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Cinque Post sull’Ambiente – Rewilding

6 commenti

Cinque post sull’Ambiente, in attesa del Festival del Paesaggio Agrario, che si terrà a Vaglio Serra (finché dura, Provincia di Asti) dal 20 al 22 Luglio prossimi.
Cinque post che saranno poi sette, ma di questo parleremo più avanti.

La permacultura, lo abbiano visto, mira a reintrodurre la biodiversità nella nostra agricoltura a piccola scala, allo scopo di accrescere la resilienza.
Quando proviamo a fare qualcosa di simile alle aree incolte, il termine che si utilizza è rewilding.
Che ancora una volta pare una faccenda complicata, ma non lo è.

In prima battuta, per rewilding, nella sua accezione originaria, si intende il riportare gli ecosistemi alle loro condizioni originarie – reintroducendo quelle specie che l’attività dell’uomo ha portato all’estinzione, intaccando le reti di interconnessione ecologiche.

Il rewilding lavora sulle isole di biodiversità – quelle aree nelle quali è presente una associazione ecologica definita, distinta dalle associazionic ircostanti e in qualche modo isolata.
L’idea è di rafforzare le specie principali (favorendone la crescita), reintrodurre i grandi carnivori (solitamente i primi a venire eliminati dalla scena per attività antropica) e creando corridoi che mettano in comunicazioni aree (isole) diverse.

Complicato?
Meno di quanto sembra.

Immaginiamo una pozza, da qualche parte nella nostra campagna, circondata da terreni coltivati ma, per motivi diversi, finora non “bonificata”.
Nella nostra pozza vivranno alcuni anfibi, magari l’occasionale pescetto, e nei suoi pressi nidificheranno una manciata di volatili, un paio dei quali magari faranno di questo luogo una tappa abituale durante le migrazioni.
Troveremo anche qualche piccolo mammifero che si abbevera regolarmente alla pozza e magari si sciroppa un uovo per integrare la dieta.
Ci saranno insetti, ed una flora caratteristica da zona umida.
Una bella isola.
Ora il gioco interessante sarebbe quello di costruire un corridoio, un percorso lungo il quale i piccoli mammiferi o i rospi, per dire, avessero la possibilità di spostarsi a pozze affini, distanti qualche centinaio di metri, senza correre il rischio di essere arrotati.
Nel caso specifico possiamo materialmente costruire un corridoio facendo passare una grondaia sotto alla strada, in loc alità critiche, in modo che i piccoli animali possano attraversare senza farsi investire.
L’effetto della presenza di questo tipo di passaggi (abbiamo fatto un esempio elementare), è quello di ampliare esponenzialmente il range delle specie coinvolte – due o tre piccole isole, connesse da coridoi, funzionano come un’area enormemente più vasta, nella quale gli animali possono condurre la propria esistenza.

In che modo tuitto questo va ad incidere sul paesaggio agrario?
Beh, abbiamo già detto che una accresciuta biodiversità significa una accresciuta resilienza – una maggior salute dell’intero ambiente, una maggiore robustezza derll’ambiente.
Avere vaster aree coltivate inframmezzate a luoghi più o meno selvatici garantisce non solo il piacere estetico del contemplare la natura, ma può contribuire all’equilibrio tanto dell’ecosistema selvatico che di quello semi-naturale dei nostri campi.

Esiste ovviamente un rovescio della medaglia.
Sono tornati gli orsi nell’arco alpino – soprattutto grazie alla European Green Belt – e gli orsi mangiano le pecore.
Per cui i padroni delle pecore sparano agli orsi – e qalche politico in cerca del ruggito della folla propone di mangiare carne d’orso*.
Poco importa che di fatto gli orsi siano dove dovrebbero stare, e siano le pecore, ad essere nel posto sbagliato (certo non per loro iniziativa).
Però però, cosa devo fare, privilegiare il plantigrado a scapito dell’economia umana?

Il rewilding si presenta quindi come un redesign del paesaggio, in modo che possa accomodare sia gli ecosistemi selvatici che quelli umani – sempre tuttavia con un occhio alla restituzione del territorio al suo stato originario.
Agli orsi, insomma, toccherà farci l’abitudine.

E forse anche ai mammuth – perché esistono progetti di Pleistocene Rewilding, che si propongono di reintrodurre in alcune aree le specie che le popolavano originariamente nel pleistocene appunto.
E senza andar tanto lontano – che dire delle pantere e dei leoni segnalati nell’europa meridionale in tempi relativamente recenti (diciamo il tardo medioevo)?

È possibile che – almeno in ambito ambientale – il futuro possa guardare al passato.
A guardare al futuro, anche in ambito ambientale, ci penseremo invece la settimana prossima, quando parleremo di foresight.

———————
* Gli ainu, in Giappone, sono l’unica popolazione nota che allevi l’orso per mangiarlo. Certi politici dovrebbero provare ad affrontare l’orso con un pugnale di pietra scheggiata, prima di proporre di mangiarselo – così, anche come sistema per stimolare l’appetito.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “Cinque Post sull’Ambiente – Rewilding

  1. Però nel Pleistocene il clima era un po’ diverso. Piuttosto, sarebbe interessante ripristinare il messico precolombiano!

  2. Beh, al clima diamogli tempo, e vedrai che ci riserverà delle belle sorprese.
    Che poi, “sorprese”… 😉

  3. Molto interessante. A livello pratico, quanto è diffusa questa pratica, in Italia e in Europa?

    Ciao,
    Gianluca

  4. Sull’Italia non ho informazioni precise – ci sono molte iniziative locali a piccola scala.
    A livello europeo esistono sia iniziative dal basso, che iniziative finanziate dalla comunità.
    Una delle più ampie è il Green Belt, un sistema di oasi e corridoi lungo la ex cortina di ferro, dalla Norvegia alla Grecia, che sfrutta le aree lasciate allo stato selvatico durante la guerra fredda per ripopolamenti di grossi carnivori (orsi e lupi in particolare) e la ristrutturazione dei macro-sistemi.
    È da notare che il progetto European Green Belt è partito dal basso, in Germania, un mese dopo la caduta del Muro di Berlino.
    L’iniziativa lavora a più livelli – dall’eliminazione dei pesticidi alla conversione dei crateri delle mine nella ex Yugoslavia in pozze artificiali, alla reintroduzione di specie estinte.

  5. InItalia, anzi in Europa, c’è il Programma LIFE, che finanzia progetti per accrescere la biodiversità e migliorare le potenzialità di aree di interesse naturalistico. Non è proprio specifico per il rewilding… ma ci andiamo vicino.
    http://ec.europa.eu/environment/life/index.htm

  6. Pingback: Cinque post per l’ambiente – Foresight « strategie evolutive

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