strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

L’altra Rice

6 commenti

Si chiamava in realtà Giorgiana Ann Randolph Craig, ed era nata nel 1908.
Appioppata agli zii da genitori distratti, crebbe con lo zio che le leggeva la sera, prima di addormentarsi, le opere di Edgar Allan Poe.
Lavorò in radio, forse in pubblicità, e poi, nel 1939, pubblicò il suo primo romanzo poliziesco – con lo pseudonimo di Craig Rice.
Definita la Dorothy Parker del crimine, fu la prima autrice di polizieschi a comparire sulla copertina del Time.
Morì che non aveva ancora cinquant’anni, dopo una vita spesa a marinarsi nel martini.
Oggi la ricordano in pochi.

La Rice mi viene in mente perché altrove – lo sapete come vanno queste cose qui nel Blocco C – è stato fatto il nome di Ngaio Marsh, gloriosa giallista inglese.
Ora, per una curiosa coincidenza, io un pomeriggio del 1992 acquistai nella stessa libreria un paperback della Marsh ed uno della Rice.
Ammetto di non ricordare il titolo del romanzo della Marsh.
Quello della Rice era 8 faces at 3.
Ed è indimenticabile.

Craig Rice scriveva hard boiled.
E scriveva hard boiled comici.
Screwball mysteries, li chiamavano.
I suoi libri ricordano The Thin Man, l’Uomo Ombra, di Dashiell Hammett, ma con tutte le manopole girate a 11*.
Personaggi bislacchi che investigano crimini eccentrici, in atmosfere insolite – per dire, l’indagine nei camerini di un locale notturno sull’omicidio di un nano, strangolato con una treccia di calze da donna.
Il dialogo è un incessante mitragliare di battute.
L’alcool scorre a fiumi – sulla pagina e, notoriamente, a fianco della macchina da scrivere.

Ora, ammettiamolo, ci sono un paio di casi nei quali il meccanismo poliziesco è meno che a tenuta pneumatica, ma si tratta di minuzie – il divertimento è sempre garantito.
E forse un paio di cose sono invecchiate male – l’effetto-shock dell’abuso di alcoolici nell’America post-proibizionista oggi ci pare una sciocchezza, ad esempio**.
Ma quando il mix è al suo meglio, la Rice è una autrice assolutamente insuperabile.

Le avventure di Jake Justus, agente teatrale non proprio intelligentissimo, Helene Brand, gaudente dell’alta società e futura signora Justus, e dell’avvocato J. J. Malone, etilico e stropicciatissimo, richiedono forse un attimo perché il lettore si adatti, entri in sintonia col ritmo della narrativa, ma poi, superato lo spiazzamento, viaggiano come treni diretti.

E si trovano (…) anche in italiano – i Gialli Mondadori pubblicarono alcuni titoli e li ristamparono anche, per cui un bel giro sulle bancarele potrebbe riservare piacevoli sorprese a prezzi assolutamente ridicoli.
Frattanto, le edizioni originali si trovano in varie ristampe del secolo passato, mentre pare siano in corso trattative per farli uscire tutti di nuovo in formato elettronico.
Ed in formato elettronico si trova anche Who Was That Lady, di Jeffrey Marks, un’ottima biografia dell’autrice – che resta comunque un personaggio misterioso, con ampi settori della propria esistenza ancora in ombra.

Dai romanzi della Rice vennero pure tratti un paio di film, il più interessante dei quali è probabilmente Having Wonderful Crime, del 1945.

Craig Rice, che fu sceneggiatrice cinematografica e radiofonica, fece anche da ghost writer per celebrità desiderose di sbarcare sul mercato del poliziesco (ad esempio Gipsy Rose Lee, la popolare spogliarellista e regina del burlesque***, e l’attore George Sanders), e collaborò ad un romanzo con Ed McBain – che ne curò la chiusura e la pubblicazione alla morte dell’autrice.
Negli ultimi anni, sofferente di alcoolismo cronico, soggetta a crisi depressive e reduce da alcuni tentativi di suicidio, la Rice aveva perduto l’uso di un occhio e indossava normalmente una benda nera stile pirata.
Stando ad alcune fonti, morì il giorno prima del suo quarantanovesimo compleanno.

———————————
* Pur non essendo mai citata direttamente, la Rice, per lo meno in spirito (…) aleggiava frequentemente sul set della vecchia serie Moonlighting, che replicava per lo meno lo stile di dialogo e la dinamica fra protagonisti che rendono inconfondibili i romanzi dell’autrice americana.

** C’è però un romanzo della Rice, un “poiziesco per famiglie” – Home Sweet Homicide (da cui venne anche tratto un film), in cui alle incontinenze alcooliche si sostituiscono deliri alimentari che portano la narrativa ad essere costellata di biscotti, pasticcini, manicaretti vari…

*** Ok, ammetto che mi fa un po’ ridere scrivere “popolare spogliarellista”… esistono spogliarelliste impopolari, mi domando?

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “L’altra Rice

  1. Grazie per la bella riscoperta. Sono questi i post che amo maggiormente di “Strategie Evolutive”. 🙂

  2. Questa Rice sembra decisamente interessante come scrittrice.

  3. Oddio, devo leggere tutto di lei. Già la amo.

  4. se lo stile è quello di moonlighting (stendendo un velo pirtoso sull’ultima stagione)…è decisamente promettente

  5. Velo steso.
    Bello spesso.

  6. C’è qualche ragione che mi sfugge sul perchè in italiano “8 faces at 3.” sia stato tradotto con “Contro la legge” e al posto della copertina che hai inserito tu nel tuo post(che suona molto divertente e invoglia la lettura) hanno messo due tipi che si prendono a pugni.(copertina che per quel che mi riguarda mi respinge moltissimo se già non fosse bastato il titolo serissimo).
    Ancora una volta un titolo che mi è pure passato tra le mani ma che mi è sfuggito a causa del suo abito respingente.
    Meno male che ci sono i tuoi post. 🙂

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