strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Pro o Fan? – un guest post

8 commenti

Il bello del guest post è, naturalmente, che facciamo lavorare un altro al posto nostro.
Immaginate quindi la soddisfazione nel poter mettere al lavoro un blogger che da 22 mesi non metteva mano alla propria pagina.

Il guest post riguarda proprio i motivi per cui la presenza di DJ MARU, il mio guest blogger, sul suo blog Land of Visual Weblog, si è interrotta.
È anche una interessante visione dall’interno di come una piccola attività individuale, indipendente e fondata sulla passione – DJ MARU (tutto maiuscolo, perché è ormai un piccolo brand) è quello che quelli fighi chiamerebbero un solopreneur – possa venire seriamente danneggiata proprio da coloro che quella passione dovrebbero condividerla.

Passo la palla al mio ospite.
Sarà un viaggio interessante.

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Quest’oggi sono ospite del blog di Davide. Sono assente dalla blogosfera oramai dal 31 gennaio 2011 almeno per quanto riguarda il mio lato hobbistico. Per tutto questo tempo mi sono infatti dedicato ad un’attività promozionale nel settore musicale con contatti e collaborazioni internazionali che mi hanno impegnato notevolmente.

Ecco una mia breve presentazione per chi di voi lettori ancora non mi conoscesse.
Sono DJ MARU, Dj ed event manager (dal 2001); fondatore, promoter e general manager di Matsuri ITALIA (dal 2009); promoter e Dj presso la webradio Loli-Pop STATION (dal 2012).

Il tema di cui mi è stato chiesto di parlarvi è la differenza sostanziale tra lavorare con professionisti e lavorare con i membri di un determinato fandom.

La mia attività come disc-jockey è iniziata per puro divertimento, in un locale torinese, durante una festa di compleanno. Niente di più semplice per uno che ha sempre ascoltato molta musica di tutti i generi e niente di più divertente che non far divertire i propri amici. Ma la prima domanda che mi è stata rivolta dal proprietario del locale dopo circa 1 ora di «show» è stata: «Quanto prendi?»
Chiaro sintomo che quello che stavo facendo piaceva e poteva avere risvolti lavorativi interessanti.
Dopo averci pensato su, ho detto il mio cachet.


E’ così che ho iniziato a lavorare nel settore dell’intrattenimento notturno: fornire un servizio (serata con DJ) in cambio di un compenso in denaro.
Ed ha funzionato per 6 anni – fino a che, a causa di una poco oculata decisione, ho iniziato a collaborare con un’altro Dj: molte serate pacco, pochi incassi, poca gente e cattiva promozione.
Tutte cose che mi hanno portato a mollare ed a cercare la mia strada.

«Cavolo» mi son detto «come posso organizzare le mie serate, lo posso fare anche per altri»

Con il tempo avevo infatti maturato esperienza, competenze ed abilità per crescere in questo settore pieno di squali voraci.
Non crediate che sia un mondo favoloso di sesso, droga e rock’n’roll: per quanto ho potuto vedere, chi si occupa ad alti livelli di intrattenimento notturno è solo interessato a schiacciare la concorrenza in tutti i modi possibili. E se voi siete appena arrivati, gli squali devono far sentire la loro pressione su di voi.

Ma veniamo all’argomento del post.
Nel 2009 ho iniziato la mia attività di promoter ed event manager fondando Matsuri ITALIA, un’agenzia promozionale con lo scopo di promuovere artisti giapponesi (musicali e non) sul territorio nazionale collaborando con altre Agenzie europee con lo stesso scopo.

Un settore piccolo, un target ben localizzabile ed in crescita grazie alla diffusione di Anime e Manga ed a sporadici concerti qua e là in Europa.

Nascendo dal nulla non ci si vuole esporre in modo azzardato. Il rischio d’impresa va valutato molto bene prima di iniziare un’attività.
La prima cosa che occorre è sviluppare visibilità: se la gente sa che esisti, inizia a seguirti, a fare richieste, ad esigere risposte concrete.
E dove c’è una necessità nasce un mercato.
Eh, bravo Christaller e le sue mappe esagonate.

In questi tre anni, i riscontri – sia finanziari che di pubblico – sono stati certamente molto più soddisfacenti all’estero (ho una buona fan-base in Francia, in Germania e nell’Est Europa) rispetto all’Italia.
Questo soprattutto per l’atteggiamento dei fan – tanto in veste di pubblico, quanto in veste di potenziali collaboratori.

All’inizio, l’attività è così piccola che basta una persona per gestire il tutto.
Aumentando le richieste, i fornitori, i clienti ed espandendo il mercato, diventa subito necessario cercare qualcuno che ti possa aiutare a svolgere il tuo lavoro. Dei Collaboratori e/o degli Impiegati.

Fate attenzione!
C’è differenza fra collaboratori ed impiegati.
Ad esempio nel settore promozionale possono esistere delle collaborazioni non retribuite (io aiuto te e tu aiuti me) ma se sono un tuo impiegato non ci sono santi che mi devi pagare per il lavoro che faccio. Che sia questo inerente o meno al mio campo di interessi.

Quindi ecco il vero grande problema di un’attività: venir pagati per quello che si fa.

I fan vogliono che tu offra un servizio per il bene collettivo.
I professionisti vogliono ricevere un compenso per il servizio che offrono.

Solo perchè mi piace quello che faccio non vuol dire che non abbia conti da pagare, spese per continuare a fare quello che faccio.

Organizzare un concerto di qualsiasi gruppo non è una cosa semplice: occorre pagare i musicisti, i trasporti, vitto ed alloggio, spesso il locale in cui si suona, eventuale strumentazione addizionale, gli imprevisti, le telefonate (spesso internazionali)…
E trovare i fondi necessari è molto complicato se l’evento non è mainstream.

E lavorare per i fan rende tutto estremamente difficile.
Anche perché questi esigono ma non supportano.

Quando si intavolano dei discorsi lavorativi, ci sono alcuni punti chiave che andrebbero osservati. Ci sono eccezioni ma a grandi linee questi sono i punti fondamentali:

1 – Stabilire quali sono gli impegni che le due parti prendono in carico.
2 – Stabilire un compenso appropriato per le attività da svolgere
3 – Stipulare un accordo scritto (Agreement) o contratto.
4 – Rispettare gli accordi e le scadenze

Il punto 3 in Italia può essere un’ottima prova per stabilire chi è un professionista e chi no.
Se dovesse capitarvi, domandatevi perchè non si vuole mettere tutto nero su bianco.
La risposta è semplice: perchè si vogliono cambiare le carte in tavola durante la partita.

Altro suggerimento: se fate accordi online tramite mail o chat non dimenticate di salvare ogni singola comunicazione.
Questo vi risulterà comodo in sede legale qualora ci fossero delle contestazioni.

I professionisti poi trovano un modo per pagarvi in qualche modo perchè sanno quanto vale il lavoro che svolgete. Raramente vi lasceranno con tutte le spese da pagare con la frase «Sai, non abbiamo i soldi per pagarti, ma ci farebbe piacere che tu venissi a suonare da noi».

Quando capitano queste cose, valutate bene quanto vi viene offerto come visibilità, immagine, compenso economico.
Fate bene i vostri conti.
Perché un professionista quando vi fa un’offerta ha già valutato la cosa: sa già qual’è il suo profitto e quale può essere il vostro.

Un fan vuole solo fare bella figura e poter dire l’ho organizzato io ai suoi pochi amici.
Corre a destra e sinistra solo per compiacere il suo idolo e non pensa minimamente al denaro.
Quindi manodopera qualificata a costo nullo.
Ma che porta anche profitti nulli.
Perché il fan segue l’idolo non i contratti o le direttive dei professionisti.

Ricordatevi una cosa: se decidete di lavorare a gratis sappiate che lavorerete sempre a gratis.
Meglio a quel punto cercarsi un secondo lavoro per pagare i conti che sottostare alla cosa.
Chi lavora, sia questo un musicista, uno scrittore o un panettiere, deve venir pagato per il lavoro che svolge ed il servizio che offre.

Se a voi «clienti» non interessa ciò che viene offerto, siete liberi di andarvene.
Nessuno vi obbliga.

Come mi disse una volta un organizzatore di eventi internazionale: «La gente si vuole divertire ed il divertimento si paga!! Se ha pagato e non si diverte è cattiva pubblicità! Se ti fai cattiva pubblicità è perchè qualcosa è andato storto. Trova il problema e risolvilo!»

Un professionista si tiene informato ed aggiornato in tutti i settori che coinvolgono il suo «prodotto».
Un fan vede solo il «prodotto» finito.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “Pro o Fan? – un guest post

  1. Pingback: Pro or Fan? – un Guest Post « Land of Visual Weblog

  2. “Ricordatevi una cosa: se decidete di lavorare a gratis sappiate che lavorerete sempre a gratis.
    Meglio a quel punto cercarsi un secondo lavoro per pagare i conti che sottostare alla cosa.
    Chi lavora, sia questo un musicista, uno scrittore o un panettiere, deve venir pagato per il lavoro che svolge ed il servizio che offre.”
    Penso che questa sia la lezione più importante da imparare. Specie in Italia, paese in cui il lavoro “artistico” viene considerato sempre più superfluo e sfruttabile… anche dagli appassionati stessi!
    E’ un controsenso terrificante.
    Complimenti al guest-poster, grazie per l’intervento, e in bocca al lupo per tutto! 😉

  3. Come se poi non ci fossero abbastnaza difficoltà di ordine meramente pratico ci si mettono anche i fattori ambientali. Tipo che nel giro degli eventi musicali c’è abbastanza nero da far contenta una famiglia di seppie. O che la proprietà di tanti locali (non tutti, per carità) è in mani decisamente poco raccomandabili. Last but not least, il concetto tutto italico che “non si paga”. Fuori dalle Alpi sì, qui no. Una sorta di ius soli che diventa ius sola.

  4. Io credo che la mentalità dominante sia

    perché dovrei pagarti, visto che sei come me?

    Ciò che scoccia davvero ai fan è che altri fan, che condividono la loro passione, si siano rimboccati le maniche e siano riusciti a farne un lavoro.
    Su questo, va naturalmente ad agganciarsi la solita idea del non voler pagare, comunque, mai.

  5. Come Davide sa io ho lavorato un po’ nell’ambiente della promozione musicale, per conto di una cantante italiana.
    L’ambiente non è tanto diverso da quello dell’editoria, nel senso che le pretese sono alte e le persone disposte a pagare per il lavoro svolto sono pochi.
    I locali tirano sempre al ribasso, mentre i musicisti che accompagnavano la mia assistita (fa figo dirlo) volevano giustamente essere pagati il giusto. Rimanevano pochi quattrini proprio per tutti quelli di contorto: assistenti vari, organizzatori, PR etc.
    Ovviamente il “rimanevano pochi quattrini” è un po’ surreale, visto che tra incassi buoni, sponsor etc i più furbi si spartivano la torta grande, lasciando le briciole agli altri.
    I fan, o presunti tali, avevano un sacco di richieste e la brutta propensione a pretendere tutto e subito. Ovviamente c’erano anche quelli molto più positivi e collaborativi. Per fortuna! Però l’etichetta del “fan” è un’altra che ti rimane incollata per sottolineare che qui di soldi non ce ne sono, però abbiamo tanta passione da condividere!

  6. Be’ io sento parlare mio fratello per esperienza, adesso ha un’agente che si preoccupa di cachet di concerti e di organizzare viaggi e tutto il resto. ricordo però qualche anno fa di aver sentito involontariamente – fino a un certo punto perché era mio fratello a dirmi di ascoltare – il responsabile agli spettacoli di un comune abbastanza grosso dirgli: “ci venga incontro.”
    capito?

  7. Davide se fai il like aprendo aprendo le pagine direttamente sul post non te li prende:-)

  8. Penso che l’ambiente sia un pò uguale ovunque (editoia musicale e non). Il problema che ho riscontrato in 3 anni di attività è il seguente: in Italia chi si occupa di promozione e produzione ha anche un lavoro che gli garantisce uno stipendio fisso a fine mese. Quindi è ovvio che non si vogliano sbattere. Quindi di conseguenza, il lavoro dell’appassionato viene messo in secondo piano.

    In paesi come Francia, Belgio, Germania ed Ungheria (nazioni con le quali collaboro abbastanza regolarmente), chi si occupa di Management e PR di artisti fa solo quello come lavoro. Quindi se non lavori non mangi e non ti fai neppure una birra con gli amici.

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