strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Oggetti alla deriva

22 commenti

Questo post comincia senza sapere dove andrà a finire.
È bene che sia così.

Il fatto è che la cosa parte da due eventi accaduti contemporaneamente la settimana passata.

Evento uno – in attesa di un confronto che potrebbe rivelarsi abbastanza complicato, butto un occhio sugli scaffali che mi circondano (siamo in una biblioteca) e la prima cosa che vedo è la costola blu di Terra, di David Brin.
Lo stesso libro che, in paperback, ho in tasca.
Perché quello massiccio con la costola blu ce l’ho a casa.
Una vista rassicurante.

Evento due – scopro che un’amica, a causa di una giovanile e malaugurata collisione con Fra gli orrori del Duemila, di Chelsea Queen Yarbro (fatico a ricordare libri più orribili), edizione Urania, ha quella che potremmo definire una profonda diffidenza per il genere.

Questo mi causa strani rimuginamenti.

Non è la questione che a qualcuno possa non piacere ciò che piace a me – viviamo in un universo ampio abbastanza per accomodare tutti, biblioteche personali incluse.
Al limite ci si scambia dei titoli.

È piuttosto questa faccenda della casualità.

Il fatto è, vedete, che io appartengo a quella strana generazione che si appassionò alla fantascienza prima di Guerre Stellari.
Quasi sul filo del traguardo, in effetti – devo essere stato uno degli ultimi della generazione cartacea.
Tre mesi prima che io vedessi Guerre Stellari in un cinema in una località balneare, mia nonna mi regalò La Legione dello Spazio, di Jack Williamson, edizione Libra.
Nei tre mesi successivi, misi insieme abbastanza letture da arrivare a Guerre Stellari “preparato” abbastanza da sapere, ad esempio, che preferivo Clarke a Verne.
Guerre Stellari?
Sì, ok, bel film – ma preferisco i libri.

Ora, mia nonna nel regalarmi quel libro andò sostanzialmente a caso – chiese al cartolaio/libraio sotto casa di consigliarle un libro per un ragazzino di dieci anni.
E quello le consigliò Jack Williamson!
La Legione dello Spazio, l’anello di congiunzione fra la fantascienza dei pulp e la fantascienza adulta del dopoguerra!
Appena uscito, copertina in finta pelle, sovracopertina con una foto spettacolare, anche piuttosto costoso, per l’epoca (oggi su ebay ve lo vendono usato per meno di otto euro).
Chi era quel libraio misterioso?
Perché le consigliò quello e non il solito Verne (che ho cominciato ad apprezzare solo dopo i trent’anni), o Zanna Bianca?
Fu solo venalità?
Decisivo fu il fatto che glielo avevano consegnato quella mattina, e lo aveva ancora sul bancone?
Oppure lo aveva lì da qualche tempo (ma non più di qualche mese) e non sapeva come liberarsene?
O magari era uno di quei librai vecchia maniera, che si leggono i libri che vendono, e quel romanzo vecchio di trent’anni gli era piaciuto davvero?

Non so chi sia, quella persona, ma ora capita che io sia nervoso, entri in una biblioteca, veda uno dei miei libri preferiti su uno scaffale e lo legga come un segno che non c’è da preoccuparsi.
E quel libro è uno dei miei preferiti perché ho cominciato a leggere un certo genere, sviluppando un certo gusto, certe preferenze.

Insomma, c’è una persona, in un preciso momento, circa trentacinque anni or sono, che nello sfilare un volume dallo scaffale ed offrendolo a mia nonna, regge fra le dita una parte consistente della mia esistenza, della mia formazione culturale.
Di me.

Io sono qui, ora, dopo una lunga catena di scelte, a fare questo discorso, a causa di quel misterioso libraio.
Personaggio più influente di familiari, insegnanti ed amici nel determinare un tratto essenziale della mia esistenza.
Della mia personalità.
Della mia cultura di appartenenza.

È un pensiero che rimette in prospettiva un sacco di cose; parlavamo, in un post qualche giorno addietro, dei nostri personali universi paralleli – beh, in quella cartoleria risiede uno dei punti nodali centrali della mia esistenza.
Ed io non ho alcun controllo su di esso, non l’ho mai avuto.
E così possiamo cestinare tutti i deliri superoministici della serie “alla fine sono padrone comunque del mio destino”.
Era una sciocchezza quando lo diceva Elric, è una sciocchezza quando lo dico io.

Resta la faccenda che leggere Chelsea Quinn Yarbro nel momento sbagliato* può metterti addosso un sacro terrore anche di una mammola come Isaac Asimov.
Non manca di una certa ironia, certo, ma ammettiamolo – temere Asimov?
A parte per la logorrea, intendo…
Nessuno ha mai temuto Isaac Asimov.**

Si potrebbe proporre una cura disintossicante.
Una top five di titoli per chi non legge abitualmente fantascienza, o per chi è stato portato ad odiarla da qualche incidente di percorso.
Chissà che prossimamente… è da qualche tempo che regna il silenzio al piano bar del fantastico.

———————————-

* Lo ripeto, temo non esista un momento giusto per leggere quel particolare lavoro della Yarbro (o un sacco di altri suoi lavori), ma concedetemi la generalizzazione.

** E invece mi ingannavo – mentre cercavo il ritratto di Asimov che impreziosisce il post qui sopra, ho trovato un paio di articoli deliranti su quale orrido tipaccio fosse il povero Ike, pericoloso ateo, sostenitore del metodo scientifico e Democratico, favorevole al nucleare ed al controllo demografico…
Ma ciò ha poco a che vedere con il leggere Chelsea Quinn Yarbro in tenera età, temo…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

22 thoughts on “Oggetti alla deriva

  1. Bel post, fa ragionare parecchio.
    Tutti noi abbiamo un libraio, un professore, uno zio dimenticato che ci ha iniziato a un certo tipo di passioni.
    Nel mio caso fu un giovane maestro (ai tempi si chiamavano così) che alle medie, tra o classici linrinda leggere ci infilò qualche suo Urania.
    Già alle elementari comprai il mio primo Librogame al mercatino di beneficenza della scuola. Mai scoperto chi lo aveva donato al banco, ma si sospettava qualche insegnante.
    Senza questi due passaggi forse non avrei imparato ad amare certe letture, o avrei imparato in ritardo. Magari mi sarei concentrato sul giocare a calcio, come voleva papà (non volermene, babbo, ma l’idea è inquietante).

  2. Nel mio caso, fu che mia madre non era brava a inventare favole della buonanotte.
    E allora mi leggeva stralci dall’Urania che stava leggendo.
    Che era Morte dell’Erba…http://it.wikipedia.org/wiki/Morte_dell'erba

  3. Bel post, fa pensare a come sia strana la vita a volte e a come le persone che pensano di controllare ogni cosa nella loro vita alla fine devono arrendersi al caso u.u
    Tuttavia io non credo di aver mai avuto una persona che facesse la vece del tuo libraio. Da quando ho memoria ho sempre amato leggere.-.

  4. Oh, anch’io ho sempre amato leggere.
    Quando il libro di Williamson arrivò in casa mia avevo già divorato decine di gialli per ragazzi ed altre cose.
    La scoperta della fantascienza andò sostanzialmente ad innestarsi sul fatto che mi piaceva molto leggere…

    @Andrea
    Certo che cominciare con La Morte dell’Erba è già abbastanza di nicchia… 😉

    @Mcnab
    Io nei piani di mio padre avrei dovuto nuotare… peccato che il primo istruttore di nuoto al quale capitai a tiro pensasse che il metodo migliore, per insegnare a un ragazzino di sei anni a nuotare, fosse quello di prenderlo per un braccio e scaraventarlo di peso al centro della piscina.
    Moooolto meglio i libri 😀

  5. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  6. Io ho ceduto la mia verginità fantascientifica a Olaf Stapledon con Infinito, che poi sarebbe The Last and the First Man.

  7. Peccato che essendo un po’ piu’ vecchio di Davide, l’unica collana a pubblicare sf moderna in Italia, quando io mi appassionai all lettura, fosse Urania. Libra, Nord, Galassia della CELT, tutta roba che non esisteva ancora.

    Quando spesi l’intera paghetta settimanale per l’acquisto del mio primo Urania fui attirato dalla tonda, inusuale illustrazione di Thole e da un titolo evocativamente intrigante: era La Porta sull’Estate di Heinlein.

  8. Io invece devo tutto a mio padre, che un giorno mi mise in mano “L’ora di fantascienza”, antologia scolastica di Einaudi a mio parere inarrivabile (principalmente per ragioni affettive). Poi ho preso in biblioteca raccolte di autori svariati, i due tomi di Brown, svariati volumi curati da Asimov. Fino a una certa età, la mia conoscenza della fantascienza era caotica e spezzettata, tanto che non ricordo il primo romanzo letto. Asimov, probabilmente, ma non ci scommetterei.
    Ah, e gli Animorphs.

  9. Forse uscirò un pò dal coro, ma non credi che, in un modo o nell’altro, saresti stato destinato lo stesso ad appassionarti a questo genere?
    Quello che voglio dire è che sono dell’idea che le naturali predisposizioni dell’essere umano, alla fine, trovino il modo di emergere. Forse non con quel libro, forse non in quel momento, ma sono quasi sicuro che la fantascienza avrebbe trovato il modo di arrivare a te se tu non fossi andata da lei! 😀

  10. @Davide: a me ci han provato pure col pianoforte… un anno di lezioni con un maestro odioso e poco stabile di mente. Non imparai un razzo e alla fine mi lasciarono tempo per dedicarmi agli amati libri 🙂

  11. @Narratore
    Non lo so.
    Davvero esiste una predestinazione?
    Ero già “fantascientificamente inclinato” a dieci anni,nonostante tre anni di avide letture di polizieschi?
    Non ne ho idea.

  12. Io sono stato traviato da uno zio giocatore e lettore, prima con la fantasy (prima volta assoluta: La Spada di Shannara), poi con il GdR (primo gioco assoluto: Traversata Infernale, secondo librogame della serie Lupo Solitario) e poi con la SF (li mi ha colpito durissimo con Pianeta Tschai: non penso che nessun pre-adolescente avrebbe potuto uscirne indenne…).

    PS Lo zio in questione gioca/legge ancora, sia lui che i suoi tre figli. Siamo una famiglia di giocatori/lettori, fortunatamente…

  13. Anche io avevo letto quintali di “gialli per ragazzi” ( i miei preferiti erano quelli di Nancy Drew, seguiti a ruota da “I 3 investigatori” ), finché un mio zio, all’edicola di una stazione, mi comperò ” Quelli della cometa” di Jack Williamson. Praticamente il tuo stesso percorso…

  14. Questo post mi ha sconvolto il pomeriggio, il mio primo libro di fantascienza? Non ricordo proprio. Qualche racconto a scuola (e addirittura un romanzo post-apocalittico adottato come lettura alle medie) poi ricordo l’abbuffata di Asimov ma prima? Qualcosa c’era. Non avrò pace finchè non me lo sarò ricordato.

  15. Non lo dimentichero’ mai : 2001 odissea nello spazio, perche’ i miei erano entusiasti del film. Poi il meglio di asimov Oscar doppio volume.
    Lo shock piu’ grande con le guide del tramonto, sempre clarke.

    Ma prima ancora, prima di tutto: L’invasione degli astromostri con GODZILLA.

    Dio, che emozioni!

  16. Gli Astromostri hanno segnato una generazione.
    Un po’ come i Diafanoidi.

  17. Post strepitoso.
    Hai mai indagato su quel libraio? Siamo artefici del nostro destino sino ad un certo punto. La ricetta è volontà personale, tanta casualità.
    Se non avessi collezionato un tempo giocattoli giapponesi non avrei consociuto un terzo tizio, che mi ha portato in un forum dove ho conosciuto una tizia il cui fidanzato era il mio attuale uomo, a 1100 km di distanza dal punto di partenza (si sono lasciati prima che io ci mettessi il becco).

    La volontà, Davide, il libero arbitrio l’hai messo tu decidendo di aprire quel libro. Tua nonna nel fidarsi del librario e regalarti il libro.
    Il libraio forse era un ante-blog, una di quelle personalità “nascoste” come molti di noi dietro una vita “normale”. Ma ecco l’occasione, il guizzo di creatività, la passione che apre una porta: un libro per un ragazzino di dieci anni. Invece di porgere il “solito” Verne qualcosa di inaspettato, ed un cambio di vita.
    Due universi che si incrociano.
    In quell’altro forse sei un appassionato di Verne che colleziona falene imbalsamate e lavora in una grossa azienda. Oppure hai abbandonanto la fantascienza per dedicarti allo studio delle influenze gotiche sul genere hardcore.

  18. La prima fantascienza che ho letto, e ancora non sapevo che lo fosse, è stata la storia di Malacandra, a puntate sulla Domenica del Corriere Ne ricordo ancora qualcosa,ma non l’autore. Andavo alle elementari, e divoravo quasi tutta la carta stampata che mi arrivava tra le mani. Poi più niente, fino a quando, ormai venticinquenne, ho comperato un libro da leggere in treno all’edicola di Porta Nuova: Erano alcuni testi vincitori di premi, presentati e commentati da Asimov, edizioni Gamma, mi pare. E da allora non ho quasi più smesso di leggerla.

  19. Ecco, fantascienza a parte, sto cercando di ricordarmi come sia germogliata la mia ossessione per all things Elizabethan – e non ci riesco. Ci fu, non so, venticinque anni orsono, un Macbeth con Lavia e la Guerritore al Teatro Romano di Verona, cui i miei mi portarono preparata solo in parte – ma non ricordo che fosse una folgorazione. Una talea, semmai.
    E invece il mio primo romanzo storico fu “L’Ardito del Conte Verde”… Quella si che fu una folgorazione. Mi pare impossibile di doverla alla Olga Visentini, ma tant’è.

  20. Hai detto Macbeth?!
    Non si dice Macbeth!

    Io imputo la mia ossessione elisabettiana congiuntamente a Fritz Leiber, ex attore shakespeariano la narrativa del quale risentiva profondamente di un certo atteggiamento (e linguaggio!) elisabettiano, ed a Fiona Pitt-Kethley, che nel suo Journey to the Underworld, vagando per i siti archeologici dell’Italia meridionale con una penna intinta nel vetriolo, divaga a tratti sulla modernità degli elisabettiani (e su un sacco di cose).

    Strane connessioni.

  21. Come minimo quel libraio doveva essere un vecchietto cinese, con un negozio polveroso imballato di oggetti strani e un paio di gremlins nel retrobottega.

  22. Fie & shame! The Scottish Tragedy…
    La mia dose di superstizioni teatrali esiste, ma svanisce appena metto piede fuori dal teatro…

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