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I Faraoni di Hollywood

1 Commento

Ricapitoliamo.
Michael Ray faceva lo sbirro.
Poi ha scoperto di avere la stessa faccia di un famoso attore – ed è diventato il suo body-double.
Ora Alex, il suo principale, lo usa come controfigura, sul set e fuori.
E di quando in quando gli chiede un favore particolare.
Come aiutare Theresa, star in ascesa e votata la donna più sexy dell’universo da Maxim Magazine.
Theresa sta cercando una collana.
Una collana egizia, vista l’ultima volta sul set di un filmone storico-mitologico degli anni ’50.
Un film che fu un flop, anche se non avrebbe dovuto esserlo.
Michael ha bisogno di soldi.
E poi, cosa ci potrebbe esere di difficile, nel rintracciare un vecchio accessorio di scena?

Come avevo detto la settimana passata, avevo grandi aspettative per Hollywood Pharaohs, di Andrew Mayne.
E le aspettative non sono state deluse, nonostante il romanzo si sia rivelato molto diverso da ciò che mi aspettavo.
La descrizione che è circolata,

un incrocio fra Il Grande Lebowski e Indiana Jones

è fuori centro, e malamente.

Hollywood Pharaohs è un solido, onesto thriller contemporaneo, che gioca molto bene con poche carte molto ben selezionate.
C’è il folklore di Hollywood, la storia del cinema di serie B, l’ossessione per le locations.
C’è l’ambiente delle star, che credono di poter fare qualsiasi cosa, e che spesso dimenticano che nella realtà le pallottole fanno male davvero.
C’è il lato squallido della capitale del cinema – i produttori collusi col crimine, le feste selvagge dei forzati della trasgressione.

La trama tira in ballo un film misterioso e dimenticato, una star scomparsa dalla scena pubblica, un produttore eccentrico ossessionato dalla magia egizia.
Michael Ray si ritroverà a scarrozzare la più bella donna dell’universo in una caccia la tesoro che comincerà con uno scontro fra gladiatori in una piscina e finirà in un faccia a faccia con la mafia in un antico tempio perduto.

Michael è un protagonista onesto, eroico perché a volte è necessario, mercenario perché deve.
È quasi una persona qualunque trascinata suo malgrado in un action movie.
E il romanzo mantiene i ritmi e le situazioni di un action movie.
L’autore si lascia spazio per una serie di sequel, e il lettore rimane con la voglia di leggersi un paio di altre avventure del buon Michael.

Andrew Mayne scrive bene, pur senza abbandonarsi a chissà quale sottigliezza stilistica.
Quarantasei capitoli costruiti col meccanismo dei cliffhanger, una trama oltraggiosa ma relativamente credibile, buone scene d’azione, un apparato investigativo più che dignitoso.
Non è Indiana Jones.
Non è il Grande Lebowski.
Questo è un buon romanzo da spiaggia, che svolge egregiamente il suo lavoro.
Si legge in tre/quattro serate, e non è tempo buttato.
Non si può chiedere di più.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

One thought on “I Faraoni di Hollywood

  1. Citando Stan Lee “Enough said!”. Grazie Davide.

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