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Antipatie Holmesiane

11 commenti

Ho sempre trovato il dottor John Watson mortalmente antipatico*.
E mi rendo conto di non essere il solo.
Come dicevo altrove, la comunità holmesiana è a riguardo divisa in due campi opposti.
Ci sono i fautori dell’accoppiata Watson simpatico/Holmes antipatico, ed i fautori dell’opposta accoppiata, Watson antipatico/Holmes simpatico.
Non è una divisione così netta, badate, e molti vi dirannocon una spallucciata che loro non si son mai posti il problema.
Ma nel momento in cui voi lo ponete a loro…

Ora, è importante notare che i film tendono a complicare le cose.
Nei film, se Holmes è rappresentato su uno spettro abbastanza ampio, d’altra parte Watson è sempre piuttosto bonario.
È l’elemento umano che fa da contrappunto al sovrumano.

Ma se diamo un’occhiata alle storie**, la faccenda si complica alquanto.

La versione che vede un dottor Watson in fondo simpatico, frequentemente angariato dall’eccentrico e piuttosto arrogante Holmes è probabilmente quella più vicina alle intenzioni autorali di Conan Doyle.
Watson è un sano inglese vittoriano, con un occhio per le signore (si fidanza, si sposa, resta vedovo, si risposa***…), le idee piuttosto chiare su come giri la società, ed una intelligenza non tanto assente quanto sotto-utilizzata.
Holmes lo riprende spesso, per il fatto che guarda ma non osserva, che si lascia scappare i dettagli, e così via.
Watson è un tipo a posto, insomma, che si ritrova a dividere l’alloggio con un cocainomane arrogante, che non esita a sottolineare quanto il proprio coinquilino, sì, si impegni, ma proprio non ci arrivi.
È Holmes, sostengono i fautori di questa linea di pensiero, ad essere l’antipatico.
Lo sostiene ad esempio Craig Hilton, nel suo articolo sul buon dottore che è uno dei capisaldi dei… mah, chiamiamoli watsoniani.

We his readers could not have known Holmes in the way we do, had not his zealotry been viewed through Watson’s stability, his cold analysis through Watson’s empathy, and his specialisation through Watson’s well-rounded comprehensivity. Stability, empathy and comprehensivity – you couldn’t want for better qualities in a general practitioner.

Già, un buon dottore.
Ma consideriamo invece l’ipotesi opposta.

Consideriamo un individuo fortmente anticonformista, con una intelligenza superiore alla media, capacità di osservazione fuori dal comune e una professione per lo meno atipica.
Sherlock Holmes.
Piazziamogli in casa un ex militare un po’ bigotto, con la classica mentalità ipocrita della media borghesia vittoriana.
Una persona abituata a godere di un certo riguardo (è, dopotutto, un medico****) e che si trova tuttavia nell’ombra di una persona che è meglio, ed è meglio giocando fuori dagli schemi.
A questo punto, chi, nella posizione di Holmes, non si divertirebbe a punzecchiare con qualche frecciata il buon dottore?
E il buon dottore, narratore delle storie, non potrebbe vivere queste bonarie prese in giro come dimostrazioni di arroganza, e dipingere quindi il proprio compagno di stanza ed amico attraverso il filtro di chi si sente dileggiato?
È Watson a dirci che Holmes è disordinato, eccentrico, vanitoso ed arrogante.

A supporto di questa tesi, del Watson antipatico, ci sono le opinioni trancianti che infila nelle proprie storie, riguardo ai clienti di Holmes.

“Our visitor bore every mark of being an average commonplace British tradesman, obese, pompous, and slow”

E che dire della povera Mary Sutherland colpevole di

“preposterous hat and the vacuous face”

E poi c’è la faccenda del gongolamento del buon dottore nell’informarci che la defunta Irene Adler è, appunto, defunta.

Insomma, un tipino piuttosto odiosetto.
Che è la nostra unica fonte canonica su Sherlock Holmes.
Sospetto, non trovate?

Per cui, da bravo holmesiano non praticante, di quando in quando mi rileggo un paio di storie di Holmes.
Detestando Watson pagina dopo pagina.

——————————————–

* Questo post nasce dall’interessante post della Clarina sui narratori antipatici.
Buttatteci un occhio.

** Tra l’altro, c’è una edizione Kindle approvata dalla Conan Doyle Estate, e che include anche i racconti del mistero e del terrore, che va per circa un euro.

*** Curiosa, poi, questa faccenda della seconda moglie, mai nominata, mai descritta… che poi lo pianta o muore anche lei… mah.

**** Un ottimo medico che tuttavia non riesce a ricordare dove sia stato ferito. Se però c’è da correre, è stato ferito ad una gamba, se c’è da menar le mani, ad una spalla…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “Antipatie Holmesiane

  1. A livello cinematografico direi – visto che qui su SE non siamo necessariamente amanti del vecchiume a tutti i costi – che il miglior Watson è quello interpretato da Jude Law nel film di Guy Ritchie.
    Per quel che mi riguarda non ho mai avuto una particolare simpatia per il dottore, proprio per le caratteristiche che tu sottolinei nell’articolo (borghese, disabituato a pensare, abbastanza conformista).
    Bell’articolo 😉

  2. A me stanno simpatici entrambi.

  3. A me (sarò un passatista) piace molto l’interpretazione di Patrick McKnee nei suoi film con Roger Moore ( i due sono amici anche nella vita) in cui il suo Watson pungola Holmes per spingerlo a reagire quando lo vede in uno dei suoi rari momenti di debolezza.
    Invece dovendo parteggiare per gli anti-Watsoniani direi che la versione più classica è quella fornita da Andrè Morell ne Il Mastino dei Baskerville versione Hammer.
    Ottimo articolo. 😉

  4. Ma sai che pensavo di essere l’unica a trovare tremendamente petulante il buon Watson?
    E trovo tremendamente divertente quando Holmes lo punzecchia e lo strapazza…roba che lo strapazzerei anche io pur non essendo geniale nemmeno la metà di Holmes…

  5. Non ci ho mai pensato seriamente ma in effetti guardando in ottica moderna il comportamento di Watson è piuttosto antipatico e probabilmente finirei per prenderlo a ceffoni in faccia dopo averci parlato. Comunque ho sempre tifato per Holmes.

  6. Oh oh, a costo di sembrare eretico la migliore accoppiata cinematografica è quella Cain/Kingsley… ok, non c’entra una fava con l’originale, ma è incredibilmente azzeccata e cavalleresca.

  7. Per quanto possa sembrare incredibile, il Watson di Jude Law è più vicino al Watson dei racconti, per lo meno fisicamente, di quelli precedenti.
    I problemi, nei film di Ritchie, sono altri.
    Anche a me piace l’accoppiata Mcnee/Moore – così come mi piaceva Donald Pickering nella serie degli anni ’80, Sherlock Holmes & Doctor Watson (forse l’unico Watson che non mi sia risultato istantaneamente odioso).

  8. Anche io voto per Caine/Kingsley: un piccolo film, ma strepitoso e strepitosamente british – e poi fu una delle mie primissime volte al cinema con amici.

  9. Devo dire, da amante del caro vecchio Sherlock letterario, che tra i film ho apprezzato molto i nuovi SH con Robert Downey Jr. e Jude Law. 😀 Li trovo divertenti.
    Per me il punto di riferimento rimangono comunque i racconti di Doyle, e devo dire che ho sempre apprezzato la coppia. Holmes è naturalmente il mio preferito, ma quello che mi diverte sono proprio i siparietti Holmes/Watson, diciamo che l’uno senza l’altro non mi sarebbero piaciuti così tanto 😀

  10. La migliore accoppiata e’ Benedict Cumberbatch & Martina Freeman. Anche perche’ e’ esattamente come vedrei Sherlock e Watson ai giorni nostril…

  11. @gherardopsicopopmpo: divertenti moltissimo, ma potevano chiamarli anche in un altro modo, secondo me. di tutte le trasposizioni/riletture mi paiono le meno riuscite non tanto dal punto di vista della fedeltà ma almeno da quello del rispetto.
    come rilettura ho apprezzato molto di più la miniserie con Cumberbatch.
    sarò banale, comunque, ma brett e burke restano la mi personale meraviglia. e come per le persone vere, ci sono dei momenti in cui infilerei con un ago sia l’uno che l’altro. anche se li preferisco quando si ritrovano ad essere stranamente affiatati, compensandosi.

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