strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il terzo di quattro – fantastico!

11 commenti

La principessa Harueme, sorellastra del defunto imperatore Shirakawa, sta morendo.
Mentre sistema le proprie facende terrene, in procinto di ritirarsi a vita monastica e trascorrere i propri ultimi giorni in contemplazione mistica, la principessa scrive le proprie memorie in una serie di taccuini rinvenuti in un vecchio baule, alternando la propria storia ad una vicenda immaginaria, in cui un gatto randagio viene trasformato in donna, una lunga avventura lungo la strada del Tokaido.
Ma il gioco di specchi, un taccuino dopo l’altro, si fa sempre più fitto.
Qual’è la storia immaginaria, e quale la storia reale?

Fudoki, dell’americana Kij Johnson, mi è stato suggerito vivamente da alcuni amici, e vale ogni minuto speso a leggerlo.
Mi è stato segnalato come opera prima, ma non lo è – Kij Johnson ha una lunga carriera di narratrice, e questa è la seconda volta che esce per i tipi di Tom Doherty con una storia di ambientazione pseudostorica giapponese.

Il romanzo è stato finalista al World Fantasy Award nel 2003 ed al James Tiptree Award nel 2004, ed è stato definito uno dei romanzi migliori del 2003 da Publishers Weekly.
E non si stenta a crederci.
Questo libro si candida seriamente ad essere uno dei cinque migliori letti nel 2012, e non sembra neanche doversi sforzare per riuscirci.
Il terzo dei miei quattro romanzi scelti per ampliare l’orizzonte delle letture di genere rappresenta un bel cambio di marcia, rispetto ai due precedenti, ma amplia gli orizzonti eccome.

Facile definirlo un fantasy letterario.
In questa storia dell’epoca Heian, che emula perfettamente stile elinguaggio delle antiche cronache giapponesi, l’attenzione per il dettaglio, per i panorami del Giappone sotto la neve, per le superstizioni ed i tabu, è fondamentale nel costruire una storia che è – prima di ogni altra cosa – un monumento al potere magico della narrazione.
Il fudoki del titolo è inteso come la narrazione del clan, l’unica forma di cultura nota ai gatti, il cordone ombelicale narrativo che unisce le generazioni, e che fornisce agli individui una identità ed un luogo di appartenenza.
Qualcosa di sottilmente diverso dal concetto umano di “storia”, un tessuto narrativo senza il quale il singolo perde ogni significato, ogni identità, ogni prospettiva.
E nel narrare la storia di una gatta randagia, che ha perduto la propria tribù ed il prorpio fudoki in un incendio, l’autrice crea un personaggio che, senza più una propria collocazione, può essere coinvolto nei giochi degìi kami, gli spiriti dello Shintoismo, e degli uomini.

Resterà coinvolta, la gatta color squama di tartaruga, in una complessa vendetta.
Metterà a frutto la capacità tutta felina di uccidere senza rimorso.
Scoprirà più di quanto abbia mai immaginato.

Questa è una storia di perdite, di sottrazioni, di rinunce.

Nente battaglie campali.
Niente occasioni per sfoggiare dubbie competenze autorali nell’arte della scherma o nella tassonomia delle armi da taglio.
Niente retoriche di dubbio gusto.
Niente stregoneria sufficientemente avanzata da sembrare una scienza (ed una scienza anche abbastanza noiosa, il più delle volte).

La Johnson, che ha un elenco di candidature allo Hugo ed al Nebula lunga un braccio, se ne infischia di ogni buona regola della narrazione moderna e scrive una storia che ha il tono ed il ritmo di un testo antico e fortunosamente riscoperto.
E che è un gran bel leggere, profondo e potente, intelligente e ricco di spunti.
Un distillato di immaginazione.

La dimostrazione – qualora ce ne fosse bisogno – che il fantastico puro sta bene e ci saluta tutti, e che si può scrivere fantasy senza dover necessariamente assecondare i gusti di un pubblico di adolescenti di tutte le età.

Vivamente consigliato.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “Il terzo di quattro – fantastico!

  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. BTW bella la maglietta!

    (sembra davvero un gran bel romanzo ma, pensando alle mie competenze linguistiche, pareccho scomodo da leggere in inglese…)

  3. Non la conoscevo, ma questo non mi stupisce data la mole di romanzi che esce ogni giorno negli States…
    Mi è simpatica da subito per il suo infischiarsi delle regole linguistiche e per il scrivere solo quello che gli piace.
    P.s
    Non potremmo farci fare delle magliette del genere per il FUTURO E’ TORNATO ?

  4. @Iguana
    In realtà ha un linguaggio abbastanza semplice… ci si smarrisce un po’ fra infiniti fiori e piante e animali, ma per il resto non è poi così ostica.

    @Nick
    Il fatto che ignori certe regole non significa tuttavia che non abbia una prosa molto disciplinata.

    Quanto alla maglietta – è vero, non abbiamo ancora pensato al merchandise…

  5. Hm… promettente, promettente, promettente, promettente… Gatti e i loro rituali, piani narrativi incrociati, sorprese, atmosfere…
    Ding!
    E questo era il rumore di un’altra voce comparsa sulla ToReadList, che sta assumendo proporzioni bibliche. Had I but world and time enough… Ma prima o poi ci arrivo, a questo qui.

  6. @La Clarina
    L’ho letto e ti ho pensata…
    Se può esserti di consolazione, il tuo blog sta causando un lento ma inesorabile deragliamento delle mie letture, quindi direi che siamo pari.
    Quando a world and time, come cantavano i Big Bad Voodoo Daddy

    I’ve stopped sleepin’,
    I told myself I’d never close my eyes again
    I’m not sleepin’,
    I’m doin’ now the best that I can

  7. E dopo questa citazione dei Big Bad Voodoo Daddy sei il mio guru ufficiale!

    Interessante scritto, ma penso: quanto ci perdiamo? Insomma se non ci fossi tu ad illustrarci le maraviglie della letteratura SF straniera noi non ne sapremmo nulla.
    Mi sento piccola piccola.

  8. Non temere, Lady… oggi c’è anche… (pausa drammatica)

    Il Futuro è Tornato

    http://ilfuturotornato.wordpress.com/

    Ci siamo stancati di sentirci piccoli piccoli 😉

  9. Ne avevo sentito parlare bene anch’io, anche se un po’ temevo un opera non ancora matura.
    I racconti recentemente di lei candidati a Hugo e Nebula sono estremamente diversi fra loro, da surrealismo magico a sesso alieno all’omicidio dei MyLittlePony.

  10. Ah, Veronica è carino, ben scritto, ma forse non sono totalmente il target…queste donne misteriose con gli occhi di colori diversi mi lasciano un po’ freddino…

  11. @Maarco
    No, Fudoki è solido e ben scritto.
    Ora ho qui anche il precedente Fox Woman.
    L’impressione è che si tratti comunque di una autrice che si è fatta le ossa attraverso una decennale gavetta coi racconti, e quindi non credo si debbano temere cadute di stile.

    Per Veronica… eh, posso capire 🙂
    (a me le donne misteriose non dispiacciono.. sul colore degli occhi, lascio fare al buon Dio)

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