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Tre riviste

13 commenti

L’editoria elettronica, oltre a dare nuovo ossigeno ad un genere, il pulp, e ad un formato, la novella, ha anche rivitalizzato un panorama che non aveva poi questa gran quantità di ossigeno – quello delle riviste di genere.
Oh, Asimov’s o Analog stanno bene e vi salutano tutti, e sono allegramente disponibili, in formato elettronico, per una cinquantina di euro l’anno in abbonamento.

Ma… e il resto?
Ho già parlato ampiamente di Black Gate Magazine, ormai la testata di riferimento per la sword & sorcery in ogni sua forma.
Rivista che sfiora le 300 pagine ad ogni nuova uscita, zeppa di recensioni, racconti, approfondimenti editoriali.
Tutto materiale di qualità altissima – e palestra per parecchi autori che ormai sono riconosciuti come la nuova generazione del genere fantasy avventuroso.

Ed ho accennato in un recente post a Noir City, sontuosissima rivista dedicata alla saggistica sul cinema noir, finanziata da una fondazione che i vecchi noir li recupera e li restaura.

Ma ora, lasciamo queste vette patinate e scendiamo un poco nei bassifondi.
Occupiamoci di cose recenti, e non di vecchie corazzate dell’editoria indipendente come Black Gate o Noir City…
Oggi parliamo di non una, non due, ma tre riviste che potrebbero solleticare alcuni dei lettori di questo blog.
Di sicuro, solleticano il sottoscritto.

Cominciamo con Blood & Tacos.
Sì, si intitola davvero così – ed è ormai al suo terzo numero.
Un po’ di storia…
A metà degli anni ’50, più o meno, le riviste pulp classiche erano ormai alla canna del gas.
Il nuovo medium per l’avventura sopra le righe, il melodramma senza vergogna, la violenza e il mistero, erano i paperback originals – prodotti da case editrici come la Gold Medal o la Gold Eagle.
Oggi, i fasti di quei tascabilissimi romanzi che diedero una casa a Mickey Spillane, John D. MacDonald e tanti altri sono stati rinnovati dalla Hard Case Crime, ma nonostante abbiano ristampato La Valle della Paura di Conan Doyle con una copertina pulp, i ragazzi della Hard Case sono troppo sofisticati ed eleganti per rinverdire davvero i fasti dei paperback originals degli anni che vanno dai ’50 ai ’70.
Per nostra fortuna, ci pensa Blood & Tacos, curata dal bravo Johnny Shaw, che allinea in ogni numero una buona selezione di storie, articoli e varia umanità.
L’ispirazione qui sono chiaramente e dichiaratamente le storie classiche di Remo Williams, alias The Destroyer, e di tutti i suoi cloni (il primo numero di B&T include una spassosa recensione della serie The Penetrator), di Shaft e di The Executioner, che tanto hanno fatto per la letteratura americana.
Azione a manetta, musica funky, pistole di grosso calibro, baffi improbabili, crimine, sesso a buon mercato.
Con l’occasionale virata nell’action reaganiano anni ’80 (sì, c’è una serie intitolata Battleground U.S.S.A… il primo episodio si intitola Texasgrad).
Non ha un briciolo di classe, ma è uno spasso assoluto.
E costa 1 euro.

Ai pulp, naturalmente, non dobbiamo solo Conan il Barbaro, l’opera di H.P. Lovecraft e tutti i grandi della fantascienza americana degli anni d’oro, o l’action becero, tarantinoide e sgargiante degli anni ’70.
Anche Ray Chandler, Chester Himes, David Goodis e Dash Hammett esordirono sui pulp.
Dai loro racconti, nacque il cinema noir.
E Noir Nation, edito da Eddie Vega, ci riporta al noir, e lo fa con un progetto ambizioso – il sottotitolo della rivista (imminente l’uscita del secondo numero) è International Journal of Crime Fiction.
Massiccio e di alta qualità quanto Black Gate, Noir Nation ci offre una ampia selezione di racconti (dall’America, dall’Europa, dall’Africa), una decina di articoli critici, una intervista e una graphic novel.
La qualità è elevata sia in termini produttivi che di contenuti.
Il crimine viene declinato fra queste pagine in tutte le sue forme, e la natura internazionale del cast autorale costituisce, ovviamente, un ulteriore motivo di interesse.
I saggi analizzano il concetto di moralità nella narrativa e della narrativa.
La copertina è splendida, e sottile nel suo suggerire un noir classico, ma al contempo esotico.
Costa tre euro, e vale ogni centesimo.

E per la stessa cifra è anche possibile procurarsi la prima raccolta di Lit*Noir, altra rivista dedicata al noir, curata questa volta da Jack Lehman.
Il Lit*Noir Bundle riunisce i primi quattro numeri della rivista, che ha esordito nel 2011 ed è ora nel suo secondo anno di attività.
Considerando che ciascun numero andrebbe a 1 euro, c’è un risparmio del 25% secco – non male.
Vagamente più tradizionale nella sua impostazione rispetto a Noir Nation, Lit*Noir offre alcune storie, una serie di articoli sul cinema (Mitchum, Veronica Lake, Il Terzo Uomo…), una selezione bibliografica, alcune recensioni, poesie e grafica.
Come Noir Nation, anche Lit*Noir include una ristampa di un racconto classico.
Molto buoni i production values, eccellente la parte saggistica, buone le storie.
Curiosamente, se Noir Nation appare più sofisticata e “studiata”, Lit*Noir, con il suo approccio volutamente disordinato e impressionistico, appare molto più vicina, per stile, al noir delle origini, della rivista concorrente.
Altri tre euro spesi benissimo.

Insomma, col prezzo di una pizza e di una coca – o di un film di seconda visione o di una rivista cartacea zeppa di pubblicità – possiamo mettere le mani su circa 600 pagine di narrativa, saggistica, grafica, fumetti e altre meraviglie.
Potremmo chiedere di più?

Beh, ok, sì – potremmo chiedere un saggio critico su Knight Rider, la serie nota in Italia come Supercar.

E il caso vuole che, mentre scrivevo questo pezzo, mi sia arrivata attraverso canali lunghi da spiegare, la possibilità di scaricare gratis il primo numero del Hatchet Force Journal, una rivista (anche di questa è uscito pochi mesi or sono il secondo numero) dedicata alle storie action-adventure, ai thriller a buon mercato, al cinema ed alla TV, e che include – fra interviste ad autori, recensioni, estratti di romanzi e altro materiale miscellaneo – anche una bella retrospettiva proprio su Knight Rider.
Ma ci sono anche un paio di ottimi articoli sul cinema – incluso un pezzo su Sam Peckimpah.
Cura il tutto Jack Badelaire, curatore di un sito specializzato in “pulp post-moderno”.
Che forse è una definizione un po’ snob, ma che diamine, la rivista (che pagata onestamente costerebbe un euro) nonostante tutto vale il tempo s peso a leggerla.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

13 thoughts on “Tre riviste

  1. Tutte ottime segnalazioni, specialmente la prima.
    Blood & Tacos mi sembra spassosissima.

  2. Blood & Tacos è spassosissima.
    Poi, probabilmente, è necessario prenderla a piccole dosi, perché un eccesso di machismo, pantaloni a zampa d’elefante e sparatorie potrebbe nuocere alla salute.
    Ma diciamo che una volta ogni due/tre mesi – che pare essere la cadenza delle uscite – ci si può anche lasciare andare.
    Pare che dal terzo numero abbiano anche lanciato la rubrica “Cucinare come un vero uomo”… che è una valanga di risate.

  3. Preziosissime queste segnalazioni, per riviste di cui ignoravo totalmente l’esistenza. Confesso che Blood & Tacos (e, in misura minore, Hatchet Force Journal) sono quelle che mi incuriosiscono di più, va a coprire un fenomeno (il pulp anni ’70 dei “Giustizieri”) molto di nicchia e trascurato, contrariamente al noir classico.
    Effettivamente non si ricordano capolavori (probabilmente solo The Destroyer aveva qualche qualità) ma con la giusta dose di ironia, quasi sempre mancante nei vari Executioner e affini, quelle atmosfere e ambientazioni meritano di essere mantenute vive.
    E poi un articolo su “… Alfredo Garcia” di Peckinpah, su Hatchet Journal, è per me irresistibile.
    Grazie

  4. Remo Williams aveva la qualità suprema di non prendersi sul serio – gli autori erano rimasti a tal punto sorpresi dal successo del primo volume, che avevano scritto come parodia di un certo genere, che decisero di continuare stando ben sopra le righe.
    Come si evince dalla recensione della serie The Penetrator, nel primo volume di Blood & Tacos, non sempre l’arma dell’ironia venne usata al meglio.

  5. Riesci sempre a dare le segnalazioni più interessanti Davide !

  6. Faccio una sottosegnalazione in tema, spero non superflua: la Prologue Books ha ripubblicato in ebook l’intera serie “Lone Wolf”, un simil-Executioner scritto però sotto pseudonimo da Barry Malzberg. Il catalogo della Prologue andrebbe tenuto d’occhio: ripubblicano a ritmo impressionante e a prezzi ragionevoli autori godibilissimi come Avram Davidson, Gil Brewer, Vin Packer e molti altri.

  7. Si fa quel che si può 😀

  8. Grazie della segnalazione, Quiller.
    hai appena accelerato la mia discesa nella bancarotta. 😀

  9. VOGLIO scrivere per “Blood & Tacos”! Dio! Perché, perché non so una parola di inglese?!

  10. Già la sola copertina di Noir Nation mi dà i brividi… in senso positivo. *_*

  11. @Alessandro Forlani
    Al momento le submission per Blood & Tacos sono chiuse… ma li tengo d’occhio.
    Nel caso ti faccio sapere e scriviamo qualcosa a 4 mani.

  12. C’è vita là fuori! Non siamo soli! 🙂

  13. Pingback: Sul mare e nel tempo con Eddie Vega « strategie evolutive

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