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Cinque post per l’ambiente – Foresight

10 commenti

Cinque post a tema ambientale in attesa del Festival del Paesaggio Agrario di Vaglio Serra, ed ormai siamo agli sgoccioli, perché cadrà questo weekend.

Abbiamo visto come la biodiversità accresca la resilienza dell’ambiente in cui viviamo, e come sia possibile lavorare sulla biodiversità sia in ambito semi-naturale (con la permacultura) sia in ambito pienamente selvatico (col rewilding).

Ora, in attesa del World Café di domenica 22, parliamo di qualcosa di leggermente diverso.
Qualcosa che non è strettamente legato all’ambiente, ma che in ambito ambientale ha dato risultati eccellenti.
Parliamo di Foresight.
E di Foresight Ambientale in particolare.
Parliamo insomma, di prevedere il futuro.

No, ok, non si tratta di prevedere il futuro.
Si tratta di essere consapevoli del fatto che il futuro non si può prevedere – per lo meno non col livello di dettaglio che ci piacerebbe – ma che possiamo avere alcune certezze, sul futuro, e lavorare su quelle.
Seguitemi…

La prima, fondamentale certezza che possiamo avere sul futuro, è che sarà diverso dal presente.
Questo di solito mette molto a disagio i politici, poiché la politica si fonda, per sua natura, sulla stabilità – se voglio essere voitato, devo garantire ai miei elettori che le cose resteranno esattamente come sono, o torneranno ad essere come erano.
Il futuro deve essere uguale al presente, o al limite assomigliare al passato.
Questo non succede.
Mai.
È inutile piangere, disperarsi, sventolare bandiere stravaganti – il futuro sarà diverso.

È qui che entra il foresight.
L’idea è quella di immaginare come potrebbe essere il futuro, in cosa potrebbe essere diverso, come questo cambiamento inciderebbe sulla vita delle persone, e sviluppare delle ipotesi di piani di contingenza.
Complicato?
No.

Facciamo un esempio.
Consideriamo una comunità di un migliaio di abitanti, più o meno come quella in cui vivo.
Supponiamo che i membri di questa comunità siano preoccupati per il futuro – il clima sta cambiando, l’economia è in crisi… cosa ne sarà della comunità stessa fra 20 anni?
Come inciderà il cambiamento inevitabile sulla vita dei cittadini, sulle loro attività, sulle loro aspettative?
Soprattutto, quali precauzioni e accorgimenti sarà necessario implementare per affrontare il cambiamento quando arriverà?

Si può fare uno studio di foresight.
Una persona preparata in questo senso (come me, ad esempio *) potrebbe riunire in una sala un certo numero di rappresentanti della comunità – rappresentanti delle istituzioni, delle aziende, ma anche “comuni cittadini” di tutte le età.
La persona incaricata dello studio comincia col presentare uno o più scenari ipotetici, basati su ragionevoli assunti riguardo al futuro nel 2032 – immaginiamo, ad esempio, che il clima porti a inverni molto rigidi e con grandi precipitazioni nevose, e estati molto calde ed aride, punteggiate di temporali catastrofici.
A questo punto, ciascuno degli interpellati dovrebbe cercare di immaginare come un simile scenario potrebbe incidere sulla sua vita, sulla sua attività, o su quelle dei suoi figli.


Si potrebbe scoprire che la comunità non ha un piano di contingenza in caso di nevicate estreme, ad esempio.
Che alcune abitazioni potrebbero restare isolate.
Si potrebbe scoprire che esistono nell’area colture che non risentirebbero dei cambiamenti climatici, ed altre che ne risentirebbero massicciamente.Si potrebbero evidenziare, per usare un linguaggio che ora conosciamo, carenze nella biodiversità e perciò nella resilienza.

Lo scopo finale dello studio sarebbe quello di mettere giù un protocollo di massima, basato sugli scenari analizzati – una busta sigillata, da depositare in municipio, per dire, con su scritto “In caso di siccità, applicare il contenuto”.
Ed altre buste simili, a coprire diverse eventualità, diverse ipotesi.
Che un sindaco potrebbe magari decidere di studiarsi anche prima, tanto per essere preparato, per avere un quadro più completo della propria comunità.
Perché non è detto che gli eventi si presentino esattamente come immagianto nello scenario ideale – ma potrebbero presentarsi comunque, e sarebbe bello avere un paio di linee guida per non essere colti, se mi sipassa il tecnicismo, coi pantaloni calati.

Foresight – interpellare le persone che hanno un investimento nel futuro, chiedere loro di immaginare i problemi e le soluzioni in diversi scenari, e farne una sintesi, da tenere a portata di mano quando le cose cambieranno.

E naturalmente lo studio di foresight si può fare su una comunità, su un territorio, su una specifica attività o una specifica coltura.
E ci può aiutare nel nostro lavoro di difesa della biodiversità, di ricerca della resilienza, di sviluppo di una permacultura, di rewilding di un’area.

E prima che qualcuno si metta a parlare di fantascienza** – funziona.
La Germania, in questo momento, ha salari più alti ed una maggiore resilienza nei confronti della crisi economica, perché nella seconda metà degli anni ’90 vennero fatti degli studi di foresight – e nel 2005 il governo che aveva ereditato i protocolli aprì le fatidiche buste.
In India, il foresight strategico ed il foresight ambientale vengono applicati abitualmente, e sono strumentali nel mantenimento della crescita economica di quella nazione.
Solo per fare due esempi.
Funziona.

Un modello schematico di uno scenario di foresight relativo all’ipotesi che il cambiamento climatico inneschi delle migrazioni in massa.

Il grosso problema, se vogliamo, è trovare un committente che abbia un investimento nel futuro abbastanza a lungo termine dal desiderare uno studio di foresight.
Considerando che un sindaco, nel nostro paese, può sperare al massimo in otto anni di mandato consecutivi, perché dovrebbe perder tempo (e denaro) per un progetto di foresight mirato ai prossimi quindici o vent’anni.
E i nostri imprenditori sembrano ormai vivere alla giornata, raccattando tutto il contante possibile in vista di una rapida fuga, e poco importa loro di ciò che verrà dopo la loro inevitabile dipartita.

Ma anche questo dovrà cambiare – in un modo o nell’altro.


  • L’ho studiato, mi sono preparato, ho letto la manualistica ed ho una lunga e documentata esperienza nella creazione e conduzione di scenari, e nell’immaginare il futuro. Da due anni cerco di proporre progetti di foresight – ho anche il pool di persone preparate a condurre gli studi e sviluppare gli scenari. La richiesta, nel nostro paese, al momento, è zero.

** Come se la fantascienza fosse qualcosa di sbagliato o di brutto.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Cinque post per l’ambiente – Foresight

  1. Un aspetto che non conoscevo, o meglio immaginavo tramite il buon senso, ma non sapevo esistesse e avesse una propria specificità tecnica. Del resto, questi articoli servono a questo.

    E speriamo che la richiesta aumenti, anche se continuiamo sempre a essere ancorati al presente. Non possiamo essere tutti così, qualcuno che vuole pensare oltre il suo naso prima o poi spunterà.

    Ciao,
    Gianluca

  2. La specificità tecnica è tale che esisteva – fino all’estate scorsa – un progetto di Foresight, basato in Italia e finanziato dalla comunità Europea.
    Io avevo conosciuto una ricercatrice che ne faceva parte.
    Non riesco a trovare i riferimenti al momento, ma un buon punto di partenza per saperne di più è l’European Foresight della Comunità…

    http://forera.jrc.ec.europa.eu/index.html

    Ah, sì… e conosco un tale che ha appena concluso un master in Foresight… in Canada.
    Siamo noi, che tendiamo a restare indietro.

  3. Beh da noi ovviamente questa diventerà una disciplina studiata e richiesta quando sarà già possibile leggere perfettamente il futuro tramite palle di cristallo o quando i saranno i viaggio nel tempo…
    Riguardo ai sindaci hai ragione, anche se dovrebbero essere proprio loro a richiedere questi studi, ma ovviamente è chiedere troppo…

  4. Però il mandato breve dei sindaci è come sempre un male minore. Avresti dovuto conoscere l’epoca degli Scià,

  5. [riprovo]

    Però il mandato breve dei sindaci è come sempre un male minore. Avresti dovuto conoscere l’epoca degli Scià, qui nei paesi, che stavano in carica a vita (prima della legge sui due mandati). Uno Scià in pensione, ma mica tanto, ce l’hai pure ben presente…

  6. Ah, ma attenzione, il mandato breve è poi solo un altro esempio di una buona idea che diventa spesso un alibi per un sacco di brutture.
    Non è il Male in se – è solo una buona scusa.
    Alla fine, si tratta sempre di quanto si prende sul serio il proprio lavoro – conosco siondaci che non hanno problemi a pensare al futuro a lungo termine, quando loro sulla poltrona non ci saranno più.
    Ma purtroppo sono una minoranza.
    Non per colpa del mandato breve, certo.
    Quanto agli Scià, fidati, me li ricordo benissimo.

  7. A proposito di mandato breve. NEl mio paese, in sicilia, sono stati spesi fion di quattrini (anche in maniera poco chiara) per la creazione di un zona spettacoli, aperta l’anno scorso… Ora l’attuale amministrazione vuole alienare la zona a privati per farci un albergo… Della serie distruggo ciò che tu fai per il puro piacere di farlo. scusate per l’off topic.
    L’ìovvietà del giorno è che la colpa è della mentalità… Ma è una sacra ovvietà

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