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Ritorno su Waar

7 commenti

[disclaimer – questa recensione è basata su una copia in formato Kindle del volume, fornitami cortesemente dall’editore proprio allo scopo di recensirla, e viene postata in due lingue per rendere la cosa un po’ più interessante]

Avevamo lasciato Jane Carver, la rossa biker creata da Nathan Long, da qualche parte nella Monument Valley, di ritorno da una scorribanda sul lontano, selvaggio e misterioso pianeta Waar.
Su Waar, Jane aveva trovato l’avventura, il brivido di essere considerata un demone infernale dagli indigeni, e l’amore (o qualcosa di simile) con l’avventuriero Dan Lhan-Lar di Herva, solo per perdere tutto per mano dei monaci di un culto malevolo.
Beh, malevolo per Jane, per lo meno.
Esiliata sulla terra, la nostra eroina non ha tuttavia intenzione di restare con le mani in mano.
Ed il fatto di essere ancora ricercata per omicidio – e per atti osceni, avendo fatto l’autostop nuda nella Monument Valley – è solo un incentivo a rintracciare il misterioso artefatto che garantisce il teletrasporto fino a Waar ed alla vita che – nonostante la carenza di rock’n’roll e marlboro – le è più consona.
Sarà un altro ottovolante di azione, ironia, e scorrettezze politiche assortite.
E a noi piace così.
Davvero.

Jane Carver: Swords of Waar, secondo romanzo del ciclo di Jane Carver pubblicato da Night Shade Books, riprende l’azione appena sette giorni dopo la chiusura del primo volume, Jane Carver of Waar.
La mano di Long è ancora una volta sicura nel gestire il mix di azione, esotismo e ironia – il modello burroughsiano viene replicato senza pedanterie, e il risultato è più che soddisfacente.
Ritroviamo i capitoli con l’esclamativo nel titolo, la meravigliosa voce narrante della protagonista e tutto l’armamentario del planetary romance con l’amplificatore portato a 11.
Non manca, per la gioia dei vecchi geek, una spolverata di diretti riferimenti a Burroughs (al quale è dedicato il romanzo) ed ai suoi amici, imitatori e precursori, ed un omaggio alla storia editoriale di John Carter e dei suoi emuli.
Sulla pagina, Jane Carver si conferma un personaggio al fianco del quale è bello poter esplorare una nuova faccia del mondo di Waar – una donna intelligente, con un suo senso della giustizia ed una sua filosofia spiccia ma meno che elementare, ed una tendenza a cacciarsi in guai assolutamente barocchi.
Jane Carver è una donna normale in una situazione straordinaria, con delle reazioni estremamente normali – e per questo motivo, al contempo credibili e divertentissime.
Waar rimane una delle migliori venues per il planetary romance viste in questi anni.
La varietà dello scenario permette a Long di sfuggire al rischio di replicare le situazioni del romanzo precedente, e se una certa familiarità è inevitabile, è anche voluta, e gestita con eleganza.
Al termine del primo volume, avevamo chiesto di più.
Ora possiamo dirci accontentati.
Per quanto a questo punto, un terzo volume sarebbe certamente gradito.

***

We left Jane Carver, the red-haired biker-chick created by Nathan Long, somewhere in Monument Valley, back from a raid on the distant, wild and mysterious planet Waar.
On Waar, Jane had found the adventure, the thrill of being considered an infernal demon by the natives, and love (or something similar) with the adventurer Dan Lhan-Lar of Herva, only to lose it all at the hands of the monks of a malevolent cult.
Well, malevolent to Jane, at least.
Exiled back on Earth, our heroine does not mean to remain idle.
And the fact that she is still wanted for murder – and for indecent exposure, having hitch-hiked naked in Monument Valley – it’s just an incentive for her to track down the mysterious artifact that provides teleportation to Waar and the life which – despite the lack of Marlboros and rock’n’roll – is hers by choice.
And for the reader, it will be another roller coaster of action, humor, and assorted political incorrectness.
And we like that.
A lot.

Jane Carver: Swords of Waar, the second novel in the Jane Carver of Waar cycle published by Night Shade Books, picks up the action just seven days after the end of the first volume.
Long’s handles masterfully the mix of action, exoticism and irony – the Burroughs-esque model is replicated without pedantry, and the result is more than satisfactory.
We find again the chapters with the exclamation mark in the title, the wonderful narration in the protagonist’s voice, and all the paraphernalia of the planetary romance with the amplifier pushed to 11.
There is, to the delight of old geeks, a sprinkling of direct references to Burroughs (to whom the book is dedicated) and his friends, followers and precursors, and a homage to the printing history of John Carter and his followers.
On the page, Jane Carver remains a character alongside which is nice to explore a new face in the world of Waar – an intelligent woman, with a brisk sense of justice and a simple philosophy which is still less than basic, and a penchant for plunging into absolutely baroque trouble.
Jane Carver is a normal woman in an extraordinary situation, and her reactions are quite normal – which makes them both believable and a lot of fun.
Waar is one of the best planetary romance venues seen in these years. The variety of scenery allows Long to escape the risk of replicating the situations of the previous novel, and if familiarity is inevitable, it is also desired, and managed with elegance.
At the end of the first volume, we asked for more.
Now we can call ourselves satisfied.
But, now, a third volume would certainly be welcome.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Ritorno su Waar

  1. A occhio e croce, sembra fantastico. Quanto mi piacerebbe scrivere qualcosa del genere!

  2. Non mi sono ancora procurata il primo, ma a vedere la copertina, a leggere “Waar”, a intravedere Jane, beh, mi sono immediatamente ricordata la ragazza 🙂 Direi che urge l’aggiunta nella lista dei libri da recuperare. Grazie, anche da parte del mio sempre più vuoto portafogli 😉

  3. Aha, Hell! Io l’ho fatto.
    Ai tempi del liceo.
    Una storia… mah, ad occhio e croce sulle 50.000 parole.
    Un gran divertimento – il trucco è trovare il ritmo (io all’epoca leggevo un sacco di Burroughs) e poi lasciare che la storia vada avanti per sua stessa spinta.

  4. Il primo volume l’ho preso proprio dopo averlo scoperto qui su strategie evolutive… lo leggerò tra pochissimo. 🙂 Come ti sei messo in contatto con l’editore, per curiosità?

  5. Interessante, da scriverci e disegnarci un fumetto :-=

  6. Pingback: Farlo per soldi, farlo per amore « strategie evolutive

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