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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Cinque Post sull’Ambiente – Permaculture

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Cinque parole chiave per l’ambiente, in attesa delle giornate del Festival del Paesaggio Agrario di Vaglio Serra – con Signora in Verde come nostra consuetudine, a segnalare che siamo qui a parlare di ambiente.
E ne approfittiamo per annunciare che probabilmente i post diventeranno sei, visto che mano a mano che le cose si sviluppano, altre idee ed altri concetti assumono una certa importanza.
E chissà, poi magari ne faremo un allegro articolo, o un agile volumetto – o entrambe le cose.
Ma per intanto…
Abbiamo parlato di biodiversità e di resilenza, è ora di parlare di Permaculture.
Permacultura, in italiano.

Permacultura è una parola che sta lentamente diventando di moda.
In attesa che se ne impossessino le riviste patinate e comincino a discuterne le signore dal parrucchiere, vediamo di darne una definizione non ortodossa, ma, speriamo, utile ad orientarci.

La Permacultura è la pratica in cui noi sfruttiamo la biodiversità al fine di accrescere la resilienza, la qualità e la produttività del nostro orto.

È più una questione di buon senso che di accademia, più una questione di design che di ecologia – è relativamente facile, poco costosa, spesso controintuitiva, ed ha degli effetti sorprendenti.

Allora, vediamo di riassumere i principi base in un’altra frase concisa ma chiara…

Ridurre il dispendio di energia e la quantità di lavoro, impostando il nostro habitat personale in maniera da ottimizzare i consumi, ridurre gli sprechi e accrescere la qualità della vita.

Sembra un programma politico, ma lo possiamo applicare al cortile di casa – o al terrazzo del nostro alloggio.
Ed è anche questo, il bello – l’approccio permaculturale può cominciare molto in piccolo, dal nostro terrazzo, appunto, e con un po’ di fortuna diffondersi ad una comunità.

Ma nello specifico, di cosa si tratta?

Si tratta di ripensare il modo in cui sono disposti la nostra casa, il nostro cortile, il nostro terrazzo, al fine di

. ridurre la dispersione energetica
. ridurre il consumo energetico
. sfruttare al meglio gli spazi

Il che vuol dire design eco-sostenibile, microgenerazione energetica, gestione dei sistemi ambientali, e un sacco di altre cose che sembrano complicate.
Ma in realtà è molto semplice.

Esempi stupidi?

Accoppiare una serra ad un pollaio.
La serra riscalda l’aria del pollaio durante la mattina, ma la respirazione delle galline mantiene in temperatura l’aria della serra durante la notte; inoltre la CO2 prodotta dalle galline che respirano viene riciclata dalle piante nella serra.

Mettere una piccola pozza d’acqua con delle rane nei pressi dell’orto dove coltiviamo insalata.
Le rane mangiano le lumache.
Le lumache non mangiano l’insalata.
L’acqua immagazzina il calore solare e lo rilascia durante la notte, tamponando gli effetti del freddo notturno.

Rendersi conto che anche gli infestanti servono.
Alcune piante “infestanti” sono commestibili (il crescione, il nasturzio) o svolgono una funzione utile – il tarassaco agisce come pompa, recuperando minerali nei livelli profondi e ridistribuendoli in superficie.
Molte varietà di margherite tengono alla larga infestanti molto più nocivi e difficili da combattere.

Da qui, sperimentatori in diverse parti del mondo hanno sviluppato progetti particolarmente interessanti e altamente suggestivi.
Ne citiamo solo due.

Il trattore a galline
Se il nome è qualcosa che pare preso da un episodio di Wallace & Gromit, il principio è di una semplicità assoluta – dovete rivoltare il terreno e concimarlo in preparazione per l’impiantamento di una coltura?
Potreste usare una motozappa – fare il lavoro in un pomeriggio, facendo un baccano del diavolo, consumando qualche litro di miscela e affumicando l’aria.
Per poi concimare – un’altra giornata di lavoro, maneggiando sostanze chimiche non proprio salubri.
Oppure potete lasciare una dozzina di galline allo stato brado nel terreno per qualche giorno.
Se il terreno è molto ampio, ed avete poche galline, potete usare un pollaio recintato mobile – un chicken tractor, appunto.
Le galline rivolteranno il terreno, mangeranno i parassiti, concimeranno con pollina naturale di prima qualità, e con un po’ di fortuna vi lasceranno anche qualche uovo.
E voi potrete starvene in poltrona a leggere un buon libro.

L’orto-foresta
Inventato da un signore che si chiamava Robert Hart, nello Shropshire, il forest garden sfrutta al massimo l’idea della biodiversità accoppiata alla resilienza.
Sul nostro appezzamento di terreno disporremo diverse varietà di piante simulando la classica struttura di una foresta naturale – alberi da frutta ad alto fusto che garantiscano una copertura (ciliegi? peschi?), un livello inferiore di alberi da frutta a cespuglio (meli?), un livello di arbusti (more o rosmarino, fate voi), uno strato a terra di verdure ed erbe perenni, occasionalmente qualche rampicante.
Ancora una volta, una pozza artificiale può garantire acqua, termoregolazione e lotta biologica ai parassiti.
Questo tipo di impostazione massimizza l’uso della superficie, garantisce una elevatissima diversità e resilienza, e produce un elevato volume di frutta e verdura sull’arco dell’anno.

Si tratta di esempi.
Ma il principio, io credo, è chiaro – usare la biodiversità, usare i caratteri distintivi degli organismi per sviluppare una agricoltura sostenibile, sana, il più indipendente possibile.
La semplice (…) applicazione della biodiversità – il riconoscimento della diversità non come ostacolo ad un approccio industriale alla raccolta dei prodotti, ma come fattore di qualità dei prodotti agricoli.

Come accennato all’inizio, si tratta di un tipo di approccio che di solito parte dal basso, dal singolo, dalla singola abitazione, dal singolo orto, e poi si allarga alla comunità.
Se viviamo in un palazzo ed abbiamo un piccolo orto sul balcone (bastano due grossi vasi)… perché non organizzarsi con gli altri inquilini in modo da differenziare la produzione,e scambiarsi i prodotti dei rispettivi orticelli urbani?
O perché non organizzare un orto comune sul terrazzo condominiale?

In un’area agricola, sulla carta, dovrebbe essere ancora più facile.
Dopotutto, proprio oggi ho ottenuto una cassetta di albicocche assolutamente bio in cambio di un sacco di pane raffermo che ora andrà a formare la base del pastone alimentare per dei conigli.
Perché allora non organizzarsi a livello di paese, e rendere tutte le produzioni il più permaculturali possibili?

Il problema?
Ovviamente è nella testa delle persone – proponetelo a un vecchio contadino, o anche a un contadino giovane, e vi rideranno in faccia, dicendovi che non si può fare, perché i loro nonni non lo facevano e loro stessi non l’hanno mai fatto.

Però si può fare.
E gli stessi principi – lo stesso modo di pensare, anche se in ambiti assolutamente diversi – si può applicare alla natura selvaggia.
Lo chiamano rewilding, e ne parliamo la settimana prossima.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

16 thoughts on “Cinque Post sull’Ambiente – Permaculture

  1. Bellissimo. Pane secco per uova o frutta si fa costantemente nella mia zona, e ho una coppia di rospi mangialumache nel mio orto, e anche qualche riccio.

    Coi condomini la vedo dura, uno dei miei crucci di questo periodo è vedere le quantità di nespole e albicocche lasciate marcire sugli alberi condominiali perché, immagino, la gente si sia stancata di bisticciare per capire chi deve raccogliere e chi deve mangiare. Te lo scrivo mentre faccio colazione con una ciotola di nespole piccole ma dolcissime raccolte ieri sera in un paesino del ternano– albero al centro della via principale, semi inselvatichito con relativo rimpicciolimento dei frutti. Poi le stesse persone che abbandonano gli alberi protestano che la frutta al mercato costa cara e non hanno i soldi…

    Ps: il tarassaco è anche l’alimento fondamentale per i conigli.

  2. Davide, sai darmi qualche esempio per sfruttare bene le api? Mio papa, che ha orto, giardino e vigna, da un paio di anni e` anche apicultore. Cosa si puo` fare per ottimizzarne l’uso?

  3. Il problema, as usual, è sempre nella testa delle persone, sul fatto che non riescono a vedere il cambiamento manco quando se lo ritrovano davanti. 🙂
    Ma si può fare, come dici. E si fa, anche dagli esempi che citi. Speriamo prenda piede. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

  4. @Andrea
    Le questioni condominiali sono notoriamente l’anticamera dell’inferno.
    Non si è mai capito il perché…

    @Umberto
    Sulle api non è che io sia ferratissimo.
    Dalle mie parti ci sono un paio di gentiluomini che, con la pensione, si sono dati all’apicoltura pur avendo spazio modestissimi a disposizione – portano le arnie nei terreni altrui, garantendo l’impollinazione, in cambio dell’ospitalità sui terreni, e poi commercializzano il proprio prodotto attraverso negozi locali e mercatini a km zero. Spesso collaborano con pasticcerie o produttori di frutta (famigerate le nocciole nel miele).
    Farò indagini, comunque.

    @Gianluca
    L’impressione è sempre quella di tirare un carretto con le ruote quadrate.
    Il modo migliore per fare propaganda è con l’esempio – ma anche lì, ci vogliono anni e duro lavoro, e infinite discussioni al bar con gente che la sa lunghissima…

  5. Dove vivo io ci sono diverse ville i cui giardini sono pieni di alberi di melograni, cachi, nespole e perfino fichi.Alberi piantti solo per bellezza i cui frutti vanno persi perchè nessuno ne mangia. Sono andato da uno di questi proprietari a proporre uno scambio: fichi e melograni,di cui io e mia moglie siamo ghiotti in cambio di forme di pane fatto in casa da mia moglie.
    Inutile dire che il mio interlocutore mi ha guardato come se fossi un matto.
    In compenso continua a buttare via i frutti dei suoi alberi.

  6. Post fantastico.
    Visto che sto immaginando/studiano un futuro non troppo lontano da campagnolo, sarà il caso che mi documenti.
    Da qui la mia domanda: esistono titoli (in questo caso direi meglio in italiano) che parlano di concetti quali la permacultura, senza dover spendere troppi quattrini e senza cadere nei tecnicismi estremi?

  7. Non conosco testi in italiano.
    Un buon punto di partenza – che oltretutto si legge in un amen e costa pochissimo – è Permaculture in a Nutshell, di Patrick Whitefield.
    Whitefield ha anche pubblicato un paio di altri volumi – uno specifico sul forest garden (che ho in lista d’acquisto per l’estate) e uno che è un vero e proprio corso sull’argomento permacultura.
    Ma sono costosi e talvolta difficili da reperire.

    Si trova anche materiale sul Tubo, a cominciare da questo…

  8. Bene, grazie mille.
    Inizierò proprio dal Tubo, tanto per farmi un’idea più chiara. E penso che acquisterò anche il volume di Whitefield.

  9. Aggiungo che alla voce orticultura sono piuttosto interessanti i concetti di keyhole gardening e square-foot gardening… a riguardo dei quali poteri a questo punto fare un paio di post nel periodo estivo.
    Non che io sia un esperto, ma un po’ di cose a riguardo le ho lette e macinate…

  10. Sarebbero post graditi, specialmente se scritti nello stile con cui hai elaborato questo di oggi, molto gradevole.
    E poi, come ho detto, l’argomento inizia a interessarmi sempre di più (tanto per metterci una punta di sano egoismo 🙂 )

  11. Esistono anche in Italia siti sulla permacultura, come questi:
    http://www.permacultura.it/ (con mappa delle esperienze attive)
    http://www.permaculturaitalia.com/
    Il libro di Mollison Introduzione alla Permacultura è stato pubblicato da Aam Terra Nuova Edizioni, costa 20 euro.

  12. Grazie della segnalazione, Marco – il testo di Mollison in italiano me l’ero perso.

  13. Gesù, quante cose sai, sembra di essere dentro un film di fantascienza
    Tra qualche anno faranno tutti così, si spera, ma dubito che lo faranno dalle mie parti. Dell’ambiente non importa più niente a nessuno, continuano a fare strade e basta, anche per le galline

    complimenti Davide

  14. Ah, Ferruccio, non ti credere – il prodotto più diffuso della campagna astigiana è il capannone di calcestruzzo.
    Ne devono cambiare, di cose…

  15. Pingback: Cinque Post sull’Ambiente – Rewilding « strategie evolutive

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