strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Business Plan, chi era costui?

12 commenti

Questo è una specie di post del piano bar del fantastico.
Ma non tratta un argomento fantastico.
Perciò leviamoci dai piedi questo pianoforte, e veniamo al punto.

Angelo Benuzzi chiedeva, sabato passato

Chi di voi (non Davide) sa come si stende un business plan?

Ora, grazie per la fiducia, Angelo, ma io non è che sia un esperto.
Ho letto un manuale.
Quasi due.
E un po’ di materiale online.
E poiché questo blog sta diventando anche un blog di servizio, facciamo un piccolo quadro generale sul Business Plan per tutti gli avventurieri là fuori.
Una cosina rapida.
Cos’è.
A cosa serve.
Come si stende.
Perché noi valiamo.

Mai letto.
Però esiste.
Magari può aiutare.

Il Business Plan – che potremmo tradurre con piano di sviluppo d’impresa – è un documento, normalmente un testo, che rappresenta la mappa del nostro ipotetico business*.
Cosa intendiamo fare, perché qualcuno dovrebbe volerci pagare per farlo, come intendiamo farlo e quali mezzi abbiamo a disposizione per farlo.

In America, il business plan è considerato un documento essenziale per l’avviamento di una impresa, semplicemente perché è col business plan che io vado in banca, e faccio finanziare la mia impresa nascente.
Molte scuole superiori offrono corsi di Business Administration.
E poi c’è il Master in Business Administration – due anni, circa 60.000 dollari, al termine del quale si sono acquisite le nozioni essenziali, s’è fatta pratica (magari con stage in azienda) e si è sviluppato un business plan.
Esco dall’esame di MBA, entro in banca, e se tutto è ok, sono in affari.

Questo tipo di businesplan è quindi uno strumento doppio:
. descrive gli ingranaggi ed i meccanismi essenziali per la creazione del mio business
. e lo fa in maniera abbastanza convincente da persuadere la banca a finanziarmi

Bello liscio.

E sì, qui da noi, è improponibile.
La banca vuole che io entri per fare un cospicuo deposito, o casomai accendere mutuo per la casa, non per chiedere un capitale di rischio per una attività… specie se quella attività è nuova o insolita.

Ma il business plan ha una utilità più immediata ed interna.
Serve a me, che sto per avviare la mia attività, per chiarirmi le idee, e mettere tutto nero su bianco, per non perdermi per strada.
Sono qui, seduto in fondo alle colline dell’Astigianistan (o altra area depressa di vostra scelta), ho un PC e una connessione a internet,e tutte le mie competenze, come faccio a pagare i conti (primi fra tutti, luce e connessione a internet)?
Sono in gamba, conosco un sacco di cose (e ricordate, ciascuno di noi conosce un sacco di cose), ho un po’ di idee.
Per ciascuna traccio un piano rapido e speditivo.
Poi valuto qual’è quello che è più promettente.

Quindi, veniamo ai dettagli…
Il business plan canonico “all’americana” – e che va bene a qualsiasi scala, dall’attività svolta nel weekend alla multinazionale – ha la seguente outline:

. Riassunto – la nostra idea, in breve
. Descrizione dell’azienda – impresa individuale, SpA, cooperativa… ma anche i diversi settori e dipartimenti, i diversi blocchi che costituiscono l’azienda
. Prodotti o servizi – cosa facciamo per i nostri clienti, cosa produciamo, cosa vendiamo
. Analisi di mercato – a chi lo vendiamo, qual’è la richiesta, qual’è il bacino di utenza
. Strategie di marketing e vendita – come raggiungeremo i potenziali clienti e come riusciremo a convincerli a comperare
. Organizzazione e management – chi fa cosa, chi comanda, chi si prende le responsabilità
. Dati finanziari – i soldi, quanti ne abbiamo in cassa, come sono ripartite le spese, la situazione fiscale, i cespiti
. Richiesta di finanziamento – quanti soldi ci servono, un riassunto del perché sarebbe bello per loro darceli
. Appendici – se servono (ci mettiamo tutto quello che serve a raffiorzare l’immagine dell’impresa)

Si tratta quindi di un documento che richiede un sacco di tempo e di studio, deve essere scritto in un certo stile**, è una miscela ardita di esperienza nel campo commerciale e marketing***.
E sì, strano ma vero, ci ritroviamo ancora una volta a parlare di scrittura.

Ma se andiamo in solitaria, con un piccolo business individuale e orientato al web, possiamo accorciare l’outline, e procedere per punti…

. quale problema risolve ciò che io vendo?
. chi ha questo problema?
. perchè io sono lapersona migliore per risolverlo?
. cosa mi serve per partire?
. quanto tempo intendo darmi prima di decidere che è stato un errore?

Esercizio – rispondere alle prime due domande con una sola frase che stia in un SMS.
È possibile, aiuta a focalizzarci.

E attenzione – che io sia un idraulico che lavora a chiamata, che io faccia berretti di lana lavorando a maglia o che io scriva romanzi e li distribuisca autoprodotti in formato elettronico, il modello stringato qui sopra è esattamente lo stesso.
Provare per credere.

Naturalmente, il business plan da solo non risolve nulla.
Ma è indispensabile per definire il nostro progetto.
Il 97% delle imprese individuali avviate negli ultimi cinque anni è fallito in capo a due anni.
Quelle che ancora tirano, avevano un business plan – anche se non sapevano che si chiama a quel modo.

Ci sarebbe poi la questione della Vision e della Mission, ma quelle, casomai, le discutiamo un’altra volta.


  • Per cui sì, potremmo anche fare una mappa mentale, del nostro business plan

** Un po’ come una proposta di ricerca – è da lì che arrivo io, come base.
Ed anche quello non ce lo insegnano all’università – io ho sopperito con un bel manualone di 300 pagine su come si scrivono le proposte di ricerca.
Risultato?
Due proposte accettate, una bocciata.

*** Ma attenzione – niente balle nel business plan.
Un business plan disonesto significa solo problemi.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

12 thoughts on “Business Plan, chi era costui?

  1. Come sempre, hai fatto un ottimo lavoro. Io ho studiato un po’ b.p., non tanto da poterlo insegnare, ovvviamente: L’hai spiegato benissimo. Ed evidenzierei particolarmente l’ultima nota… auguri!

  2. complimenti per la (solita) precisione e incisività: sempre dritto al sodo! Non ho esperienza di queste cose, quindi mi fido sulla parola di quello che dici. E, per quanto potrà sembrare forzato, proprio in questi giorni avrei intenzione di iniziare una piccola attività extra, e il tuo post diventa prezioso!

  3. strategie evolutive: al posto giusto nel momento giusto.

    In bocca al lupo per la nuova attività, Tim!

  4. Complimenti, un lavoro pulito e puntale, oltre che utile! Penso che questo sia uno dei blog più utili e interessanti che ho trovato sul web.
    Una curiosità, qual’era il manualone di 300 pagine sulla proposta di ricerca? Devo scriverne giusto una in questi giorni…

  5. Quello raffigurato qui sopra, Michele – The Zen of Proposal Writing.
    È generico – nel senso che affronta la questione proposta in ambiti molto diversi, dalla proposta per un romanzo a quella di un appalto per fornire vettori alla NASA – ma è chiaro, ben scritto, e intelligente.
    C’entra un po’ poco con lo Zen, ma lo perdoniamo😉

  6. Grandioso, per tante cose sei un maestro di sintesi. Io per dire cose simili avrei messo giù 3000 parole…
    OT
    la barra di progressione della tesi è semplicemente meravigliosa
    /OT

  7. Ho capito pure io…

  8. da qualche parte nel business plan, direi nell’analisi di mercato, di solito chiedono anche una analisi dei concorrenti e della loro offerta, e non è male scriverci perché quello che offrireste voi è meglio di quello che fanno tutti gli altri.
    non ho basi teoriche, ma quando ho dovuto farne uno, mi è stato chiesto di metterci anche quello.
    il mio consiglio è però: se riuscite, non fatelo da soli. di qualsiasi cosa vogliate occuparvi, avere qualcun altro con cui condividere le responsabilità e i compiti è una via di salvezza, e diventa essenziale quando (questo capita credo a tutte le attività) ci si rende conto che non ci si può occupare solo della produzione ma si devono dedicare risorse all’amministrazione.
    e la pura e semplice amministrazione è un costo che non si può non mettere in conto. sigh.

  9. Ottime osservazioni.
    Grazie del contributo.
    Quello della concorrenza è un dettaglio interessante – se non c’è concorrenza, può darsi che non esista neanche il mercato.
    A questo punto, vale la pena di crearlo, o c’è un buon motivo se nessuno l’ha creato prima?

  10. Pingback: Google Alert – BUSINESS NEWS – Easy News Press Agency | Easy News Press Agency

  11. riporto in auge questo post perchè, avendo appena finito di vedere un video del TED Talks attinente, mi chiedevo cosa ne pensi di questa affermazione, direi, totalmente contraria a quello che si diceva da queste parti (e altrove aggiungerei):

    Peter Drucker era professore di filosofia prima di essere coinvolto in attività imprenditoriali e Peter Drucker dice: “La pianificazione è imcompatibile con una società e un’economia imprenditoriale.” Pianificare è il bacio della morte dell’impreditoria.

    PS
    grazie per la dritta su questi video😉 … ottimi nei contenuti, perfetti per capire come parlare in pubblico, interessanti scuse per migliorare il proprio inglese senza avere l’impressione di dover fare un compito ingrato, anzi😀

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