strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Non gioco più

35 commenti

Ieri ho deciso che d’ora in poi, salvo disperazione assoluta o offerte di lavoro molto molto specifiche, non invierò più il mio curriculum ad alcun indirizzo italiano.

È andata così.
Accompagnando mio padre a vedere certi suoi ex clienti, incontro un giovane (ovvero ultra-cinquantenne) imprenditore, che si lamenta del fatto di non riuscire a trovare persone qualificate e disposte a lavorare al di fuori del loro ambito specifico di competenza.

Non c’è nessuno disposto a mettersi in gioco.

Mi si dice che in queste occasioni un po’ di faccia tosta può aiutare.
E quindi faccio presente che io sarei dispostissimo a lavorare al di fuori del mio ambito specifico di competenza.

Sarebbe un’occasione per apprendere e crescere professionalmente.

… gli dico.

No, perché mi servirebbe qualcuno che tenga i contatti con l’estero, ma che sappia anche analizzare i dati di vendita.

Faccio presente il mio proficiency di inglese e i dieci anni passati a insegnare analisi statistica di dati.
Lui si lancia in una lusinghiera serie di commenti sul mio coraggio e sulla mia disponibilità, che si chiude con il classico…

Mi mandi un curriculum.

Al quale la risposta è…

Ce l’ho qui.

Da alcuni anni infatti io giro con in tasca una bella chiave USB con sopra un po’ di applicazioni di PortableApps, ed una cartella con un po’ di materiale utile – un po’ di CV in diversi formati, scansioni dei documenti personali, un file criptato a 32 bit con gli estremi bancari…*

Comunque, esibisco la USB, e la persona nell’ufficio della quale ci troviamo si dice disposta a fare subito una stampata o, se fosse più comodo, a girare il file via mail all’ufficio del giovane (= ultra-cinquantenne) imprenditore.
La reazione non è quella sperata.

Però dovrebbe essere in formato europeo.

Dilettante.
C’è  Ce l’ho in formato europeo, condensato, cronologico e funzionale.
In italiano e in inglese.
Scegli una carta, una carta qualsiasi.

Il CV europeo viene stampato.

Già il fatto che sia di tre pagine produce nel giovane (= ultra-cinquantenne) imprenditore un’aria luttuosa.

È troppo lungo.

… sentenzia, soppesando i tre fogli.
Cos’è, si sta preparando a valutare il mio curriculum a peso?!

Poi scrorre i fogli rapidamente, senza leggere davvero.
Emette un suono che pare un colpo di tosse.

E lei, con tutte queste qualifiche, non riesce a trovare un lavoro?

Fine della discussione.
Ancora un po’ di bla bla, un salto alla macchinetta del caffé, e quando il giovane (= ultra-cinquantenne) imprenditore ci saluta cordialmente e se ne va con la sua Porsche Carrera color bronzo, torniamo nell’ufficio del cliente di mio padre e troviamo il mio CV abbandonato su una scrivania.
Fine.
Della.
Discussione.

Non è questione di mettersi in gioco.
È questione di avere a che fare con persone che

  • non vogliono leggere tre pagine di dattiloscritto
  • non sono in grado di valutare le qualifiche di chi si propone
  • sognano i servi della gleba, disposti a lavorare senza pensare, per il privilegio di poter mangiare
  • si lamentano del fatto di non trovare persone pro-attive, ma sono terrorizzate all’idea di trovarne
  • comunque loro problemi non è che ne abbiano di pressanti, finché non fanno istanza di fallimento

Perciò, basta.
Il pallone è mio, e ci gioco io.

————————————————-

* Sì, ci sono anche un paio di ebook (la Baen Free Library è una miniera) ed una cartella con un paio di dischi in formato mp3 – perché non si sa mai dove si può finire, e quanto dura può essere la lotta contro la noia.

 

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

35 thoughts on “Non gioco più

  1. Ti dirò, il tono è amaro e l’amarezza la condivido. Ma del resto è uno stimolo in più, la goccia proverbiale sul vaso, per andare definitivamente fuori. Lì vedrai che sarà tutto diverso, e saprai come far fruttare bene tutte le tue capacità.
    Poi dicono che i cervelli fuggono, e grazie, non fanno nemmeno nulla per trattenerli…

    Ciao,
    Gianluca

  2. le persone che mi hanno mantenuto negli ultimi anni dell’adolescenza hanno lavorato per gente così tutta la vita, fino ad assorbirne l’etica e la visione del mondo: servi della gleba, razza padrona di ganassa, umiliazione delle potenzialità. Sono posseduti dalle passioni tristi di Spinoza.

  3. Che tristezza. Davvero.
    Io mi ritengo “fortunato” se sono riuscito a trovare un buon lavoro in un ambito che mi piace (quello informatico) e in Italia (cosa non da poco), ma che paradossalmente – prima che diventasse un lavoro – era solo un hobby (portato avanti con scrupolo e “studio,” certo, ma pur sempre un hobby completamente opposto a quello che sarebbe il mio campo di studio – e totalmente diverso da ciò che avrei sognato e ambito fare).
    Anche se sono soddisfatto di quello che faccio, il pensiero è comunque rivolto all’estero. E se un piccolo progetto non dovesse andare in porto entro l’anno, l’idea (anzi, la volontà) è quella di trasferirsi fuori.
    Comunque leggere articoli come questo fanno davvero male.

  4. Direi che nell’episodio che hai appena narrato, vengono condensate tutte le problematiche che stanno stritolando il Belpaese. Un paese vecchio sotto tutti i punti di vista: socialmente, culturalmente, politicamente e imprenditorialmente. E un paese sordo, che non vuole sentire e non vuole capire nonostante i profluvi di mea culpa e di presunte volontà di cambiamento. Non sono ottimista e nemmeno speranzoso per sopravvivere abbiamo bisogno di cambiare e di adattarci ( le basi dell’evoluzionismo sono valide sempre e comunque) e in Italia non ci stiamo dimostrando tali. Per il resto c’è poco da aggiungere.

  5. Non so come hai fatto a trattenerti e a non mandarlo affanculo.
    Il “giovane” imprenditore che hai incontrato rappresenta purtroppo l’imprenditore medio italiano. Io ne incrocio un paio a settimana. Si lamentano, rimpiangendo i bei tempi in cui potevano fare tutto in nero. Trattano i dipendenti come pezze da culo e sono i primi a mettere sul conto dell’azienda cose che rovinano il bilancio globale (settimana scorsa ho rivisto un tale che ha appena licenziato tre dipendenti, e al contempo ha cambiato la Maserati).
    Le assunzioni non sanno nemmeno farle. Prendono gente a casaccio, non leggono curriculum. La scelta si limita al raccomandato di turno o a chi chiede meno (e quindi rompe meno in fase salariale).

    Fuggite, sciocchi!

  6. Certo non è una testimonianza che invoglia a rimanere in Italia… Né che attrae giovani talenti dall’estero!

  7. Davide, l’imprenditore in fondo voleva solo potersi lamentare tranquillamente e tu gli hai messo i bastoni tra le ruote.
    Cribbio!

    Hai tutta la mia solidarietà.

  8. postato su facebook
    solidarizzo con te
    ciao….
    angela

  9. Terribile testimonianza.
    Devo ammettere, però, che ci sono realtà e realtà. La mia azienda, ad esempio, si appoggia a head-hunter professionisti. Noi gli diciamo quello che cerchiamo, e il tizio fa la ricerca per noi. Dove vada a cercare, questo, non lo so (mi piacerebbe saperlo… non si sa mai…).
    Ovviamente accetta anche curriculum, ma credo che poi i documenti siano rigirati all’head-hunter.

  10. Assurdo ma è così, ci credo in pieno.
    Aveva ragione Celine negli anni trenta

  11. Un bell’esame all’iscrizione alla camera di commercio. Li si fa scegliere fra una serie di curricola. Gente così: “No, guardi, ci spiace ma lei non ha attitudine. Investa in BOT, piuttosto.

  12. E ovviamente il Carrera color bronzo sarà opportunamente intestato all’Azienda o battente targa straniera, come da protocollo…

  13. La cosa curiosa è che questi imprenditori poi sono i primi a lamentarsi, e a farsi sentire televisivamente dall’alto del loro ruolo di persone che dovrebbero mantenere il paese.
    Se non fosse che certe persone sono scafandrate contro qualsivoglia scrupolo, complimenti per la lezione che hai elargito.

  14. Massima solidarietà e ammirazione insieme. Almeno quest’imprenditore avrà avuto un barlume della sua piccolezza.
    Nei dibattiti televisivi gli imprenditori appaiono quasi sempre come grandi geni incompresi.
    I problemi non sono tutti della politica.

  15. Ma quanti ne ho visti così?
    L’unica cosa di cui ha bisogno questo tizio è potersi lamentare e sentirsi dire che ha ragione, poverino, l’italia non sta andando a catafascio per colpa degli imprenditori come lui m di questi giovani che non hanno voglia di lavorare.
    Peccato che, appena se ne presenta uno, entrano nel panico e non sanno più che pesci pigliare. Non ha mai avuto intenzione di prendere in considerazione un curriculum, solo che non gli andava di dirti “Ma no, scherzavo, mi stavo solo esercitando nello sport nazionale italiano: lamentarsi”.
    A tutti quanti solo calci nei…
    Il Moro

  16. “C’è l’ho in formato europeo” ….? non dovrebbe essere CE L’HO? Impara l’italiano, poi eventualmente cerca lavoro

  17. “il pallone è mio e ci gioco io”, santo pensiero.
    E sì, sarebbe da andare all’estero: peccato che uno vorrebbe stare nel proprio paese, sperando magari anche di migliorarlo un po’.

  18. L’omino con cui hai avuto a che fare è l’italiano medio: pronto solo a lamentarsi, ma solo per avere un argomento di conversazione. Se è povero, si lamenta ma poi quei due soldi che riesce a risparmiare li sperpera in gadget inutili. Se è ricco, non fa che piangersi addosso nel maldestro e inutile tentativo di far credere agli altri che non è così benestante come sembra.
    Comunque è colpa tua: non sei abbastanza incompetente.

  19. Se di solito si dice “Non può che migliorare”, credo che siamo arrivati a livelli di classe dirigente che non può far che peggiorare la sorte già triste del nostro Paese. Assumono solo il figlio dell’amico o quello con la linguetta scattante, che gli da pochi problemi e gli lascia godere i gingilli comprati a nome dell’azienda. Altro che imprenditori…

  20. La tua disavventura è esattamente il motivo per cui spero che questa crisi si porti dietro tutta la PMI italiana e si possa finalmente cominciare a pensare in grande

  21. @Nick the quick
    Grazie per avermi segnalato un errore di battitura.
    Rimango sempre sorpreso nello scoprire di avere lettori tanto attenti.
    Provvedo a correggere immediatamente.

  22. Davide uno come te DEVE trovare lavoro, non importa dove. E a Nick the Quick: PRRRRRRR!

  23. Purtroppo quelli che intervistano i candidati sono così.
    Vogliono pupazzi senza volontà o spirito e poi si lamentano che non se ne trovano perchè fa fico dirlo.
    Bastardi pezzi di sterco, che la vostra ignoranza si gonfi proporzionalmente in emorroidi pruriginose.

    Davide, approvo la tua scelta di non mandare più un cv in Italia.
    Se te la senti, se puoi, espatria. Uno come te non può essere trattato in questo modo balordo.

  24. Ha ragione “Giovanni Spider: Davide, l’imprenditore in fondo voleva solo potersi lamentare tranquillamente e tu gli hai messo i bastoni tra le ruote.”

    Credo che anche Fabrizio Borgio abbia ragione.
    Io sono un fortunato ed un privilegiato, pero’ vorrei tanto Davide che tu non andassi via, altrimenti in italia (si, scritto minuscolo!) rimangono solo i pavidi come me.

    E non sarebbe un belvedere

    Vorrei tanto potere scrivere italia con la maiuscola…

  25. E questo sarebbero le opportunità per i giovani ???

  26. Beh, ok, io nella categoria giovani ormai non ci entro neanche di straforo…

  27. Pingback: Che bell' estate...

  28. Non hai pensato che, semplicemente, l’assalto diretto sia l’unico modo per essere certo che il tuo interlocutore non abbia nessuna intenzione di accettare la tua disponibilità al lavoro/proposta di collaborazione/pubblicazione/whatever?

    Forse avresti potuto semplicemente chiedergli un contatto e poi fissare una appuntamento per parlare di lavoro. Magari non nel caso specifico, ma nella maggioranza dei casi, al nuovo incontro con l’interlocutore, quest’ultimo sarà più disponibile ad ascoltarti.

    Oh, sono i miei 10 cents tanto per contraddirti 😉

  29. Non hai pensato che questo convincerci che sia sempre e comunque colpa nostra a loro faccia comodo da impazzire?

  30. OK, il segnale “vai via dall’Italia” lo hai letto e hai debitamente preso nota. Quanto alle PMI italiane, in gran parte hanno sprecato gli anni buoni post Euro per arraffare soldi (per comprare macchinoni, ville e facilities) invece di costituire riserve o investire nella ricerca. Stando così le cose non possono definirsi imprenditori.

  31. @Davide, non volevo dirti che “hai sbagliato”, solo proporti un altro punto di vista. Personalmente, sono convinto che proprio l’intero meccanismo con cui si valuta attualmente una possibile collaborazione professionale faccia acqua da tutte le parti. A partire dai CV, mitizzati almeno quanto sistematicamente cestinati.

  32. Fulvio, due considerazioni.
    La prima, di natura narrativa – non puoi fare la scena madre perché nessuno ha più voglia di mettersi in gioco, e poi scoppiare a piangere perché mettendoti in mano il curriculum ti ho traumatizzato.
    Ho avuto a che fare un cialtrone che dava aria alla bocca, e che non ha retto alla prova dei fatti.
    Punto.

    La seconda, di natura culturale – continuiamo a giustificare il pessimo comportamento di queste persone.
    Gli metto in mano il mio CV e lui scappa? Colpa mia che l’ho aggredito.
    Gli spedisco il CV in cartaceo e lui lo cestina?
    Colpa mia, perché era troppo lungo, troppo corto, sulla carta sbagliata…
    Gli invio il mio CV elettronico e lui lo ignora senza neanche mandarmi una mail di avvenuto ricevimento?
    Colpa mia che non capisco che è molto impegnato, ha altre cose per la testa, e comunque non sa usare il PC, la rete, il programma di posta.
    E poi avanti – ho troppe qualifiche, ne ho troppo poche, sono troppo giovane, sono troppo vecchio, non sono madrelingua, non ho allegato la foto al CV, HO allegato la foto al CV, la lettera d’accompagnamento non era scritta a mano, era scritta a mano ma il grafologo ha avuto una pessima vibrazione guardando le mie “q”…

    Se una ragazza ti trattasse in questo modo mentre le fai il filo, diresti che è una stronza e te ne cercheresti un’altra.
    Un potenziale datore di lavoro, poverino, dobbiamo capirlo?

    Il processo di selezione – come gran parte del panorama imprenditoriale – è in mano a mediocri che privilegiano i mediocri.
    I risultati si vedono.

  33. non so, io una cosa che ho visto fuori dall’italia e’ il CV, lettera di presentazione mirata. Non ci metti tutto il possibile (che magari non frega un cavolo al datore di lavoro, ma ci mette solo quello che vuole sentire per quel lavoro), qualcosa che lo colpisca. Almeno, mio fratello ha fatto cosi’, invece di spedire tutte un CV di 20 pagine che sembra piu’ un coltellino svizzero che un documento, si e’ studiato l’azienda/centro di ricerca per cui voleva lavorare, ha messo solo gli articoli scientifici che interessavano a quel gruppo, nelle referenze ha messo solo gente del settore, ecc…
    Io quando ho dovuto scrivere gli statement of purpose, ne ho scritto uno per universita’, da zero (anche se l’indirizzo era simile) e ho chiesto lettere di presentazione diverse a seconda del professore con cui volevo applicare in una cerca scuola (microsoft academic ha un simpatico sistema grafico che messo il nome di due professori ti da il grado di separazione, mettendoti quando e come hanno lavorato insieme e tramite chi).

    Un curriculum troppo corposo e pieno di “roba inutile” per il datore di lavoro sa di gonfiato artificialmente (anche quando non e’ cosi’) e forse buttarlo fuori al primo accenno di una possibilita’ di lavoro non e’ la cosa migliore (ha un CV del genere e vuole lavorare per me? Perche’? Cos’e’ che lo entusiasma tanto da tirar fuori la chiavetta appena dico la parola lavoro? Ci ha pensato? E’ davvero interessato o e’ disperazione?). Spesso anche un “ci dovrei pensare”, un “sembra interessante, magari se ha tempo ne possiamo parlare con calma la prossima settimana” o, una lista di possibilita’ alternative (essere in “trattativa” o aver ricevuto una proposta da un’altra universita’/industria ti mette in una posizione migliore per contrattare: non sei piu’ tu quello “disperato”, sei quello che puo’ permettersi di scegliere)

    Poi, molto probabilmente il tipo era un cazzone, ma da esperienze precedenti, uno con un curriculum enciclopedico che lo sfodera manco fosse Tex Willer ogni volta che sente qualcuno parlare di lavoro, non fa una buona impressione, specialmente se parliamo di una posizione di responsabilita’ in cui sono richieste competenze, intelligenza e responsabilita’. (e come ho detto, non so com’era lui e non so com’e’ in Italia oggi).

  34. Io a quel punto mi sarei tolto lo sfizio di fargli notare la sua incoerenza, tanto, perso per perso…

  35. Bellissimo e amaro, come apologo. Ho molto ben presente il tipo. Se non spiace condivido: vale la pena di far sapere in che genere di mani siamo.

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