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5 post sull’ambiente – Biodiversità

15 commenti

La premessa – si sta preparando il Festival del Paesaggio Agrario, Quarta Edizione, che coinvolgerà la popolazione delle colline qui dove vivo in una tre giorni di conferenze, eventi e riflessioni.
Ve ne parlerò più estesamente nelle prossime settimane.
Perché come parte della spinta per il Festival, mi sono impegnato a fare cinque post a tema ambientale.

I cinque post ruotano attorno a cinque parole, che saranno anche le cinque parole chiave di un corso – aperto a tutti ma diretto soprattutto agli amministratori pubblici dei piccoli centri agricoli – che vorrei tanto mettere in cantiere per l’autunno prossimo.
Anche di questo, vi parlerò più estesamente più avanti.
Le cinque parole-chiave sono

  • Biodiversità
  • Resilienza
  • Permaculture
  • Rewilding
  • Foresight

Oggi cominciamo con un post sulla Biodiversità.

La biodiversità è una misura – che si può effettivamente esprimere con un numero – della varietà e ricchezza, del grado di variazione, di una associazione biologica.
Può essere un ecosistema, può essere una associazione di ecosistemi, può essere un continente, un emisfero, un pianeta – non importa la scala, sarà possibile esprimerne la biodiversità*.

Ho usato l’espressione varietà e ricchezza – la biodiversità misura infatti tanto il numero di diverse specie presenti nel sistema che sto analizzando (la varietà), quanto il numero di individui per ciascuna specie (la ricchezza o abbondanza).
Dal semplice punto della variazione specifica, della varietà, un ascensore su cui viaggiano tre persone ed uno stadio zeppo di ventimila tifosi avrebbero lo stesso numero – 1, una sola specie presente**.
Se però inserisco anche il numero di individui, ho immediatamente uno strumento per identificare e caratterizzare ciascun ambiente o sistema.

Non solo – le variazioni della biodiversità nel tempo mi permettono di tracciare lo sviluppo e l’evoluzione di un ambiente.
Un crollo nella biodiversità, ed ho il primo chiaro segnale di un evento di estinzione di massa.
Una rapida variazione di biodiversità, e di solito ho un buon indice di un inquinamento in atto.

Ma a noi, ci potremmo domandare, cosa interessa?
Al di fuori dell’ambito accademico-naturalistico, in fondo, cosa ce ne cale?

In linea di massima, è corretto affermare che maggiore il grado di biodiversità, migliore la salute di un ecosistema.
La grande varietà di specie ed un elevato numero di individui garantisce che le catene alimentari siano in posto e funzionanti e complete, e questo garantisce una certa sicurezza rispetto a cose come esplosioni di infestanti (di solito la conseguenza dell’assenza di uno o più consumatori o predatori) e piaghe bibliche in genere.
I cosiddetti “servizi ecologici” sono garantiti se la biodiversità è elevata – dalla filtratura delle acque alla regolazione della chimica dei suoli e dell’atmosfera.

Già solo questa semplice osservazione – meno biodiversità significa meno acqua potabile e meno terreni fertili – dovrebbe segnalarci che un comportamento intelligente nei confronti dell’ambiente dovrebbe passare per la difesa della biodiversità.
La biodiversità lavora per noi (e per tutti gli altri, in effetti).

Ed esistono – e crescono – i movimenti che si fanno carico di difendere la biodiversità.
Perché ok, i panda, i pinguini, le stelle alpine… ma la natura è molto più complicata, e quindi è importante garantirne anche la complicazione.
La singola specie in pericolo è un eccellente pin-up per la crisi in atto, ma è la biodiversità ad essere minacciata, ed è la biodiversità l’elemento critico che non vogliamo perdere.
Consideriamo – ogni anno si estinguono circa 27000 specie animali e vegetali.
Gran parte di questi animali e di queste piante non li abbiamo mai visti – molti si estinguono prima ancora che noi li si riesca a classificare.

Ora, le estinzioni sono sempre avvenute, ma anche in questo caso, come in quello del cambiamento climatico, “è sempre successo” non è una buona scusa per non far nulla.
Possiamo scaricarci la coscienza di ogni responsabilità – in maniera disonesta, io credo – ma ciò non toglie che il problema esista.
Perché l’estinzione c’è sempre stata, ma noi abbiamo dato una bella spinta all’acceleratore.

Se si estinguono le specie diminuisce la biodiversità, e peggiora la qualità della nostra vita di esseri umani.

Un paio di esempi scemi?
La grande varietà delle specie viventi nell’ambiente che ci circonda ci garantisce una gratificazione estetica, ed al contempo ci mette al riparo dagli effetti più gravi delle grandi epidemie.
Un ecosistema altamente biodiversificato ha una maggiore capacità nel limitare il diffondersi di infezioni e malattie.
La varietà e l’abbondanza delle sole specie vegetali promette abbondantissime risorse naturali per la cura delle malattie.
La biodiversità incide sulla nostra dieta, e la troviamo sulla nostra tavola – un minestrone con 26 verdure è indice di una biodiversità più elevata di un riso alla cantonese.

Ma c’è ancora di più – la biodiversità è una misura, ed una garanzia, della capacità di un sistema di sopravvivere e tornare a garantire i servizi minimi dopo una crisi.
Ed è strettamente connessa – credeteci o meno – alle condizioni sociali, economiche e politiche della popolazione umana coinvolta.
Questa capacità di incassare il trauma e tornare a funzionare si chiama Resilienza.
E ne parleremo fra una settimana.
——————————

* A titolo strettamente documentario, aggiungo che tutti i miei lavori accademici pubblicati avevano a che fare, di riffa o di raffa, con la biodiversità e la sua misura.

** Beh, ok, nel momento in cui considero un ambiente aperto come uno stadio, ci saranno un buon numero di specie non considerate – dai piccioni agli scarafaggi, ai cani della polizia alle pantegane negli scantinati.
ma spero che l’esempio sia chiaro.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

15 thoughts on “5 post sull’ambiente – Biodiversità

  1. Mi piace, mi piace! Seguirò con sommo interesse anche gli altri quattro post! 🙂

    Ciao,
    Gianluca

  2. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. Mi viene in mente la parola “cultura” da associare alle parole “pubblica amministrazione”, il che dovrebbe portare a “gestione del territorio”, a “investimenti” e a “progettare per le prossime generazioni”. Poi mi viene mal di testa e un senso di tristezza.

  4. Onestamente è molto molto difficile non cedere all’amarezza.
    Non importa quante iniziative si propongano, si finisce sempre col venire bocciati a morte.
    C’è una compagine di personaggi vecchi, ignoranti e intoccabili pronta a colare a picco qualsiasi cosa abbia anche solo la vaga parvenza del nuovo.
    È tristissimo.

  5. ciao, sono un “lurker” di questo blog da diversi mesi e colgo l’occasione di ringraziarti per questo post. Come insegnante di scuola media credo che utilizzerò questa tua spiegazione della biodiversità in una delle mie lezioni. Mi sembra sufficientemente chiara da essere compresa anche dai miei studenti (hanno circa 12 anni).
    Complimenti in generale per il blog!

  6. Bell’articolo, come tutti i tuoi che toccano questi argomenti.
    Di solito i discorsi su queesti temi sono sempre sbilanciati da un’estremità o dall’altra, mentre questo approccio di “testa” e non di “pancia” purtroppo è raro in chi dovrebbe divulgare tale conoscenza.

  7. David, mi farebbe piacere sapere come i ragazzi prenderanno questa spiegazione.
    In bocca al lupo per le lezioni!

  8. Complimenti soprattutto per la capacità di sintesi! Riesci ad essere chiaro ed esaustivo in poche righe…

    In effetti il panda (suo malgrado) ha un po’ stufato, ormai rischia solo di brendere il discordo banale.

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