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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Nostra Signora degli Sciroccati

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Tre anni or sono, quasi esattamente, partecipavo al concorso per una borsa di studio di Dottorato all’Università di Urbino, presentando un progetto sulla generazione di elettricita da fonti rinnovabili, e per la precisione attraverso impianti micro-idroelettrici.
Considerando la laurea ed il master in micropaleontologia, e gli anni passati a fare ricerca e didattica sull’analisi di dati ambientali, si trattava di qualcosa di radicalmente diverso da tutto ciò che avevo fatto fino a quel momento.
Si trattava inoltre di una scelta di lavoro in campo applicativo – tradizionalmente considerato preculso a chi si occupa di stratigrafia*.
La scelta aveva alle spalle tre buoni motivi, per quel che mi riguarda:
. mi permetteva di lavorare in un ambiente che conoscevo e apprezzavo, con persone maledettamente in gamba
. mi permetteva di costruirmi una competenza di prima qualità in un ambito molto lontano dal mio, ampliando il mio curriculum in direzioni nuove e inaspettate (tra queste, l’ingegneria dei generatori elettrici, e l’aspetto legale della generazione energetica autonoma)
. c’era una borsa di studio (fatemi causa)

C’era anche, e non lo avevo considerato, un quarto elemento positivo in quella scelta, che è poi ciò di cui voglio parlare in questo post: la scelta di lavorare sulle energie rinnovabili a piccola scala mi forniva la possibilità di venire a contatto con gli sciroccati.


I primi segnali, naturalmente, arrivarono attraverso Worldchanging, la colossale directory di possibilità, costruita come una guida al 21° secolo, che elencava una quantità incredibile di progetti in corso, gruppi di lavoro, brevetti, idee, per rendere il nostro approccio agli anni a venire più efficiente, più produttivo, e meno orribile.
Non, badate bene, cose new age su quanto sia bello abbracciare i panda e come si vivrebbe bene se ci scordassimo tutto ciò che abbiamo imparato.
No.
Un approccio assolutamente concreto, documentato, scientificamente e tecnologicamente all’avanguardia.
L’aver letto la prima edizione di Worldchanging mi aiutò certamente a vincere il concorso.
Ma se ora mi siedo a tavolino e comincio a parlare dei progetti che ci sono in quelle pagine – industrie nate dal nulla che riciclano vecchie biciclette trasformandole in generatori elettrici, smart-grid, servizi on demand…
Di solito un sacco di occhiate, di sorrisi accondiscendenti, di “sì, ma poi in pratica…”

Poi in pratica si va a sbattere contro persone come quelli che sorridono e dicono “sì, ma poi in pratica…”

E chi se l’aspettava che Daryl Hannah si occupasse di ecologia ed energie rinnovabili?

Ecco, a me gli sciroccati non parevano tali.
Lavorare su un progetto “alternativo” come quello dei generatori tascabili era una buona scusa per entrare in contatto con quella gente, e per valutarne le proposte.
E scoprire, magari, che  si finisce a scambiare link con Daryl Hannah.

Partendo dal manuale di Worldchanging, ho conosciuto le idee e le presenze online degli sciroccati di Totnes, con i loro manuali che coprono tutto lo spettro, dall’attivismo alla pratica quotidiana alla microingegneria, con la riscoperta dei vecchi sistemi accoppiati ai nuovi, e con la loro decrescita guidata – che non significa tornare a vivere nelle caverne, ma accorgersi che potremmo avere sotto casa ciò che andiamo a cercare altrove – l’energia, le risorse, il lavoro…

E che dire dell’underground energetico canadese, che sviluppa piccoli generatori idroelettrici per le abitazioni isolate, basandosi su una rete di passaparola, risorse web e riviste che nessun editore accademico si sognerebbe di certificare.
Che poi si parte in Canada e si arriva in Australia, per lo sviluppo di queste tecnologie.
Vanno forte in sudest asiatico – che è divertente, se ci pensate.
Questi sono i tizi dai quali ho imparato a valutare spannometricamente la portata di un corso d’acqua immergendoci i piedi, quelli dai quali ho scoperto che nell’800 chi faceva cartografie e censimenti agrari era tenuto a segnalare sui mappali i posti buoni dove mettere un mulino… una pratica che si è perduta, come si sono perduti i manuali di microidroelettrico stampati fra gli anni ’20 e i ’40, e che vengono fatti circolare come antichi grimori fra i tecnici ed i professionisti, perché lì dentro c’è tutto.

Dall’Inghilterra, oltre a Totnes, arriva il movimento per l’autosufficienza degli anni ’70, roba molto in stile Survivors, che ha improvvisamente scoperto che, diavolo, allora avevano ragione!
E se Alan e Gill Bridgewater hanno scritto il miglior manuale sulla piazza per la generazione e l’efficienza energetica domestica, per vivere off grid, come dicono loro, è anche vero che hanno pubblicato il manuale sulla vita in campagna che mi ha permesso di sopravvivere relativamente sano di mente al trasloco fra le colline dell’Astigianistan.
E se davvero metterò delle galline in giardino, sarà a partire dalle loro osservazioni e suggerimenti.

E così, passando dalla microgenerazione autonoma si arriva alla sostenibilità locale, alla permacultura, a tutta una serie di pratiche che non sono un inno al primitivismo, ma piuttosto all’applicazione di tutto ciò che la scienza e la tecnologia ci offrono al fine di vivere meglio.
Qui.
Adesso.

E il tale che a Berkley progetta abitazioni geodesiche ad alto rendimento energetico e a basso impatto, vendendo poi i progetti via web in tutto il mondo?
E i digital cowboys del west americano, che hanno le vacche nel recinto e l’ADSL attraverso la quale fare commercio e divulgazione ad alta velocità a scala globale?
Che hanno il saloon coi cimeli di Wild Bill Hicock e il wifi gratuito per connettersi col laptop?
Mandrie e hi-tech.
Bistecche di manzo e coscienza ambientale matura.
Sembra una barzelletta, ma hanno la loro comunità, i loro siti web, le loro riviste specializzate.

E attraverso questa gente scopri gli esperimenti sui nuovi modelli economici, l’imprenditoria orbitale, i cacciatori di asteroidi minerari, i miei amici del Mars Drive…

… e neanche le capre erano molto entusiaste.

Il lato negativo?
Certo.
Lavorando su un progetto eco-sostenibile, eco-friendly, ho incontrato la mia dose di radical-chic interessati all’apparenza, di politicanti incapaci di distinguere una buona idea da una truffa, ma comunque disposti a portare avanti qualunque cosa possa portare voti, e quattrini.
Quelli che citavano a caso Rifkin, Lovelock e i Nirvana, e volevano tornare alla terra, senza elettricità, senza acqua corrente, solo loro e le capre…
Ho dovuto spiegare che no, non che belli i tempi in cui non c’era l’energia elettrica, ma che belli i tempi in cui l’energia elettrica sarà generata on-site, applicata puntualmente, senza sprechi, a bassissimo costo per tutti**…

Ma è curioso, alla fine, che quelli che vengono normalmente considerati sciroccati siano invece quelli che documentano il proprio lavoro, che hanno alle spalle la scienza, l’ingegneria, le applicazioni… quelli che in fondo queste cose non le raccontano.
Le fanno.

Qui non potrà mai funzionare, ti dicono.
 Son cose che leggi nei libri, mica la realtà.
E fanno tutto il possibile perché sia così.
Provinciali fino alla fine.
Ma gli sciroccati, certo, come no, sono quegli altri.

———————————————————————–

* “Voi micropaleontologi poi non trovate lavoro e vi butatte sulla geotecnica, squlificando la categoria.”
Chissà che fine a fatto quel tipo…

** Sì, da qualche parte Nikola Tesla sta sorridendo benevolo.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “Nostra Signora degli Sciroccati

  1. Anche io ho incocciato, mentre lavoravo per la Pubblica Amministrazione, i radical – chic. Sono quelli che secondo me hanno la cosidetta “sindrome del presepe” (inventata io la definizione).
    Sono quelli che vorrebbero vedere i contadini portare la legna a mano lungo le scalinate, scaldarsi con le pigne cadute a terra dal vento, abitare in case fredde “perchè non puoi ristrutturare, perdi le antiche pietre” e altre balle del genere. Questo però applicato agli altri, loro invece stanno nel loro appartamento in centro con aria condizionata, box, ascensore e quando si sentono ispirati vengono a vedere la campagna, lamentandosi che è tutto rovinato, non ci sono più le cose di una volta, bla bla bla.
    Speriamo si estinguano

  2. Non commento la parte tecnica della questione – mi limito a leggere e a prenderne atto, perché ne capisco poco.
    Invece vorrei sottolineare che anch’io ho incontrato mille volte quelli che Tanto qui non funzionerebbe mai. Frase applicabile a più contesti. Nell’ordine ho conosciuto gente così parlando di editoria, di telelavoro, di pubblicazioni digitali, ma anche di alimentazione e di giardinaggio.
    Tu gli porti i fatti, documentati. Loro ti dicono che Qui comunque si fa in modo diverso.
    Davanti a tali risposte io non so mai cosa replicare.
    Tu?

  3. Non basteranno mai gli “sciroccati”, ne serviranno sempre di più, per far capire che stiamo parlando di cose concrete e non di massimi sistemi.
    Bel post.

    Ciao,
    Gianluca

  4. @Cristiano
    Meravigliosa, la sindrome del presepe.
    E sì, sono esattamente così.

    @Macnab
    Io?
    Io se vedo uno spiraglio insisto, portando altri dati, altre prove.
    Oppure mi cerco un altro interlocutore – nella certezza che in capo a sei mesi il mio primo interlocutore ci penserà su, si dirà che magari provarci non è poi male, e metterà in atto il mio progetto, sulla base dei miei appunti e proposte, o magari a memoria, con capacità e risorse limitate e non adatte, e facendo una porcheria (e confermando così la sua iniziale opinione, che non era fattibile).

    @Gianluca
    Noi però continuiamo a provarci 😉

  5. [quoto]Qui non potrà mai funzionare, ti dicono.[quoto]

    E forse loro malgrado hanno ragione, perché questo scetticismo (interessato) in un modo o nell’altro è capace di mettere i bastoni tra le ruote al progetto. Che tristezza.
    Io continuo a sperare che l’off-grid riesca a soppiantare i sistemi attuali…

  6. Tutto ciò è il futuro ed è innegabile non prenderne visione. Credo che lo abbia scritto in un qualche post precedente anche tu che la maggior parte dei problemi che abbiamo oggi in edilizia, vivibilità ecc. si riscontrano soltanto perché, complice un tipo di mentalità ottocentesca dei “senza freni”, non si assecondava l’ambiente.

    Cosa c’entra questo? C’entra: quel tipo di politica “survivor” come la chiami tu è la base per l’indipendenza energetica anche privata, costo 0 e trasporto 0. Utilizzare con scienza e tecnica quello che ci troviamo attorno “assecondandolo” appunto. Alla fine non è tanto lontano dal principio economico “vendi il surplus e acquista ciò che non hai”.

    Un esempio chiarirà meglio il concetto: se A è costruito per svolgere l’azione B, non ha senso stravolgerlo per compiere l’azione C con rendimento minore più i costi di manutenzione per evitare che la situazione torni com’era prima dell’intervento di stravolgimento. Tanto vale potenziare l’azione B in modo da avere un rendimento migliore con costi bassi (l’investimento iniziale di impianto).

  7. “Qui comunque si fa in modo diverso” è la mia croce quotidiana, nel caso del telelavoro. E trovare in zona altri interlocutori in grado di intendere e di volere, disposti ad assumere investendo in competenze (per poche che siano, da vanghilografo del mio settore) è dura.
    Dopo aver provato a ragionare su certe visioni del lavoro ho dovuto constatare che, come m’insegnava il mi’ povero babbo, “a certa gente è più facile metterglielo in culo che in capo”. E così si fa in modo di reinvestire altrimenti il tempo inutilmente guastato da pratiche organizzative deliranti. In attesa di riuscire a creare un’occasione migliore per riprovarci, pezzetto dopo pezzetto.
    Alla lunga è estenuante, però. Rendersi conto che il “modo diverso” per molti capitani d’azienda equivale a non avere e neanche concepire una vita fuori. Per poi uscire e scontrarsi con degli amministratori della cosa pubblica che hanno a modello quei capitani d’azienda.
    Viene voglia di scappare, rifugiarsi sui monti (come possibilità concreta di scelta di vita intendo, non come locus amoenus dove cisi scalda con le pigne e le marmotte confezionano la cioccolata), dove però mi scontrerei con lo stesso limite di prospettiva, solo dovuto a cause ambientali e culturali diverse.

  8. @Glauco
    Esattamente – sono così convinti che non si possa fare, che fanno di tutto perché non si faccia.
    Che è poi ciò che descrive anche Melo.

    E forse non è neanche, come osserva Carmelo, una mentalità ottocentesca.
    Perché non ha neanche più una base filosofica o ideologica chiara.
    Semplicemente non si può fare perché non si è mai fatto.
    Noi abbiamo sempre fatto così.
    La pietra tombale dell’evoluzione.

  9. a volte sembra di sentire i vogon che continuano a ripetere “resistere è inutile”
    a volte anche leggere articoli come quello sopra rinfranca lo spirito però.
    grazie

  10. L’Astigianistan è pieno di Vogon, believe me. Ma, per quel che conta, penso in proporzione identica al resto del mondo. E’ solo che fanno più rumore e tengono più posto 😉

  11. A volte vorrei incorniciare alcuni paragrafi che scrivi. Oggi metterei in bellavista gli ultimi, quando dici “provinciali fino alla fine”. Esatto. Sono proprio così, e non solo in merito all’ingegneria e all’eco-friendly. Mi piace leggere i tuoi post perché mi sento ” a casa”. O anzi.. meno aliena.
    Carolina
    http://www.sottoifioridililla.com

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