strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Chi ha paura di Lafcadio Hearn?

7 commenti

Il fascino dell’inspiegabile.
Ci sono cose che non mi spiego.
Ad esempio…

Faccio un giro in una libreria ed un volume dalla copertina colorata mi occhieggia da uno scaffale.

Storie di fantasmi giapponesi.
Di Yakumo Koizumi.
Edizioni Kappa.
15 euro

Hmmm… ho già qualche volume del genere, sul mio scaffale, ma uno in più non guasterebbe.
Diamo un’occhiata…
Ma se già il nome dell’autore suona vagamente familiare, i contenuti lo sono indiscutibilmente.

Ed in effetti è proprio lui.
Si tratta del vecchio Kwaidan, Stories and Studies of Strange Things, del 1903.
Di Lafcadio Hearn.
Del quale posseggo vetusta copia Dover Thrift Editions, pagata credo millecinquecento lire circa vent’anni or sono.
E che è un libro ottimo, e consigliatissimo, e se ve lo volete leggere in originale, si può scaricare dal Progetto Gutenberg.

Ma cosa c’entra ‘sto Koizumi?

Beh, Hearn si recò in giappone nel 1890, con l’idea di trascorrervi alcune settimane, e ci si fermò per quattordici anni:
Sposò la figlia di un samurai, Koizumi Setsu, e ottenne la naturalizzazione giapponese, col nome di Koizumi Yakumo.

Come dire che Koizumi Yakumo è Lafcadio Hearn per i giapponesi.
E da sempre, sulla copertina di Kwaidan (e di tutti gli altri libri di questo autore), il nome che compare è quello di Hearn.

Allora perché questo cambiamento?
Fedeltà all’Imperatore da parte dell’editore?
O forse il tentativo di acchiappare un po’ di otaku, spacciandogli un libro sul giappone scritto da un irlandese (per quanto naturalizzato) come opera di un giapponese?

Certo, la presentazione del libro sul sito dell’editore è… interessante…

Ci attirano, ci affascinano, ci spaventano, e poi ci lasciano con un impensabile senso di vuoto. Le storie di fantasmi giapponesi aleggiano in una zona crepuscolare tra l’orrore e il romanticismo, all’interno di un limbo in cui le anime dei defunti vagano senza pace.
Ecco raccolti i più celebri racconti della tradizione popolare giapponese per mano di Yakumo Koizumi, giornalista, insegnante e scrittore a cui la città di Matsue ha dedicato il museo-memoriale Koizumi Yakumo Kinekan.
Da questa raccolta, il celebre film di Masaki Kobayashi, Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes!

Non un dettaglio sul povero Hearn, nessun riferimento alla sua nascita in Grecia, nell’isola di Lefkada, da padre irlandese e madre greca.
Nessun riferimento ai suoi studi a Dublino.
Non un singolo dettaglio sulla data di nascita o di morte.
Niente della sua emigrazione negli Stati Uniti, della sua prima moglie afroamericana.

Tre brevi paragrafi di una tendenziosità meravigliosa.
Si noti l’assenza di qualsiasi coordinata temporale.
Persino il film di Kobayashi, che venne sì presentato a Cannes, ma nel 1965, viene svuotato di ogni riferimento temporale.

Deve sembrare giapponese, per vendere?
Giapponese, nuovo ed eccitante?
Allora probabilmente venderà.

Povero, povero Lafcadio Hearn.
Il marketing non guarda davvero in faccia nessuno.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Chi ha paura di Lafcadio Hearn?

  1. in questo caso l’editore e stato a dir poco disonesto. se magari contestualizzava e metteva le info mancanti ci poteva anche stare, ma in questo modo ha fatto tutto quel che non si poteva fare.
    alla faccia del rispetto del lettore che spende soldi propri!

  2. It’s the marketing. Peccato, era una bellissima storia da raccontare, molto romantica.

  3. Io conosco quelli della Kappa: sono effettivamente e sinceramente attratti dal Giappone e dalla sua cultura, sono in certo senso i primi Otaku e i primi acquirenti delle loro pubblicazioni.
    Con questo non li sto difendendo. Hanno indubbiamente sbagliato, non sono stati onesti con i loro lettori, gli hanno nascosto dei particolari importanti.
    E facendo questo non sono stati corretti con Lafcadio Hearn, non hanno rispettato lo scrittore pubblicato.
    Da sempre queste sono le cose che condanno nell’editoria nostrana: che in questo caso particolare, ci sia stato dolo , un iniziativa dilettantescao semplice ignoranza non importa.
    E’ stato un errore e va condannato.

  4. Però ribaltando il discorso… alla fine non è il contenuto che conta? Allora perchè non togliere eventuali “freni” e lasciare che la natura faccia il suo corso? 😛 … dopotutto non è una apologia troppo tirata via, anzi 😉

  5. Se è il contenuto che conta, non mettiamo più il nome degli autori in copertina.
    Io però molto spesso il libro lo compro perché conosco l’autore, o perché su di lui mi faccio una certa aspettativa.
    Nel caso in esame, tutto è disegnato per promuovere una aspettativa falsa.

  6. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  7. beh è chiaramente una mossa un po’ scorretta, ma mi piaceva metterla dal lato “positivo” e, credo, è innegabile come con questa mossa qualcuno che non l’avrebbe mai letto ora potrebbe restarne piacevolmente colpito… ma pare che anche icittadiniprimaditutto no la pensino così alla fine XD

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