strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

… un tale che ci sapeva fare.

10 commenti

Questo sarà un post strambo, scritto a ruota libera, e ispirato in gran parte alla discussione (divertentissima!) scatenatasi ieri su certe caratteristiche di certi eroi dei pulp.
L’associazione di bontà e competenza.
Il buon selvaggio.
Stare o non stare nella giungla.
Avrò di che scrivere per settimane.
Ma nel frattempo…

Ieri sera ho fatto un test, uno di quei test scemi che si trovano online.
Ma non è di quello che ho voglia di parlare.
Non subito.

Il primo anno di università, quelli più traumatizzati, fra i miei compagni di corso, non erano quelli che erano arrivati a geologia perché pareva una cosa interessante, perché erano rimasti affascinati dal programma di scienze naturali dell’ultimo anno di liceo, o perché da anni leggevano libri sui dinosauri*.
No, i più disorientati, amareggiati e cattivi, erano quelli che da anni collezionavano fossili o minerali.
Che avevano sognato – me lo confessò un compagno di corso – per anni di ritrovarsi in un’aula che contenesse decine di persone che condividevano la loro passione, ed invece eccoli qui, circondati da imbecilli che volevano solo un pezzo di carta**.
O peggio, gente che se gli si chiedeva chi fosse il modello di scienziato al quale aspiravano, invece di rispondere Charles Darwin, S.J. Gould o James Dwight Dana, rispondevano Buckaroo Banzai***.
Per costoro avevano solo disprezzo.

Buckaroo Banzai.
Fisico delle particelle.
Neurochirurgo.
Rock star.
Praticante dello zen.
Eroe di una propria serie a fumetti.

Si tratta di un eroe onnicompetente.
Prendetelo di peso, scaricatelo ovunque, e lui se la caverà.

Uhm… vediamo di collegarci alla discussione di ieri in maniera esplicita:

“Lord Greystoke is literally a ‘noble savage’, at home in the jungle, a Paris drawing room, or the ruins of Opar. John Carter of Mars acquires his nobility by marrying a princess, but it amounts to the same thing. Omnicompetent is defined as much by being a gentleman, in the old meaning of the term, as it is by physical or mental prowess.”

Bella definizione, quella qui sopra (l’enfasi è mia).

Banzai non è l’unico.
Il primo… mah, sarà stato Ulisse, o Robinson Crusoe?
Di sicuro, ai vecchi tempi c’erano Sherlock Holmes, Challenger, Allan Quatermain, Rudolf Russendyl, Arsenio Lupin, e poi Doc Savage, Tarzan, John Carter, Horatio Hornblower…
Poi vennero gli altri – Derek Flint.
John Steed, James West, Kelly Robinson.
Remo Williams.
Indiana Jones.
Harry Flashman, Richard Sharpe, Angus MacGyver.
(l’elenco potrebbe essere lungo)

L’eroe onnicompetente costituisce un doppio spartiacque ideale.
Da una parte, separa la narrativa avventurosa dalla “vera letteratura” (qualsiasi cosa sia) agli occhi di chi fa certe distinzioni.
Dall’altra separa la vecchia narrativa dalla nuova narrativa.

C’è un bell’articolo online (dal quale è presa la citazione qui sopra) che spiega come con l’avanzare degli anni, l’eroe onnicompetente si sia addolcito, ammettendo momenti di dubbio nelle proprie capacità, nella correttezza dei propri ideali, nella giustizia della propria missione.
Dubbi sulla propria adeguatezza.
Ma poi passa.

L’eroe onnicompetente è poco letterario perché risponde nella maniera più semplice e diretta alla necessità della narrativa espressa dalla domanda “E ora, come ne usciremo?”
L’eroe onnicompetente ne esce semplicemente dimostrandosi sempre e comunque all’altezza della situazione – indipendentemente da quale sia la situazione.
Così facendo, rivela la propria natura fittizia e romanzesca.
Non è possibile, dopotutto, che uno sia un esperto di arti marziali, un pilota collaudatore, un fisico delle particelle, un neurochirurgo, il leader di una band composta da plurilaureati interdisciplinari che combattono il crimine, e riesca anche a discutere di filosofia.
Non è possibile, giusto?
È finto.
È falso.
Può succedere solo in un romanzo.

E quando in un romanzo ci rendiamo conto che è un romanzo, allora probabilmente non è letteratura.

Però, ammettiamolo, l’onnicompetenza ha ancora i suoi lati positivi…

L’eroe onnicompetente è “vecchio” in parte per questa sua spudorata natura romanzesca, un po’ perché oggidì i personaggi che hanno sempre la risposta pronta, che non hanno dubbi e sono animati da una determinazione incrollabile un po’ ci paiono sagome di cartone.
Ci piace l’eroe un po’ macerato.
Batman può permettersi di essere onnicompetente, ma deve anche essere psicopatico borderline.
Onnicompetente, allegro e soddisfatto di se non si porta più – un po’ come i pantaloni a zampa d’elefante.
E come i pantaloni a zampa ci pare un po’ ridicolo, un po’ kitsch, e quindi al limite possiamo accettarlo, ma virato alla commedia, alla parodia, alla strizzata d’occhio che poi vuole semplicemente dirci “È ok, lo sappiamo che un personaggio così non è possibile!”

Eppure, i libri ed i film continuano ad essere zeppi di eroi onnicompetenti.
Forse perché ci piace avere eroi migliori di noi, ideali ai quali aspirare.
È probabilmente una posizione populista e fasulla, ma credo che crescere aspirando a diventare come Doc Savage piuttosto che come MacGyver sia meglio che crescere aspirando a diventare un calciatore miliardario o una velina.
Credo che il processo porti a risultati più interessanti, mettiamola così.

E aggiungo che l’eroe onnicompetente funziona al meglio proprio quando lo si caccia in situazioni apparentemente agli antipodi rispetto alle sue competenze accertate – Tarzan a Parigi, Derek Flint al Bolshoi, MacGyver … ah, fate voi.
E se pensate alle storie veramente buone che vi è capitato di incontrare, che l’eroe sia stato identificato come onnicompetente o meno, vi renderete conto che il momento WOW! è quando l’eroe si trova completamente al di fuori del proprio ambito.
È quando l’autore è abbastanza in gamba da mostrarci l’eroe affrontare un sufflé con lo stesso piglio con cui ha affrontato i pigmei zombie cannibali, che l’avventura ci risulta profondamente soddisfacente.
Il che mi lascia una certa convinzione di fondo – noi la vogliamo, l’onnicompetenza.

Il che, naturalmente, non risolve la dicotomia bontà/competenza – che mi piace molto, ed alla quale dedicherò certamente un post nella settimana a venire.
È solo un lungo sproloquio, questo, per ribadire – qualora fosse il caso – che gli eroi onnicompetenti a me continuano a piacere, e continuo a considerarli un buon modello****, forse anche perché lo sono stati per molti anni, quando avevo un’età alla quale avere dei modelli immaginari è importante.

E poi c’è ‘sto fatto, del test di ieri sera, fatto su uno di quei siti scemi.
Rispondi alla domanda, e ti danno un badge.
Rispondi alle domande e saprai che personaggio del cinema di serie B sei.
Beh, per buttarla sul classico, lettore, l’ho fatto.
Il risultato… ah, il risultato!*****


————————————-
* Indovinate io in quale categoria ricadevo.
** Più tardi sarebbero venute delle iniziative come la proposta di mettere un esame fisico per regolare le iscrizioni a geologia, o i deliri sul “sacro fuoco” e chi non ne ardeva a sufficienza, che questi strani tristi individui avrebbero appoggiato in pieno. Ma per il momento, al primo anno, c’erano solo amarezza e disorientamento.

*** Come sopra.
**** Il che ci porta alla questione ancora più affascinante della natura “didattica” della narrativa – specie della narrativa avventurosa e fantastica. Sarà una settimana interessante, la prossima!

***** La descrizione me la farei mettere sui biglietti da visita.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “… un tale che ci sapeva fare.

  1. Post divertente. Segnalo il mio eroe preferito nella categoria: http://www.youtube.com/watch?v=Q03SpNPk4MU&feature=youtube_gdata_player anche se io Remo Williams non ce lo metterei ( è ultrapotente grazie all’addestramento sinanju ma rimane ignorante, in termini di gioco di ruolo avrebbe attributi alti ma pochissime skill a parte quelle necessarie all’assassinio).

  2. Oh dear, oh my, oh me! Questa è un’altra di quelle cose, perché l’onnicompentenza di per sé… sento arrivare altra materia per il recital. 🙂 Non so nemmeno io se lanciarmici o farci un post – ma dopo tutto è possibile che ci faccia un post, perché se comincio qui poi sappiamo tutti come va a finire, e invece oggi devo produrre una quantità invereconda di ottonari in rima baciata. (Not joking. Don’t ask.)
    Ok, ci faccio un post. Lunedì.
    Però magari più tardi vengo a vedere gli sviluppi, eh?

  3. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  4. @Andrea
    Bill Towner!
    Come dicevo, la lista potrebbe essere lunga.
    Su Remo Williams probabilmente hai ragione… quasi quasi lo cancello…

    @laClarina
    Mai e poi mai vorrei interferire con i tuoi ottonari.
    Sai bene comunque che quando vuoi passare di qui, sei la benvenuta.
    Intanto attendo il post di lunedì.
    Hmmm… ci stiamo creando un repertorio?
    (dici che conviene cercarci un agente? Chiediamo ai cittadiniprimaditutto di rappresentarci?)

  5. Beh potresti togliere Remo e metterci Sua Onniscienza Chiun 😀

  6. Alla fine credo sia sempre una questione di politically correcteness: la vedo dura che l’attuale establishment culturale possa accettare anche solo un’ombra di “omnicompentenza” nei personaggi letterari.

  7. L’onnicompetenza non è più cosa della letteratura seria da un secolo, credo.
    Resta un elemento chiave della letteratura di genere.
    E qui mi concedo due altre riflessioni.
    Riflessione la prima – quando il protagonista si può fiscalizzare come “avventuriero”, l’onnicompetenza è quasi un obbligo contrattuale. Quindi è normale che questi personaggi siano straordinari.
    Riflessione la seconda – è curioso che proprio oggi che è sostanzialmente più facile sviluppare un vasto spettro di competenze (per diletto o necessità), questa vastità di interessi e di capacità venga considerata un po’ ridicola, sciocca, roba da romanzetti.

  8. Credo che il gusto del pubblico sia fortemente orientato all’onnicompetenza.
    Ultimamente gli eroi televisivi delle serie tendono parecchio all’onnicompetenza.
    Penso a Grissom di CSI o al dottor House.(ma sono solo due esempi)
    Li becchi che capiscono lingue improbabili e conoscono come suonare strumenti musicali mai visti.
    E’ comunque vero che se all’inizio ci sono episodi proprio per mostrare quanto siano onnicompetenti poi inizia tutta la trafila di vicende per metterli seriamente nei guai e a quel punto il pubblico si diverte moltissimo.
    Tutto questo in barba al realismo…
    Però onestamente a me piace che gli eroi facciano qualcosa di altamente improbabile e che non riuscirebbe mai nella realtà.
    Insomma leggo letteratura d’evasione(dicitura soft a intendere letteratura per bambini) per questo.

  9. In fondo è sempre una questione di divertimento.
    Semplicemente lettori (e autori) diversi hanno diverse richieste da rivolgere ai propri protagonisti.
    Non credo che esista uno standard (fortunatamente!)

  10. non so, gli eroi moderni mi sembrano tutti sul modello dell’idiot savant, compresi i citati house e grissom. come minimo, sacrificano alla loro multicompetenza vita e competenze sociali, fino ad arrivare a vere e proprie patologie “à la batman”. non mi sovviene un erore tradizionale e sano in attività.

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