strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Nuvole nere sulla prateria

7 commenti

H.P. Lovecraft, che di certe cose se ne intendeva, sosteneva che la più forte emozione dell’uomo è la paura, e la paura più profonda è la paura dell’ignoto.
Che è poi, se ci pensate, il motivo per cui i romanzi di vampiri, là fuori, non sono più schedati come horror, ma come urban fantasy, o paranormal romance.
Perché di ignoto, sul vampiro, ormai c’è poco.
Difficile costruire tensione e aspettative su qualcosa che tutti conoscono, che tutti considerano familiare.
Non fa più paura.

E lo stesso vale, ovviamente, per gran parte degli orrori lovecraftiani – per cui di solito cerchiamo di distinguere i discepoli di HPL dai semplic perpetratori di pastiche perché i primi hanno imparato la lezione, gli altri lasciano solo cascare dei nomi zeppi di consonanti nel posto giusto.

E la lezione l’hanno imparata, e bene l’inglese Steven Savile, autore ed editor con una lunga esperienza nel campo dei tie-in, e l’americano David Niall Wilson, altro autore con un solido mestiere ed alcune buone prove all’attivo.
Il loro Hallowed Ground (2011, disponibile come ebook per circa tre euro) è un ottimo weird western, che fila come un diretto e garantisce dei brividi onesti, giocando proprio sul potere dell’ignoto.
La trama segue tre personaggi principali – il misterioso ed inquietante Deacon, che viaggia con una specie di freak show in un west deserto e sottopopolato; il progressivamente sempre più terrificato Provender Creed, un desperado che ha visto decisamente troppo per la sua salute; e Mariah, salvata da morte certa nella prateria da un ambiguo venditore di olio di serpe, e destinata a svolgere uno sporco lavoro.
Sullo sfondo, ricostruita attraverso documenti ritrovati, sogni e visioni, la storia di Elizabeth e Benjamin, coinvolti in un oscuro patto con un personaggio che alligna agli incroci, e creature non umane desiderose di vendetta.
E non viene fatto neanche un nome.
Niente Cthulhu, Satanasso o Baron Samedi.
Niente Necronomicon, niente Chtaat Aquadingen, niente di niente.

Le creature che cercano di fare la pelle al povero Creed non hanno un nome, non hanno neanche una descrizione definita.
Ma se il primo scontro del pistolero coi suoi avversari è un piccolo gioiello di sintesi e azione, l’approccio impressionista – una piuma nera, un movimento innaturale della testa – paga.

Descrizioni asciutte ed economiche, dialoghi all’osso, un crescente senso di inquietudine e la presenza di infiniti elementi che sono, forse, riconoscibili, ma non vengono mai identificati.
Il trucco è tutto qui.
Nuvole nere si addensano sulla malandata comunità di Rookwood.
Antichi dei camminano sulla terra.
Il tempo scorre in maniera discontinua.
Hallowed Ground è un ottimo romanzo, scritto benissimo e che mantiene tutte le promesse della copertina.

Ed è divertente scoprire – dal blog di Saville – che il libro nasce quasi per scherzo: un sito web, anni addietro, sbagliò il titolo della storia di Saville, The Hollow earth, facendola diventare Hallowed Earth.
Saville e Wilson cominciarono a scherzare sul fatto che quello sarebbe stato, in effetti, il titolo del loro prossimo lavoro a firme congiunte.
E poi lo fecero davvero.

Tanto per dimostrare che le buone idee non crescono sugli alberi.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Nuvole nere sulla prateria

  1. Sembra interessante. Un misto di Deadlands e di un certo filone di Lansdale. Per tre euri lo prendo di sicuro.

  2. Mò basta, a forza di comprare romanzi che segnali mi sto svenando XD
    Come al solito mi ritrovo con più libri da leggere che tempo per farlo, ma mi consola sapere di non essere il solo…

  3. @ Mr. Giobbin.
    Non sei solo. 😉
    @ Davide bello questo connubio tra Lovecraft, Lansdale e Wild Wild West. 😉

  4. Non sembra male, anche se per leggere di weird west devo essere proprio predisposto a farlo…
    Bizzarra la scelta di lasciare molto sfumate le creature.

  5. Mi interessa! Compro! Grazie per la segnalazione!

  6. ho appena cominciato a leggere i racconti western di leonard, quindi una variante weird sul tema ci potrebbe stare 😉

  7. Non so quanto intenzionalmente, ma gli avversari indefiniti e sfuggenti (con tanto di particolare della penna nera) richiamano anche gli scagnozzi del Tristero, ne “L’incanto del Lotto 49” di Pynchon.

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