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Scrivere per blocchi

7 commenti

Sto scrivendo la tesi di dottorato.
Meglio – sto assemblando la tesi di dottorato.
Forse per questo motivo non riesco a scrivere nient’altro – per quanto continuino a venirmi un sacco di buone idee – sono odioso e scostante, e in linea di massima provo un profondo senso di insoddisfazione.

Le linee guida, grazie al cielo, paiono quantomai rilassate, mi si richiede un testo che non superi le 100 pagine, ed ho ampia discrezionalità per ciò che riguarda la forma.
Mi tengo a portata di mano le guida dell’Università di Chicago per la stesura di testi scientifici (The Chicago Guide to Communicating Science e The Craft of Research), tanto per mantenere gli standard – la mia tesi sarà in inglese.

Lavoro a blocchi.
Ho cominciato scrivendo su un file TXT una serie di punti che ritengo sia necessario toccare.
Poi, per ciascun punto, ho scritto un paragrafo – due frasi due – sul perché quel punto sia importante, e su come si inquadri nel problema generale.
E poi da lì via.
Sto sviluppando ciascun punto, e poi deciderò in quale ordine montarli.
In alcuni casi, ho una tabella, una mappa o un disegno, e il testo deve illustrare e giustificare la presenza di quella determinata tabella o figura.

Non è un metodo ordinato.
Scrivo blocchi da 500/1000 parole, di getto, epoi li assemblo e li edito.
Ciò che scrivo deve avere senso immediato, non ci devono essere frasi passive, non ci devono essere troppe subordinate.
Spellcheck automatico, e poi revisione manuale.

Usai lo stesso sistema per la mia tesi di laurea, per lo meno all’inizio, e questo faceva infuriare il mio relatore di tesi.

E questo cosa sarebbe?

Mi chiedeva, durante gli incontri per discutere i contenuti, indicando con stizza un mezzo paragrafo di bla bla bla sotto a un titolo.

Oh, quello devo ancora scriverlo, è solo un segnaposto, per ricordarmi che lì ci devo mettere tre pagine su…

Inammissibile.
La tesi, mi venne ripetuto più volte, si scrive in maniera lineare, seguendo il format previsto, senza lasciare indietro nulla per sistemarlo dopo.
Io non lavoro così.
Il mio cervello non lavora così.
Ma alla fine, volevo laurearmi – la mia tesi venne riarrangiata per conformarsi allo stile di scrittura “normale”.
Ne tagliai anche un 30%, perché c’era troppa matematica.
E tutta la parte su Milutin Milankovich, poverello, che era troppo divulgativa.

Considero la mia tesi di laurea estremamente brutta.
Al limite dell’illeggibile.
Non vorrei che la mia tesi di dottorato facesse la stessa fine.
Ma qui ho mano libera.
Qui posso metterci i bla bla bla.
Posso mettere una parentesi con dei punti interrogativi o una fila di zeri per indicare che il valore preciso non ce l’ho ancora e ce lo devo mettere.
Potrò sovrassegnare a colori.
Potrò spostare blocchi e paragrafi.
Potrò dare una forma ai miei contenuti, non subordinare i miei contenuti ad una forma.
Ci sarà un momento in cui dovrò lavorare di forbice, ma sarà ok.

Frattanto, a un centesimo ed in condizioni più che accettabili, mi sono procurato l’interessante The Zen of Proposal Writing, che è un manuale di scrittura mirato esclusivamente alle proposte.
Proposte di libri ad editori.
Proposte di vendita a potenziali clienti.
Proposte di ricerca a università e enti statali.
Lo zen, come al solito, c’entra ben poco – è una utile metafora, ma avrebbero potuto usarne qualunque altra.
Molti esempi restano illuminanti, e non è detto che non aiuti nel cercare una casa per i due o tre ipotetici articoli che intendo estrarre dalla tesi di dottorato in fase di stesura, e che mi piacerebbe piazzare su riviste internazionali.
Così, per fare punti.
E si parla anche di costruzione non lineare, per blocchi, del testo.
Come pratica vincente.

E credo che sia questo lavorare per blocchi che alla fine mi sta ostacolando gli altri lavori di scrittura.
Perché se scrivo narrativa, non lavoro per blocchi.
Lavoro per modalità, se posso – scena per scena, in maniera sequenziale, curando prima il dialogo e poi la descrizione.
È questo dover cambiare marcia fra i due approcci alla scrittura, che mi blocca.
E mi rende inutilmente scorbutico.
Ma passerà.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Scrivere per blocchi

  1. Io scrivo a blocchi anche in narrativa. Non ci trovo alcuna difficoltà. Ci sono pure strumenti creati ad hoc per questo tipo di “stile compositivo”… come ad esempio Scrivener. ^^

  2. Io ho “assemblato” la mia tesi al tuo stesso modo, ma per fortuna il mio relatore non ha rotto gli zebedei perchè aveva capito che avevo in mente tutto, dove sarei andato a parare e che alla fine sarebbe stato tutto “lineare”. Quindi mi ha dato campo libero sopportandomi fino alla fine. 🙂

  3. Io una volta ho lottato con dei miei compagni per la stesura di un discorso. Loro volevano scriverlo dall’inizio alla fine e io (lo scopro ora) a blocchi.
    Hanno vinto loro e la revisione è stata difficilissima, perché mancava la visione d’insieme.
    La tesi invece l’ho scritta in maniera abbastanza lineare, lasciando qualche buco qua e là con degli appunti che indicassero come riempirlo. Però non è una bella tesi, quindi lo stile è il meno.

  4. Hai mai usato LaTex? Io ho scritto la tesi, costruendo i singoli capitoli separatamente e poi integrandoli fra loro.
    Utile anche per modificare al volo l’interlinea o la posizione dei capitoli.

  5. @Glauco
    Credo dipenda dal modo in cui ci si pone alla scrittura.
    Quando scrivo articoli, voglio coprire tutti i dettagli e avere le idee ben chiare, quindi scrivo a blocchi e poi assemblo.
    Quando scrivo narrativa, probabilmente per me avere le idee chiare non è una priorità (e i miei critici sembrano concordare su questo punto) 😛

    @Jakala
    Con LaTeX ci ho pasticciato per un po’, ed ora dovrò tornarci di brutto perché molte riviste ora richiedono il testo già formattato secondo i loro criteri e in formato LaTeX. Quindi toccherà lavorarci.
    Credo alla fine userò LyX, come editor per questi lavori.

  6. Magari sapessi scrivere a blocchi 😦 Invece ho la linearità delle metodiche di laboratorio in testa e non esce, nemmeno quando si tratta di narrativa. Pizzico di sana invidia, dottor Mana 🙂
    Sandro

  7. Un post interessante anche per chi, come me, non ha mai scritto una tesi di laurea. Qua s’imparano sempre cose nuove.

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