strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

5 Post sull’Ambiente – Resilienza

8 commenti

Cinque parole per l’ambiente, si diceva, un progetto di corso, di conferenze, magari un articolo, in attesa delle Giornate del Paesaggio Agrario e dell’esperimento con il world café.

La biodiversità, abbiamo visto, è centrale nel definire la salute di un sistema.
Un ecosistema impoverito in specie, dove pochi individui di un paio di gruppi più resistenti o fortunati si arrabattano, è fragile, e a rischio di desertificazione, vulnerabile alla colonizzazione da parte di specie esotiche.

La biodiversità è un elemento centrale nel definire la serilienza del sistema.
Ora, chi segue questo blog ricorderà probabilmente che se la biodiversità è stata parte integrante del mio lavoro in questi anni, la resilienza resta un mio interesse extracurricolare che mi piacerebbe molto trascinare nel mio curriculum.
Ci ho anche fatto un post.

La resilienza è la capacità di un sistema di tornare a garantire gli standard minimi, in seguito ad una perturbazione.
La capacità di rimettersi in piedi dopo una caduta.

È quindi ovvio che lavorare per conservare o ripristinare la biodiversità locale è una buona strategia per scongiurare futuri problemi, ed anzi tamponarli preventivamente.
Per questo certi aspetti poco romantici dell’ecologia – come preoccuparsi dell’estinzione dei rospi o di certe piante che non danno fiori colorati – sono comunque importanti, spesso più importanti, nell’immediato, di iniziative popolari ma più dimostrative che incisive.

Ma si può andare oltre.
Non solo, insomma, lavorare sulla biodiversità per accrescere la resilienza, ma usare la resilienza per costruire modelli che ci permettano di affrontare consapevolmente e con successo le crisi future.

Secondo Buzz Holling, teorico dei modelli di panarchia e della resilienza, si può impostare un intero approccio alla gestione del paesaggio, sul concetto di resilienza.

L’idea è che i sistemi naturali (che si tratti di una pozzanghera o dell’Atlantico non ha importanza, non è una questione di scala) attraversino nel corso della loro esistenza dei cicli adattativi, che si possono scomporre in quattro fasi

1 . crescita o sfruttamento (fase r)
2 . conservazione (fase K)
3 . collasso o “rilascio” (fase omega)
4 . riorganizzazione (fase alpha)

Si possono anche identificare un loop frontale (da r a K) e un loop di ritorno (da omega ad alpha).

I cicli, come già descritto in quel vecchio post, sono slegati dalla scala, e si applicano – con la stessa matematica – a tutti i fattori connessi con il sistema in analisi.

Immaginiamo allora un amministratore pubblico, che si trovi a dover gestire un’area del nostro territorio.
Applicando uno studio della biodiversità, ed un modello di resilienza, egli avrà gli strumenti adatti per prevedere le conseguenze di ogni cambiamento (entro un certo spettro di probabilità) del territorio, incluse le ricadute economiche e sociali, con un discreto grado di affidabilità.

Questo significa usare la biodiversità e la ricchezza ecologica per decidere come prevenire un dissesto idrogeologico, per gestire le conseguenze di un evento catastrofico come un terremoto o lo sversamento di un inquinante, come gestire una campagna di disinfestazione a basso impatto su parassiti, come cercare di usare le risorse del territorio per tamponare una crisi economica.
Senza perturbare lo stato dinamico generale.

Belle teorie?
È possibile.
Ma è probabilmente meglio una buona teoria che l’assenza di ogni teoria e l’improvvisazione – magari guidata da interessi individuali.

E poi, esistono deglie sempi piuttosto interessanti di successo, a scala piuttosto piccola e gestibile di questo approccio.
Mai sentito parlare di permaculture?
Beh, noi ne parliamo la settimana prossima.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “5 Post sull’Ambiente – Resilienza

  1. Bene Davide, ricominciamo a rimettere l’ambiente in prima fila.
    Da un pò troppo tempo chi di dovere, non certo noi, se ne dimentica.

  2. Sono concetti molto affascinanti, in generale l’approccio “sistemico” ai problemi mi piace molto, e credo che ci siano, di questi tempi, molte più persone disposte a contemplare l’idea che le fasi 3 e 4 facciano parte del gioco. Insomma, queste sensibilità a poco a poco si vanno diffondendo.
    Il problema sono i cicli “innaturali” che si sovrappongono a quelli naturali, primi fra tutti i cicli “politici”, che spingono la classe dirigente a comportarsi come se la fase di conservazione fosse eterna, in quanto tenere in considerazione la fase di collasso non porta risultati nell’immediato. In pratica, progettare in maniera resiliente porta costi immediati (e impopolarità) a chi governa e vantaggi futuri a beneficio di una classe dirigente diversa: orrore!

  3. @Nick
    Sì, ci voleva un po’ di coscienza ambientale.
    È un punto da cui cominciare, per lo meno.

    @Quiller
    La politica rappresenta per sua natura il culto della stabilità o, nei casi peggiori, il culto del ritorno ad un passato meraviglioso che non c’è mai stato.
    Anche quando parlano di progresso, parlano di un progresso che riporterà le cose allo stato in cui erano prima, quando andava bene.
    La politica fornisce le risposte di ieri ai problemi di domani (Marshall McLuhan)

  4. “Ma è probabilmente meglio una buona teoria che l’assenza di ogni teoria e l’improvvisazione – magari guidata da interessi individuali.”

    92 minuti di applausi! Troppo spesso l’interesse ambientale segue o le mode (come dici tu, azioni più dimostrative che altro) oppure ci si nasconde dietro il dito della complessità del problema, pur di non far nulla.

    Bisogna muoversi, ecco cosa. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

  5. in psicologia è tutto molto simile. si parla anche di ecologia dello sviluppo, per dare conto dei fattori determinanti nella formazione della personalità.

  6. Pingback: Cinque Post sull’Ambiente – Permaculture « strategie evolutive

  7. Pingback: Cinque Post sull’Ambiente – Rewilding « strategie evolutive

  8. Pingback: Cinque post per l’ambiente – Foresight « strategie evolutive

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.