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Il Significato del Coniglio Bianco

13 commenti

Questo è, a modo suo, un pezzo del piano bar del fantastico.
Nel senso che questo post lo devo al mio amico Hell, che ha postato sul suo blog, un po’ di giorni or sono un discorso che cominciava con White Rabbit, dei Jefferson Airplane, e con una considerazione (fatta per sua stessa ammissione per provocare i surfisti) sul testo di quella canzone.
Da lì, scambio di commenti, chiacchiere varie, e la decisione di fare un post su White Rabbit.
E su Grace Slick.
E su cosa diavolo significhi quella canzone.

Questo post conta come piano bar del fantastico perché Grace Slick, coi suoi compari Airplane/Starship ha all’attivo per lo meno un premio Hugo.
E la quantità di brani fantascientifici nel catalogo dell’artista e della band è piuttosto elevata.

E così, tanto per cominciare, ve l’ascoltate…

OK, un po’ di storia personale….

Ascolto i Jefferson Airplame da qualcosa come – ouch! – venticinque anni.
A dirla tutta, ho cominciato ascoltando i Jefferson Starship, quasi per caso – credo di aver cominciato con Earth, che certamente non è il loro disco migliore – solo per scopriure che l’astronave era l’evoluzione (o involuzione, a seconda dei vostri gusti) dell’aeroplano.
Ho sempre amato molto la voce di Grace Slick.
Bella, chiara, potente.
“Canta senza sorridere,” osservò un giornalista, “Come se tenesse i denti serrati,” quando ancora Grace Slick era la cantante dei Great Society.
Poi passò agli Airplane – e il resto, come si suol dire, è storia.

Prima di fare la cantante, quando si chiamava ancora Grace Wing, era stata una delle modelle più pagate d’America.
Ed era, in effetti, una gran bella donna – e neanche gli stravizi riuscirono a intaccare la sua bellezza o la sua voce.

La Slick era solo una delle voci – e delle anime – degli Airplane.
All’asse Slick-Kantner, sostanzialmente politico, si opponeva l’asse jazz-blues Kaukonnen-Casady, con il povero Marty Balin, seconda voce solista della band, a duettare/duellare con Grace.
Il risultato è ancora oggi sorprendente – come è sorprendente che non si siano accoppati per rivalità diverse nel corso degli anni.

Provocatoria, sensuale, pronta a giocare con la sua immagine vagamente pagana di dea madre (ben prima che il wicca diventasse una cosa alla moda), Grace Slick è stata un’icona.
Oggi come oggi gli Airplane se li filano in pochi (tirano di più i loro contemporanei Grateful Dead, o CSN&Y – e non manca chi li appallottoli con cose improbabili come i Mamas & Papas), ma all’epoca furono certamente IL gruppo californiano per antonomasia.
Fecero musica.
Fecero politica.
Fecero un sacco di sciocchezze (come cercare di entrare ad una festa alla Casa Bianca per versare del LSD nel punch di Richard Nixon).
Degli allegri scavezzacollo, insomma – marinati nelle sostanze stupefacenti, in un’epoca in cui si poteva ancora provare a essere ingenui riguardo a sostanze illegali, uso e abuso delle medesime*.

Come sanno anche i sassi – nonostante oggi non se li fili più nessuno – i Jefferson Airplane incisero due canzoni intitolate White Rabbit e Somebody to Love… ed è abbastanza ironico, considerando che queste non erano canzoni degli Airplane, ma dei Great Society, e che Grace Slick se le portò dietro, quasi come una dote, quando mollò il marito che suonava la chitarra per i society, e si trasferì negli Airplane.,
Ora, White Rabbit e Somebody to Love sono state inserite in un numero tale di film, che si sarebbe portati a pensare che

a . i Jefferson Airplane abbiano fatto solo quelle
b . senza i Jefferson Airplane non ci sarebbe stata la guerra del Vietnam.

Entrambe le opinioni sono ovviamente fasulle, e se devo dirla tutta, nessuno dei due brani è il primo che mi venga in mente se mi dicono Airplane.
Casomai penso a Volunteers.

Così come se penso a Grace Slick, nel bene e nel male penso a Manhole, che resta uno di quei dischi che non si capisce perché siano stati cancellati dalla memoria collettiva**.
Ma questo è un problema mio.

Veniamo alla questione – di cosa diavolo parla White Rabbit?
Di Alice nel Paese delle Meraviglie, questo è ovvio, ma… c’è un mesaggio segreto, qualcosa di criptico e iniziatico annidato fra le righe?
In rete, in effetti, proliferano i siti web ed i forum sui quali individui dotati di una notevole immaginazione offrono la propria interpretazione di questa canzone.
Ed è proprio da una tale interpretazione che partiva il post di Hell che ha scatenato tutto questo. E non posso negare che molte delle interpretazioni siano… wow, fantastiche.

C’ho il vinile!

Il fatto è che la cosa è molto più semplice.
Grace Slick, in effetti, spiegò in maniera abbastanza diretta cosa diavolo significasse quella canzone, in una intervista rilasciata nella casa al 2400 di Fulton Road dove l’intera band viveva in comunità.
Non riesco a ritrovare l’articolo – che la CBS (se ricordo bene)*** ristampò sulla copertina di una doppia raccolta dei Great Society.
Comunque, non divaghiamo.
La canzone parla del doppio atteggiamento della middle class americana rispetto alle droghe – che sono illegali sulla strada, ma accettabilissime quando a drogarsi è un personaggio dei libri, o un familiare…
Il riferimento alla pillola della mamma che non fa assolutamente nulla arriva da qui – è droga solo ciò che la mamma dice che è droga.

Ed in effetti, una fetta consistente della middle class americana negli anni ’60 era certamente sovradosata in barbiturici, come voleva una certa moda clinica dell’epoca.
Drogati, ma in modo socialmente accettabile.

Più o meno negli stessi anni, Jerry Cornelius parlava di “coefficviente di realtà” – possiamo fidarci di politici eletti da un elettorato per la maggioranza sotto sedativi?

Nella stessa intervista, naturalmente, Grace Slick sosteneva anche che Lewis Carroll avesse scritto Alice sotto l’effetto di stupefacenti, e in molte occasioni, successivamente, la Slick ha fatto riferimento ad Alice come modello di personaggio “sovversivo” nato da una cultura repressa come quella vittoriana.
E consigliava anche ai lettori di non mettersi alla guida dopo aver ingerito allucinogeni, che era facile andare a schiantarsi da qualche parte (“Non sarete in grado di capire se i semafori sono verdi o rossi”)
Ma ok, erano gli anni ’60…

Ma in prima battuta, il coniglio bianco degli Airplane è solo quello – una canzone che vuole segnalare una ipocrisia di fondo nei confronti delle sostanze stupefacenti.

Ammettiamolo, è molto meno affascinante di molte ipotesi selvatiche che si trovano sul web.

Consoliamoci ascoltando i Jefferson Airplane… sul tetto, un anno prima dei Beatles.

Ah, già…
Oggi Grace Slick è una bella signora coi capelli bianchi che fa la pittrice.
Non ha rinnegato nulla del proprio passato.

—————————————————

* D’altra parte, credo di essere la prova vivente del fatto che ascoltare dei fulminati come i Jefferson Airplane/Starship non induce all’uso di droghe. In fondo, vedere come si sono combinati molti di questi artisti è un ottimo deterrente.

** Sì, ho tutti i dischi dei Jefferson Airplane, tutti i dischi dei Jefferson Starship, e tutto quello che hanno fatto da soli o in compagnia Grace Slick e Paul Kantner… tutti in vinile, gran parte acquistati di seconda o terza mano a prezzi ridicoli. Ho anche tutti idischi degli Starship (ma non ne vado particolarmente fiero).

*** No, ricordo male – era la Columbia.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

13 thoughts on “Il Significato del Coniglio Bianco

  1. Anche io sono un cultore degli Airplane e di Grace Slick, e condivido in pieno la tua analisi di White Rabbit. Trovo invece che tutta la discografia degli Starship non valga una qualunque canzone degli Airplane. Forse la causa della loro ingiusta rimozione sta proprio in questa sciagurata involuzione. Ancora una nota veloce chè ora sono di fretta, e voglio fare inutilmente la figura del sacciuto: il video clip in cui suonano sul tetto è girato niente popodimeno che da Jean Luc Godard! Sapevatelo!

  2. E poi dimmi che la sincronicità non esiste, tu mi fai un post con coniglio nel titolo nel giorno in cui piango la morte della mia coniglietta, compagna di avventure degli ultimi otto anni.

  3. m’hai fatto venire voglia di riascoltarmi sunfighter

  4. Mi dispiace per il coniglio, Andrea.

    @Murgen
    Io distinguo gli Starship dai jefferson Starship.
    Personalmente preferisco, per dire, Red Octopus a Bark.
    Freedom at Point Zero è un buon disco.
    Le cose invece che fece la band dopo l’abbandono di Paul Kantner, eh, beh, no, lì è proprio solo riempitivo.

    @Melo
    Sono anni che non lo riascolto.
    Quasi quasi oggi pomeriggio spolvero il piatto…

  5. non ho capito il commentoa murgen: bark mi risulta essere a firma airplane
    e solo per il titolo, che è una delle mie parole inglesi preferite, acquista un sacco di punti
    e poi c’è dentro third week in the chelsea…

    i vinili teli invidio no sai quanto, io che manco ho il piatto…

    e comunque una bella summa della trinità jefferson/dead/CSNY è “if I could only…” di Crosby: ci son dentro tutti. e qualcuno di più 😀

  6. Ottimo, e in effetti sapevo di questa spiegazione semplice, ma mi ero gustato tutte le interpretazioni mitiche che non si sa come andavano addirittura a scontrarsi col femminismo, almeno in un caso. XD
    Un po’ il vizio e la conseguenza di questi testi all’apparenza elementari, cui tutti vogliono attribuire un senso recondito.
    Grazie per l’articolo.
    😉

  7. @Melo
    Io Bark non lo sopporto… sarà che si sentono le crepe nella struttura.
    Per questo preferisco Red Octopus, pur trattandosi di un lavoro dei “dubbi” Jefferson Starship.
    E in realtà la trinità che menzioni si manifestava spesso – in Blows against the Empire, che vinse il famigerato Hugo, in Planet Earth Rock’nRoll Orchestra… anche in Manhole…
    Era un ambiente estremamente creativo.
    (sui vinili, non so se sia il caso di invidiarli – un paio hanno le copertine che paiono essere sopravvissute ad una alluvione)

  8. Io mi sentivo molto spesso Crown of Creation in cassetta quando andavo all’università in treno.
    (la canzone Crown of Creation, l’ho già detto, è ispirata da I Trasfigurati/The Chrysalids di john Wyndham, gran bel romanzo)

  9. Effettivamente anche per me Bark è il più debole degli Airplane. Ma mi piace comunque più di Red octopus. Freedom at point zero ammetto di non conoscerlo. E si, c’è differenza tra Starship e Jefferson Starship, hai ragione. Ma, secondo i miei gusti, è una questione di meno peggio.
    Sul Premio Hugo vinto da Blows against the Empire… purtroppo (o per fortuna, non so) è stato solo candidato. Ne sono abbastanza sicuro.
    Mi permetto una disgressione: non so se conosci i Silver Apples. Erano un duo della fine dei ’60 ( batteria+aggegi elettronici rudimentali) inserito di forza nell’ondata dei gruppi psichedelici del tempo. Bene, quando li ho ascoltati ho avuto i brividi: praticamente la musica degli anni ’90 venti anni prima. Certe cose sono davvero inquietanti, tanto da far sospettare seriamente che questi due viaggiassero nel tempo. Roba da fantascienza,
    provare per credere: http://www.youtube.com/watch?v=1knVQEkEElM
    Comunque dopo pochi sono ascolti sono abbastanza pallosi…
    Got the revolution!

  10. @Marco
    Bello, Crown of Creation.
    Non ricordavo della connessione con Wyndham – che tuttavia, ripensandoci, ci sta eccome.

    @Murgen

    È vero – io continuo a farglielo vincere, invece furono solo candidati.

    Freedom è forse il più raro dei dischi dei Jefferson Starship, per motivi a me incomprensibili.

    Poi sì, è una questione di gusti – o anche di come ci si arriva… passare dai JS ai JA è diverso che fare il cammino inverso.
    Siamo invece tutti uniti nel detestare gli Starship (nonostante ci fosse Grace) e a cassare Mickey Hart 😀

    I Silver Apples sono strani forte, in effetti.
    Forse un po’ troppo strani per i miei gusti 😉

  11. in crown (mi pare) manca Garcia, e non è poco 😉 (anche se resta un disco fantastico)

    la PERRO in effetti era pensata (sempre mi pare) proprio come una specie di jam session, una cosa tipo “si va alle prove assieme agli amici” anche se wiki di fatto la considera una specie di (super)gruppo accreditato anche per crown, sunfighter e lo stesso if I could only (nonostante il primo sia a firma JS e l’ultimo a firma crosby)

    e in if I could only c’è pure joni mitchell, che io la vorrei sul comodino la mattina appena sveglio (nonostante sia cacovisiva)
    qualcuno, Bolelli mi pare, lo definì “il disco da portarmi su un’isola deserta” (e non stiamo a sindacare sul fatto che senza corrente al massimo ci fai un sottobicchiere)

    anche i due anni impiegati – dopo aver saputo che esisteva – per trovarlo (in tempi in cui per un emmepittre dovevo andare in facoltà coi floppy) e le modalità di ritrovamento (per caso, in viaggio dall’altra parte d’europa, in un negozio di tutto) hanno un peso 😀

  12. La mia copia in vinile di If i coul only deve essersela tenuta qualcuno a cui l’avevo prestata.
    Maledizione.
    Chissà cosa ne è stato.
    D’altra parte mi è già capitato una volta di trovare in vendita su bancarelle dischi miei che avevo prestato a persone scomparse… dovrò tenere gli occhi aperti.

  13. e non gli hai sguinzagliato un’orda di cani-non-morti?
    o forse con “persone scomparse” intendi…

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