strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Allegri cittadini di Babele

9 commenti

Parliamo di hobby dementi.
Quando ero al liceo, scoprii i manuali della serie Teach Yourself*, che si trovavano a prezzi irrisori in una grossa libreria torinese.
Ora, credo di averne parlato in passato, io per quest’idea anglosassone della manualistica fai-da-te atraverso la quale si può imparare tutto, dall’esperanto a come si mette a punto il motore di un P38 Lightning, ho sempre avuto una grande simpatia.
E così, durante gli anni del liceo, misi mano a un po’ di manualini della Teach Yourself, che all’epoca erano ancora blu e stampati su carta da pizza, ed imparai un paio di lingue in più rispetto a quelle che avevo imparato a scuola.
Ora, nonostante io abbia fallito l’esame di proficiency di giapponese per due punti (ma due punti o venticinque, fallito vuol dire fallito), l’unica lingua che ho avuto modo di utilizzare ampiamente, oltre all’inglese ed all’italiano, è il francese.
Soprattutto per leggere, e per cavarmela a livello di sopravvivenza durante le mie brevi escursioni in territorio francese.

Perciò sì, per un certo periodo, ho avuto l’hobby demente di imparare lingue straniere.
Ed ora le sto rispolverando.
Nelle ultime settimane, ho deciso di dare una lucidata a quelle cose studiate vent’anni or sono e per lo più inutilizzate.
Comincio con lo spagnolo, dopo l’inglese la lingua occidentale più diffusa al mondo.
Poi il francese, che leggo abbastanza facilmente ma parlo come Tarzan, e che è ora di mettere a punto.
Poi il giapponese, perché quei due punti al proficiency ancora mi bruciano.
E poi, se avrò tempo, un po’ di cinese, quel che basta per chiedere dov’è il bagno**.

A darmi lo stimolo è stato scoprire un curioso personaggio, certo Benny Lewis, alias Il Poliglotta Irlandese, un ragazzo che – arrivato a ventun’anni conoscendo solo l’inglese – in un paio d’anni è riuscito ad aggiungere altre otto lingue al proprio curriculum.
Il che lo ha portato a fare conferenze pubbliche, naturalmente, a mettere inpiedi un sito dedicato allo studio delle lingue e a pubblicare il proprio metodo – novanta euro, e vi beccate tutti i manuali ed il materiale necessario.

Non che il metodo di Benny sia poi così rivoluzionario – chiunque bazzichi una lingua straniera prima o poi ne ha scoperto una versione.
È l’acqua calda, davvero.
Si tratta di non avere paura ad usare fin da subito la lingua che si sta imparando.
Facendo errori, certo, perdendosi pezzi per strada, ma costruendo una esperienza.
E come spiega il buon Benny, non è necessario trasferirsi nel paese nel quale si parla quella lingua, per fare pratica.
Ci sono un sacco di social network, si software per la comunicazione scritta e orale, ci sono gruppi, associazioni, persone interessate ad aiutarci, in cambio del nostro aiuto.
C’è una cosa che si chiama Verbling, e che pare essere fatta apposta.
Beh, ok, è fatta apposta.
C’è Lonweb, che è lì da sempre, ma nessuno apparentemente se ne ricorda.
E c’è Openculture, che lista centinaia di corsi di ogni genere – inclusi i corsi di lingue.
E c’è YouTube… io ieri sera ho fatto esercizio di spagnolo guardando un filmato da un lifestyle blog nel quale un tipo molto cool spiegava ad una polposa biondazza come si fuma il sigaro…

Diseducativo da impazzire, Eddie Ortega, ma al contempo educativo.
Ed una buona alternativa alle canzoni in spagnolo di Shakira.

Insomma, le risorse sono là fuori, e sono gratis.
Poi, ok, ci vuole coraggio.
Ci vuole coraggio e ci vuole una moderata dose di facciatosta, della quale noi italiani dovremmo essere dotati ampiamente.
E la consapevolezza che ogni percorso di apprendimento è costellato di errori.
La paura di sbagliare – che ci viene inculcata a scuola – è il nemico.

Naturalmente, queste sono considerazioni che non valgono solo per le lingue straniere.

E per dirla tutta, pensavo andasse peggio.
Continuo ad avere difficoltà notevoli coi passati remoti in spagnolo, ma per il finesettimana dovrei essere a punto.
Dedico un’ora al giorno al ripasso, dalle sei alle sette.
Meglio che guardare la TV.
Poi cucino parlando da solo in spagnolo – mio padre mi considera pazzo da legare, ma che ci posso fare.
Gia mi domando come sarà lavorare sul francese usando una grammatica tascabile*** ed il manuale de L’Appel de Cthulhu.
In fondo, le ossa sul francese me le sono fatte coi fumetti (Yoko Tsuno e Blake & Mortimer) e coi romanzi di fantascienza e fantasy.

Se poi tutto dovesse andare come deve, non mi dispiacerebbe buttare un occhio al portoghese – con lo scopo dichiarato di leggere le splendide (a vederle) antologie dieselpunk che stampano in Brasile****.

Che poi è per questo che si imparano le lingue straniere – per vedere cosa fanno gli altri.
Per questo è importante.
Oltre che per tenere la ruggine lontano dal cervello.
Siamo ospiti di un mondo vastissimo, ma non poi così vasto.
È un mondo zeppo di gente.
Ed io sono un gran chiacchierone.

—————————————————

* E che avevo sempre pensato fossero una cosa che si erano inventati per il film La Ruota di Scorta della signora Blossom… del quale uno di questi giorni dovremo parlare.

** “Scusi, dov’è il bagno” è una delle tre frasi fondamentali da conoscere per cavarsela in ogni situazione. Conoscevo un tale che conoscendo quella sola frase in giapponese, riuscì ad attraversare Tokyo a piedi chiedendo indicazioni ai passanti.
Le altre due frasi sono, “Aiuto, mi sono perso!” e “Ciao, sei sposata?”

*** Devo dirmi particolarmente soddisfatto delle Grammatiche pratiche della Zanichelli… che poi non sono grammatiche, ma corsi in 12 lezioni sulla grammatica essenziale, con annesso CD per la pronuncia.
Funzionano.
Hanno il difetto di costare care e salate, e di essere stampate su carta ultrapatinata che si sgualcisce solo a guardarla. Ma sono valide.

**** Come dite?
Fanno dei libri di fantascienza e dei giochi di ruolo spettacolari anche in Polacco e Ungherese?
Come se non me lo fossi già annotato…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “Allegri cittadini di Babele

  1. In polacco i gdr li fanno, cioe` li facciamo, eccome :)!

    http://wydawnictwogramel.pl/

  2. Come ho già detto da qualche altra parte, ho provato anch’io qualche mese fa a cominciare ad imparare l’inglese (a scuola ho fatto francese, ma ricordo solo il colore della copertina del libro). Ma è arrivato un segno dal cielo che mi ha avvisato: si è immediatamente rotta la scheda audio del PC! Uomo avvisato mezzo salvato, perciò…

  3. Oddìo… dovrei così tanto rimettermici con il Tedesco… Detesto un po’ il Tedesco, ma credo che sia perché lo so poco poco. Non abbastanza per leggere, quanto meno. Ma quel che so, l’ho imparato litigando di qualità del legno di larice e perdendomi per Vienna. Ogni volta che vado in Austria mi compro un libro, con l’intenzione di leggere senza dizionario, fare progressi eccetera eccetera – solo che poi non lo faccio mai.
    Quanto a “dov’è il bagno?” confesso di averci provato con il Russo. Prima di partire per un viaggio in Russia ho imparato l’alfabeto cirillico e mi sono fatta insegnare qualche variazione su “Dov’è”?
    Oltre al bagno, c’erano “Scusi, dov’è il telefono?” e “Scusi, dov’è il consolato italiano?” Tanto poi è una frase dalle molteplici applicazioni… E in effetti me ne sono andata in giro per Mosca da sola, chiedendo indicazioni a destra e a mancina…
    Salvo scoprire che il telefono e il bagno tendono a risolversi a gesti, mentre consolati, palazzi e teatri vari comportano lunghe spiegazioni, e saprò anche chiedere dov’è il Palazzo d’Inverno, ma se poi non capisco la risposta, siamo daccapo.
    Per cui sì, forse anche il Russo richiederebbe qualche cura in più.

  4. Io sto seguendo un corso di Esperanto, invece. Ok, lo parlano in quattro, ma è una lingua estremamente interessante, semplice (il che non significa che ha poche regole, ma che ha quelle necessarie e non ci sono eccezioni) e, in un certo senso, propedeutica a una migliore comprensione dei meccanismi che stanno dietro le varie lingue. Inoltre ha una comunità molto agguerrita, per cui corsi e grammatiche te li tirano dietro (anche se in libreria non trovi mai nulla).
    Prossimo step? Beh, affrontare qualcosa di europeo, come lo spagnolo o il francese. Come si dice, la vita è troppo breve per imparare il tedesco!

  5. Il tedesco sarebbe molto utile – è una qualifica richiesta in un sacco di posti di lavoro, e come diceva quel tale, è sempre un vantaggio conoscere la lingua dei conquistatori.
    Ma io, per quest’ultimo punto, mi concentro sul cinese.

    Io a questo punto piuttosto che l’Esperanto, ritorno al Latino – avendo bluffato per tutto il periodo del liceo, mi parrebbe il caso, ora, di impararlo davvero.

  6. Io nei ritagli di tempo sto imparando il russo (e il bambara, ma per altri motivi ed è lingua praticamente solo orale). C’ è tantissima roba da leggere in russo agratis su internet.
    Non ho particolare amore per i manga o altro, per cui non ho particolari motivazioni per il giapponese, ma prima o poi una lingua extraeuropea vorrei impararla
    (Al momento leggo/comprendo correntemente inglese, tedesco, spagnolo, francese, portoghese e con un po’ più di sforzo olandese, ma sono tutte lingue apparentate).
    Bei siti.

  7. A me sta venendo una mezza voglia di imparare il tedesco, anche se so che sarà una cosa lunga e difficile. Ma come si dice, non c’è nessun atteggiamento mentale che può aiutarti ad imparare a nuotare fintanto che te ne stai a bordo vasca, quindi… Più che altro avrei dovuto impiegare meglio tutto il tempo che avevo fino alla primavera scorsa, che adesso faccio fatica a trovare quello per andare in bagno…
    L’esperanto invece non mi ha mai convinto. Sarà razionale e ideale finché si vuole, ma per le lingue la cosa fondamentale è che siano parlate e che abbiano una vita, fra l’altro evolvono in continuazione e una schematizzazione rigida salterebbe in ogni caso.

  8. @Marco
    Hai tutta la mia invidia.
    Il bambara suona interessante, ma credo che per me avrebbe la priorità il babilonese (è uscito un Teach Yourself Babylonian che mi tenta da mesi…)
    Per il giapponese, ti dirò, più che per i manga, mi interessano i film.
    I libri sono e credo saranno sempre fuori della mia portata, purtroppo.
    Fra le lingue extraeuropee, l’arabo è molto interessante, ma ne esistono troppe varianti.
    Il coreano dicono non sia male.

    @Stefano
    Se è una consolazione, io credo che questi attacchi di apprendimento furioso compaiano sempre quando gli impegni sono eccessivi.
    Ribadisco che il tedesco è un’ottima scelta.
    Io ahimé, oltre a Ich bin ein Berliner, non so dire altro.

  9. Ogni volta che vado all’estero mi sforzo di leggere dei quotidiani locali per tutta la durata del mio viaggio.
    Escludendo l’inglese, che a livello di lettura padroneggio bene, è stato interessante districarmi nello spagnolo, abbastanza comprensibile. Meno nel francese parlato in Quebec (io non capisco nulla di francese) e nel tedesco, di cui comunque ho imparato qualche frase di sopravvivenza basilare.
    Certo, con Internet è possibile continuare all’infinito questi esercizi autodidattici e magari lo farò.

    Una cosa che mi sorprende sempre quando parlo con qualche immigrato nordafricano (qui non mancano) è il buon livello d’italiano che padroneggiano dopo pochissimi mesi di permanenza nel nostro paese. Per la serie “si fa presto a prenderli in giro, ma in realtà…”

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