strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Vita in campagna, tre anni dopo…

12 commenti

Nel 2009, in procinto di trasferirmi definitivamente in Astigianistan, pubblicai sul mio ormai latargico blog Fra le Province quella che definivo

Una semplice lista, che chiunque stia pensando di traslocare dovrebbe tener presente.

Una lista di pro e contro.
Tre anni dopo, come sono cambiate le cose?
Ci avevo preso?
È stata utile?

Vediamo.

Contro

Solitudine – specie se si vive lontani dal centro abitato, e soprattutto nelle prime fasi, quando ci si deve inserire nella nuova comunità

Assolutamente sì – e inserirsi nella nuova comunità non è affatto facile.
A tre anni di distanza, mi sento ancora dire “Ma davvero lei fa il geologo e vive a Castelnuovo Belbo?”

Elevate spese di trasporto – specie se parte delle nostre attività rimangono legate al nostro luogo d’origine, e ci tocca fare i pendolari.

Sì sì sì, ancora una volta.
Oltretutto, quando questa lista venne stilata e pubblicata, la benzina costava 1.60 euro. Ora ne costa 1.90
Il fatto che il trasporto pubblico sia disastrato e demente non aiuta.

Insetti e altri animali nocivi – le formiche sono ovunque. Per i topi campagnoli basta un buon gatto aggressivo e motivato.

Falso – ci vuole una trappola innescata con del formaggio, e che sia di marca. Poi ci sono le vespe, che proliferano.

Malattia – non sempre è possibile fare semplicemente un salto in farmacia… vivendo da soli in campagna la malattia è una infinita fonte di grattacapi.

Pensavo peggio – ma il fatto che siano stati aperti gli uffici della ASL a 100 metri da casa mia aiuta.

L’impatto del clima – si sente molto di più che in città, soprattutto in inverno.

Vero, ma non traumatico.

Il buio – la campagna di notte è infinitamente più buia della città.

… ma la città si sta adeguando. Anche qui, niente di traumatico.

I ficcanaso – in una piccola comunità, tutti bene o male sanno i fatti vostri; può succedere anche in un condominio, d’altra parte.

Vero – e soprattutto, se non sanno i fatti vostri, li inventano con entusiasmo.
Perciò si arriva alla schizofrenia – zero rapporti sociali, e pettegolezzi rampanti.

Animali da compagnia – cani e gatti possono avere delle difficoltà di adattamento; o adattarsi troppo (specie i gatti) e scomparire per lunghi periodi senza lasciar traccia.

Ma a volte ritornano.

Rapporti di vicinato – sono molto più importanti che in città, e richiedono un’attenzione in più.

Discutibile.
A parte la vicina che prende il sole in topless tra maggio e settembre, e il deragliato che tutti i weekend dalle cinque alle sette si esercita con la batteria, e il tipo che fa andare il trattore in folle mentre lui si fa i fatti suoi per un’ora tutte le mattine affumicandomi… no, a parte queti, il vicinato non desta problemi.

Crimine – se l’incidenza del crimine a basso profilo (scippi, borseggi) è infinitamente più bassa, gli ultimi anni hanno visto una crescita degli assalti armati alle case isolate.

Vero.
Ma qui non c’è nulla da rubare.

Pro

Minori spese – applicando un minimo di strategia, è possibile ridurre drasticamente le spese di mantenimento; in campagna, in generale, la vita costa meno.

Molto meno.
Bisogna organizzarsi con un frigorifero capiente e poi mappare i supermercati.

Aria più pulita – è una generalizzazione, ma di fatto i livelli di inquinamento dell’aria sono più bassi.

Tranne quando il vicino lascia in folle il trattore inondandoci di fumi azzurri la stanza da letto…

Scarso inquinamento acustico e luminoso – se il buio e il silenzio non vi danno fastidio…

Ed il cane che ulula per dare risposta alle campane, il trattore in folle, qualche strano tipo che deve assolutamente usare una levigatrice all’ora di pranzo… ah, il silenzio della campagna.

Più spazio abitativo a parità di prezzo – niente costa come un appartamentop in centro…

Sì, casa spaziosa, disordinatissima, una faticaccia da tener pulita…

La possibilità di svolgere attività che in città ci sarebbero precluse – provate a fare tai-chi all’alba nel cortile del vostro condominio… o a piazzare un telescopio sul terrazzo di casa…

Ma anche no.
Anche solamente uscire per una passeggiata significa essere guardati come si fosse appena scesi dal disco volante.
Potete, certo, svolgere un sacco di attività nel chiuso di casa vostra – ma questo nega un po’ le premesse…

Minore pressione demografica – se vi va di star soli, è facile star soli.

Testimoni di Geova, rappresentanti della Folletto e altri rompitasche vi troveranno comunque.

La comunità – saranno certamente diffidenti all’inizio, ma di solito le piccole comunità offrono più vantaggi che svantaggi.

E la comunità non vi vuole – fatevene una ragione.

Maggiori opportunità lavorative – con un minimo di adattabilità, è difficile restare con le mani in mano a meno che non lo si desideri.

Questa è tutta da ridere.
Nel senso che è vera – se siete amici (o meglio ancora parenti) del sindaco o di qualche assessore, o se siete parte della mafia delle bocciofile, o del racket delle maestre, se siete disposti a lavorare gratis, o a regalare le vostre idee a persone che non saranno in grado di svilupparle… ma l’individuo intraprendente che intenda provare a inventarsi un lavoro, farebbe prima a prendere le proprie cose e levarsi dai piedi.
Si guadagnerebbe così l’eterna gratitudine degli indigeni.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

12 thoughts on “Vita in campagna, tre anni dopo…

  1. Non capisco perché la signorina in topless vada accomunata agli altri problemi.

  2. percepisco un pò di pessimismo sparpagliato tra le risposte
    non è da te.

  3. Diciamo anche che la scelta di strappare,invero relativamente,il cordone ombelicale metropolitano si rivela spesso un atto che funziona da carta reagente delle proprie vocazioni. Penso di parlare con cognizione di causa a riguardo dal momento che vivo a Costigliole d’Asti, un grosso paesotto Non distante da casa tua, dove mentalita’ e cultura sono senz’altro le medesime e che Sulle dinamiche di simili realta’ Ci ho pure scritto un libro!
    Devo dire che nel Mio caso avevo due grossi vantaggi:ho parenti del paese quindi Non sono immediatamente indicato come “forestiero” ma come “nipote” di inoltre sono anche sposato con una fanciulla locale. Per il desto, nonostante i vantaggi che hanno contraddistinto il Mio ritorno alla Terra, ritrovo tutte le tue considerazioni, poi ci sarebbe da aprire tutto un discorso su Asti e l’astigiano ma lascio per un Post futuro!

  4. Post molto interessante, perché sto valutando un simile trasferimento, in un futuro più o meno remoto.
    In effetti a me spaventa la criminalità che dalle città sembra essersi spostata verso la campagna, ma immagino sia un fenomeno limitato a certe zone e a certi periodi.
    Quel che mi sarebbe indispensabile è anche la facile reperibilità da parte di corrieri, postini etc.
    E una linea Internet degna di questo nome, per carità!
    Però, seguendoti da un po’, sono proprio questi due punti che mi terrorizzano.

  5. “Testimoni di Geova, rappresentanti della Folletto e altri rompitasche vi troveranno comunque.” Evidentemente dopo le tue esperienze con la consegna dei plichi, quelli delle Poste Italiane o della DHL e della TNT non sono né TdG né rappresentanti della Folletto…

  6. @mcnab
    La situazione è meno disastrata di quanto sembri, sia per ciò che riguarda la rete (presto dovrebbero essere disponibili connessioni ad alta velocità satellitari) sia per posta e corrieri, se si ha la fortuna di vivere in un posto in cui i numeri civici non sono qualcosa che capita agli altri.

  7. Insomma, lo rifaresti?

  8. Da abitante in un paese di 800 anime (fino a 3 anni fa abitavo in uno che ne contava 2500, non che ci sia tutta questa differenza 🙂 ) posso dirti che hai ragione su quasi tutto… L’unico punto che non mi trova d’accordo è quello sulla comunità che non ti vuole: se vuoi inserirti, a meno che non vivi a Silent Hill, ci sono mille modi per riuscirci. Partecipare alle iniziative, alle feste, anche solo prendere il caffè al bar o andare a comprare il pane sono occasioni di conversazione. Ovvio che c’è il rovescio della medaglia: capita di dover scendere un po’ a compromessi, e se ti trovi a preparare la cena per la festa di San Rocco insieme a un gruppo di contadini con la quinta elementare forse non è il caso di citragli la Critica della RAgion Pura. D’altronde qualche compromesso è necessario per qualsiasi tipo di rapporto sociale.
    Per quanto riguarda la connessione internet so per esperienza (avendo lavorato nel campo per diverse compagnie telefoniche) che più piccolo è il paese minori saranno le possibilità di avere una connessione decente, almeno via cavo. LE connessioni satellitari, per quanto ne so io, per il momento hanno ancora delle limitazioni tecniche abbastanza fastidiose, unite a prezzi elevati. Ma in questo non sono aggiornatissimo.

  9. Spassosi anche i Commenti !! Come si dice in Inglese.. Thanks 4 Share!!

  10. Beh… mi fate sentire come quello che si lamenta del brodo grasso, visto che da ormai sei anni ho mollato Bologna per andare a vivere in un comune di diecimila anime della prima collina reggiana.

    I pro:

    * il clima e l’aria (in tre anni mi è quasi scomparsa l’allergia primaverile)
    * il costo della vita e la possibilità di mettere su famiglia senza svenare troppo la tua e quelle dei genitori.
    * il miglior parmigiano reggiano d’Italia.
    * la tranquillità (ecco, quella troppa)
    * il fatto di vivere in un paese che, anno dopo anno, aggiunge qualcosa (la piscina, un asilo nido modello) e che ha l’essenziale raggiungibile a piedi (ed è collegato via trenino alla Città, il che rende fattibile il progetto familiare di tenere una e una sola macchina)

    I contro:

    * la comunità chiusa (ok, ci ho messo del mio: tendenzialmente sono un orso)
    * gli indigeni che, nonostante in questi sei anni sia stata costruita, chessò, una piscina, ci sia un nido che vengono dalla Svezia a vederlo, ci sia un cinema che sì, i weekend è commerciale, ma i mercoledì fa le serate d’essai e il martedì fa teatro… ti dicono “sì, ma a xxxx c’è yyyy”. La stessa cosa vale anche per i Reggiani di Reggio, che iniziano una frase su due “Sì, ma a Parma, Modena, Bologna, Mantova…” un po’ per farsi dire “ma no, ma no, ci sono delle gran belle cose pure a RE…”

    Lo rifarei?

    Tutto sommato sì, magari tirerei ad andare a RE.

  11. vivo nel quartiere piu’ popoloso e popolare di una grande citta’ italiana.
    Sono convinto che le spese dovrebbero essere inferiori in citta’ che non in campagna isolata: puoi spiegare questo punto del tuo post?

  12. Ci sono minori spese, e per certe cose i prezzi sono decisamente più bassi.
    Per il mangiare, tanto per cominciare – al di là dei baratti fra vicini (pane raffermo in cambio di uova, insalata in cambio di pomodori), i prezzi sono, rispetto a Torino, di un 40% più bassi.
    Lo stesso vale per i servizi (idraulico, elettricista ecc) – che costano molto meno.
    Per alcune cose (luce, gas) il regime fiscale è (o forse dovrei dire era) differente.
    La vera spesa, casomai, sono i trasporti – il supermercato più vicino è comunque a 5 kilometri, il cinema più vicino ad 8.
    Subito dopo viene la tassa rifiuti, però qui ricicliamo al 60% e oltre.

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