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Re un tempo, Re a venire

14 commenti

Era un po’ che non parlavo di fantasy.
Vediamo di rimediare.

C’è un tale, inglese nato nelle colonie, studioso di folklore e mitologia, educatoa Oxford, che negli anni ’30 scrive un romanzo per ragazzi che fa da prequel ad una trilogia dal taglio più adulto, che vedrà la luce solo anni dopo, e verrà raccolta in volume unico solo negli anni ’50.
Romanzi variamente adattati – un cartone animato, un film con star internazionali…

Ma non stiamo parlando di J.R.R. Tolkien.

E devo ammettere che è piacevole immaginare un ipotetico lettore alla fine degli anni ’50 che, arrivando in una ipotetica libreria, potesse trovare sullo stesso scaffale Il Signore degli Anelli, certo, ma anche – per lo meno in teoria – La Spada Spezzata di Poul Anderson, Gormenghast di Mervyn Peake e The Once and Future King di T.H. White.
Che fortuna!
Davvero ci fu un tempo nel quale i giganti camminavano sulla terra!

White, che era nato in India (il 29 di maggio – il mio stesso giorno!) e si era laureato a Oxford con una tesi su Thomas Mallory e La Mort D’Arthur, cominciò scrivendo un romanzo per ragazzi intitolato La Spada nella Roccia, un “prequel”, diremmo oggi, delle leggende e dei romanzi arturiani, che racconta dell’infanzia di Artù, e della sua educazione ad opera di un Merlino particolarmente distratto e svagato (ma dovete capirlo, è nato al capo sbagliato del tempo).
Il romanzo, naturalmente, è quello che venne adattato da Disney nel classico La Spada nella Roccia.
Ed è un peccato, io credo, che il film – per quanto divertente e godibilissimo – abbia portato via visibilità al romanzo che è – non dite che non ve lo aspettavate – meglio.
T.H. White aveva una passione per le scienze naturali, e le esperienze di Semola (alias Artù) in varie forme animali – l’espediente adottato da Merlino per insegnare a vivere al ragazzo – sono tratteggiate con cura naturalistica notevole.
Lessi La Spada nella Roccia da ragazzo – attorno ai tredici-quattordici anni – in un bel volumone per ragazzi colorato e pieno di figure*.

Avrei scoperto qualche anno dopo che c’era molto altro.

A La Spada nella Roccia fecero seguito The Queen of Air and Darkness, The Ill Made Knight e Candle in the Wind, riuniti insieme al primo tomo in un unico volume col titolo di The Once and Future King – in italiano tradotto come Re in Eterno**.
La tetralogia è molto più cupa, rispetto alla prima edizione della Spada – tanto che nel volume unico compare una versione diversa de La Spada nella Roccia, volutamente più adulta (il che non significa che ci siano le donnine nude, naturalmente).
Esistono estimatori tanto della prima quanto della seconda versione.

Nei suoi romanzi, T.H. White segue l’evoluzione del regno di Camelot, attraverso la formazione del gruppo di amici che diverranno i Cavalieri della Tavola Rotonda, con un occhio di attenzione per Lancillotto, e poi il crollo, fino alla battaglia di Abaddon.
Si tratta, certo, della lotta dell’ordine contro il caos, della civiltà contro la barbarie, ma è anche e soprattutto, a tutti gli effetti, la cronaca delle avventure di un gruppo di amici che creano qualcosa di meraviglioso, e poi lo vedono svanire.
Oltre agli elementi fantastici mutuati da Mallory, White ci mette del suo – riferimenti alla psicologia freudiana, osservazioni naturalistiche, non pochi riferimenti al mondo contemporaneo (inclusa una famosa frecciata al totalitarismo, con un riferimento diretto a Hitler), un uso abbondante di anacronismi, un linguaggio “sbagliato” perché non è fasullamente medievale, ma contemporaneo, ritmato, ironico.

The Once and Future King è un romanzo – o una tetralogia, fate voi – estremamente civilizzato. Ha una lievità di tocco inimmaginabile, è miracolosamente privo di pessima poesia in alto elfico, ed è ampiamente soddisfacente.
È scritto bene, e racconta una buona storia, con un sacco di sfumature appena accennate.
Ne venne tratta anche un’opera teatrale – un musical – poi filmato nel 1967 (ehi, il mio anno!): si intitola Camelot.
Ci recitano (e cantano!) Richard Harris e Vanessa Redgrave***.
E Franco Nero.
Dovreste cercare di vederlo.

White, misogino, quasi certamente omosessuale, a detta di alcuni masochista, riesce a tratteggiare una storia popolata di personaggi fallibili, di sentimenti vivaci e credibili, costellata di umorismo, tristezza, e tragedia.
Un lavoro esemplare.

Dopo la morte dell’autore, venne infine pubblicato il quinto volume della serie – The Book of Merlyn, nel quale si chiude la vicenda e Artù affronta nuovamente una serie di prove ideate da Merlino, e che riassumono e compendiano le vicende precedenti.

White scrisse anche un meraviglioso romanzo per ragazzi intitolato Mistress Masham’s Repose – su una ragazzina intrappolata in una villa labirintica, che scopre una colonia di Lillipuziani (sì, quelli di Gulliver) che vive in giardino.
Divertente, ben scritto, fantastico, e sconosciuto ai più.

Oggi come oggi, The Once and Future King si trova in un comodissimo paperback che costa quasi nulla.
Raddoppiamo quel quasi nulla, e possiamo metterci anche The Book of Merlyn, ed avere l’opera completa.
Diciamo dieci euro, diciamo 900 pagine che scorrono come acqua fresca.
Si tratta certamente di un classico, e di un testo importante.
Ed io sarei anche tentato di dire che è meglio di… ma no, lasciamo perdere, che poi mi vetrioleggiano.
La Spada nella Roccia ha goduto di un effimero momento di popolarità quando J.K. Rowling ha ammesso di aver rubato da White un po’ di idee per i suoi romanzi sul magherello quattr’occhi****.
Poi è stato nuovamente il nulla.
Da noi rimane ampiamente sconosciuto alla maggioranza dei lettori – e anche molti appassionati del genere fantasy non sanno neppure che esista.

—————————————————————

* Il target de La Spada nella Roccia viene di solito abbassato per via del cartone animato.
Dubito che un ragazzino di dieci anni riuscirebbe a cavarne molto. Anche se di sicuro si divertirebbe.

** Oscar Fantasy – risulta fuori catalogo, ed è un gran peccato.
Battete le bancarelle, frugatele senza pietà.
E se cercate La Spada nella Roccia, evitate quelli che riportano Geronimo Stilton o Walt Disney come autori (mio dio, che vergogna!)

*** E stando a IMDB merita solo tre stelline – imbecilli.

**** E due… dopo aver copiato da Edith Nesbitt, pure da T.H. White, ha rubato.
Non male, per una autrice che afferma pubblicamente di non sapere cosa farsene di fantascienza e fantasy.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

14 thoughts on “Re un tempo, Re a venire

  1. Ecco, sì. Diciamo pure che me l’hai praticamente venduto.🙂

  2. L’hai venduto anche a me, anche se hai rischiato di beccarti il mio vetriolo tolkeniano😀
    Comunque bellissimo articolo, sto in fissa con il ciclo attiriamo e non conoscevo questa saga…frugherò bancarelle in ogni dove, ma poi alla fine ho il sospetto che mi attaccherò ad amazon e leggerò in inglese anche questo

  3. Io non sono mai stato un fan di Camelot e Artù ma devo dire che se dovessi leggere questa saga, probabilmente sceglierei la versione di White. Temo però che le successive versioni di questo vero e proprio “standard” (in particolare i romanzi di Bernard Cornwell) siano al giorno d’oggi il primo riferimento per il lettore moderno, sono quindi d’accordo con te nella scelta di mettere in luce questo classicone.
    E’ poi recentissima la notizia che è stato “scoperto” un poema epico di 200 pagine scritto da Tolkien e intitolato The Fall of Arthur, ispirato alle antiche leggende. Credo sarà roba per studiosi, però

  4. Io ho la versione dell’Oscar Mondadori (più ovviamente una Spada nella Roccia della Mursia!), mi ricordo che lo acquistai in un periodo che leggevo tutti sui miti arturiani e quando lessi nella prefazione del Book of Merlyn aspettai speranzosa per mesi che lo pubbblicassero in italiano… la cosa buffa è che quando devo sistemarlo in libreria finisce sempre assieme ai romanzi storici invece che al fantasy🙂

  5. Semi-OT: dopo aver visto qualche valutazione, diciamo, controversa di IMDB, per sfregio cerco i peggio film trash e gli do 10. È un piccolo contributo, ma sento di doverlo dare.

  6. Complimenti, ottimo articolo. Massimo delle stelle.

  7. Bellissima notizia quella del poema di Tolkien su Artù… :°)

  8. Esco un pò dal seminato, sarei curioso di sapere se ti è piaciuto “la storia infinita”; non penso tu ne abbia mai parlato, o sbaglio?

  9. Non ne ho mai parlato perché non ne ho un buon ricordo.
    Credo di averlo letto troppo tardi, e mal sopportavo i protagonisti.

  10. Davvero? A me invece è piaciuto molto, tanto che lo lessi parecchie volte da giovincello. E la cosa strana è che ho sempre avuto l’impressione che si tratti di un libro apprezzabile anche da “grandi”, anche se ovviamente con un effetto minore.
    Probabilmente averlo assimilato da piccolo ha fatto in modo da lasciarmelo come pietra miliare fra i “miei” libri.

  11. Beh, non è scritto da nessuna parte che ci siano libri che devono piacere o non piacere per forza.
    Ciascuno di noi, a seconda del momento, ha i suoi preferiti, trova un autore che in qualche modo gli parla.
    Le persone cambiano – ed il loro rapporto coi libri anche😉

  12. Beh, no, certamente non ci sono libri che debbano piacere per forza, quando ciò accade c’è poco da stare allegri🙂
    Ero solo curioso.

  13. Ah-AAAAH, finalmente ci sei cascato! questo l’ho letto anch’io!
    niente, non ho nessun commento costruttivo, volevo solo pubblicamente gongolare.

  14. Pingback: L’isola della signora Masham | strategie evolutive

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