strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Riciclarsi

22 commenti

Ho passato un po’ di tempo, qualche sera addietro, a chiacchierare con un’amica della situazione lavorativa attuale.
La mia amica ha perso il posto da 18 mesi, ed appartiene come me a quella fascia di età maledetta, gli over-40, che non sono contemplati negli – ipotetici – piani di contingenza dei nostri attuali amministratori.
Non siamo più Giovani.
Non siamo ancora Anziani.
E se è vero che ormai si è considerati giovani fino ai 35 e con l’ingresso in scena degli esodati, la categoria anziani si è ampliata fino a metà 50, resta il fatto che per quei vent’anni circa, dai 35 all’esodazione, siete soli.
Tutto ciò che avete sono le vostre competenze.
E quelle non interessano a nessuno.
O no?

Ecco, si parlava proprio di questo, di competenze, e di curricula spediti a destra e a manca senza alcun apparente effetto*.
Si parlava del senso desolante che si ricava da tutto ciò.
E si parlava di come riciclarsi.

C’è quella storia, sapete, che bisogna sempre avere un Piano B.
Beh, io credo che il Piano B sia una gran cosa, e sia indispensabile, ma quando tutto fallisce, a livello istituzionale, è possibile che anche i piani B e C vengano ingoiati dal buco nero che si è divorato il nostro Piano A.
E a questo punto cosa si fa?

L’idea di fondo di chi ci dice che possiamo solo affondare, sembra fondata sull’idea che

. ciò che sappiamo fare non interessa a nessuno
. non sappiamo fare altro

Questo è un modo di vedere la cosa piuttosto diffuso ed aggressivo.
Tu hai solo la competenza X, la competenza X serve solo nell’ambito Y, l’ambito Y è saturo/è in crisi/è superato/non interessa.
Questo è molto miope, e frutto di una compartimentalizzazione che ha avuto effetti nefasti.

L’idea che abbiamo avuto con la mia amica l’altra sera, quindi, è

. prendete un pezzo di carta e una matita
. elencate tutte le vostre competenze

E quando dico tutte, intendo TUTTE.
Diplomi, lauree, master, dottorati, praticantati, tirocini, laboratori, corsi di aggiornamento.
Esperienze di lavoro, lunghe o brevi, retribuite o meno, anche lavori estivi, anche lavori occasionali, anche lavori ridicoli.
E poi tutto il resto – hobby, interessi, passioni, eccentricità.
Valutate ciò che vi piace fare dal punto di vista delle competenze che ve ne derivano.

Una volta elencate tutte le competenze viene la parte difficile.
E divertente**.

. Osservate la vostra lista, ed inventatevi delle applicazioni non ortodsse delle vostre competenze, cercate cioè di immaginare dei mercati per quelle vostre competenze al di fuori di quei mercati ai quali abitualmente sottoponete i vostri CV.

Dieci anni di lavoro di segreteria, conoscenza di tre lingue straniere ed una passione per la fantascienza – contattare scuole o enti che organizzino corsi e seminari scientifici, o che si occupino di knowledge-transfer, vi pare una cattiva idea?

Collezionate vecchi vinili di rock’n’roll?
Sareste in grado di proporvi come cacciatori di dischi rari per collezionisti?
Magari usando le vostre competenze di blogger per farvi pubblicità***?

Ci fu un tempo in cui la McGraw-Hill, per il mercato anglosassone, pubblicava manuali di riciclaggio per hobbysti.
Siete appassionati di gialli? Fate bricolage? Passate ore in internet?
Ecco gli impieghi che ricercano le vostre competenze…

Per noi, in Italia, non è mai esistito nulla di simile.
Tocca inventarselo.
Tocca soprattutto affrontare due o tre scogli che nel resto dell’universo non esistono
. la concorrenza di quelli che lo farebbero anche gratis
. l’incrollabile desiderio di non pagare il lavoro altrui
. l’ossessione per il pezzo di carta e la certificazione
. la convinzione che se non era fra le scelte ammissibli per vostro nonno allora “non è un vero lavoro”

Internet ed una lingua straniera possono considerarsi un buon sistema per aggirare il problema – cercare ganci all’estero, cercare una via di fuga, lavorare con l’estero via web.
Ma anche il territorio nazionale potrebbe offrirci delle opportunità.

Bisogna pensare fuori dalla scatola.
poi, certo, non servirà a nulla, vero?
Però, forse, immaginare noi stessi in maniera attiva, positiva, e creativa, potrebbe servire.
Se non altro a non sentirci in fondo ad un vicolo cieco, a cercare altre uscite, altre opzioni.
A ridefinire noi stesso in un ruolo diverso da quello di falliti che ci ha ritagliato addosso l’Ufficio Personale.

Serve immaginazione.
Serve coraggio.
Serve faccia tosta.
Serve una punta di disperazione.

Ma che diamine, sono tempi disperati, e se non ci si mantiene in movimento, si muore.

————————————-
* Uno degli aspetti più snervanti, e tipicamente italiano, è che non ci venga neppure data notizia del ricevimento. Non dico una dettagliata lettera di rifiuto, ma neanche una nota, neanche un, “OK, ricevuto CV, vedremo”.
I nostri curricula non vengono respinti o bocciati.
Scompaiono.

** Beh, se deve essere difficile, che sia almeno divertente, no?

*** In altri paesi, certo, la competenza come blogger vi permetterebbe di guadagnare a sufficienza per campare. Qui da noi, naturalmente, no.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

22 thoughts on “Riciclarsi

  1. Ciao Davide (leggo sempre eh, ma la dislessia e una punta di pigrizia mi impediscono di commentare quanto vorrei, ottimo post), verissima quella cosa che dici sugli italiani che non rispondono ai CV: ogni volta che invio a stranieri quando proprio va male ti rispondono con roba standard comunque buona (abbiamo ricevuto, terremo conto, abbiamo messo in database bla bla bla) e spesso addirittura rispondono con lettere personalizzate identificando i punti ok e quelli no!!!

    Comunque, io ho più o meno passato la fase della tua amica, anche se nel mio caso è stata volontaria: a 40 anni me ne sono andato dal lavoro a tempo indeterminato un po’ perché odio già di suo il concetto di lavoro e se potessi io non lavorerei mai, un po’ perché quello era molto facile e sicuro ma anche scimmiesco e frustrante.

    Zero curriculum (figurati, non ho nemmeno uno straccio di laurea), zero prospettive, zero contatti, zero appoggio in famiglia, zero soldi da parte. Mi sono licenziato sulla base di un singolo istante, senza rabbia o sfuriata o cosa, un giorno come un altro.

    E ho avuto, per ora, una fortuna che non capisco se sia merito di qualche abilità e conoscenza particolare che non so di avere o se sia appunto culo e basta. Quelli con cui collaboro mi dicono che è la prima, io che invece sono insider di Elvezio sono abbastanza convinto che sia la seconda.

    Mi sono semplicemente chiesto, come suggerisci tu, “cosa pensi di saper fare?”
    La risposta è stata “scrivere”?
    Da lì ho ragionato un po’: Scrivere narrativa non mi avrebbe mai portato da nessuna parte, certo, ovvio, se ti metti lì e sforni e crei contatti e bla bla bla alla fine è inevitabile che avrai sempre più lettori ma coi lettori in Italia difficilmente ci compri la pastasciutta che mi piace tanto, in più la narrativa mi annoiava sempre di più e l’ambiente, spesso, è pieno di ritardati del cazzo, felici eccezioni a parte.

    Scrivere sul web e per il web, dunque, dei soggetti e tematiche più disparate, tanto c’è google per le ignoranze.
    Ho cominciato sparando CV in tutti i circuiti di microbloggin e rispondendo a ogni singolo annuncio che trovavo in Rete.
    Uso FB e anni fa ho gestito dei forum? Bene, sono un “esperto in social network, e-selling and comunity management” (in inglese eh, mi raccomando, che dovete avere tutti la mission e bla bla bla).
    Scrivo sul blog? “e-writing and content editor”. Ho tradotto due raccontini e due articoli? Potete immaginare che in CV si diventa traduttori ultraesperti. E così via.

    Ovvio, ovvio, devi anche saperle fare queste cose, e volerle fare, ma la faccia tosta fa molto,
    Sono passati circa 18 mesi anche per me.
    Risultato?
    Lavoro da casa quando e come voglio (leggi: non faccio nulla per giorni poi mi innietto caffeina nelle vene oculari per consegnare in tempo), lavoro in media MENO ore settimanali rispetto al lavoro a tempo indeterminato e guadagno di più, spesso anche parecchio di più, spesso divertendomi, sempre conoscendo nuove cose e tematiche di cui non sapevo nulla (quando mi va male magari è Justin Bieber, quando mi capita bene è boh, massaggi orientali e alimentazione naturale con bonus di benessere fisico aumentato).

    Credo, come ti ho detto, di aver avuto culo e basta quindi boh, magari non valgo come esempio, ma sono contento, felice e rilassato, non me ne frega più dei concorsi letterari truccati, delle lotte fra scrittorini, di e-book contro cartaceo e di tante cose che ogni giorno andavo a vedere e mi parevano bruttine assai ma importanti perdio e che sommavo alle già puzzose 8 ore in negozio: chiamalo karma, se vuoi, visto che in passato parecchie cose erano andate piuttosto male, ma il meccanismo rimane comunque valido: hobby, passatempi e passioni possono trasformarsi sul serio in professioni.

    Hai un giardino o un balcone supersayanfiorito? Prova a diventare “green designer”. Cucini come una divinità interspaziale? Organizza microcatering, prima fra gli amici e poi chissà e così via…

    Poi magari domani sono di nuovo sotto un ponte eh, pazienza. E della pensione comunque non parliamone che è meglio…

  2. … le competenze, eh, le competenze. Parlavo ieri con mia cugina che, dopo aver lavorato per 15 anni in una grossa azienda internazionale legata alla Nasa come ingegnere meccanico, responsabile di non so quale settore, decise di lasciare. Da allora sono 10 anni che è inserita nell’organico scolastico, ma senza essere di ruolo, pur avendo tutti gli anni le sue classi. Ora c’è questa nuova legge che dice che se fai un corso di un anno (che ti costa tutto compreso 3000 euro e in cui non puoi lavorare, quindi esci dal circuito-scuola) alla fine previo esame dovresti entrare di ruolo. E fin qui potrebbe anche andare. Il fatto è che in questo corso ti insegnano essenzialmente… come acquisire competenze per insegnare. Ma se lei lo fa già da 10 anni (e come lei ce ne sono migliaia!) che senso ha fare una cosa del genere? Non basterebbe dire: tu insegni già da X anni, quindi continua a farlo passando di ruolo! Si risparmierebbero tempo e danaro. E comunque, ci sarà un motivo se l’arte di arrangiarsi è un’arte tipicamente italiana!

  3. La mia storia è praticamente uguale a quella di Elvezio. Da qualche parte, nel mondo, c’è qualcuno pronto a pagare per le cose che sai fare. Inoltre il fatto di essere europeo non è detto che sia uno svantaggio, perché un minimo di soggezione culturale nei confronti del vecchio continente c’ė ancora. Poi, un po’ di faccia tosta, un po’ di smoke and mirrors, e qualcosa arriva.

  4. La faccia tosta è vitale e, con un buon ritardo, ho realizzato che è stato di gran lunga il mio problema più grosso (ho sempre avuto una tendenza alla sottovalutazione fattami notare da chiunque conoscessi, ma tuttavia immarcescibile).
    Quello, e il fatto di scegliermi le competenze più sbagliate: oggi, con impegno e sacrifici, so cantare quasi decentemente. Bene, che ci fai in Italia? Niente =D

  5. Soprattutto le ultime cose che scrivi. Non bisogna scavarsi la fossa da soli. Bisogna essere ottimisti, credere in sé stessi, e pensare che la perdita di lavoro non sia un disastro, bensì un’opportunità.

    Ecco! Di sicuro, in questo periodo, quando mi guardo attorno scopro che le mie competenze non sono più appetibili. La mia età è penalizzante (costo troppo?). Il fatto di incontrare sempre più spesso delle proposte di lavoro per persone di max 35 anni è snervante. Ne ho 39… tra poco quaranta. Possibile che sia da buttare via? Ecco… trovo che queste limitazioni, così come quelle di sesso, credo religioso, stato civile e quant’altro, dovrebbe essere vietato per legge.
    Ma qui si cadrebbe in un discorso difficile… la politica del lavoro… che il governo monti pensa di aver semplificato togliendo 2 (dico 2) forme di contratto lavorativo sulle 48 (dico 48) forme contrattuali precedenti. Meglio dimenticare la politica e cercare di trovare un modo per campare.

    Ecco. Il mio posto non traballa ancora ma molti miei amici hanno recentemente avuto brutte notizie. Quindi?

    Ecco! Prendiamo un esempio a caso che ho letto su un quotidiano. Un tizio, un operaio, una volta perso il lavoro, ha cominciato a fare micro investimenti in borsa. Con il pc che già aveva a casa, stando a casa tutto il giorno, ha cominciato a fare compra e vendi… e si porta a casa un guadagno netto di almeno 2000 euro al mese. E tutto partendo con il gruzzolo che già aveva, e senza compiere investimenti da “pirata” finanziario.

    Insomma… fantasia, ottimismo, fiducia in sé stessi…

  6. La mia situazione è parecchio diversa, ho 43 anni, la mia Azienda è entrata in crisi per scelte dei “piani alti” e adesso sto cercando di reiventarmi.
    Non è facile dopo 14 anni sullo stesso luogo di lavoro, sopratutto quando sai di avere avuto la coscienza pulita lavorativamente parlando.
    E che dire?
    Fa male.

  7. @Nick
    Lo so, fa male.
    Fa male perché quando si ha a coscienza a posto, vedere annullare tutto ciò che abbiamo fatto non è solo questione di soldi, di guadagnarsi da vivere.
    È vedere annientati noi, ciò che siamo, ciò che sappiamo di valere.
    È doloroso perché abbiamo giocato con le loro regole, e poi loro le hanno cambiate senza avvertirci, e ci hanno riso in faccia.
    È doloroso, ma non bisogna fermarsi.

    @Elvezio
    Evviva, bello risentirti, bello sentire che le cose girano.
    Concordo sul fatto che il curriculum deve essere lucidato fino a che tutte le cromature non brillano.
    L’unica regola è – non spacciarsela.
    Non importa se lo chiami “content management”, “web journalism” o “scrittura creativa” – devi saperlo fare.
    Spacciarsela è suicida.
    Poi, come dice Andrea, da qualche parte, nel mondo, qualcuno disposto a pagare per ciò che sai fare c’è.
    Il punto è raggiungerlo.

    @Glauco
    L’età – come il credo religioso, il sesso eccetera – è una scusa, un trucco, una infrazione a quelle regole di cui si diceva.
    È una delle cause di come vanno le cose.
    Abbiamo lasciato troppo a lungo i comandi in mano agli scimpanzé.

    @tutti
    Grazie dei commenti.

  8. La parte peggiore è proprio evadere dalla depressione o dalle logiche imposte da un sistema vecchio come il nostro, dove ci si muove ancora come se fossimo nel 1982. Quando mi sono trasferito qui in Toscana, ormai otto anni fa, l’ho fatto stile salto nel buio senza avere un lavoro a disposizione e in una città (Livorno) di cui sapevo pochissimo e che è economicamente depressa.
    Certo, avevo una grossa mano a disposizione, nel senso che la mia Signora mi ha sostenuto alla stragrande. In compenso ho fatto l’errore di mettermi a fare delle cose per cui non mi sento portato, con risultati a dir poco discutibili. Ora lavoro a Firenze, faccio il mio mestiere eccetera. Tenendo presente l’anagrafe (44) e il lento declinare del mio settore specifico (mainframe), so di dover avere un alfabeto intero di piani di contingenza.
    Il che mi porta a dire due cose: per prima, buona fortuna a te e alla tua amica; la seconda è che il trasferimento all’estero può anche essere virtuale di questi tempi e questi sono gli scenari più interessanti.

  9. Sulla possibilità di lavorare all’estero da casa, concordo in pieno.
    Certo, se io vivessi in un qualunque luogo civilizzato, e non le colline dell’Astigianistan, dove 64K di trasferimento sono considerati un miracolo (quando non cade la linea), sarebbe tutto più facile 😀

    Ma è vero – si tratta di una battaglia che si vince prima di tutto con la testa… dentro la testa.
    Depressione e rassegnazione sono letali.

  10. È vero che altrove è più facile far valere alcune capacità che qui da noi non hanno curriculum. Senza andare lontano direi il saper bloggare, tanto per dirne una. Ma conosco persone che, stufe dell’Italia, hanno saputo reiventarsi altrove partendo da zero e mettendoci molta fantasia. Ecco che abbiamo la ragazza che è andata a NY e, dopo essersi sostenuta per alcuni mesi come cameriera, si è reinventata guida turistica per gli italiani che visitano la Grande Mela. Col concetto di donazione spontanea che tanto conosciamo.
    Oppure il tizio che conobbi in Turchia, ex operaio siderurgico che è riuscito a far fruttare un semplice brevetto da sub (e l’arte di sapersi vendere) per lavorare in una struttura turistica come istruttore, guida, bagnino etc etc.
    Tempo fa avevo conosciuto una ragazza che a 23 anni si era reiventara ballerina itinerante e aveva messo su un piccolo team con due amiche. Con un buon passaparola, interagendo su Facebook e tramite un blog, hanno trovato molti lavori pagati in diverse parti del mondo, soprattutto nel periodo primaverile/estivo.

    Insomma, sono storie forse un po’ estreme ma che mi danno speranza.
    C’è sempre qualcuno a cui interessa ciò che siamo capaci di fare. Se smettiamo di cercarlo allora sì che iniziano i guai…

  11. gran post, mi riservo di commentare in maniera approfondita più tardi perché sono in università e DOVREI lavorare:D

  12. Impressione mia o in passato c’era già stato un post simile?

    molto interessanti comunque anche le storie dei commentatori… c’è davvero speranza allora 😀 …. per quel che mi riguarda io rientro ancora, per fortuna, nella categoria giovani… ma non smetto mai di seguire il vecchio adagio “impara l’arte e mettila da parte” … che vedi mai fra qualche anno debba mettermi a compilarla anche io quella lista? 😛

  13. Come mi riciclo io… ^^
    Parto da una laurea breve per tecnico di laboratorio, lavoro nell’industria alimentare, poi in un laboratorio di ricerca e dopo ancora mi autoistruisco e finisco a fare il grafico. Il tutto con in mezzo anni di ripetizioni di ogni cosa eccetto greco e latino ma compresi corsi di preparazione per l’esame di teoria e solfeggio e avviamento al pianoforte. Sempre pagato…
    Quest’anno è durissima, nessun lavoro grafico e pochissimi studenti al mio cepu personale, così ho aggiunto la correzione stilistico-grammaticale (^^) delle tesi di laurea degli ingegneri e lo svuotamento soffitte e cantine. E funziona anche questo.
    Fermarsi no, mai, anche se la salute… ^^
    Fai gli auguri alla tua amica da parte mia, speriamo che la sua situazione si sblocchi 🙂

  14. Bel post di cui condivido al 100 per 100 filosofia di fondo.

    Non perdersi d’animo.

    Per quel che riguarda riciclarsi…beh io ci ho provato e con un gruppo di amici quando correvo e facevo le maratone avevamo organizzato una specie di tour (una robina da 8Km di jogging in relax) per stranieri che volevano correre fra i monumenti di Roma.
    Era una specie di quei tour che si fanno vedendo le città dall’autobus solo che noi correvamo invece di stare sull’autobus e agli stranieri piaceva perchè la corsa è un hobby molto popolare (basti vedere quante maratone e maratonine sono organizzate in tutta europa ogni anno).
    Eppoi c’era la possibilità di fermarsi per ammirare i monumenti mentre dall’autobus spesso le cose sfuggono, a Roma c’è davvero troppo da vedere.
    E comunque ci veniva incontro il fatto di avere le fontanelle a portata di mano e una primavera stupenda!

    Certo non ci ho fatto i soldi ma almeno il tempo che spendevo nella corsa era in un certo modo anche retribuito. 🙂

  15. E’ un post molto interessante. L’ho letto ieri e l’idea della lista mi frulla in testa da quel momento. Mi toccherà scriverla, anche se mi mette un pò in crisi. Per i titoli di studio, ok, facile, ma per le competenze? Cos’è che davvero so fare? Di certo la mia lista sarà un pò strana, per dire:
    – conoscenza di Unix/Linux
    – svezzamento gattini che hanno perso la mamma
    – brava a fare ricerche su Internet
    – brevetto da sub e patente nautica

    … quanto alle applicazioni non ortodosse di questa roba qui per ora non mi viene in mente niente.

  16. il mio penny.
    una strada percorsa da soli è più difficile di una strada percorsa insieme. io ho avuto la fortuna di incrociare su un buon progetto due amici, e adesso abbiamo una piccola società in crescita.
    non potevo continuare a fare quel che facevo prima, non avrei potuto fare da solo quello che abbiamo fatto insieme. e, cazzo, funziona.

  17. Oltre la faccia tosta è necessaria anche una bella testa dura (i raffinati la chiamano perseveranza): il rifiuto dell’idea di lasciarsi andare

  18. Concordo, Enzo.
    Mai lasciarsi andare, o si affonda.

    E buona anche l’idea di ldr – insieme si riesce certamente a fare di più.
    L’importante è trovare le persone giuste – o abbastanza disperate.

  19. Un post da incorniciare e da rileggersi, di tanto in tanto.

    L’elenco iper-completo delle “proficiencies” è qualcosa che devo decisamente fare, mi pare molto utile per schiarirsi le idee. Magari lo butto giù in forma di scheda personaggio in stile RPG, che così mi diverto di più 😉

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