strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

What the dickens!*

11 commenti

Mi pare sia il caso di parlare di Wesley Stace, che vedete ritratto qui di fianco.
Si discuteva, nelle settimane passate, di quegli autori talmente in gamba, ma talmente in gamba, che li leggiamo e ci rendiamo conto che noi così in gamba non lo saremo mai.

Ad un certo livello, si rischia di rimanere scoraggiati.
Ricordo ancora l’effetto devastante che ebbe per me leggere per la prima volta Still Life with Woodpecker, per dire…

Poi però, per lo meno nel sottoscritto, si insinua un diverso atteggiamento.
Perché se è vero che la prima reazione è

Diavolo! Io così non scriverò mai!

Ben presto io passo di solito a

Diavolo! Io voglio assolutamente imparare a scrivere così!

Da cui, la regola fondamentale – è molto meglio leggere quelli bravi per essere spronati ad eguagliarli, che quelli incapaci per convincersi di poter comunque far meglio.

Il che mi porta a parlare di Wesley Stace.
Che è certamente uno di quelli maledettamente in gamba.

Nato ad Hastings nel 1965, Wesley Stace (deve il suo nome al fondatore del Metodismo), ha studiato letteratura e scienze sociali, ed esordito in ambito letterario nel 2005 con un romanzo intitolato Misfortune, che venne nominato per vari premi letterari, e segnalato da più parti come uno dei migliori romanzi dell’anno.

Costruito su un impianto solidamente dickensiano, Misfortune narra le vicende di un trovatello che, soccorso dopo essere stato abbandonato alla nascita fra il pattume in riva al Tamigi, viene adottato dal ricco ed eccentrico Lord Geoffrey Loveall.
C’è solo un piccolo problema – lord Loveall, ossessionato dalla prematura morte della sorellina, decide (o se preferite impone) che il bambino che ha adottato sia una femmina, e come tale procede ad allevarlo.
Allevarla.
Insomma, una cosa così.
Rose (questo il nome del protagonista) cresce senza sapere la verità… salvo scoprire i sordidi dettagli nel momento in cui alcuni malvagi cercheranno di approfittare dell’ambigua situazione per arrivare all’eredità di Lord George.

Il romanzo è al contempo estremamente comico e profondamente toccante.
Stace ha a disposizione un cast eccentrico e variopinto (a cominciare dalla madre putativa dei Rose, la bibliotecaria bibliofila Anonyma) ed una struttura tipica da melodramma ottocentesco.
Il suo linguaggio e la sua gestione di luoghi epersonaggi ricordano da vicino il Mervyn Peake di Gormenghast… ed è un complimento che faccio raramente*.

Segue nel 2007 by George, che sposta l’azione negli anni ’70, ma mantiene alto il livello.
Il piccolo George Fisher è l’ultimo rampollo di una famiglia votata al vaudeville ed all’avanspettacolo.
Spedito da zie eccentriche in una orrida scuola privata, George ha la sola compagnia del suo migliore amico ed omonimo, George, il pupazzo da ventriloquo del nonno.
Insieme, i due sveleranno i segreti e gli intrighi di famiglia, fino al disvelamento di verità inquietanti.
Non ci si deve stupire se parte consistente della narrazione sia costituita dalle memorie di George.
Il pupazzo.
Cambia l’ambientazione, ma resta spettacolare l’esecuzione.
Ancora una volta il romanzo venne segnalato come uno dei migliori dell’anno.

Il terzo e per ora ultimo lavoro di Wesley Stace è il recente Charles Jessold, Considered as a Murderer, che dal vaudeville del dopoguerra passa ad osservare il mondo dell’opera nel 1923.
Charles Jessold, musicista geniale, uccide la moglie e l’amante di lei alla vigilia della prima del suo ultimo lavoro, e poi si suicida.
L’opera non verrà mai rappresentata – ed è curioso, poiché la trama dell’opera e l’efferato omicidio-suicidio sembrano seguire la stessa trama.
Un critico e collaboratore occasionale di Jessop racconta la storia – ammesso che ci si possa fidare di lui.

Colto, elegante, spiritoso, Wesley Stace scrive benissimo.
Ha il coraggio di mettere in campo situazioni grottesche e paradossali e di portarle fino alle loro logiche conclusioni.
Ha una grandissima umanità.

Conduce inoltre una doppia vita – incide dischi (quindici, finora) con lo pseudonimo di John Wesley Harding, e talvolta l’accompagnamento delle band The Good Laiars e The Radical Gentlemen.
Bruce Springsteen lo volle come spalla nel 1995.
Il suo album più recente si intitola The Sound of His Voice, ed è divertentissimo.

Nel tempo libero, recensisce libri per il Times Literary Supplement ed è artist-in-residence alla Farleigh Dickinson University.
Le mie amiche (del giudizio delle quali non posso che fidarmi) mi dicono che è anche un bell’uomo.

Non ci sono dubbi – uno così o lo si detesta, o si cerca disperatamente di emularlo.

Anche se io, per quanto mi sforzi, non canterò mai così…

———————————-

* Il titolo vorrebbe essere sulla falsariga del “by George” di Stace. Si fa quel che si può.

** Gli unici altri autori “Peakeani” sono M. John Harrison e John Crowley.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “What the dickens!*

  1. Effettivamente certe persone con così tanto talento mettono un po’ in soggezione. 🙂
    Condivido con te l’approccio ai libri troppo belli.
    A parte la scintilla per ripartire che è statao proprio un libro orrendo da quel momento in poi ho sempre cercato di leggere ottimi libri e più sono belli, ben scritti, più superata l’iniziale soggezione mi mettono addosso una bella energia.
    L’idea è: “si può scrivere così!Questo libro così bello va oltre quelle che erano le mie aspettative!anche io voglio scrivere così. Un bellissimo racconto che vada oltre le aspettative!”
    Un bel libro mi fa rinnamorare della scrittura ogni volta!
    Anche perchè come scrivevi tu qualche tempo fa : “ho troppo poco tempo per leggere robaccia!”.
    Nel mio caso ci aggiungo anche “ho troppa poca pazienza!”.
    In questo senso non potrei mai fare l’editor. 🙂

  2. E’ un bell’uomo, lo confermano anche alcuni amici 🙂
    Mi piace la sua musica ma non ho mai letto un suo libro, anche se vagamente sapevo della sua carrera letteraria

  3. Wow, dopo un accostamento a Mervyn Peake mi tocca proprio leggerlo! Mi piace questa “elitaria” categoria dei Peakeani.

  4. Reblogged this on i cittadini prima di tutto and commented:
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  5. Non conosco questo autore, ma questo post mi ha fatto dire che non sarò mai un blogger bravo come te, ma intanto ci proverò a farlo

  6. Fra l’altro ho appena scoperto che è un grande fan della meravigliosa e ingiustamente oscura Barbara Comyns – uno dei suoi dischi Who Was Changed and Who Was Dead omaggia uno dei migliori libri di lei.
    That seals it 🙂

  7. @Marco
    Anch’io l’ho conosciuto prima come musicista – poi mi son stancato di vedermelo sempre segnalare come miglior romanziere dell’anno, e ho provato a leggere Misfortune.
    Wow!
    È stato pure candidato al premio Tiptee, ho scoperto. Ah!

    Non conosco invece la Comyns, ma vedrò di rimediare per l’estate.

    @Squirek
    Di tutti, Stace è il più simile a Peake per sviluppo e linguaggio – soprattutto in Misfrtune (con la casa enorme e zeppa di simboli…)
    Comunque con Peake è una questione di elite non solo autorale, ma anche fra lettori – siamo in pochi e fortunati.

    @Ferruccio
    … non buttarti giù, che sei un esempio per molti, fra i blogger!

    @Cily
    Concordo in pieno – un bel libro ravviva la passione.
    E con la robaccia, anch’io comincio a non avere più pazienza – sono pronto a trovare il positivo ovunque, ma in certi casi, a pagina 30 si chiude e si passa ad altro.

  8. Barbara Comyns ha uno stile molto particolare, semplice ma spiazzante. Mi ricorda un po’ la Shirley Jackson di We Have Always Lived in the Castle, per il punto di vista che spesso segue bambini/adolescenti, il surreale che percola nel quotidiano, la narrazione obliqua e matter of fact che tocca momenti gotici/straniati/grotteschi ma anche comici.
    The Vet’s Daughter e Who Whas Changed and Who Was Dead sono consigliatissimi.

  9. Mi hai convinto!
    Ho ordinato “La ballata di Miss Fortune” (a metà prezzo, è nei remider). E ho scoperto che hanno tradotto pure “by George”, nel caso mi piacesse il primo…

  10. Pingback: Il meglio dell’anno (?) « strategie evolutive

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