strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

L’istinto del cacciatore

1 Commento

Primavera del 2011.
William Lynch, mercenario specializzato in operazioni ad alto rischio, trascorre la vigilia del suo trentunesimo compleanno guidando una squadra di contractor all’assalto di un vascello liberiano che trasporta giovani donne destinato al mercato degli schiavi.
Quattro uomini pronti a tutto contro un equipaggio di disperati.

Primavera del 2001.
William Lynch, studente d’economia di belle speranze, trascorre il suo ventunesimo compleanno a Parigi, in compagnia della fidanzata.
Poi, una telefonata.
È suo zio Jamie, un veterano del Vietnam che da anni vive come un recluso nei boschi del Maine.
Le notizie sono terribili – la casa di William è stata data alle fiamme, ma prima qualcuno ha sparato a suo padre, noto avvocato, ed ucciso a bastonate sua madre e sua sorella.
Un gestro dimostrativo di una famiglia mafiosa, che in questo modo ha eliminato una minaccia, e intimidito i testimoni.
Mentre la polizia brancola nel buio, la vita di William va in briciole, ogni piano annientato dagli eventi.
Per lui e Jamie resta una sola opzione: trovare i responsabili, e farli pagare.

Jack Badelaire è un appassionato di letteratura action, che gestisce da tempo un blog intitolato Post Modern Pulp .
L’ho scoperto attraverso una rivista intitolata Hatchet Force Journal, ed ho letto un paio di volte il suo blog – scoprendo la sua attività collaterale di narratore.
Killer Instincts è il primo libro che leggo, uscito dalla penna di Badelaire, ed è stata una piacevolissima sorpresa.

Ora, ammetto i miei pregiudizi.
Se è vero che il genere action ha consegnato al pubblico opere memorabili, è anche vero che molto spesso rischia di finire ad impantanarsi in una orrida palude.
Personalmente, non amo granché i libri che glorificano la guerra o la violenza fisica (che ritengo l’ultima scappatoia dei disperati), magari scritti da gente che neppure ha fatto il militare.
Non mi piace chi col romanzo cerca di vendermi una ideologia, specie se diversa dalla mia, specie se la vendita è gestita con mano pesante – come spesso accade in queste storie.
Non tollero le pagine e pagine di dettagli sulle armi e le munizioni, calibri, cadenze di tiro, magari mescolate a bla bla bla a base di gergo da gngsta e altre sciocchezze.
Ed ho poca pazienza con le trame semplicistiche e i personaggi di cartone.

Ma Killer Instincts non commette nessuno di questi peccati.
Se il primo capitolo si apre con un baraccone pirotecnico tesissimo e molto competentemente scritto, nel momento in cui passiamo al flashback, Badelaire si dimostra un buon autore a tutto tondo – tratteggiando in maniera lieve le psicologie dei suoi personaggi, mettendo sulla pagina delle descrizioni convincenti di luoghi e stati d’animo.
Senza compromettere il ritmo, l’autore ci consegna 300 pagine leggibilissime, ben scritte e soddisfacenti anche al di là della semplice adrenalina.
Poi, certo, la storia di fondo non è nulla di complicato – ci sono dei malvagi, c’è un giovane che giura vendetta, c’è l’addestramento, c’è la preparazione, l’attesa del compimento del destino.
Mille romanzi sono stati scritti sullo stesso canovaccio.
Molti di loro maledettamente buoni, a dire il vero.
Storia di una vendetta, ma anche della vocazione delle armi nel mondo moderno, Killeri Instincts si legge in fretta e lascia con la voglia di saperne di più.
Non possiamo davvero chiedere altro ad un ebook da tre euro.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

One thought on “L’istinto del cacciatore

  1. “Non mi piace chi col romanzo cerca di vendermi una ideologia, specie se diversa dalla mia, specie se la vendita è gestita con mano pesante”

    Già. E’ quello che, gratta gratta, sto trovando sotto la superficie di Reamde, l’ultimo di Neal Stephenson: non l’ho ancora terminato, ma mi aspettavo molto di più dall’autore di Snow Crash. Non che le parti tecnologiche non siano interessanti, anche se fin troppo diluite in oltre 1000 pagine; ma temo segni il suo tentativo di trasformarsi nel Tom Clancy della situazione, ovvero di accedere a pubblici e denari più ampi sacrificando tutto il resto.

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