strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Struttura struttura struttura

14 commenti

Ho un po’ di cose in gioco, al momento, tutte più o meno legate alla scrittura.
Preparare un corso e una conferenza per l’autunno.
Preparare un corso online.
Scrivere la tesi di dottorato.
Preparare la Campagna Definitiva (R) per i vent’anni di attività della mia squadra di giochi di ruolo.
Almeno un agile volumetto, forse due.
E anche un po’ di narrativa.
Un paio di racconti pagati, che non fa mai male.
Ed un esperimento ardito di cui vi dirò quando sarà il momento, ammesso che io gli sopravviva.

Posso trovare un argomento comune a tutti questi progetti altamente eterogenei?
Si tratta di scrivere, certo, ma non si può paragonare una campagna ad un gioco di ruolo ad una tesi di dottorato?
O sì?

Io credo sia possibile, poiché alla base della più efficiente scrittura possibile di ciascuno di questi progetti c’è la struttura.

Ora voi lo sapete, io alla struttura ci penso abbastanza spesso – ci sono dei post farciti di strani diagrammi a testimoniare questo mio vezzo.
Che poi, vezzo…

Io – credo di averlo già raccontato – ho cominciato a ragionare in termini di struttura dopo aver letto l’eccellente Death is No Obstacle, lunga conversazione fra Michael Moorcock e Colin Greenland.

Il principale motivo per cui pianifichi tutto con anticipo è per fare sì che quando raggiungi un intoppo, un momento disperato, hai qualcosa di pronto sulla tua scrivania che ti dice cosa fare.

È una cosa che non si trova spessissimo nei manuali di scrittura.

Ed è curioso, se ci pensate, perché alla fine, è la struttura quella che conta.
Poco mi cale dello show-don’t-tell, se poi la narrativa fa acqua sulla struttura, se la sequenza dei capitoli e degli eventi nei capitoli scricchiola, se i rapporti… eh, se i rapporti strutturali non sono soddisfatti.
A che pro studiare un incipit assassino ed un finale esplosivo, se ciò che sta in mezzo è farraginoso e scombinato, memorabile solo per la sua natura eminentemente dimenticabile?

Cos’è la struttura?
A grandi linee, la suddivisione di romanzi in libri, dei libri in capitoli, dei capitoli in scene*.
E le simmetrie di questi vari elementi.
sarebbe bello, ad esempio, che ciascun capitolo riflettesse la struttura del libro, che a sua volta sarebbe bello riflettesse la struttura del romanzo complessivo.
Ma questa è solo una possibile strttura.
Esiste una certa varietà.

Victoria Lynn Schmidt ci ha scritto un libro, a riguardo – Story Structure Architect, che è praticamente un ricettario di strutture e situazioni.
È divertente, e decisamente consigliato – a me lo hanno regalato, quindi ho anche avuto il bonus di non spenderci dei quattrini.
Poi, non credo si possano prendere le strutture analizzate e proposta dalla Schmidt e infilarle di peso in una narrativa.
Ma è bello imparare a ragionare in termini strutturali**.
In linea di massima, ogni ora spesa a pensare e definire la struttura della nostra storia ci salverà un paio di giorni di confusione, e un pomeriggio di lavoro in fase di editing.

La struttura non è l’outline.
Nell’outline scrivo…

capitolo 2 – fiume Whangpu all’alba, nebbia, incontro con il cinese sinistro, la bionda misteriosa e l’energumeno che le fa da guardia del corpo… (eccetera)

Mentre nella struttura scrivo

capitolo 2 – breve flashback (Tiensin, ecc.); presentazione comprimari; dialogo; complicazione (G. è ferito?); transizione al capitolo 3.

Sono due cose radicalmente diverse.
Perché per fare una outline devo avere una trama piuttosto chiara, ed eventi specifici già abbastanza chiari.
È eccellente, ma se qualcosa capita in corso di scrittura, ed uno degli eventi specifici previsti salta, mi trovo bloccato.
La struttura è un piano di massima.
Non mi dice cosa accadrà ad ogni determinato punto, ma che genere di cosa dovrebbe accadere. Mi lascia spazio, mi permette di improvvisare, mi guida senza intrappolarmi.

È chiaro che la struttura da sola non basta.
Ma è ciò a cui si aggancia qualsiasi altro “accessorio” – le schede dei personaggi, la lista di locations, le foto e gli articoli di documentazione, i grafici dell’esperimento, la bibliografia, le mappe, gli handout…

Ed a questo punto qualcuno comincerà a squittire che si tratta di “formula writing” – ed in effetti lo è.
Ma l’idea, lo ripeto, non è quella di prendere una ricetta preconfezionata su un manuale, e di aggiungere gli ingredienti come richiesto.
Si tratta piuttosto di capire quali possano essere i rapporti possibili fra ingredienti, costruire apartire da ciò una nostra ricetta, giocando come vogliamo con la struttura mentre la stiamo delineando, e poi attenersi ad essa come se fosse la Parola di Dio.

Secondo Michael Moorcock, in questo modo, a fronte di una manciata di giorni di preparazione, è possibile scrivere un romanzo di 60.000 parole in tre giorni di effettiva scrittura.
Stormbringer, per dire, sarebbe stato scritto così.
Certo, a noi che ci vediamo sbattere in faccia ogni tre per due l’Ispirazione, il Talento e la Regole, suona maledettamente improbabile, scrivere un romanzo leggibile in tre giorni.
Ma di questo parleremo quando lo avrò fatto, ok?
———————————

* Per un saggio o una tesi avremo il testo complessivo, suddiviso in sezioni, suddivise in capitoli e sottocapitoli. Magari con delle appendici. Anche la saggistica, e le tesi, sono narrazioni -semplicemente si prendono troppo sul serio.

** L’unica cosa che mi inquieta è la possibilità che i lettori comincino a ragionare in termini di struttura, cosa che non compete loro e che servirebbe solo a distanziarli dalla narrativa.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

14 thoughts on “Struttura struttura struttura

  1. Bellissimo post!
    Io adoro le strutture, ma la mia è deformazione professionale…
    Insomma cosa ti puoi aspettare da un ingegnere?

    Per quanto riguarda la struttura nella scrittura anche io ho cominciato a scrivere le strutture quando è nata la mia bambina perchè il tempo era così poco che non potevo permettermi un’ora di elugubrazioni alla ricerca di quella idea che avevo avuto ma che adesso non ricordavo…
    La struttura effettivamente mi aiuta a non perdermi, è una specie di mappa…una mappa di quelle fatte a mano, un po’ approssimativa e spesso qualcosa la correggo mentre scrivo, ma la sua parte la fa.

    Non conoscevo il testo Story Structure Architect e credo che me lo procurerò visto che usare una struttura è diventato l’unico modo per finire di scrivere una storia in tempi ragionevoli.

    Ovviamente non parlo di romanzi come dice Moorcock ma di racconti da 4000 parole…ma per me è già un miracolo!

  2. Vero, bel post. Ma c’è gente, come me, che ha un problema con le strutture. Non sono in grado di costruirne una alla quale poi io mi attenga. Il problema è che io funziono “guardando” e “ascoltando” i miei personaggi, e ciò che fanno e dicono nella mia testa è strettamente legato a ciò che fanno e dicono poche righe prima. Ciò causa uno sfiancante lavoro di revisione continua dei capitoli precedenti, perché a volte mi è chiaro che un personaggio fa qualcosa -di fondamentale- in contraddizione con ciò che ha fatto prima. Bel problema, soprattutto per chi fa anche un altro mestiere e quindi è costretto a scrivere nel cosiddetto tempo libero (avercene!). Ho la fortuna però di avere un grande amico, Sergio “Alan D.” Altieri, che per me è come John Wayne nei film di Ford. Quando sono disperato -in un thriller, ad esempio- arriva lui come la cavalleria e in tre ore mi pulisce cervello e struttura.
    Il punto però è anche che talora, come mi insegnò una bravissima editor, la storia nasce dal linguaggio. e variazioni del linguaggio, cosiddetti sinonimi ad esempio (cosiddetti perché in realtà i sinonimi non esistono, e ogni parola è diversa, è a modo suo un “mot juste”) la possono condurre in un altrove sconosciuto.
    Comunque, come sai, sovente mi viene l’ansia da struttura (scrivendo spesso storie con un plot piuttosto denso). Allora ti mando una mail e mi faccio consigliare qualche programma che mi aiuti a organizzare il materiale. Ci provo e presto rinuncio. Ma intanto, in genere, la storia è ripartita.

    Alex

  3. Ciao Alex.

    Come diceva il poeta, esiste più di un modo per pelare un gatto.
    Io credo che per me la struttura sia importante, perché sono per natura disordinatissimo e discontinuo, e quindi se vado a braccio rischio di perdermi.
    E mi fa risparmiare tempo – perché come te scrivo nel sempre più scarso tempo libero, e bruciare una serata o due a decidere in che direzione andrà ora la storia è pesante.

    Poi, la struttura, per lo meno come la intendo io, per sua natura non vincola la narrazione – permette comunque ai personaggi di crescere, di evolvere, a volte di dirottare completamente la trama… semplicemente impone dei passaggi fissi.
    Ogni cinque capitoli, il sesto si apre con un flashback, per dire.
    Tutti i capitoli dispari devono contenere una complicazione.
    Cose così.

    Poi ripeto, ho parlato spesso malissimo di chi offre al mondo regole scolpite nella roccia, e quindi sarei sciocco (e ipocrita) a presentare ora un approccio strutturale alla narrativa come la Via, la Verità e la Luce.

    Ti invidio intanto la possibilità di avere una “cassa di risonanza” come Altieri – vale a dire un solidissimo narratore con un metodo e un approccio diversi dai tuoi, che perciò vede ciò che tu non vedi, fa ciò che tu non fai.
    Sarebbe da metterci la firma.

    Quanto ai software… continuo a pensare che, entro i limiti, nulla batte un quaderno e una matita 😉

  4. Io vado a braccio.
    Schemi ridottissimi, più che altro elenco di nomi e date, ma poco altro. Ma in realtà non è poi così vero.
    La mia struttura è prettamente mentale. Quando una storia mi si piazza in testa si moltiplica insieme ai dettagli e alla timeline. Non so come, ma riesco a tenere in mente una quantità significativa di dati, finche poi non li metto in forma scritta. Non ê raro che mi capiti di svegliarmi la notte, rimuginando su un dialogo, una situazione che non ho ancora messo nero su bianco.
    Quindi non è vero che non ho una struttura, ce l’ho differente. Non è più comoda, questo no, ma è pratica: me la porto sempre appresso.
    Una Moleskine o le note dell’iPad suppliscono al resto.

    Bell’articolo!

  5. io ho provato a scrivere a braccio e il risultato sono stati tre romanzi impantanati a pagina variabile fra la 50 e la 70. Da allora non mi metto mai a scrivere se non ho ben chiare le strade che percorreranno i personaggi. Poi in fase di scrittura o meglio di riscrittura possono cambiare, ma senza uno schema iniziale credo sia inevitabile impantanarsi. Io lo faccio molto semplice: numero capitolo e accadimenti. Il che poi mi porta a passare più tempo a revisionare che a scrivere (sono molto veloce a scrivere devo dire, anche 10 cartelle al giorno se sono ispirato). Adesso sto provando a strutturarmi meglio e i tuoi consigli cascano a fagiolo!

  6. Un struttura< cerco sempre di darla, almeno un abbozzo….qualcosa di mooolto informale ma con alcuni paletti precisi… e poi via di tastiera 😉

  7. Caro Davide,
    mMi hanno colpito molto i tuoi suggerimenti sul fb e sulle complicazioni. Tutto giusto quel che dici. Si possono cucinare le lasagne in molti modi diversi, tutti buoni. Ma la ricetta è importante. In effetti, io cerco sempre di dare ai miei libri -a quelli non puramente letterari, come Manca sempre una piccola cosa, ma a quelli di “genere”- una struttura solida. Un po’ ossessiva, temo.Tendo pure a fare in modo che tutto torni, anche troppo. A volte è necessario lasciare il lettore nell’incertezza.
    Di recente hai parlato di Chandler, cui spesso sacrifico mandrie di bufali. Pare che una volta, mentre si girava Il grande sonno, Hawks lo abbia chiamato, per dirgli che nella sceneggiatura (premiata ditta Faulner & Brackett) qualcosa non tornava. E Chandler, probabilmente sbronzo, avrebbe risposto: “Fai entrare qualcuno con una pistola”.
    Un abbraccio.

    Alex

  8. Hai messo il dito nella mia piaga personale:l’incapacità a creare una struttura fin dall’inizio. Questo, naturalmente mi genera parecchi problemi in fase di scrittura e tuttavia non riesco proprio mai a stabilire fin dall’inizio “cosa voglio davvero scrivere” e quale strada prenderà (o anche chi è davvero) quel tale personaggio. Mi leggerò avidamente i tuoi post.

  9. La struttura, mentale o materiale che sia, è importante.
    A volte scrivo senza preparare nulla, così come viene, e devo ammettere che non sempre i risultati sono stati pessimi. ma avere la storia in testa, dividerla, calcolarla…
    Eh sì, è tutta un’altra cosa! 😀

  10. Beh, io sono la persona sbagliata, allora. 😦
    In quelle pochissime cose che ho scritto sono sempre andato a braccio lasciando “liberi” i personaggi.
    Sarà per questo che scrivo poco? 🙂

  11. Certo che Moorcock è odioso quando fa così…

  12. Credo di avere sviluppato una passione sfrenata per le strutture (mi si dice che quando parlo di arco narrativo mi si accende un luccichio folle nelle pupille) nel passaggio dalla fase “racconti scritti a mano sulle agende vecchie” a quella “voglio, fortissimamente voglio scrivere un romanzo. Intero.”
    Poi sono un essere disordinato, e una comprensione sistematica e applicabile della faccenda l’ho acquisita studiando la teoria. Holly Lisle è stata di grande aiuto – specie all’inizio.
    E mi fai venire in mente che ho prestato lo Schmidt a qualcuno, e non l’ho mai riavuto indietro, insieme a una raccolta di racconti di Stephen Crane. 😦

  13. @laClarina
    Come dicevo, io ho “scoperto” la struttura grazie al testo di Moorcock & Greenland (in un classico esempio di serendipità pelosa, Morcock cita Meredith come modello strutturale, ed io stavo leggendo “Cassandra of the Crossways” di Meredith in parallelo a “Death is No Obstacle”).

    Per ciò che mi riguarda, nel momento in cui si comincia a pensare in quest termini, non si riescie più a pensare in maniera diversa.
    Poi come dicevo credo che i piani strutturali precotti della Schmidt abbiano più valore didattico che non pratico.
    Ma credo anche che avere un campionario di strutture pronte sia utile – e sia alla base, ad esempio, del vecchio giochino di Harlan Ellisno, che su uno spunto pescato a caso da un cappello scrive in diretta una storia compiuta di venti/trenta pagine in otto ore, lavorando a macchina nella vetrina di una libreria.

    Ma ne riparleremo.
    Noi strutturalisti ossessivi dobbiamo fare fronte comune.

  14. Pingback: Manuali di Scrittura – una Top… bah, vedremo… « strategie evolutive

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