai indirettamente mandato i troll a casa 😀

    Scherzo.

    Bello, molto bello questo post. Abbiamo qualche “ossessione” in comune, specialmente per quel che riguarda l’elemento storico e quello pseudoscientifico.
    Altre cose sono invece antitetiche a livello di scrittura ma, come ha commentato Cily nel mio six obsessions, è molto belle leggere cose che abbiamo molte difficoltà a scrivere 😉

    PS: ecco… il citazionismo. La mia settima ossessione 🙂

  2. Credo di non avertene mandato nessuno che non sia già un tuo assiduo frequentatore.
    E poi a te per lo meno le recensioni le fanno … 😉

  3. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  4. Sono d’accordo per quel che riguarda il finale aperto, anche perché la chiusura netta (con lieto fine o meno) ha un ché di artificioso, come un sipario tirato a saracinesca su una scena che magari è anche sembrata naturale fino a un attimo prima. Belli anche gli stupidi giochini, come dici tu, che trovo arricchiscano la storia e divertano l’autore e – si spera – anche il lettore. La citazione musicale (o non) poi, è come gli altri giochini un qualcosa che (forse) contestualizza la storia o le dona un linguaggio del sotto-testo (ogni tanto la vedo così, altre volte pulisco gli occhiali e cambio idea), che coinvolge.

    Sulle regole da rompere o meno confesso di avere sempre qualche dubbio, perché non ho abbastanza dimestichezza con la lettura dello spartito perciò vado soprattutto a braccio. Per questo motivo rispetto solo quelle che mi pare abbiano un senso, e quando ne apprendo una nuova vedo come funziona (e soprattutto se l’ho capita). Poi non ho mai letto un manuale, e per questo taluni mi vedrebbero volentieri presso Caina, ma è un altro discorso.

  5. Chissà se riuscirò a capire quali sono le mia .-. ahah.
    Le ultime due le condivido.
    Riguardo al finale, in fondo chi scrive narra una storia, si, ma che è solo una piccola parte di quella che potrebbero vivere i personaggi.
    Anche per quanto riguarda le regole, prima bisogna impararle, certo, ma l’integralismo è dannoso in ogni campo 😀

  6. un qualche giorno arriverà una raccolta, di tutta questa roba scritta?
    un agile volumetto?
    no eh?

  7. Ci sono altri agili volumetti in cottura.
    Ma chissà…

  8. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  9. Hai una cassetta degli attrezzi interessante e ci vedo pure un fulminatore Edison, non è che me lo presti? Giuro, questa volta te lo restituisco subito, non faccio come quella volta con la mascella di Yeti.

  10. Interessante assai. Ne condivido alcuno, in parte o in tutto – ma più o meno lo sai già.

    I’m of two minds per i finali. In via teorica colgo il senso del finale aperto, ma poi, quando arrivo al dunque… Ho questo terrore dell’E Dopo? Mi piange il cuore a lasciare i miei personaggi là fuori, soli, epsosti a chissà quale futuro, così alla fine m’intenerisco sempre e chiudo con le certezze più certe che posso fornire loro. Il che vuol dire che nove volte su dieci i miei protagonisti fanno una pessima fine. Sotto un taxi, in battaglia… l’importante è non abbandonarli al fato capriccioso.

    Hm. Quando scrivo queste cose suono come una potenziale psicopatica omicida, vero?

    Anyway, questa faccenda delle ossessioni mi attrae a non finire. Si può partecipare anche se non si appartiene al Blocco C?

  11. @laClarina

    Come la prigione descritta da Mike Nesmith tanti anni or sono (molto opportunamente, in The Prison), la nostra non ha pareti e non ha sbarre, e quindi siamo tutti, chi per un motivo, chi per un altro, rinchiusi nel Blocco C finché non decideremo di evadere.
    Partecipa, che sono curioso di leggerti.

    Sul finale aperto… mah, io credo che l’incertezza sia preferibile alla certezza della falce del Trsto Mietitore.
    E poi non è che io sia per troncare a caso, lanciando una moneta (anche se sarebbe interessante, come esperimento)… si cerca un punto metastabile, e ci si ferma lì, lasciando ben chiaro per il lettore (che, ricordiamolo, secondo me deve fare parte del lavoro, o non c’è gusto)… ben chiaro, dicevo, che questa è solo una tappa intermedia, che potrebbe accadere altro, e probabilmente accadrà.
    Il che lascia anche spazio per eventuali sequel.

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