strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Tre per la Teleforce

13 commenti

Immaginatelo così, ma con dei fulmini colossali…

Mentre la guerra infuria in Europa, una spia tedesca viene ritrovata su una spiaggia poco lontano da New York. Prima di morire per ipotermia, l’uomo ha il tempo di ripetere più volte la parola “Wunderwaffe”.
I servizi americani si mettono in azione.
Cosa cercava l’uomo del Reich?
Nelle vicinanze del posto in cui è stato trovato, ci sono solo un’isola minuscola, sede di un magazzino dell’esercito, smobilitato e abbandonato da anni, e la Wardenclyffe Tower di Nikola Tesla.
Il luogo in cui Tesla sviluppò la sua teoria della Teleforce, che tuttavia abbandonò nel 1908, farneticando di un ipotetico raggio della morte.
I Nazisti sono a caccia della superarma creata da Tesla?
Di cosa potrebbe trattarsi?
Possono gli americani recuperarla prima?
Come gestire il problema?
Fortunatamente, all’arsenale navale di Philadelphia, c’è un think-tank della Marina in cui ci potrebbero essere degli elementi adatti a prendersi cura del caso.
Ragazzi che al momento stanno cercando di trovare un modo per rendere invisibile ai radar un incrociatore…

Capita, nella nostra vita di lettori, di inciampare su un libro che è stato scritto appositamente per noi.
Un libro del genere che preferiamo.
Che parla di eventi e situazioni che da sempre ci affascinano.
E che ha per protagonisti personaggi che noi idolatriamo.

The Astounding, the Amazing and the Unknown, di Paul Malmont, uscito nel 2011, è esattamente questo tipo di libro.
Un libro che ha il mio nome scritto sopra*.

Nikola Tesla è l’uomo che ha inventato il futuro.
Nel 1908, il suo primo esperimento con la Teleforce (ma non avevamo appena lasciato questa festa?**) ha lo spiacevole effetto collaterale di causare l’Esplosione di Tunguska.
Tesla archivia – parzialmente – la teleforce (il colpo finale al progetto arriverà solo nel 1926, grazie a J.P. Morgan), ma si rende conto di aver creato una superarma – e procede ad occultarne i progetti.

Tre decenni dopo, gli uomini che il governo americano incarica di indagare sulla faccenda della superarma di Tesla, sono Robert A. Heinlein, ex ufficiale di marina congedato in seguito alla tubercolosi, Isaac Asimov, ventunenne dottorando in chimica, e Lyon Sprague de Camp, ingegnere areonautico.
I tre lavorano insieme all’arsenale navale di Philadelphia.
E abbiamo le foto per provarlo.

Bob, Sprague e Ike (odiava essere chiamato Ike)***

Heinlein, Asimov e De Camp hanno anche un’altra cosa in comune.
Se non sapete cosa sia, state leggendo il blog sbagliato.

Le possibilità offerte dal recupero del materiale di Tesla promettono a questi uomini non solo la fine della guerra schiacciando un bottone, ma anche un futuro di energia inesauribile, gratis, ovunque.
Ma dove si trova la favolosa “Catalan Vault” in cui Tesla occultò i propri documenti più pericolosi?
Esiste forse un prototipo?

Ora attenzione, il romanzo di Malmont non è una cosa alla Lega dei Gentiluomini Straordinari, una storia di universi paralleli, o una ucronia.
Non è neanche propriamente Teslapunk.
Si tratta di un solido thriller storico, con una forte componente fantascientifica, nel quale le figure storiche, a cominciare da Heinlein, Asimov e De Camp sono fedelmente ricostruite dalle rispettive biografie/autobiografie.
Il taglio resta comunque avventuroso.
Heinlein, competente, deciso, è il capo carismatico, il pianificatore e il seduttore.
Asimov, giovanissimo, è un nerd ossessivo, pavido e impacciato al limite del ridicolo, scroccone e con l’empatia di un sasso.
De Camp, ricco, elegante, ironico, l’unico dei tre che abbia letto i classici, è un’enciclopedia ambulante, ma è anche il più abile nel gestire le situazioni sociali.

Ai tre si aggregano l’orrido leccaculo e mitomane L. Ron Hubbard, lasciato a casa dalla Marina per aver bombardato un villaggio turistico sulla costa del Messico (accadde davvero), e il vecchio santo patrono del pulp, il prestigiatore e romanziere Water B. Gibson, il creatore di The Shadow, ormai una serie in declino.

Heinlein, Hubbard e Gibson, d’altra parte, si conoscono già: alcuni anni addietro, vennero coinvolti in una bizzarra avventura a Chinatown, dopo che H.P. Lovecraft, in punto di morte (o forse appena dopo) aveva incaricato proprio Gibson e Lester Dent (quello di Doc Savage) di indagare sul suo omicidio.
Cosa che li portò ad una certa isola poco lontana da New York, ed al materiale immagazzinato laggiù non esattamente dall’esercito…
Quegli eventi sono oggetto del primo romanzo di Malmont, l’eccellente The Chinatown Death Cloud Peril (2007), del quale questo nuovo romanzo è (anche) un sequel.

Che dire?
Come essere imparziale nel valutare questo libro?

La narrazione è buona – la scrittura scorre, è divertente, spesso molto divertente.
Il volume è sudiviso in numeri (non in libri), ed ogni numero contiene alcuni episodi. Ogni numero ha la stessa lunghezza di pagine di una vecchia rivista pulp.
L’azione si sposta da New Yorkk al Nuovo Messico al Pacifico.
I rirerimenti storici sono abbondanti e ben documentati.
Tra i comprimari di lusso compaiono anche John W. Campbell, Hugo Gernsback (che detesta Asimov), Lester Dent.
Ci sono dei cameo di Kurt Vonnegut, Chad Oliver e Frank Herbert.
Fred Pohl, Donald Wollheim, Fletcher Pratt e molti altri vengono citati en-passant.
L’intera storia è narrata da Richard P. Feynman.****

Particolarmente interessante è l’inserimento nella trama delle donne dei protagonisti – Gertrude Asimov, dimessa e spaesata, sessualmente insoddisfatta, incapace di provare interesse per la fantascienza che pare essere l’unica cosa che interessa al marito; Leslyn Heinlein, alcoolizzata e soggetta a crisi nervose, al contempo gelosa e fedifraga; Catherine Crookson De Camp, bella, spigliata, indipendente e, incidentalmente, l’unica che resterà sposata al marito per tutta la vita.

E sotto a tutto c’è questa idea, che l’immaginazione, soprattutto l’immaginazione del futuro, sia un’arma molto più meravigliosa, forse, dei raggi della morte di Tesla.
E del campo di invisibilità della Eldredge…

Chicche imperdibili?
Tante, a cominciare dall’incontro traumatico di Gertude con Catherine (che le chiede perché permetta ad Asimov di trattarla tanto male).
La nonna di De Camp, Mrs. Colonel De Camp, cattiva e rimbambita, che assalta a male parole Heinlein, terrorizzandolo.
Ma soprattutto le lettere dei lettori agli autori, con consigli editoriali, segnalazioni di “errori”, insulti anche grevi ed il consiglio di cambiare hobby e altre cose che oggi, come sappiamo, non si sentono più.
E la mitica frase di John Campbell “Questi idioti credono di comperare le storie e diventarne i padroni, in realtà le affittano per pochi centesimi.”
Memorabile infine la scena in cui De Camp e Asimov si rendono conto che Hubbard non ha la minima conoscenza scientifica. “Ma sei cretino?”

Meraviglioso.

Insomma – lettura eccellente.
Ma forse, se non vi è chiaro cosa possa significare il titolo del romanzo, e se non sapete cosa avessero in comune Asimov, Heinlein e De Camp, potreste finire a domandarvi che senso abbia tutto questo.

——————————
* Ma in effetti non c’è il mio nome su questo libro, c’è quello di Malmont, in quanto la mia copia da un dollaro è una copia autografata.

** Se non sapete di cosa sto parlando, chiedetelo ad Alessandro Girola.

*** Di questa foto continua a farmi impazzire l’espressione di L. Sprague de Camp (ma io, è noto, sono un suo fan)

**** Sì, sono tutti nomi che avete letto ripetutamente su questo blog. Vi rendete conto di quanto si incastri nella mia vita questo volume?

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

13 thoughts on “Tre per la Teleforce

  1. Incidentalmente ho pronto un articolo sulla Teleforce, quella “vera”, per giovedì prossimo.
    Seconda cosa, questo libro me lo volevi proprio vendere e… l’hai fatto.
    Al di là della trama sfiziosa e obiettivamente intrigante mi affascinano molto gli inside joke. Tutti i nei personaggi metanarrativi che citi io li adoro, e più in generale adoro questo giochetto.
    Ok, venduto, venduto.

  2. Almeno questo, dovresti tradurlo…. Buona giornata!

  3. I libri sono interessantissimi, come sempre, ma la vera domanda da fare e`: DOVE CAVOLO LI SCOVI???

  4. The Astounding, the Amazing, and the Unknown: A Novel, trovato su Amazon: 17 dollari in cartaceo, 19 In Kindle Edition!!! Ma come puo` essere???

  5. !!!!!!!!!!!!
    Come faccio, ora che lo conosco, a non leggerlo?

  6. Quoto Umberto, ma come diavolo fai a beccare questi libri?
    Diamine!
    Questo libro ovviamente deve essere mio.
    E comunque fa impressione leggere che costa 1,57dollari nuovo e 12,99 dollari per il kindle.

  7. Sono rimasto a bocca aperta. Mentre un filo di bava mi cola dalle labbra ti ringrazio, altri due imperdibili….

  8. Riesco solo ora a rispondere (grazie, Telecom).
    Consiglio vivamente di cercarlo usato – con un po’ di fortuna, vi arriva autografato come la copia usata che ho io.
    E in effetti, se spesa folle dev’essere, conviene beccare anche il primo.
    Il vero problema è che Malmont (comprensibilmente) impiega dai due ai tre anni a scrivere questi romanzi, perciò il terzo volume della serie (che dovrebbe riguardare l’ascesa di Hubbard a divinità dianetica, e nel quale dovrebbero comparire Leiber, Anderson, Ellison e altri) dovremo aspettarlo fino al 2015…

  9. A leggere la trama sembra prorio un libro imperdibile, io perlomeno ho sentito l ‘ acquooina in bocca mentre scorrevo i nomi coinvolti. Incredibile poi la verosimiglianza delle ricostruzioni caratteriali.
    Lo scrittore ha fatto un gran bel libro.

  10. Pingback: Teleforce | Plutonia Experiment

  11. Ma la volete smettere? Sono a dieta… !!!!

  12. Pingback: Il meglio dell’anno (?) « strategie evolutive

  13. Pingback: Prima del dieselpunk: il teslapunk | Plutonia Experiment

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