strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Angeli di Shanghai

4 commenti

Si discuteva dell’utilizzo della musica per caratterizzare i personaggi in una storia.
Beh, stamani, un brano musicale mi ha risolto non solo un problema di caratterizzazione, ma mi ha permesso di definire il rapporto fra due dei personaggi principali nel progetto che sto mettendo in piedi.

Non scendiamo eccessivamente nei dettagli:
Diciamo che la storia ruota attorno ad un opportunista occidentale un po’ stropicciato e ad una idealista orientale tagliente e flessibile.
Niente di sommamente introspettivo.
Parliamo di una storia d’avventura.

Ora, un grosso problema nel gestire le coppie (io amo le coppie, sono cresciuto con John Steed & Emma Peel) è che è difficile mantenere un equilibrio – uno dei personaggi rischia di rimanere schiacciato.
O, peggio, molto peggio, si rischia di finire in quei battibecchi che ne L’Uomo Ombra di Hammett venivano benissimo (si vedano i film relativi, con William Powell e Myrna Loy), ma che in mano ad un mero essere umano dopo tre pagine suonano esasperanti.
L’ho visto capitare.
Mi è successo.

Serve allora una misura, un ritmo, sul quale sintonizzare il dialogo fra i due.
Ricordando che esistono ruoli definiti, che il sidekick ha il potere di dire ciò che l’eroe non può (o viceversa, come in Grosso Guaio a Chinatown – dove il sisdekick è eroico e focalizzato, e l’eroe è un bluff).
Insomma – strutturalmente parlando, un bel problema.
Però – se posso rappresentare la struttura della mia storia con una linea ondulata, allora posso fare altrettanto con i dialoghi e le relazioni fra personaggi.
E cosa c’è di meglio, per rappresentare un andamento altalenante, di un bel brano musicale?

E quindi…

Bello liscio.
Ascoltatelo fino in fondo.
Apprezzate l’oscurità sottostante.

Però, chissà, forse lo sento solo io, perché ho i personaggi in testa.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Angeli di Shanghai

  1. > … si rischia di finire in quei battibecchi che ne L’Uomo Ombra di Hammett venivano benissimo (si vedano i film relativi, con William Powell e Myrna Loy), ma che in mano ad un mero essere umano dopo tre pagine suonano esasperanti.

    Che e’ quello che succede nelle storie di Eddings. ad sempio, man mano che i suoi personaggi femminili diventano sempre piu’ insopportabili. 🙂

  2. Infatti – per quanto io abbia frequentato poco Eddings.
    Il fatto è che tra il battibecco spiritoso e l’insopportabile ciangottare, la linea di demarcazione è sottilissima.

  3. I see… con il ritmo e la tensione in crescendo, e l’elemento orientale e quello occidentale che si “danno sulla voce”? Mi piacciono da matti queste cose. Una volta, da bambina, avevo cominciato a leggere un libro chiamato “Capire la musica”, che esordiva dicendo che non esiste musica descrittiva, non esiste musica narrativa… e c’ero rimasta molto male, perché non facevo altro che associare temi musicali a gente, posti e situazioni – e libri… Uh, sento germogliare tutto un vivaio di post, qui. O quanto meno una seria aiuola. 🙂

  4. Strano libro.
    Non solo io associo normalmente, da sempre, brani musicali a persone e situazioni, ma ho avuto dei malsani trascorsi con cose tipo musica astratta, musica concreta e “rappresentazione dell’evento”… musica che esiste solamente per rappresentare un elemento della realtà.
    E proprio qualche sera addietro ho fatto subire ai miei studenti del corso di Cultura Taoista alcune incisioni di musica taoista che sono solo ed esclusivamente rappresentazioni in termini musicali di scene reali.
    Quindi, mah… non dobbiamo credere a tutto ciò che leggiamo 😉

    Per intanto, attendo i post ad aiuola (che poi sarebbe una interpretazione topologica della scrittura – la narrazione come paesaggio… hmmm, altre cose su cui postare)

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