strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Qui non potrebbe mai capitare

23 commenti

Avevano bisogno di 5000 dollari.
I ragazzi della Evil Hat Productions, editori di Spirit of the Century, gioco di ruolo di taglio pulp-avventuroso, avevano una mezza idea di pubblicare un romanzo pulp, collegato al loro gioco, e che utilizzasse i personaggi archetipici presentati nel manuale base di Spirit.
Una storia di classe, in cui New York viene invasa dai dinosauri…
Dinocalypse Now.

Perciò, Kickstarter, e un progetto di crowdfunding.
Per chi se lo fosse perso, Kickstarter funziona così – chi intende creare… beh, qualcosa, che sia un disco, un film, un libro, un fumetto… decide quale cifra sia indispensabile per portare il progetto a buon fine.
Il progetto viene presentato e il pubblico lo può finanziare con donaziono che vanno da un minimo ed un massimo.
Allo scadere del tempo-limite (di solito 60 giorni), se ci sono i soldi, il progetto viene avviato, e i finanziatori ricevono il compenso che compete loro.
Per dire, nel caso di Dinocalypse, servivano 5000 dollari.
Per una donazione di 10 o più dollari, si riceveva la versione ebook del romanzo.
Per 25 dollari, un ebook ed una copia cartacea.
E così via, fino a una sola, singola donazioni di 1000 dollari, per la quale, oltre ad una valanga di prodotti elettronici e cartacei, il finanziatore riceve anche un racconto appositamente scritto per lui e altre meraviglie.

http://www.kickstarter.com/projects/evilhat/spirit-of-the-century-presents-the-dinocalypse-tri/widget/video.html

Servivano 5000 dollari.

Il progetto alla sua chiusura ne ha raccattati 42769.
Versati da 1516 finanziatori.
Incluso il sottoscritto.

L’effetto della lievitazione della cifra – che ha colto piuttosto di sorpresa i ragazzi della Evil Hat – ha causato una proliferazione degli elementi del progetto.
I follow-up previsti, in caso di successo commerciale del primo romanzo, sono diventati l’automatico sviluppo della disponibilità economica.
Una trilogia di romanzi.
Più alcuni romanzi fuori serie.
Più manuali elettronici di Spirit of the Century per tutti i finanziatori.
Più altro materiale, e gadget, grafica, wallpaper, segnalibri per chi riceverà i volumi in cartaceo.
Il successo inaspettato del progetto ha causato una crescita nelle “ricompense” per i finanziatori.
Tutti gli altri, naturalmente, pagheranno gli ebook, o i volumi cartacei, e non avranno alcuni degli extra esclusivi.
Un successo colossale, insomma.
Per della gente che, a mio parere, se lo merita.

Ora, la faccenda è interessante per tutta una serie di motivi.
In primo luogo, dimostra come un progetto di crowdfunding possa avere un successo colossale quando va a innestarsi su un interesse, in fondo, di una nicchia del pubblico.
Se ne è parlato a lungo quando quelli che la sapevano lunga hanno profetizzato la morte di piccoli editori e librerie davanti all’avanzata inesorabile dell’ebook gratuito (by hook or crook, come dicono gli anglosassoni), prima della finale morte del cartaceo bla bla bla.
Basterebbe orientare le piccole case editrici su delle nicchie che le major, per loro natura, non possono soddisfare.
Puntare al mercato particolarista e non a quello generalista.
Il progetto Dinocalypse Now dimostra che può funzionare.

In secondo luogo, l’intera faccenda fa brillare nelle tenebre, come scritta a lettere fiammeggianti, la frase

… ma in Italia non funzionerebbe mai.

Della quale sono abbastanza convinto, in effetti.
ma mi domando comunque… perché?

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

23 thoughts on “Qui non potrebbe mai capitare

  1. E invece funziona!
    Io e Piotr lo stiamo utilizzando per finanziare un nuovo progetto di Beasts and Barbarians (anzi, se volete dare un contributo e ` piu` che ben accetto: http://www.indiegogo.com/beasts?c=pledges).
    O meglio, non e` Kickstarter, perche` lo puoi utilizzare solo se sei americano, ma indiegogo, un suo clone.
    Provare per credere!

  2. Scusate, l’indirizzo per vedere la campagna e`: http://www.indiegogo.com/beasts?c=home

  3. Argh!
    E così il post di domani è stato “bruciato”.

    Ma no, dai, diciamo che questo è un teaser… 😉

  4. Ah, perché mi chiedevo a che condizioni potesse essere usato, Kickstarter, da i non statunitensi. E quante beghe dovrebbe affrontare un italiano per usufruire di tali donazioni.
    Ma se c’è l’equivalente, tanto meglio.

    Una cosa non mi è chiara, la cifra eventualmente raccolta come si configura a livello fiscale? Deve essere dichiarata, ipotizzo, e di conseguenza sottoposta a tassazione?

  5. Azz, dovevi avvertirmi :)!

  6. In Italia qualcosa si inizia a muovere, in questo senso. Parte del tuo perché è insita nel fatto che l’italiano, in media, non vuole pagare – per motivi ancora incomprensibili, almeno a me, crede gli sia tutto dovuto. Però un po’ di crowdfunding, con molta diffidenza, inizia a smuoversi: http://www.produzionidalbasso.com/
    Io ho partecipato alla 50esima produzione del collettivo musicale El Gallo Rojo, sperando che ce la faccia visto che attualmente mancano poco più di 500 euro. Ti riporto anche il parere di uno dei musicisti coinvolti, Piero Bittolo Bon, tratta dall’intervista che gli ho fatto:

    Fai parte del collettivo El Gallo Rojo, una sorta di “collettivo discografico”. Come valuti questa esperienza? Consiglieresti ad altri musicisti di organizzarsi in collettivi simili?
    “Per me è stata ed è tutt’ora un’esperienza fondamentale. A parte il fatto che ho avuto modo di conoscere e di collaborare con amici e musicisti di prim’ordine, siamo riusciti a costruire una realtà di cui siamo tutti parecchio orgogliosi, e che è riuscita a farsi valere con le sue produzioni nel mare magnum delle centinaia di dischi che escono in Italia noi anno. Sicuramente una prova lampante del fatto che l’unione fa la forza, e che esperienza del genere, unite a nuove forme di autoproduzione come quella del crowdfunding, dovrebbero cominciare ad essere considerate anche per l’organizzazione di festival e rassegne, bypassando finalmente l’oscena burocrazia italica.”

    (interessasse il resto, è qui: http://freefalljazz.altervista.org/blog/?p=3301)

  7. No, in Italia non funzionerebbe. Non a quelle cifre.
    Ma voglio essere latore di un messaggio di speranza. Ultimamente ricevo diverse piccole donazioni per il mio lavoro come blogger (e come scrittore). Piccole cose, 8-9 euro al mese. Ora che ho introdotto anche la wishlist, mi sono già arrivati due regali.
    Insomma, siamo a livelli risibili, ma qualcosa di muove. Secondo occorre abituare il pubblico all’idea che un sistema del genere può funzionare.
    Io ci provo.
    Non saranno mai 5000 dollari, ma anche pagarsi uno spettacolo al cinema col sudore del proprio blog, beh, è un passo avanti.

  8. Non so se in Italia davvero non può funzionare.
    Personalmente se quando hai scritto il tuo romanzo in 6 giorni avessi chiesto un sostegno per farlo io lo avrei considerato naturale e se mi avessi ad esempio promesso di leggere una versione alfa del romanzo per una donazione che so di 5 euro io quei 5 euro te li avrei dati.

    Mi piace l’idea di sostenere un progetto sul nascere anzichè premiarlo solo a giochi finiti.
    E sono convinta che sia un modo per spronare chi partecipa al progetto a fare ancora meglio di quanto non farebbe pensando solo al compenso finale.

    Eppoi trovo sfiziosissimi gli extra. Voglio dire…un racconto scritto appositamente per me sarebbe davvero fantastico!

    Forse si tratta solo di diffondere l’idea, secondo me c’è molta gente che nemmeno sa che esistono certe iniziative.

  9. @Umberto
    Io colpisco a tradimento.
    A volte succede che la sorpresa si ribalti… ma non è un problema.

    @Hell
    Il lato fiscale è quello che maggiormente mi lascia perplesso – nel senso che il nostro regime fiscale è tale che spesso scoraggia l’uso di pagamenti online.
    Non ho informazioni, ma vedo di documentarmi.

    @Cily
    Non farò pagare la lettura dell’alpha release.
    Ma magari il beta a 99 centesimi per poi fare il definitivo…
    Ci penso su.

    Però concordo con

    @Mcnab
    Sì, bisogna vincere la resistenza, e cercare di far passare alcune idee che qui ci hanno detto che non funzionano a prescindere, e invece possono avere un certo successo.
    È una strada lunghissima.

  10. Una cosa importante che Davide non ha detto e` che se il progetto “fallisce”, nel senso che il totale richiesto non viene raggiunto, i soldi vengono restituiti (anzi, non vengono neanche presi). Certo, ci sono anche dei progetti “a fondo parziale”, nel senso che anche se non raggiungi il tetto i soldi li prendi comunque, ma sei tenuto a finire lo stesso il progetto.

  11. @Negrodeath
    Interessante, come esempio.
    Di sicuro il mondo discografico ha dinamiche diverse ed è certamente più avanti.

    E sì, gli italiani non vogliono pagare.
    Per principio.

  12. A parte l’italico vezzo del “non pago sono furbo” che in fondo è quello che sta affossando questa nazione, è un problema di massa critica. Questi progetti sono vincolati dalla lingua e, soprattutto per libri e giochi, con una micro nicchia anglosassone ci fai 10 volte il mercato dell’Italia. Però come dimostra il caso di Umberto, basta scrivere in inglese.

    Io per il momento non ne ho bisogno perché produco tutte cose a costo quasi zero (facendo tutto con le mie forze e per le mie ore lavoro non mi sembra giusto usare il crowdfunding) però magari per un progetto meno “sicuro” dei titoli che ho annunciato finora lo farei… se non altro ti dice che, se non ci sono abbastanza finanziatori, non c’è interesse per il prodotto.

  13. Aggiungo: Portando un esempio in casa, questo gioco di miniature http://www.kickstarter.com/projects/524168246/deepwars-tabletop-combat-in-the-abyssal-depths?ref=live dei miei soci/amici della Antimatteer Games è basato su un mio regolamento Song of Blades and Heroes ed ha raggiunto il goal in pochissimo tempo.

  14. secondo me invitare i lettori del blog a un incitamento più materiale del “siamo con te” per il tour de force dei sei giorni, anche impostato come lo stesso disclaimer che c’è nella pagina degli ebook, poteva essere un esperimento interessante. anche indicare una cifra base per i prodotti finiti, aiuterebbe. a me è pure sembrato strano, che non ci cossero accenni a finanziare la sei giorni di delirio…
    per quanto riguarda eventuali esperiemnti alla kickstarter, al di là delle cifre impensabili per il bacino di utenza Italia non mi pare che, soprattutto a partire da un bacino di utenza anche di un blog come questo (i dati non li ho, ma non credo tu scriva solo per il riscontro dei nomi che solitamente commentano…), sia così impossibile finanziare un progetto. figuriamoci per nomi grossi, realtà già note o espansioni di qualcosa che ha già un seguito.

    p.s. OT: ma non c’è modo di seguire i feed dei commenti ad alcuni post senza doverli prima commentare direttamente? ci ho provato in tutti i modi ma l’opzione del feed rss è tutti o nessuno…

  15. @melo
    No, i sei giorni di delirio sono stati assolutamente gratuiti – figuriamoci.
    Se però la prossima volta lo farò in 8 ore, con un racconto di 6000 parole, in live streaming video per dimostrare che lo sto facendo davvero, allora farò pagare il biglietto 😀

    Per i feed RSS vedo cosa si può fare, ma temo che sia disponibile solo il flusso completo.

  16. Credo si debba distinguere dal segmento di utenza a cui ci si rivolge. I furbetti in Italia abbondano, questo è verissimo, non a caso siamo anche il paradiso dei botnet in Occidente. Tuttavia se si punta all’utenza di nicchia un numero di volenterosi che finanzino per bassi importi credo si possa trovare. Il problema sono i numeri. Una nicchia piccola negli USA potenzialmente quanto cuba? Mille persone? Da noi? Cinquanta?
    C’è un altro problema, che precede il numero effettivo dei possibili partecipanti. Ovvero, come li raggiungo questi potenziali finanziatori?

  17. Esistono sistemi per aggirare l’ovvio limite di essere legati a un bacino di utenza ridotto per via della lingua (la più semplice – si pubblica in inglese e in italiano)

    Per la pubblicità, tocca avere una forte presenza sul web – ma se si lavora a livello di nicchie, la cosa non è impossibile.

  18. @Davide, secondo me lo sforzo di pubblicare in italiano, non vale la candela…

  19. Ne ho approfittato per tirare fuori dal cassetto della memoria un post sull’argomento che volevo scrivere da un po’:

    http://ilgattomihamangiatoilibri.wordpress.com/2012/05/04/3-motivi-per-cui-il-vostro-crowdfunding-non-funzionera/

    p.s. linkarsi sul blog altrui è peccato? Se sì non approvarmi! 😀

  20. @Fulvio
    Ottimo post, che si incastra bene in questo.
    Grazie del contributo.
    Linkarsi qui non è peccato, perché siamo notoriamente un covo di miscredenti.

    @Umberto
    Ti cito un caso così di nicchia da non contare nulla.
    Negli anni ’80 uscì quella che tutti consideravano (e forse considerano ancora) la miglior grammatica per studenti di lingua giapponese mai scritta. L’autore era italiano, e pubblicava direttamente in inglese.
    Tuttavia “per amor patrio” (come diceva lui), reinvestiva parte delle proprie royalties in una tiratura limitata, in lingua italiana, del suo libro. Ci andava in perdita, ma era uno di quei gentiluomini vecchia maniera per cui la patria era qualcosa di non necessariamente limitato ai mondiali di calcio.
    Perciò concordo, è uno sbattimento colossale, e ci vai in perdita.
    Ma si possono avere altre priorità (e chi sono io per criticarle?)

  21. Altra italianitudine è “prima vediamo…” Vediamo se altri si fanno avanti, e chi, vediamo se funziona, vediamo se rende, vediamo se si sfarina – e allora tutti pronti a dire che l’avevano detto…

  22. … ma comunque sempre partendo dal presupposto che tanto andrà male.
    Sì, siamo specializzati nel lasciare andare avanti gli altri.
    Perché rischiare?

  23. ma alla fine che rischio c’è? a parte quello di vedersi fregare una buona idea (altra pratica comune, anche se credo sia internazionale), se si inisia a lavorare a un progetto solo dopo aver raccolto i fondi, al massimo si perde il tempo di scrivere la presentazione del progetto. il tempo di realizzazione del video, nel caso dell’articolo… mi pare un investimento accettabile da parte dell’autore… un rischio pari a quello dei finanziatori ipotetici. o no?

    potresti sperimentarlo per la prossima sei-giorni-di-delirio: io ci sto, se la proposta economica è nelle mie possibilità (duemila euri da anticipare non celi ho…). così non dovremo aspettare fino al prossimo autunno per il prossimo romanzo pulp. (a me quell’idea dei nazisti nel duomo di milano, di cliché alla rovescia, non dispiace mica poi tanto…). però le spese mediche causa dieta mettile in un conto a parte!

    personalmente tra l’altro mi son ritrovato a fare donazioni arbitrarie per progetti annunciati o in fieri, per persone di cui già stimavo il lavoro, e credo che un progetto di crowdfunding possa aiutare a quantificare una cifra adeguata, sia per il singolo che per il totale necessario.
    così come aiuterebbe un’indicazione minima per le donazioni paypal. a volte dalla parte di qua non si sa cosa dare. e se non è peccato chiedere di essere pagati per una cosa comunque messa a disposizione for free, non credo sia peccato anche indicare *quanto*

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