strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Survivalist prima di te

23 commenti

Se siete lettori abituali di questo blog, è probabile che vi ricordiate del Survival Blog, la strana, stranissima fiction transmediatica* a più mani, nata quasi per caso da un post sull’ormai inattivo Blog sull’Orlo del Mondo.
Questo pork chop express riguarda il Survival Blog.
Ed i suoi figli illegittimi.

Il Survival Blog è stato qualcosa di non pianificato, di spontaneo e divertente.
Estremamente vitale.
Ha creato una comunità, ha generato per lo meno un best seller (Girlfriend from Hell, del mio amico Hell Greco, ha una media di scarico da far invidia a molti tiopli a stampa), è stato un gran divertimento (mi sto ripetendo?), una grande esperienza didattica, l’opportunità per alcuni di tentare strade mai battute prima, per altri di avvicinarsi o tornare alla scrittura.
Abbiamo giocato, ed è stato bello.
Il materiale sviluppato è stato lasciato in libertà sulla rete – potete cercarlo, potete leggerlo.
Potete aggiungerci del vostro.

Potete copiarlo?
Beh, di fatto le buone idee non crescono sugli alberi.
Lo stesso Alex Girola, in quel fatidico post zero in cui dava il via, inconsapevolmente a tutto l’orrore, ammetteva il proprio debito verso autori come Max Brooks, e verso tutta la cinematografia a tema pandemico/zombesco.
Quindi, diciamo pure che sì, potete leggere il Survival Blog e poi copiarlòo.
O se preferite, “trarne ispirazione”.

Ora, come forse alcuni di voi sapranno, esiste un progetto che assomiglia maledettamente al Survival Blog.
Gli assomiglia per struttura, per temi, per look & feel.
Persino nel titolo – Survival Diaries.
A differenza del Survival Blog, si tratta di un progetto a pagamento – potete acquistare il libro, diventare fan su Facebook dell’iniziativa.
E a differenza del Survival Blog, è la prima cosa che mai si sia fatta in questo ambito.
O così dicono loro.
Nonostante siano arrivati con quasi due anni di ritardo rispetto al Survival Blog – e ci siano gli articoli sui giornali per dimostrarlo.

La cosa ha suscitato una certa elettricità, per così dire.
Non ha contribuito a placare gli animi, io credo, il fatto che i titolari del nuovo progetto, oltre a non dare il credito al Survival Blog per essere arrivato prima (sostengono semplicemente di non esserne stati a conoscenza), abbiano anche attuato una politica meno che urbana nel gestire quei commenti e quelle recensioni che segnalavano le affinità col Survival Blog.
Usando citazioni decontestualizzate, articoli che criticavano pesantemente i Survival Diaries come derivativi e inferiori al Survival Blog sono stati trasformati in stringati ma entusiastici apprezzamenti**.

Insomma, i sopravvissuti del Survival Blog si sentono trattati molto male, e in maniera assolutamente ingiustificata, dai sopravvissuti di Survival Diaries.
E posso capirlo.
Oh, badate, non ho idea se nel Diaries compaia magari un personaggio chiamato Martora o Furetto, che magari usa la balestra anziché l’arco e sta in provincia di Cuneo anziché in Astigianistan.
Capisco però il senso di profonda irritazione non per il fatto che non ci sia stato riconosciuto il primato, ma semplicemente per il mancato credito.

Ed è di questo, che vorrei parlare, perché è un argomento che ho già trattato, tanto tempo fa, proprio su questo blog.
Era il Novembre del 2007 – e qui di seguito, a spizzichi e bocconi, citerò me stesso.

La collaborazione fra operatori indipendenti attraverso la rete si fonda su una ragnatela di rapporti estremamente labile.
Un tipo che conosce e si fida di un tipo che mi conosce e si fida mi contatta e mi propone una collaborazione.
Siamo nomi senza volto, competenze certificate da terzi.
Navighiamo sulla fiducia.
Accumuliamo karma positivo.
Abbiamo fame di fonti autorevoli.
Operiamo sullo scambio di favori disinteressatamente interessati – io aiuto Tizio perché un giorno potrei avere bisogno dell’aiuto di Caio e Sempronio potrebbe garantire per me…
Fiducia e integrità sono la valuta corrente di chi opera al di fuori dei circuiti principali.

I progetti che si avviano attraverso il web – dal piccolo sondaggio su un blog periferico al grande progetto su Kickstarter – si basano sulla fiducia, e sul credito.

Dare il credito al prossimo, ammettere che sì, l’idea fantastica del lavoro che sto proponendo non è tutta farina del mio sacco, ma mi sono ispirato al lavoro di un altro, è una componente essenziale del sistema che fa girare la rete e rende possibile la sperimentazione, la divulgazione, lo scambio di idee, il divertimento e la crescita.

Qualunque progetto, di qualsiasi genere, spende una parte del lavoro di allestimento a crearsi un credito, una affidabilità, un “fondo di fiducia”.
Ciò è particolarmente vero dei progetti in rete.
Questo capitale di fiducia paga un dividendo importante – conferisce al progetto una solidità che spesso è solo teorica.
Nel momento in cui questo capitale è presente, un sacco di cose diventano facili.

Di fatto, nell’usare un’idea altrui senza dare il credito minimo – non parliamo di soldi o visibilità, ma di una semplice nota, un ringraziamento, un cenno del capo – si mina il meccanismo del credito.
Si giustifica quella famosa paura di esporsi con nuovi progetti, il classico precetto di non divulgare le proprie idee per pauyra che qualcuno le rubi.
I progetti si riducono, le idee non circolano.
Il meccanismo si inceppa.

Una sciocchezza come la macchina promozionale dei Survival Diaries rende tutti noi un po’ più poveri – riduce le nostre opzioni, ci rende un po’ più diffidenti, ammazza un po’ la collaborazione online.

Il backlash investe naturalmente anche chi ha trovato strumentale ispirarsi al lavoro altrui e non dargli un segno di considerazione.
È probabile che per un certo tempo goda di un buon successo, ma alla lunga il meccanismo non può reggere – la rete ha una memoria lunga, le opinioni negative rimangono, la fama di essere persone meno che scrupolose tronca drasticamente la possibilità di collaborazioni.
La mancanza di sangue nuovo porta alla stagnazione.

Quindi, la domanda finale è – ne valeva la pena?
In fondo, due righe a pagina tre, con una cosa del tipo “Un saluto e un ringraziamento ai sopravvissuti del Survival Blog – una fonte di intrattenimento e ispirazione” non sarebbe costata nulla e, insieme con una mail o un post che dicesse chiaro e tondo che non si intendeva plagiare il progetto, ma trarne ispirazione e farne un remix, avrebbe evitato tutto questo ambaradan.
Inclusa l’inevitabile perdita di credito da parte dei ragazzi dei Survival Diaries.

Ne valeva la pena?

——————————————————
* Sì, sono incredibilmente figo – SB è stato transmediatico perché include, nella molteplicità dei suoi sviluppi, almeno un video (lo straordinario podcast di CyberLuke), ebook, blog, grafica, giochi di ruolo (sommate Scene Selezionate di Alex Girola a un manuale come Savage Worlds, Nemesis o Mini6, ed avete tutto ciò che vi serve per giocare).
Questo è qualcosa che non ci hanno portato via.

** Nel caso la frase sul fatto che dicono di essere stati i primi, qui sopra, può essere citata fuori contesto per fare un’altra marchetta al progetto Diaries.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

23 thoughts on “Survivalist prima di te

  1. Il discorso da (ex) survivalista ovviamente m’ interessa penso che la settimana prossima scriverò anche io le mie considerazioni. Quello che secondo me denota quantomeno una sorta di superficialitá da parte degli autori del S. D è l’ aver annunciato ai quattro venti di essere stati i primi in Italia.
    Ma come,dico io, nemmeno una ricerca prima?
    Il cancellare o adattare i commenti critici quello è un segnale ancora peggiore.
    Lì non stiamo più parlando solo di superficialitá.

  2. Niente da eccepire, specialmente quando hai esteso il discorso a una delle vere “monete” della rete. Quello che mi ha lasciato perplesso è che pensassero di passarla liscia, di poter fare il lavoretto senza essere disturbati. D’accordo che siamo in Italia ma questo atteggiamento davvero lo trovo strambo.
    p.s. come video anche sommobuta ne aveva fatti, in pratica lo gestiva come vlog.

  3. Caspita, mi ero scordato Sommobuta…!
    Mi scuso pubblicamente per la distrazione.
    Ma è comunque una ulteriore conferma di come siamo stati transmediatici.

    Sul passarla liscia, il sistema è semplice e me lo ha spiegato un amico americano qualche giorno addietro.
    L’importante è avere una affermazione, anche fasulla, sulla stampa.
    Nel momento in cui la riprendi in rete e la divulghi, hai anche un riferimento sulla carta stampata a conferma delle tue chiacchiere.
    Non deve essere vero – basta che ci credano in tanti, e che sopravviva al primo livello di verifica.

  4. Concordo (purtroppo) col tuo amico statunitense. Le cose lette “sui giornali” vengono automaticamente prese per vere- ed è estremamente difficile far cambiare idea alla gente.
    E lo scarso livello di correttezza presente nel nostro Web fa il resto. A che pro inventare qualcosa di popolare e gratuito se poi viene saccheggiato a man bassa senza rimorsi?

  5. infatti e qui lo dico pubblicamente, per quanto mi riguarda credo che non parteciperò più a nessuna iniziativa collettiva in rete. Il 2MM sarà l’ultimo esercizio di questo tipo per il sottoscritto: non mi andrebbe,ad esempio, un domani veder copiati anche il SBS o il 2MM magari sbaglio, ma più passa il tempo più mi rendo conto che in Italia, se non sei furbo anche in rete, non vai avanti.

  6. Ottimo articolo. In fondo la netiquette vorrebbe la libera fruizione delle idee previa citazione delle fonti… Quello del Survival è un caso eclatante, e non è isolato. Sfortunatamente la paura di essere rapinati dell’idea è tangibile in rete… Socci, persino le mie lezioncine di scrittura sono state plagiare… E il mio era/è un blog poco visitato!

  7. Confesso, come Nick, di avere lo stesso terrore. Il plagio spietato è una brutta cosa e a me ha fatto parecchio male.
    Anche riguardo a 2MM, vediamo come si muovono certe cose che sto monitorando, poi vi saprò dire se c’è da incazzarsi una seconda volta.
    Resta il fatto che articoli come questo di Davide servono almeno a far capire -a chi vuole capire- che le furberie hanno le gambe corte. E Google una memoria lunga.
    Tra l’altro le risposte evasive avute finora vanno totalmente a favore di chi, fin dall’inizio, ha sentito la puzza di zingarata.
    Insomma, signori si nasce. E in fondo, come lasci intendere tu, alla parte sana del Web piacciono i “signori”.

  8. Ciao, potrei sapere dove avete letto che TSD ha sbandierato ai quattro venti di essere il primo progetto in Italia nel suo genere?
    Grazie

  9. Bentrovato, Andrea – non ho il riferimento esatto, ma ricordo un articolo (pubblicato su La Stampa?) che se non affermava il primato esplicitamente, di sicuro lo lo lasciava intendere chiaramente.
    Oltre a tutta una serie di discussioni online, naturalmente.

  10. L’articolo e’ questo:
    http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplRubriche/obliquamente/grubrica.asp?ID_blog=347&ID_articolo=81&ID_sezione=752
    Sto cercando di capire dove sia nata questa storia dei “primi in italia”, tutti ne parlano ma fin’ora nessuno mi ha dato una risposta precisa ne ha saputo indicarmi una fonte.
    Per quanto riguarda le discussioni online hai un riferimento, ricordi qualcosa?
    Grazie

  11. Non ho i riferimenti a tiro – ma mi pare di ricordare che da qualche parte sul sito del progetto Diaries c’è una rassegna stampa, è probabile che passando da lì qualcosa si trovi.
    Discussioni online significa facebook, che purtroppo non è indicizzato – tocca andare sulla fiducia.

    L’idea che Diaries fosse il primo prodotto del genere è comunque implicita nella mancanza di riferimenti ai due progetti precedenti, Survival Blog e Ammorbo (i ragazzi di Ammorbo non se li ricorda nessuno, ma c’erano anche loro) e nell’affermazione di alcune persone coinvolte in Diaries, di non essere stati a conoscenza di tali progetti quando le somiglianze sono state fatte notare.

    Forse proprio la scelta di non dare un cenno di riconoscimento né a SB né ad Ammorbo dopo l’aver scoperto di non essere stati i primi, è la parte più sciocca e irritante dell’intera faccenda.

  12. Ma questi comunicano solo per frasi copia/incollate? 😀

  13. Mi sa di si. Ottima risposta Davide. 🙂

  14. Sto solo cercando di capire da dove sia saltata fuori questa cosa.
    Tutto qui’.
    Non dite “questi”, dite “questo”. La mia e’ una ricerca a titolo personale. Voglio sapere, io, per mia curiosita’, da chi e quando e’ stata fatta questa affermazione.
    Mi pare che la mia sia una richiesta abbastanza semplice.
    Non sto trollando, chiedo solo fonti chiare ed esplicite.
    Indicizzero’ i post della pagina facebook e faro’ una ricerca, per quanto riguarda la rassegna stampa, ci daro’ di nuovo un’occhiata.

  15. Io credo che il discorso del “da dove sia partita”, a parte l’interesse accademico, sia abbastanza secondario.
    Nel senso – è ragionevole immaginare che l’affermazione non sia partita dai responsabili del progetto, ma possa essere stata un’idea di qualche recensore.
    Succede.
    Nessuno tuttavia ha negato o corretto tali affermazioni – e quando in seguito alcuni hanno fatto notare somiglianze e coincidenze, le risposte sono state in generale piuttosto scortesi.
    Fino ad un famigerato banner che suonava decisamente come uno sberleffo consapevole a chi era stato trattato male, ed ora aveva anche la faccia di dichiararlo apertamente.
    Critiche negative sono state editate per essere citabili come positive.
    Commenti a post in giro per il web sono stati rimossi.
    Al contempo, usando molto, molto di frequente l’espressione “professionalità”.
    A questo punto una certa irritazione, credo, è giustificata.

  16. Caro Davide,
    quoto tutto il tuo intervento…adducendo un altro particolare: dopo tutto questo can can, ancora (e sottolineo ancora) si ricevono sberleffi e prese in giro.
    La realtà della cosa? Sarebbe bastato dire in partenza una cosa così:

    “Abbiamo visto in rete un prodotto di questo genere “Citazione doverosa del Survival Blog”.
    Noi gruppo di scrittori abbiamo di prendere spunto da questa idea “open source” per produrre una deriva nostra e totalmente originale, slegata nel contesto, ma partecipe nello spirito.”

    Fine. Nulla di più. Mi rendo conto che scrivere tre righe a volte costa moooooooooolta fatica.

  17. Ma certo, comprendo in pieno.
    Non sono qui’ per far casino o per rispondere a polemiche varie, non ne ho alcun diritto.
    Non parlo per altri o a nome di un progetto che non e’ mio.
    Sto solo cercando di trovare, da solo, (rompendo le balle a destra e a manca 😀 ) la fonte di quella affermazione, solo per sapere se e’ partita da TSD o viene da terze parti.
    Il resto non mi interessa.
    Nel caso non l’aveste capito, non sono un fondatore di TSD, sono solo un povero stronzo curioso.
    Grazie delle risposte, buona giornata 🙂
    o/

  18. sono solo un povero stronzo
    Beh, dai, Andrea, non buttarti giù così.
    Sei addirittura citato nella pagina ufficiale del progetto Diaries!
    Qualcuno che ti apprezza evidentemente c’è 😉

  19. Già…ed una certa persona ha lasciato anche abbastanza tracce…:)

  20. Premessa 1: A quanto pare sono un grafomane, quindi abbiate pazienza…
    Premessa 2: Io non centro assolutamente un cazzo, né col Survival blog, né con The survival diaries. Non ho nemmeno ancora letto niente di nessuno (a parte uno spin off del primo, che è di un mio caro amico). E’ vero, conosco i ragazzi del SB da un paio di mesetti, ma questo è tutto. In compenso mi sono fatto una pera di tutti i post sull’argomento, tutte le diatribe, da ambo le parti, tutti i commenti, sia quelli estremamente signorili, sia i colpi bassi. Quindi, tutto quello che posso dire è basato sulle semplici impressioni che le due parti mi hanno suscitato.
    Purtroppo, sono costretto a testimoniare che la cosiddetta professionalità tanto dichiarata dai ragazzi di TSD si riduce solo a un bel mucchio di parole senza alcun vero riscontro. Da quando in quà chi lavora in modo professionale non usa citare nemmeno in un misero commento le proprie fonti (non crederò MAI alla balla che non lo sapevano e, nell’era di internet, se anche così fosse non sarebbe altro che la riprova di una assoluta mancanza di professionalità; e comunque ora lo sanno, che lo facciano!), oppure rielabora e storpia commenti e recensioni negative per trarne una singola frase che non risulti troppo mortificante da usare a proprio vantaggio per scopo pubblicitario? Da quando professionalità significa bannare senza scrupolo qualunque (proprio qualunque) intervento di critica, anziché rispondere adducendo le proprie ragioni? E far di tutto per non ammettere la realtà dei fatti, quando questa infine si palesa (ingannando tra l’altro i propri lettori), è forse professionalità?
    Anche se la rete è un mezzo di comunicazione freddo, con un minimo d’intelligenza e di spirito d’osservazione anche qui è possibile mettere a fuoco le intenzioni, il carattere, la buona fede… anche qui è possibile distinguere tra ciò che è bene e ciò che è male!
    Approfittarsi e fare i furbi è male, anche se poi sulla propria bacheca si scrive che sono gli altri a pisciarci in testa! Andare in giro a commentare facendo finta di essere solo un curiosone è male (e cazzo, dì che fai parte del progetto e che il post non ti piace per questi motivi, che non ti ammazza mica nessuno!!!). Poi ci sono anche le piccolezze, come chiedere su fb l’amicizia a uno che non conosci (io) e che non puoi nemmeno vedere (solo gli amici, grazie) perché se ne va in giro a piacciare le cose del SB e NON quelle del TSD; va bé, ma questa è una sciocchezza…
    Da osservatore pressoché esterno posso testimoniare la veridicità di tutte queste cose. Le ho viste con i miei occhi. Ho visto commenti sparire alla velocità della luce prima di arrivare a leggerli (l’altra sera addirittura ho letto tutto uno scambio di colpi dove lo scambio non c’era proprio, ma solo i commenti di una delle due parti; spero davvero fosse solo un problema di fb…), ho visto tanta arroganza e menefreghismo nel progetto di TSD… e le tanti recensioni negative (puramente letterarie e al di fuori di questa battaglia) non mi invogliano certo a leggerlo. Ragazzi diaristi, lo scrivo qui perché se ve lo vengo a dire a voi certamente mi bannereste: se volete avere (leggete “salvare”) un minimo di credito dovete assolutamente cambiare rotta!
    Naturalmente (e ci mancherebbe, altrimenti non mi sarei espresso in tutta questa prosopopea) considero i ragazzi del SB in modo diametralmente opposto. In una sola parola, dei veri signori. Non aggiungo altri complimenti perché altrimenti scriverei altrettanto e anche di più. Ma è il caso che mi fermi visto che anche questa volta ho ecceduto in lunghezza oltre ogni lecita misura.
    Grazie Davide per il bel post e per lo spazio che mi concedi qui per questo mio sfogo. La prossima volta tenterò di essere più conciso (mi sto allenando, giuro). Spero che questo mio commento abbia un senso e possa essere d’aiuto, e in ogni caso è quello che penso. A presto. ^_^

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