strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Tutta questione di chimica

19 commenti

Vi è mai capitato di fare un post su un argomento che vi aggrada e che ritenete generalmente innocuo, chessò, la caccia fotografica piuttosto che la cucina da campo, solo per scoprire nei commenti qualcuno che vi riempie di insulti perché non avete capito nulla?
Oppure nella vita reale, vi è mai successo di esprimere un giudizio di scarsissima importanza (per voi) riguardo a un film, a un libro, solo per vedere il vostro interlocutore tramutarsi in una specie di mostro assetato di sangue?
O vi è mai capitato di finire su quei blog* nei quali l’autore, che parli di allevamento delle oche o di badmington, deve esprimersi con una aggressività ed una furia che non si capisce bene da dove arrivino?
E non parliamo di certe trasmissioni in TV…

Beh, è colpa dell’evoluzione**.
No, davvero.
E questo è un pork-chop express neurochimico.

Funziona così…

Sapete tutti cos’è una dipendenza da sostanze.
Cocaina o cioccolato, la dinamica è la stessa.
Ci sono sostanze che stimolano certe aree del nostro cervello (i lobi prefrontali e frontali, direi – ma non sono un neurochimico, quindi potrei sbagliare) generando un certo tipo di reazione che noi troviamo generalmente piacevole.
E perciò ne vogliamo ancora.
Cioccolato.
O cocaina.
O caffé.
O quel che è.
Ma si tratta di palliativi.
Di fatto il nostro cervello secerne delle sostanze – le endorfine… con nomi tipo Dopamina, Serotonina, Noradrenalina… – che stimolano certe aree del nostro cervello producendo gli stessi effetti di quelle sostanze esotiche che assumiamo – in maniera legale, discreta, perfettamente naturale.
E sono anche più potenti.

Si tratta di sostanze che l’evoluzione ha selezionato, come parte della nostra cassetta degli attrezzi, per sopperire a certi problemi.
Per farci lavorare, ad esempio.
Nel senso che, spaccarsi la schiena non piace a nessuno, giusto?
Però ci sono delle endorfine che inducono un generale senso di benessere in seguito ad un prolungato sforzo fisico, ed hanno lo scopo (evolutivamente parlando) di renderci gradito correre a lungo, o sollevare grossi pesi.
Buone strategie evolutive.

Questo, incidentalmente, significa che se volete rimorchiare quella “solo una buona amica”*** che da anni vi tiene sulla corda e non ne vuole sapere, esiste una seria probabilità che si dimostri più, ehm… socevole e possibilista se andate a prenderla quando esce dalla palestra.
Perché sarà strafatta di endorfine alpha (o erano acca? o beta?), il mondo le sembrerà una cosa molto più bella e colorata del solito, e anche voi con la vostra vecchia felpa e le scarpe di Decathlon non sarete così male.
Evoluzione al lavoro.
Dite che vi mando io.
Ma anche no.
Però provate a offrirle una cioccolata calda…

Allo stesso modo, esiste un doppio feedback per cui non solo se siamo sicuri di noi stessi, e il nostro cervello secerne un certo tipo di sostanza, noi assumiamo comportamenti “vincenti”.
Vale anche il contrario – assumete una posizione vincente (aperta e non chiusa, per dire) e il vostro cerfvello riceverà una dose di sostanze che vi faranno sentire più sicuri di voi stessi.
Esistono test statistici che paiono confermarlo.
Strana macchina, il cervello.

Cosa c’entra tutto questo con i troll?
Beh, c’entra perché come ci sono endorfine che scattano dopo una lunga corsa o un bello spavento, o che si innescano se invece di stare a braccia conserte me ne sto stravaccato in poltrona, pare ce ne siano anche di connesse a certi nostri comportamenti.

Come la rabbia.
L’indignazione.
La furia.
Perciò cosa succede…?
Beh, succede che se io mi infurio su un determinato argomento, in una determinata situazione, allora il mio cervello riceve una botta di sostanze che da una parte mi danno una sensazione piacevole, mi fanno sentire bene, bello carico, e dall’altra influiscono sulla mia percezione, focalizzandola sull’avversario… o sull’argomento della discussione.
La famosa “furia cieca” è l’effetto di questo meccanismo a tunnel, che esclude dal mio campo visivo tutto fuorché il bersaglio.

Utilissimo sulla savana, certo apprezzato attraverso i secoli spesi dai nostri antenati ad accopparsi vicendevolmente ad ogni pié sospinto, ma oggi, senza certe valvole di sfogo…

La sostanza incriminata è la Dopamina, mi dicono.

È per questo, allora, che nel processo per passi progressivi dei vari metodi di disintossicazione – dall’alcool o dalle droghe, dal fumo, dal gioco d’azzardo – si viene di solito messi in guardia (mi dicono, al sesto passo) dalla legittima indignazione… diventare zeloti potrebbe infatti essere una attraente dipendenza sostitutiva di quella che stiamo combattendo.

Oh, e il pettegolezzo lavora allo stesso modo.
Il pettegolezzo è una forma di autoaffermazione molto aggressiva – chi spettegola “possiede” l’oggetto dei propri pettegolezzi, e di solito non riversa su di esso emozioni sane.
Ma ne ricava un piacere chimicamente autoindotto.

Perciò, la risposta in definitiva potrebbe essere quella – trollano perché li fa sentire bene.
Sono come dei drogati.
A tutti gli effetti sono dei drogati – se con drogato intendiamo una persona con una dipendenza da sostanze sulla quale non ha più il controllo.
Avere un nemico, avere un argomento-tabù, avere sfoghi pubblici su argomenti più o meno futili…
Alla fine si sviluppa una sorta di dipendenza.
È un tunnel.

Chissà come è capitato?
Come sarà stata la prima volta?
Anche per la dopamina la prima dose è gratis?
E forse non se ne rendono conto – probabilmente hanno un sacco di buone ragioni perfettamente logiche, per fare ciò che fanno come lo fanno.
Ma in realtà, è solo una questione di chimica.
E di rabbia.
E del rush di benessere che provano dopo una nuova sfuriata.

E non è affatto bello****.
————————————————
* No, non ce li metto i link, ok?
È un discorso ipotetico, “Vi è mai capitato di…?”
Fatevene una ragione – molto spesso, se scrivo “il mondo è pieno di idioti”, non sto parlando di voi.
O delle persone che odiate.

** Dell’evoluzione, badate, non di Darwin!

*** O quel buon amico, secondo le vostre inclinazioni – noi qui siamo per le pari opportunità.

**** Anche perché tenderebbe a dare ragione a quel dannato guanto da forno di Yoda.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

19 thoughts on “Tutta questione di chimica

  1. ” la caccia fotografica piuttosto che la cucina da campo”??!!??
    Ti seguo con curiosità e interesse, e spesso quello che scrivi mi intriga, ma, per favore …. il “piuttosto” è, e rimane, avversativo.
    Saluti

  2. Atz… ma le ragazze son sempre a dieta. La cioccolata calda la rifiutano per definizione! Mica posso proporre loro un pinzimonio, no? ^_^

    Quanto ai troll, guardando Troll Hunter ho scoperto che queste strane creature hanno un metabolismo tutto particolare. Se esposte a luce intensa (vedi il sole), il loro organismo sintetizza un eccesso di calcio sulle ossa… al punto che possono diventare completamente di pietra. E una volta di pietra, basta una piccola carica esplosiva per far crollare “la statua” ^_^
    Io mi doterei di potenti fari con lampade UV!!

  3. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  4. Molto molto istruttivo. Grazie!

  5. Come al solito c’è da imparare e sono d’accordo su tutto. Alcune situazioni le ho sperimentate. sono vere

  6. @Franco
    Che orrore – mi domando come una simile sciocchezza inammissibile sia scivolata nel mio testo.
    Potrei accampare quali giustificazioni il fatto di aver composto il post a tarda notte, e provato per l’aver macinato un migliaio di chilometri di autostrada nel caldo oppressivo dei giorni passati, ma si tratterebbe di scuse pietose.
    L’unica cosa che posso fare è correggere immediatamente la bruttura e ringraziarti per il commento – è grazie alle osservazioni di commentatori attenti come te se questo blog ha un briciolo di speranza di miglioramento.

  7. @Franco.
    Fatto.
    Ora il testo, spero, è chiaro e comprensibile a tutti.

  8. Vabbé, come non detto e lunga vita la congiuntivo!
    ci vediamo

  9. Post molto interessante e divertente (e comunque la tua ironia renderebbe interessanti pure due sassetti in croce! 🙂 )
    Sai che adoro certe tematiche!

    E niente da dire, ho sperimentato più volte la dipendenza da endorfine alpha…tanto che per un certo periodo se non andavo a correre mi veniva un certo malumore…da astinenza!
    Per fortuna certe dipendenze sono state rimpiazzate da altre dipendenze più costruttive.
    Ossitocina, direi, che mi rende assolutamente persa per i miei bambini! 😉

    Domanda: secondo te è sempre colpa di una sostanza che ci rende così piacevole scrivere, al punto da continuare anche se si scrivono cose mediocri o è solo dannata e stupida ostinazione? 🙂

  10. @Cily
    Grazie – sai, essendo un geologo, rendere interessanti i sassi è parte del mio lavoro 😉

    Non posso escludere che esista un fattore endocrino che ci rende piacevole scrivere (come dicevo, io non sono un esperto di certe cose – faccio solo finta di esserlo).
    Però credo che alla lunga si riduca tutto al sano vecchio masochismo 😛

  11. Ragione su tutta la linea. Dopo ore e ore passate a sentire il viceprimario di DeN a Niguarda parlarci giusto di sforzo fisico, endorfine e di rischio sostituzione di una dipendenza con un’altra (palestra al posto delle abbuffate, per intenderci), mi sovviene una domanda. Ma per le passioni improvvise vale lo stesso principio chimico? Intendo cose che monopolizzano i pensieri per tutto il giorno ma che sono oggettivamente impossibili, come il pensare alla tennista più bella del mondo e immaginarsi una vita con lei (ops, chissà perché mi è venuto questo esempio…^^), o anche passare la settimana in attesa del minuto esatto in cui inizia la trasmissione del tuo telefilm preferito. E sentirsi fisicamente male quando realizzi che anche l’ultima puntata per questa stagione è finita… o che la tennista in questione è davvero irraggiungibile.

  12. Quesito interessante – le ossessioni a breve termine.
    Qui forse ci si potrebbe agganciare al discorso fatto da Hartmann sull’attenzione iperfocalizzata dei raccoglitori… quando la sopravvivenza dipendeva dal mettere le mani su un volume minimo di bacche commestibili, probabilmente un meccanismo che ti rendeva la ricerca ossessiva per poche ore poteva essere utile.
    Ma sto inventando.

  13. No che non inventi, sei creativo nella manipolazione delle tue conoscenze. ^^ Il punto è proprio la sensazione di malessere fisico che resta dopo l’ossessione. Manco fosse una crisi d’astinenza (o lo è?).

  14. Il funzionamento dell’organismo e della mente m’incuriosiscono un sacco, perciò ho letto avidamente il tuo ottimo post.

    Io ho avuto una dipendenza da spray nasale che è durata diversi anni e si è conclusa a maggio del 2010. Vale? Sono a base di steroidi, quindi immagino di sì. È stata dura mollare ma l’ho fatto da un giorno all’altro, anche perché il metodo precedentemente impiegato dello smettere poco a poco “ma sì dai, lo prendo solo alla sera così mi apre il naso per riuscire a dormire”, non è servito a nulla. In questo momento ne ho ancora in casa, anche a portata di mano, ma non ne sento più la necessità perché ho razionalizzato quello che era una sorta di loop nel rapporto tra necessità e offerta dell’abuso, così come immagino facciano i trolls di fronte all’opportunità di rompere gli zebedei. Finché non lo capiscono o non si stancano, coglieranno ogni occasione per sentirsi grossi e cattivi.

    Il momento buono per smettere è quando realizzi l’entità dei danni che ricevi mentre sei distratto dai benefici; quindi per un troll suppongo sia il momento in cui capisce di essere un fastidioso numero di vaudeville nel panorama della rete, nient’altro che un personaggio da quattro soldi che annoia e infastidisce quando il pubblico passerebbe volentieri ad altro (se poi parte del pubblico è composta da altri trolls, allora sarebbe carino che si vedessero tra loro in arene apposite, magari di paglia secca).

    Scusa per la sbrodolata verbale.

  15. La prendo molto, molto alla larga e dico soltanto che, in linea di massima, comunicare dietro a un monitor imbruttisce le persone.
    Se poi, come dici tu, uno è portato a certe droghe sinaptiche, Internet diventa davvero il luogo di ogni rissa, battaglia e guerra.
    Post molto bello, tra l’altro voglio vedere se, messo così, qualcuno si lamenterà.

  16. Anche il casus furoris è una questione chimica? O scegliersi un limitato numero di oggetti di furia – Twilight o le camicie color lampone o la gente che dice ‘un momentino’ – è un meccanismo, magari inconsapevole, di gestione/addomesticamento della dipendenza? Se è legata a qualcosa di specifico, non è dipendenza, poffarbacco, benzì giusta indignazione letterario/cromatico/linguistica?
    O è solo una fase intermedia e, dopo aver cominciato con “un momentino”, col tempo e la mancanza di controllo si finisce a cuocere flambé chiunque e a qualunque proposito – per l’intossicante gusto del ruggito?

  17. Il punto è che quando l’indignazione diventa un’abitudine… quando si cerca attivamente ciò che ci fa indignare ben sapendo che ci indigneremo… beh, allora forse è il caso di farsi delle domande.
    Il rischio è in agguato.

  18. *alza timidamente la manina* Anche a me è successo di cadere nella tentazione di passare da una dipendenza all’altra quando ho fatto il bendaggio gastrico però per fortuna ero stata messa in guardia! Cmq sono interessantissimi questi studi sul funzionamento del nostro cervello, ecco per esempio non sapevo che l’indignazione continua e il trollaggio sistematico fossero oggetto o causa di una dipendenza. Forse qualche predicatore o inquisitore del passato (ma anche del presente va) ne erano/sono affetti, chissà.

  19. Pingback: Google Alert – CHIMICA NEWS – Easy News Press Agency | Easy News Press Agency

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