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Il sistema, o i suoi componenti?

19 commenti

Quella che vedete qui sotto è la mappa mentale che raccoglie i differenti modi in cui un blogger può guadagnare.
È presa da un sito che si chiama ProBlogger, da una pagina che si intitola Make Money Blogging.
Abbastanza chiaro e diretto, no?
Bene.


Sorvoliamo sul fatto che alcuni di questi metodi nello specifico neppure sappiamo cosa siano. Riassumiamo i rami principali…

. Vendita di prodotti – materiali o virtuali
. Pubblicità e Affiliazioni
. Servizi a singoli o gruppi
. Varie ed eventuali

Ora, prima che qualcuno cominci ad uggiolare, vorrei mettere in chiaro che conosco persone – persone reali – che con un mix dei sistemi indicati qui sopra, fatturano dai 30.000 ai 50.000 dollari l’anno.
In un caso specifico, conosco una ragazza negli Stati Uniti che, studiando, incassa 35.000 dollari l’anno grazie a programmi di affiliazione (un a-store di Amazon), pubblicità online (il famigerato AdSense) e la vendita di ebook.

E ora qualcuno mi dirà che, beh, sì, ok, ma loro sono in America.
Ed è vero!

O, piuttosto, siamo noi, che siamo in Italia.

Vogliamo fare un rapido elenco del perché quella mappa mentale non ha alcun significato nel nostro paese?

1 . bacino d’utenza troppo ristretto
Se scrivo il mio blog in Italiano, se pubblico il mio ebook in italiano, se organizzo il mio corso online in italiano, posso sperare in un massimo di circa 30 milioni di utenti (basandoci sui dati del 2010).
Se passo all’inglese, posso contare su due miliardi e trecento milioni di utenti.
L’uso della lingua nazionale mi condanna ad un mercato di nicchia.
Ma anche così, la nicchia è molto ampia.

2 . il sistema fiscale è contro di noi
Una triste verità, che non riguarda solo le attività online – l’impressione è che tale sia il terrore di una possibile microevasione a bassissimo livello 8ragazze che fanno le babysitter, studenti universitari che danno lezioni, liceali che creano siti web… tutte categorie che colerebbero apicco l’economia se non rilasciassero ricevuta fiscale), che alla fine ogni possibile apertura al mercato sia sabotata sul nascere.

… il che è probabilmente il motivo per cui Amazon.it non vi permette di aprire un a-store.
O forse no.
Di sicuro, i vostri ricchi proventi, Amazon.it ve li può versare solo su conto bancario con bonifico o assegno.
E neanche tutti – l’attivazione di un account Createspace, per produrre libri in cartaceo e distribuirli attraverso Amazon, non è una opzione aperta al mercato italiano. Poiché Createspace richiede un conto bancario d’appoggio, ma non contempla le banche italiane come possibilità.
O avete un amico a San Marino che possa incassare a vostro nome, o niente libri in cartaceo autoprodotti su Createspace.
(il che cola a picco la mia idea di pubblicare in cartaceo la mia tesi di dottorato come paperback).

3 . … e poi comunque gli italiani non clickano
… e su questo ho dati abbastanza interessanti da un sito web che per tre anni ha offerto in vendita novità discografiche non disponibili sul mercato italiano, a prezzi fortemente competitivi (circa il 40% in meno dei normali canali), attraverso un programma di affiliazione con una serie di negozi online.
Musica, vorrei aggiungere, diretta ad una folta popolazione di fan, che in tre anni, non hanno mai clickato sui link dell’affiliazione.
Meglio ordinare gli stessi dischi da rivenditori più costosi, per poi pavoneggiarsi sui forum “perché io posso permettermi gli import…”
Ma è anche meglio di così.
Perché in fondo, per fare un acquisto online, tocca tirare fuori i soldi di tasca.
E badate che acquistare attraverso un affiliate program non comporta maggiorazioni di prezzo (i pochi centesimi che vanno all’affiliato escono dalle tasche dell’azienda, non da quelle del cliente)…
Ma negli stessi tre anni, i circa duemila visitatori quotidiani, non hanno mai clickato su una singola pubblicità AdSense…
E clickare su adsense è gratis.
Il sito in questione è momentaneamente in ibernazione.

Perciò, sì, la lingua, sì, le tasse, ma ammettiamolo – gli italiani non clickano.

4 . … e in linea di massima non vogliono pagare
Potrei citare dati miei o di vari amici – il passaggio di un ebook dallo scarico gratis allo scarico a pagamento, con un prezzo di 99 centesimi, significa una riduzione di due ordini di grandezza degli scarichi.
Da 1000 passiamo a 10.
Il pulsante delle donazioni causa comunque una riduzione negli scarichi (pudore? stizza?), ma il numero di donazioni è comunque di due ordini di grandezza inferiore al numero degli scarichi.
Una donazione ogni 100 ebook scaricati.
Improponibile poi l’idea di far pagare l’accesso ad un blog, o di fare posta comando (come quelli del Piano Bar del fantastico) a fronte di una donazione.
Perché pagare qualcuno per fare quyalcosa che farebbe comunque, perché gli piace?

Ma della passsione che non (si) paga, abbiamo già discusso.

5 . senza contare quelli che
. non hanno la carta di credito
. hanno la carta di credito ma non la usano online per non essere truffati
. non hanno paypal
. non leggerebbero mai un ebook perché la carta ha tutto un’altro odore
. non si fidano della rete (però la usano per scaricare porno da siti russi)
. loro comunque l’avrebbero fatto meglio (e quindi lo boicottano)
. comunque questochissicrededessere?!

Per cui l’impressione è che, da una parte, gli italiano siano refrattari al verbo pagare.
E che in seconda battuta, siano estremamente ostili all’idea che tu, chiunque tu sia, possa ricavare un onesto guadagno fornendo loro un servizio di qualsiasi genere.
I servizi, per gli italiani, sono dovuti.

Ma… è abbastanza interessante notare che nessuno dei problemi qui sopra è scritto nel nostro codice genetico.
Si tratta semplicemente di un problema culturale.
Il che significa, che qualcuno prova, nel nostro paese, a fare della rete uno strumento per guadagnarsi onestamente qualche centesimo fornendo un servizio, esattamente come accade in ogni altro angolo del pianeta, l’idiota, non è lui.
È chi si ostina a vivere nel 1958.
Come al solito.
Siamo zavorrati dagli idioti.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

19 thoughts on “Il sistema, o i suoi componenti?

  1. Come ho già avuto modo di scrivere il discorso del bacino d’utenza minore sta diventando una scusa per troppe cose.
    Forse non potremmo puntare ai 35000 $ annuali, ma ai 3500 $ sì. Io mi accontenterei, sai?
    Il problema è che si sono tutti gli altri ostacoli che tu elenchi. Ci sono e paiono ben radicati nel DNA italiano.
    Il più disgustoso riguarda quella bella abitudine ad avere tutto gratis “che tanto da qualche parte si trova”. A seguire tutti gli altri, compresa l’assurda diffidenza nei confronti della carta di credito (ma solo quando fa comodo) etc etc.
    Cambieranno le cose? Vedendo le nuove generazioni… mmm…

  2. Molto esauriente Davide, come tutti i tuoi articoli.
    Hai pienamente ragione, a muoversi solo sul mercato italiano ci sono tutta la serie di problematiche da te sottolineate. Sono una persona molto positiva, ma ahimè, non credo che le nuove generazioni, seppur più avvezze e improntate a una mentalità “internazionale”, possano cambiare la situazione. Perché in ogni caso vogliono sempre botte piena e moglie ubriaca, ovvero servizio a prezzo zero, pretendono quello che loro non fanno per gli altri. Spesso parlando con scrittori esordienti ho chiesto loro: “quanti libri di autori sconosciuti hai comprato?”. Devo scriverla la risposta? Però poi loro si lamentano quando gli dici la tiratura del loro libro.

  3. un post tristemente vero… Tuttavia non perderei le speranze nelle nuove generazioni… Dai, ti do una buona notizia: ora CreateSpace è disponibile anche per noi terzomondisti! 😀 c’è un articolo in proposito sul blog Caponata Meccanica, che non posso linkare perché scrivo dal cellulare… È un inizio! ^^

  4. Io ti direi senza esitazioni di passare all’inglese e, scusate il cattivo francese, fottertene.

  5. @gherardo
    Buona notizia, sì.

    @Umberto
    Io posso anche organizzarmi e fuggire.
    Ma il sistema resta una trappola per tutti coloro che non possono .
    Insomma, a me i problemi piacerebbe risolverli, non aggirarli 😉

  6. Condivido in pieno. Il problema non è genetico, come vorrebbero farci credere- è culturale. E la cultura si può cambiare. Non facilmente, no.
    Ma si può fare.
    Io sto studiando i vari approcci per “guadagnare” (parola grossa) qualcosina sfruttando i consigli di blogger statunitensi. Finora i risultati migliori li ha dati l’affiliazione con Amazon, ma anche lì occorre insistere in continuazione per far recepire il messaggio. Il pulsante delle donazioni, dopo un inizio incoraggiante, è lì a prendere polvere. Non parliamo degli annunci da cliccare.
    Preferirei far leva sulla correttezza e sull’appoggio volontario dei miei lettori piuttosto che infarcire il blog di pop-up e pubblicità… ma sarà un percorso lungo e travagliato. 😀
    Io ho ormai preso l’abitudine di donare 1-2 euro (o dollari) mensili ai blog che seguo con costanza. Voglio dire, perchè non dovrei farlo? Non leggo più riviste da edicola, e gli articoli che trovo sul Web sono infinitamente più interessanti, curati e adatti alle mie esigenze.
    Qualcuno, insomma, ci ha messo impegno e passione.
    Dovrei fare a meno di donare perchè “tanto gli piace quello che scrive”?

  7. Anche i miei blog sono affiliati a noti store online, di solito sono link appena visibili perché non mi piace sbandierare pubblicità e robe simili. Di click ne ricevo molti ogni mese, di acquisti pochi pochi.
    Ammetto però che un accredito mi è arrivato, perché un mio blog-lettore ha cliccato su uno dei miei link a un libro, e poi deve aver fatto delle ricerche partendo da lì, e alla fine si è comprato una macchina fotografica ^_^ botta di sederino per me! ^_^

  8. Da mesi pubblico in cartaceo con createspace, che è così economico che ha soppiantato il mio tipografo locale per gran parte degli ordini. Non fa grandi numeri pero paga. Amazon mi paga col bonifico internazionale o assegno a seconda di quale amazon ha fatto le vendite.

    Il problema è solo culturale e linguistico. Io nei mesi buoni quando ho release nuove arrivo anche a fatturare oltre 2000 dollari, poi è la conversione in euro, le tasse e le royalties pagate agli autori mi rendono povero 🙂

    NB: al 90% vendo ebook.

  9. Ah e un noto sito di scommesse online a suo tempo mi offrì 1500 dollari l’anno per mettere un suo link seminascosto su ogni pagina. Non l’ho fatto per mie remore morali però sarebbero stati soldi.

  10. Grazie delle informazioni, Andrea.
    No, non sul link occulto per il gioco d’azzardo (anche se…), su Createspace.
    Pare che le cose stiano cambiando in fretta, e quindi prossimamente verrà il momento di provare e vedere cosa succede.

  11. E’ interessante ciò che scrive 1giobblin.
    Confesso di non aver mai preso in considerazione l’ipotesi di dover effettuare una sia pur minima donazione ai pochi blog che ultimamente mi capita di frequentare.
    Non sono un blogger, non ho un blog e forse non conosco a fondo la vostra realtà. Fino a pochi mesi fa non ne avevo mai consultato alcuno. Non so neppure se per voi ha un costo la gestione del blog.
    Mi sono imbattuto circa tre mesi fa, per caso, nel blog “Senza errori di stumpa”, mi è piaciuto, lo frequento ed ho anche comperato un libro dell’autrice. Da quel blog sono passato a quello di Davide. Lo trovo ricco di spunti e di riflessioni, ma ritenevo che al blogger interessasse unicamente avere un seguito ed essere letto, condividere le proprie idee ed opinioni senza alcun fine di lucro.
    Io mi occupo di finanza, so che esistono dei blog a pagamento che offrono view di mercato, fanno della consulenza. In questo caso offrono un servizio preciso e mirato, ma in un blog generalista il piacere della lettura e delle idee condivise non dovrebbe essere l’unico fine?
    Io intendo il blog come una porta aperta di una casa, dove il blogger mi invita ad entrare, a visitare la sua dimora, a fare due chiacchiere nel suo salotto, spinto solo dal desiderio della condivisione e dal piacere dell’ospitalità. Poi ci sono altri tipi di blog, dove la porta è chiusa e per entrare bisogna bussare e pagare un’utenza. Ma quella non è una casa accogliente e disinteressata, è un albergo.
    D.

  12. Daniele, quando tu vai a casa d’amici non gli porti neanche una scatola di cioccolatini?

  13. Il problema è solo culturale, gli italiani vogliono i servizi senza doverlii pagare, vogliono tutto gratis e pensano che gli sia tutto dovuto.
    Sbagliano, naturalmente il guaio è che anche dalle nuove generazioni non vedo nessun segnale di tendenza in via d’ inversione.

  14. @Daniele
    Il bello dei blog è che li si può utilizzare e interpretare come si preferisce, da qui le ennemila variabili e variazioni che si trovano nella blogosfera. E’ altrettanto vero però che la demarcazione netta pago/non pago al di fuori delle nostre frontiere virtuali praticamente non esiste.
    Parliamoci chiaro, l’arcadia del blogger gentile che svolazza di sito in sito è un mito. Ogni blogger hai suoi legittimi interessi, un lato economico di cui tener conto e una vita da sostenere. Se ci riesce senza la Rete, tanto meglio. Se integra con qualche dollaro qui e là, dov’è il problema?

  15. Secondo me ci vorrebbe una legge che obblighi le compagnie telefoniche a versare una parte dei loro introiti ai siti/blog visitati dagli utenti. Se ci pensate bene telecom, infostrada, fastweb, ecc, guadagnano un mucchio di soldi dagli abbonamenti a internet sfuttando il lavoro di persone che arrichiscono la rete di contenuti e informazioni. Magari si potrebbe proporre una specie di “8 per mille” da prelevare dall’abbonamento.

    • Squirek, considerando che ci sono portali e webzine che ci rebloggano e generano contenuti, mietendo proventi pubblicitari, senza neanche notificarci il fatto che riciclano i nostri contenuti…
      Non è facile.

  16. Squirek, la tua legge sarebbe l’equivalente di un finanziamento statale ai siti porno che fanno il 30% del traffico internet mondiale, e che non hanno bisogno di soldi. Poi “ci vuole una legge”, scusami, è la classica risposta dell’italiano cattocomunista (non dico che tu sia l’uno o l’altro o entrambi, per carità, ma siamo tutti influenzati da queste due malsani spettri in italia).

    Ci vogliono le persone che mettano i soldi dove mettono la bocca, che rispettino il lavoro degli altri, e ci vogliono al limite MENO leggi e limitazioni, e basta. Secondo me tutto questo accadrà col mutamento culturale causato dalla crisi economica… forse. L’attuale governo sta forse andando nella direzione giusta, sempre che riesca a realizzare quello che promette. Vedremo se sono chiacchiere o fatti.

    Chiedo scusa al padrone di casa per la mia tirata “politica” che di solito non è nelle mie corde. Ma vivendo di rete, la questione mi sta a cuore.

  17. Pingback: La dignità di un blogger: un decalogo | Plutonia Experiment

  18. Posso dire una cosa?
    Porno!

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