strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Un Caffé del Mondo a Vaglio Serra

14 commenti

Nessuno l’ha mai fatto prima.
Con alcuni complici, in questi giorni, stiamo cercando di costruire un evento, utilizzando un modello di comunicazione conosciuto come World Café.
Vogliamo farlo a Vaglio Serra, fra le colline del Monferrato, il mese prossimo.

Poiché non è mai stato fatto prima, nel nostro paese*, e poiché parlandone si è generata una certa curiosità, proverò a mettere giù qui di seguito una piccola introduzione, qualche considerazione e un paio di idee sfuse.

L’idea è semplice – una conferenza tradizionale, per quanto brillanti possano essere i relatori, comporta sempre il rischio di perdersi per strada una fetta del pubblico.
E non dico che debbano necessariamente addormentarsi, ma abbiamo sperimentato tutti – come relatori o come membri del pubblico – il lungo silenzio imbarazzato quando si arriva al fatidico “ci sono domande?”
E poi tutti abbiamo attraversato con il cervello in progressivo spegnimento lunghi sproloqui di relatori certo preparatissimi, ma meno che comunicativi.
E rimane sempre quell’impressione, quella vaga sensazione di insoddisfazione… “avrei dovuto chiedere…”/”chissà perché nessuno mi ha chiesto…?”

Perciò, proviamo a definire un nuovo modo di comunicare col pubblico, un modo che lo coinvolga, che lo invogli a partecipare, a dire la sua.
E che permetta ai relatori di sentire, chiaramente e con precisione, il polso dell’auditorium.
Il tutto, possibilmente, garantendo il divertimento di tutte le persone coinvolte.

Da qui, l’idea di destrutturare il luogo della conferenza.
Trasformando la conferenza in conversazione.
Non più un palco sul quale si alternano i relatori, davanti a file di sedie sulle quali il pubblico subisce passivamente.
Organizziamo la sala come un caffé, come un locale pubblico, con un certo numero di tavolini, ai quali faremo accomodare i membri del pubblico.
A ciascun tavolo, faremo sedere anche uno dei relatori – in modo che possa presentare il proprio discorso a livello personale, interagendo per una decina di minuti con i propri compagni di tavolo.
Allo scadere dei dieci/quindici minuti…
Beh, allo scadere dei dieci/quindici minuti, delle due una – o si sposta il relatore ad un altro tavolo**, o il relatore resta al suo tavolo, e si spostano i membri del pubblico.
E così via, cambiando di posto, finché tutti non hanno avuto modo di sedere con tutti i relatori, e ascoltare il discorso di ciascuno.

Ora, è vero, questo sistema significa che ciascun relatore dovrà ripetere più volte il proprio intervento.
ma non si tratterà, in effetti, di ripetizioni pedestri della stessa zuppa, ma piuttosto di tante differenti chiacchierate sullo stesso tema.
Perché una delle conseguenze di questo approccio è che – per chi ascolta – non si tratta più di subire a distanza le chiacchiere di un estraneo, ma in effetti di intrattenere una conversazione personale con una persona.

È quasi impossibile annoiarsi, e lo scambio di informazioni è a due vie – anche i relatori imparano qualcosa, discutendo con il pubblico.

I principi base sono…

  1. Stabilire un contesto
  2. Creare uno spazio ospitale
  3. Esplorare questioni importanti
  4. Incoraggiare il contributo di tutti
  5. Connettere prospettive diverse
  6. Ascoltare tutti per cogliere spunti e intuizioni
  7. Condividere le scoperte comuni

Sono possibili diverse “complicazioni”…

. è possibile buttare sul tavolo, all’inizio di ogni nuova sessione, una domanda che faccia da guida per la chiacchierata che si terrà al tavolo
. è possibile chiedere a tutti i partecipanti, alla fine dell’evento, di lasciare un feedback – rispondendo alle domande di un questionario, ad esempio.
. è possibile avere uno o più agenti che si muovono fra i tavoli, stimolando la discussione o segnalando connessioni fra ciò che si sta dicendo ad un tavolo e ciò che si sta discutendo ad un altro.

Di sicuro, trattandosi di una cosa un po’ diversa, conviene avere una breve introduzione, cinque minuti in cui spiegare che non è il caso di farsi cogliere dal panico, che ciò che sta per accadere sarà molto disordinato, all’apparenza, ma darà i suoi frutti.
E sarebbe anche bello avere qualcuno che, in chiusura, tiri le fila dell’intera faccenda, segnalando eventuali spunti per future discussioni.
Magari usando uno strumento grafico – una mappa mentale, ad esempio…

Poi, ovviamente, il massimo sarebbe trovare uno sponsor che meta qualcosa di buono, su quei tavoli.
Perché tra il sedere torpidi in un auditorium afoso ad ascoltare la logorrea di un estraneo, e sedere fra pochi intimi, bevendo un vinello fresco e frizzante,a parlare di qualcosa di interessante con una persona che parla con noi… beh, c’è una bella differenza.

Stiamo lavorando per farlo.
Se succederà, sarà spettacolare.

E aggiungo come nota a pié pagina che questo tipo di approccio alla discussione sarebbe eccellente, economico e semplicissimo da applicare nella discussione di faccende importanti relative alla collettività, a livello di quartiere nelle grandi città, o dell’intera popolazione nel caso dei piccoli centri.
Un buon modo per avere una forte partecipazione, e per raccogliere tutto quello che di buono può venire da una pluralità di approcci e visioni.
Ma credete che mi daranno retta?
Ah!

——————————————
* e quindi ci pare una buona idea provare a farlo.

** questo è probabilmente il sistema che useremo noi, perché è più comodo e meno “traumatico”.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

14 thoughts on “Un Caffé del Mondo a Vaglio Serra

  1. L’idea mi sembra ottima. L’unica questione da vagliare (!) con attenzione credo sia l’argomento dell’incontro, e quindi la scelta degli _esperti_ chiamati a chicchierarne.
    Dopotutto trovare un argomento che possa interessare un numero adeguato di persone che decidano di alzare il culo e venire a ascolatre l’_esperto_ non è facile, anche se l’effetto novità della modalità dell’incontro potrebbe effettivamente favorire la partecipazione.

  2. Ah, Iguana!
    In questi giorni il caldo mi sta facendo uno strano effetto – ero così impegnato a spiegare il metodo, che mi son scordato di dire di cosa parleremo! 😀

    L’incontro a Vaglio riguarderà l’ambiente e il territorio, il paesaggio e la qualità della vita.
    Un minimo di interesse, ci auguriamo, dovrebbe destarlo.
    Altrimenti, dovremo puntare sulla libera distribuzione di alcolici 😉

  3. L’idea è fantastica.
    Fossi in un paese più civilizzato molti locali farebbero la gara per ospitare iniziative del genere, credimi.
    Comunque è giusto andare avanti e cercare di far filtrare i buoni progetti anche laddove essi risultano nuovi, e quindi tutti da sperimentare.
    In un certo senso potrebbe perfino essere meglio così.

  4. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  5. E’ un’idea da sperimentare, certo ci vuole un argomento che desti interesse e relatori che sappiano coinvolgere. Chi fa più o meno vita da ufficio sa bene che capita di fare lo shutdown del cervello anche se chi ti parla sta seduto al tavolo da riunione ad un metro da te, dipende da cosa dice e come lo dice. E soprattutto in genere non c’è il vinello 🙂

  6. Bellissimo! You set me wondering at possibilities…

  7. @s.mira
    Posso difendere il sistema dicendo che ad un tavolo di riunione aziendale non si partecipa per curiosità ma per dovere, ed esistono delle dinamiche gerarchiche che ammazzano ogni spontaneità.
    😀
    Qui cercheremo di fare meglio.

    @laClarina
    Le possibilità sono enormi – ed è interessante notare che il World-Café, come strumento, nasce come strumento per l’attivismo politico dal basso… per coinvolgere le persone e dibattere problemi locali, decidere strategie.
    Poi lo fanno anche le biblioteche, coi gruppi di lettura… e l’immagine in testa a questo post è appunto rubata ad una biblioteca inglese.
    È molto interessante, molto versatile, molto potente, ha dei costi irrisori (non servono neanche proiettore, lavagna, amplificazione… si può fare all’aperto!)
    Inutile dire che quando lo presenti a chi dovrebbe appoggiarti a livello amministrativo, quelli fuggono urlando.

  8. E proprio ai gruppi di lettura stavo pensando… Hm. Biblioteca. Collaborazione nuova. Potrei provare – potrei, potrei… al massimo fuggono urlando.

  9. Nel caso, se serve una mano per terrorizzarli… fammi sapere.

  10. In effetti la tentazione di provare, magari in inverno, solletica anche me.

  11. Pingback: 5 Post sull’Ambiente – Resilienza « strategie evolutive

  12. Dal punto di vista dell’attività mentale è probabilmente meglio far alzare sia i relatori sia gli intervenuti, a meno che non si abbiano materiali informativi molto voluminosi.
    L’abbiocco rischia di esserci anche a stare semplicemente seduti per troppo tempo.

  13. Pingback: Cinque post per l’ambiente – Foresight « strategie evolutive

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