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Elfi in motocicletta e altro urban fantasy

19 commenti

Questa sera il piano bar del fantastico suona l’urban fantasy.
Non è difficile – settiamo la tastiera elettronica per emulare un clavicembalo, e suoniamo in scala pentatonica.
Nel bene e nel male.

Cominciamo con le note dolenti.
Quando ho scoperto la sua esistenza come genere/sottogenere, l’urban fantasy era una cosa diversa, da quella che trovate oggi sugli scaffali.
Non c’erano ragazze armate di katana, elfi infoiati, licantropi a torso nudo e stregoni che facevano i detective.
Era una cosa molto meno codificata.
E non aveva un briciolo di classe.
Erano gli anni ’80.
Le copertine le faceva Larry Elmore.
E si trattava sostanzialmente di elfi che facevano i bikers.
La serie SERRAted Edge, creata da Mercedes Lackey e sviluppata per Baen Books da un buon numero di esordienti (all’epoca), era frequentemente recensita su Dragon Magazine: paesaggi suburbani, gang, un pizzico di azione hard-boiled, elfi, stregonerie.
Era il cyberpunk del fantasy.

Com’erano quei libri?
Beh, si facevano leggere, hanno dato da mangiare ad autori emergenti (Holly Lisle, per citare un nome a caso), che successivamente hanno fatto cose notevoli.
Memorabili?
Non esattamente.
Ma non orribili.

Esisteva, ed era tutta un’altra storia, anche un altro genere di urban fantasy – e se gli elfi biker sembravano una (quasi) costante, la qualità letteraria, l’originalità e l’intelligenza delle trame erano un’altra cosa.
Si trattava di storie più pensate, del tentativo consapevole, ad opera di alcuni autori, di sviluppare una nuova poetica, un nuovo genere.
Il principio di base – portato avanti da Terri Windling e dai suoi complici nella serie Borderland – era la permeabilità del confine fra il nostro mondo reale ed un mondo più plastico e trattabile; l’esistenza di un confine, che è possibile varcare. E come tutti gli attraversamenti di confine, comporta dei rischi, e delle possibili ricompense.
Charles De Lint, che partecipò al progetto, creò quello che resta uno dei caposaldi del (sotto)genere con le sue storie di Newford, attingendo da una varietà di tradizioni e generi per sviluppare (principalmente attraverso i racconti brevi) un universo coerente nel quale poter ambientare narrative anche molto diverse fra loro.

Si tratta di quello che io ancora considero il vero urban fantasy – per quanto la mia posizione sia ormai priva di valore alla luce del nuovo significato che l’etichetta ha assunto, e che viene ben riassunto da Jeannie Holmes, popolare autrice del “nuovo” genere*.

Urban fantasy is often defined as having supernatural/paranormal elements layered over our recognizable modern or near-future world. The setting is a large city such as Los Angeles, New Orleans, or St. Louis. Often the main character is female and the story is told in first person point of view. The story can have elements pulled from other genres such as science fiction, mystery, horror, and romance and woven together in a cohesive manner with varying degrees of emphasis placed on each of these genre elements. Primarily, the plot will consist of a mystery to be solved or a problem to be corrected before some great calamity strikes. Romance, if present, is usually a secondary plot. Character and story arcs often carry for multiple books. These are “The Rules” of urban fantasy.

Quindi una storia di investigazione, condotta da un personaggio femminile all’interno di un mondo che conserva elementi riconoscibili, ed è sostanzialmente il nostro con uno strato “fantasy” aggiunto.
Le autrici di riferimento sono Laurel K. Hamilton e Patricia Briggs.
Dominano la serialità e la ripetizione di cliché molto ben codificati.
Molto spesso si tratta di romanzi diretti ad un pubblico adolescenziale.
Si presume che il pubblico sia prevalentemente femminile.
Si scivola volentieri nel paranormal romance – altra etichetta che rappresenta oggi qualcosa di molto diverso da ciò che era all’origine.
Il sesso col licantropo, o col vampiro, sono ok.
La copertina di solito ci rappresenta l’eroina (quasi mai una bionda), in abiti di pelle che lasciano scoperta abbastanza epidermide da mettere in mostra almeno un tatuaggio, arma alla mano, pronta ad affrontare…
La solita roba – licantropi, vampiri, zombie.
Buffy ha fatto scuola.
Il mood da giovani zitelle terribilmente ironiche di Streghe domina**.

Prendete una storia qualsiasi, aggiungeteci due licantropi…
Trovo gran parte di queste cose assolutamente insopportabili.

E allora… cinque titoli per ritrovare la magia?
Cinque titoli da quel passato nebuloso ed incerto, da oltre quel confine labile e pericoloso, da quel tempo in cui probabilmente era molto poco di classe, ma era vivo, il sottogenere un tempo noto come urban fantasy?

Autori vari – Welcome to Bordertown
Massiccia antologia di storie e poesie ambientate nell’universo condiviso del confine, ideato da Terri Windling negli anni ’80.
Questo è il punto d’origine, come osserva Cory Doctorow.
Come tutte le antologie, mescola storie di buon livello e storie eccellenti.
Il classico “se ci deve essere un solo urban fantasy sul vostro scaffale…”
Si noti che questa è una antologia recente, e raccoglie nuovo materiale, sia di collaboratori storici che di nuovi volti – procurarsi i vecchi titoli della serie Borderland è meno che facilissimo, ma vale certamente la pena.

Charles De Lint – Jack of Kinrowan
Uno dei romanzi più “facili” di De Lint, certo uno dei cinque migliori autori di fantastico al momento in circolazione, e per quel che mi riguarda l’autore definitivo di urban fantasy.
Avventuroso, letterario, intelligente e divertentissimo, il volume della TOR riunisce in effetti due romanzi – Jack the Giant Killer e Drink Down the Moon; rielaborazioni in chiave moderna di antiche ballate e leggende (ed originariamente parte di una serie che voleva riunire moderni aggiornamenti di fiabe classiche), con gli immancabili (all’epoca) biker soprannaturali.
E un sacco di altra roba.
Molto buono.
In alternativa, le storie di Newford sono un urban fantasy meno codificato.

Mercedes Lackey – Burning Water
All’origine di tutte le storie di streghe investigatrici che oggi affollano gli scaffali, il romanzo della Lackey ha un taglio realistico, e ci presenta una praticante del Wicca alle prese con un caso poliziesco piuttosto complesso e “normale”.
Primo romanzo di una serie, e fortunatamente molto lontano dai più stereotipati titoli della SERRAted Edge (anche se per i più curiosi, Born tu Run si trova gratis nella Baen Free Library).
Originariamente pubblicato con una copertina “horror” (pentacoli, fiaccole…) e poi ristampato di recente con una copertina standardizzata che urla “urban fantasy” (ma senza tatuaggi esposti).

John M. Ford – The Last Hot Time
Ne ho parlato in passato, di John M. Ford, autore di libri divertentissimi e molto ben scritti, per qualche motivo dimenticato da editori e lettori.
Interessante miscela di “borderland”, di hard boiled e di fantasy, con una certa voglia di Grande Gatsby e un tono vagamente letterario che tuttavia non ammazza l’azione, il romanzo di Ford è esile e scritto (come sempre) benissimo.
Molto diverso dagli standard, e proprio per questo altamente consigliato.

Aaron Allston – Doc Sidhe
E se nel mondo magico in cui vivono gli elfi biker ci fosse un eroe pulp come Doc Savage o l’Uomo Ombra?
La risposta la fornisce Allston, storico autore di giochi di ruolo ed esperto di pulp, con un romanzo leggero ma godibile, che ci riporta alle radici un po’ tamarre del genere.
Urban fantasy virato al dieselpunk, e con un sacco di stramberie – il che è poi ciò che lo rende divertente.
Il volume è reperibile gratuitamente in formato ebook nella Baen Free Library.
Esiste un secondo volume, intitolato Sidhe Devil, che non ho mai avuto il piacere di leggere.

Fuori concorso:

Emma Bull – The War for the Oaks
Probabilmente il primo urban fantasy propriamente detto della storia.
Non è invecchiato bene, ma rimane una lettura utile per inquadrare le origini del genere.
Se vogliamo, riassume tutti i pregi e le potenzialità, tutti i difetti e tutte le ingenuità del genere nel suo sviluppo successivo.
Ne ho parlato in passato.

… E mi rendo conto di aver trattato solo titoli “storici”, per cui la tentazione di fare una carrellata di cose moderne e recenti (Liz Williams? Simon R. Green? Jonathan Wood?) è forte.
Ci teniamo l’idea per la settimana ventura.

—————————————–

* è interessante notare come l’articolo della Holmes tracci le origini dell’urban fantasy alla serie di Anita Blake, di Lauren K. Hamilton, sostanzialmente ignorando tutto il lavoro fatto precedentemente o in contemporanea da Emma Bull, Charles De Lint, Terri Windling e compagni.
Il genere si è ridefinito editando la propria storia.

** confesso di averne guardati un paio di episodi, e ancora mi domando chi possa seguire ed appassionarsi ad una serie del genere.
Tutte le risposte che riesco a darmimi risultano inquietanti.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

19 thoughts on “Elfi in motocicletta e altro urban fantasy

  1. Sono una grande appassionata di fantasy ma l’urban young adult fantasy proprio non lo digerisco. Ho anche letto un paio di titoli della Hamilton ma quando la cosa ha virato sul triangolonononl’avevoconsiderato col vampiro e il licantropo ho detto no grazie. Eppure ultimamente ho letto un libro di Marion Zimmer Bradley che forse potrebbe rientrare nel genere o comunque sfiorarlo abbastanza visto che mischia elementi magici con il nostro mondo contemporaneo. Si tratta della Casa dei Mondi (ne ho fatto una minirecensione sul mio blog proprio ieri tra l’altro!). Ho visto un paio di titoli che hai citato che potrebbero interessarmi….chissà se qualcosa è reperibile in italiano!

  2. La Hamilton ha subito un crollo dopo il … mah,il secondo romanzo della serie di Anita Blake.
    A parte le lunghe e spesso superflue scene di sesso bizzarro, i romanzi sono zeppi di product-placement; nel momento in cui per la quindicesima volta mi dice che Anita Blake indossa scarpe Nike (o quel che è), la mia sopportazione arriva al limite.
    Poi l’idea di base era anche divertente – è l’esecuzione, che lascia molto a desiderare.

    Dei titoli della mia lista, non me ne risulta tradotto nessuno.
    Avevo una briciola di speranza per il libro della Bull, che è considerato un classicone, ma anche quello non ha bisto la pubblicazione.
    Evito i soliti commenti sulla lungimiranza delle nostre case editrici.

  3. Forse il solo urban fantasy che mi e` piaciuto e` stato Il Talismano, di Peter Straub e King. Si puo` classificare nel genere?
    E come consideriamo invece il ciclo di Lord Darcy? Rientra nell’urban fantasy? O e` qualcos’altro?

  4. Le classificazioni sono per i deboli 😉
    Però Lord Darcy no – è ambientato in un universo parallelo, ha una base ucronica, presenta una forma di magia razionalizzata…
    Direi che non ci siamo – nonostante l’impianto investigativo.

  5. Infatti il primo libro della Hamilton mi era anche piaciuto, già al secondo la cosa ha cominciato a scadere e ho lasciato perdere. Sullo young adult romance fantasy vorrei stendere un tappeto piatoso. Proprio ieri sono entrata in una feltrinelli ed era un tripudio di vampiri, licantropi, demoni, angeli, zombie innamorati… ma perchè?!!! pessimismo e fastidio

  6. la cosa che più mi sfugge è l’obbligatorietà del tatuaggio 😀
    A

  7. Immagino serva a segnalare che si tratta di una ragazza anticonformista.
    Per quanto al momento sia abbastanza indice di conformismo, farsi tatuare.
    Per cui forse significa solo che è alla moda.
    Non lo so – io non mi illudo di poter capire certi meccanismi.

  8. Neverwhere di Gaiman? Underground fantasy a Londra parallela alla Londra normale. Mi è piaciuto la prima volta che l’ho letto, piaciucchiato la seconda.

    anch’io avevo letto un paio di Hamilton ma sono ingestibili dal terzo in poi.
    su tuo suggerimento ho preso sia Web of Angels The Dragon Waiying e The Last Hot Time. mi manca l’ultimo ma ottimo il primo e meraviglioso il secondo! (‘azie)

  9. Bel post, purtroppo il tempo per leggere è poco…

  10. Gran parte di ciò che ha prodotto gaiman è urban fantasy o fantasy contemporaneo, come lo chiamano alcuni.
    Neverwhere l’avevo letto in originale quando era uscito, eper essere un pilot di una serie Tv non era male.
    Felice che i romanzi di Ford siano piaciuti – è un autore che non merita di essere dimenticato.

  11. a proposito di **
    …ehm…

  12. Abbiamo un fan?
    Posso intervistarti?

  13. American Gods è molto più solido (quello lo rileggo sovente) ma se è fantasy moderno, non credo sia proprio Urban.
    Odino e Loki rendono sempre.

  14. La risposta a ** di mia madre che ne ha viste tutte le puntate ” è l’unica cosa cha fanno a ora di pranzo e si può seguire senza guardare lo schermo”. Effetto soap.

  15. ogni giorno scopro la mia ignoranza… non avrei mai immaginato che qualcuno avesse scritto di elfi biker… che fosse un topos poi!! :O
    devo studiare XD

  16. Pingback: Il meglio dell’anno (?) « strategie evolutive

  17. francamente di Urban ne ho letti alcuni, ma butcher rimane un’intrattenitore raro

  18. Pingback: Bordertown and me | Space of entropy

  19. Pingback: Nella Terra Cava con Aaron Allston | strategie evolutive

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