strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Contrabbandieri di Fantasy

26 commenti

I cinesi ammonivano…

attenti a ciò che desiderate
i vostri desideri si potrebbero avverare

Io da ragazzo desideravo due cose.

  1. Più romanzi fantasy sugli scaffali
  2. Più spazio per gli autori italiani

Che idiota.
Perché naturalmente, i cinesi avevano ragione.
Gli scaffali sono ingombri di ciarpame, spesso prodotto a cottimo da autori nazionali molto poco dotati – succede – e spacciato a un pubblico sempre più ignorante e desensibilizzato. E poi, certo, storie di zombie scritte da zombie per un pubblico di zombie*.
Si arriva ad avere lettori fermamente convinti che il fantasy sia un genere rigido, dalle opzioni limitate, con strutture estremamente codificate.
Insomma, una gran barba.
Ma non è affatto vero.

La rigidità, casomai, è editoriale – l’editore che ha fatto un colpaccio con un certo romanzo (un certo mix di trama, personaggi, situazioni) decide di riproporre una minima variazione sul tema, per sfruttare lo stesso mercato.
O magari è per inseguire la concorrenza: Del Rey stampa Shannara perché Ballantine & Ace hanno sfondato con Tolkien.
La pigrizia innata del lettore di genere – che cerca more of the same – incontra perfettamente questa politica editoriale, ed il risultato è la codifica del genere in un range molto stretto.
Negli ultimi anni, questa codifica…
No, un attimo.
Il fantasy derivativo è sempre esistito.
Gli scaffali degli anni ’80 straripavano di planetary romance, cloni di Conan e fantasy pseudoceltico.
E come ho già detto in passato, ci sono letture estremamente divertenti che sono anche estremamente derivative.
L’impressione è che negli ultimi tempi, tuttavia, la codifica sia diventata l’unico parametro, l’unica chiave.

Esiste soltanto più il fantasy dinastico pseudo-alto, con elfi o metaumani equipollenti, guerre a grande scala, eroine indomite e adolescenti, draghi, non meno di sei volumi da 600 pagine.

Ma anche questo non è vero.
Esiste un sacco di fantasy che è originale, divertente, ben scritta e assolutamente non canonica.
Il problema è scovarla.
Tanto per parlare di cose che da noi non si vedono, al momento si pubblica della solida sword & sorcery (specie racconti), si pubblica del fantasy di ambientazione esotica (basato su mitologie e folklori non eurocentrici), del buon fantasy rinascimentale o comunque non-medievale. C’è molto fantastico puro (ho sui miei radar un romanzo che ha per protagonista un ornitorinco), ci sono un sacco di cose divertenti.
Il problema è procurarsele.

Ecco quindi alcuni consigli per diventare contrabbandieri del fantasy.

Primo – leggete in inglese.
Lo so, non è facile, ci vuole impegno, bla bla bla.
Nessuno vi obbliga.

Secondo – tenetevi aggiornati attraverso canali validi.
Io, è noto, giuro e spergiuro su Black Gate – vi basta seguirne il blog, non è strettamente indispensabile abbonarsi alla rivista.
Un altro posto da tenere d’occhio è lo SF Site, che recensisce un sacco di materiale interessante.
Trovare un recensore di cui ci fidiamo è un passo importante.

Terzo – se vi piace un autore, seguitelo.
È probabile che abbia un blog o un account twitter.
A parte tenervi informati sulle sue attività, è molto probabile che vi segnali libri di autori che potrebbero piacervi.

Quarto – correte dei rischi.
fatevi un giro su Amazon.co.uk e comperatevi un orrido paperback usato a 1 centesimo di un titolo di cui avete letto bene ma sul quale non vorreste rischiare.
Se si rivelerà una ciofeca, potrete usarlo per accendere la stufa, o regalarlo a un vostro nemico – se si rivelerà un capolavoro inarrivabile, potrete sempre comprarne una edizione deluxe e costruirgli un altarino sul vostro scaffale.
Tenete gli occhi aperti per le offerte di ebook gratis o superscontati.
Battete le bancarelle per vecchi titoli stampati in Italia in tempi più civili.

Il che ci porta al quarto bis – spulciate il vecchio catalogo.
Il passato ha un suo peso.

Quinto – abbassate la cresta.
Secondo Marlene Dietrich “non serve un dottorato in psicologia per capire che uno spettatore qualunque al quale venga chiesto di diventare un critico, si sforzerà di segnalare errori, difetti e inconsistenze.”
Siate compassionevoli con ciò che leggete.
Tenete presente che molti presunti esperti si sentono in dovere di segnalare sempre e comunque una quantità di difetti, e di assumere un atteggiamento blasé, per autenticare la propria autorevolezza: si arriva al punto che si sentono in dovere di parlar male persino di ciò che gli piace – se gli piacesse e basta, sarebbero lettori qualsiasi.
Non cascate nella stessa trappola – costruitevi un gusto, non una serie di tabù.

Ricordatevi

i miei gusti sono semplici, desidero solo il meglio

è stato usato come slogan per una linea di cibo per gatti.

Sesto – spargete la voce.
In fondo, l’idea è di contrabbandare ciò che c’è in giro di buono e di originale, no?

Servirà a qualcosa?
Beh, tutto serve a qualcosa.
———————————————–
* Chissà se così mi sono fatto abastanza nemici?

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

26 thoughts on “Contrabbandieri di Fantasy

  1. Splendido articolo!
    Convertirsi all’Inglese è l’unica cosa possibile, specie perchè i tipi di narrativa fantasy che hai elencato è la mia preferita, ultimamente mi sto rendendo conto che il fantasy “Alto” non è proprio nei miei gusti…specie, ehm, quello italiano xD
    Ps: In Italiano, di fantasy fighissimo, c’è Moore (So che lo sai xD), probabilmente tradotto perchè gli Editori hanno pensato fosse il solito fantasy comico alla Pratchett. (Ah, E pratchett :D)

  2. Un post come questo è una dichiarazione d’amore per la lettura, la letteratura di genere e la sana qualità del coltivare la propria fantasia. Non puoi che trovarmi d’accordo e sì, vero, per non rimanere confinati nell’area infetta occorre rompere le barriere e mettersi a leggere in inglese, cosa che cominciata a fare anche come esercizio per esercitare la mia lingua arrugginita.

  3. Di recente ho fatto un giro delle edicole per accaparrarmi vecchi Urania da 1,50 euro l’uno, ho trovato moltissimi numeri che vanno dal 1995 al 2000 con un sacco di roba interessante ed un paio di schifezze (senza rimorso però visto quanto poco le ho pagate). Detto questo non posso non sottoscrivere in pieno il quarto punto.

  4. Articolo da incorniciare. Specie la parte sullo slogan del cibo per gatti. 😀
    Peccato che molti, troppi connazionali non riescano ad andare oltre allo step 1- imparare l’inglese- ma occorre un pò di coraggio per scoprire mondi nuovi, giusto? 😉

  5. Non posso che condividere. A onor del vero, leggo anche molta narrativa derivativa, come l’hai definita, ma non penso certo che il genere si esaurisca in questo modo. Anche senza cercare l’effetto bizzarro, il fantasy è un genere che può spaziare moltissimo, soprattutto se si rinuncia agli elfi & co. Non esito a dire che quando hai suggerito “The War Hound and the World’s Pain” hai aperto gli occhi ad almeno due persone.

  6. Visto che sono a casa con l’influenza ho approfittato dei consigli e mi sono cercata qualcosa da leggere su sfsite. La scelta è ricaduta su Blood Music di Greg Bear, che è recensito tra i “Masterworks”. Poi mi sembra in tema con il mio stato anche se i miei sono virus stardard, non nanotecnologici 🙂

  7. Mi domando se l’abbandono della lingua italiana sia la giusta soluzione al problema della scarsa qualità dell’offerta editoriale (di genere) italiana o se piuttosto non ne costituisca il colpo di grazia. Ho poco tempo per leggere e quello che riesco a ritagliare devo sfruttarlo al meglio perciò, dal momento che sia i siti di recensioni “social” che le webzine dedicate sono affetti dalla stessi problemi della massa di lettori/editori (pigrizia, rigidità, sudditanza, mercimonio, superficialità, ecc…) seguire autori e blogger è l’unico mezzo per selezionare un buon libro o quantomeno farsi un’idea consapevole. Questa dispora verso la lingua inglese di molti recensori/blogger sta molto impoverendo il ventaglio di scelta in lingua italiana (non ne faccio una colpa, uno leggere per proprio piacere ci mancherebbe), tanto che ormai mi ritrovo quasi sempre a comprare versioni italiane di libri recensiti in inglese (quelle poche volte che accade).
    Non so valutare se in Italia c’è del buono ma è difficile da trovare a causa della diffidenza e la demotivazione (giustificatissima) degli apassionati o non ci sia affatto.
    Proprio oggi leggevo un articolo sulla prossima dipartitita della lingua Italiana sul Web, probabilmente mi devo rassegnare e puntare anch’io verso la frontiera 🙂

  8. Che poi non c’è nulla di meglio del “costruirsi il proprio gusto”. Si ha la possibilità di spaziare tra i generi, leggere (o vedere) tantissime cose diverse…E solo quando si sono navigate tantissime acque ci si può fermare e dire “A me piace di più questa!”.

  9. Eugenio, è un mero problema di numeri. Troppe poche persone parlano l’italiano nel mondo, al punto che le micro nicchie e i generi non raggiungono massa critica (cioè minimo numero di copie vendute per giustificare la produzione). E poi culturalmente l’italiano legge pochissimo.

    io scrivo e pubblico giochi di nicchia. Se dovessi dedicarmi al mercato italiano, lo farei solo per hobby. Con l’inglese, riesco a farne (a malapena) un lavoro.

    La produzione letteraria italiana, vista “da fuori”, su scala mondiale nel suo complesso, è provinciale e quasi irrilevante.

  10. Immaginavo che il mercato fosse povero Andrea, anche se ero più possibilista considerando i libri pubblicati in italiano (anche tradotti) e non necessariamente libri di autori/origine italiana.
    MI domandavo appunto se non recensire libri in italiano non ne accelerasse la dipartita.
    Che l’italiano stia diventando una lingua provinciale è vero, ci troveremo con l’inglese come lingua colta (usata da chi ha abbastanza cultura e consapevolazza da scegliere sul mercato globale) e l’italiano come lingua per gli zombie (non che sia un male).

  11. Io non ne faccio una questione di principio, leggendo in inglese.
    È che l’offerta, per un lettore forte, è infinitamente più ampia e i costi più bassi.
    Come scrittore pure opererei in inglese, se lo padroneggiassi a livello professionale.
    Quando mi capita di leggere buona roba in italiano non manco di recensire. Solo che accade sempre più raramente.
    E non è che mi faccia piacere. Se nel nostro paese ci fosse più rispetto per la letteratura, specialmente per quella di genere, sarei il primo a essere felice, anche potrei farne un lavoro vero e proprio

  12. Hmmm.
    Comincio col far notare che la mia “diaspora” verso la lingua inglese è cominciata nel 1983.
    Tempi non sospetti, come si suol dire – avevamo le collane Nord e Fanucci sugli scaffali, Mondadori aveva una collana di hardback di fantascienza.
    La varietà era infinitamente superiore a quella attuale, ma comunque la traduzione costituiva un collo di bottiglia – era necessario fare una selezione, e le scelte degli editori nazionali (per quanto all’epoca spesso eccellenti), lasciavano fuori un sacco di roba che io consideravo interessante.
    E che costava maledettamente di meno (ma lì sono io, che sono tirchio).
    Non credo che la mia scelta di trent’anni or sono (ouch!) di passare all’inglese abbia contribuito ad uccidere il mercato… anche perché se è vero che ormai leggo quasi solo esclusivamente in inglese, l’italiano è pressocché scomparso dalle mie letture, mah, attorno al 1998… e la situazione era già orrida, per quanto non a livello delle attuali macerie.

    Aggiungo poi che l’attuale pessima offerta da parte dei nostri editori non è necessariamente negativa per le vendite – esiste un pubblico quantomai avido di nuovi romanzi con mezz’elfi e draghi e maghetti e vampiri infoiati.
    Quindi il problema non è economico.
    Il problema casomai è di limitata offerta (editori) entusiasticamente abbracciata dal pubblico (lettori) a scapito della varietà.

    Infine, sulle recensioni – stavo quasi pensando di avviare una rubrica fissa, appena la mia vita si sarà stabilizzata, recensendo uno per uno tutti i volumi della Fantacollana sul mio scaffale.
    Così,perché io valgo.
    E perché la scelta di trent’anni fa è infinitamente superiore a ciò che mi offer oggi il mercato.

  13. Sul leggere in inglese, non è poi così difficile.
    Ovvio, bisogna conoscerlo, almeno ad un livello medio, ma non occorre altro. L’unica cosa da fare è non pensare “sarò all’altezza?”, mal che vada si perde qualche sfumatura ma nel frattempo si fa anche esercizio. Le lingue si imparano usandole!

    And after english, Ich lerne jetzt Deutsche! 🙂

  14. Il problema si trova in misura ancora più grave nell’ambiente del mercato discografico musicale.
    Faccio questa osservazione non per sminuire il problema esposto dal ns. ospite nell’ambito dell’editoria di genere, che anzi lodo per l’eccelente analisi e sintesi esposta del problema che sentiamo tutti noi appassionati ma al contrario per significare quanto, questo problema, sia diffuso.

    L’ambiente editoriale discografico è ingessato a situazioni rapporto etichetta/pubblicità risalenti a 30 anni fa. Ha capito (se l’ha capito) troppo tardi l’importanza di internet e delle tecnologie applicate per la diffusione (promozione e vendita) della musica registrata e tutto questo .. e altro, a fronte di un mercato saturo più che mai che non avrebbe neanche bisogno di nuovi dischi e di nuovi “artisti”.

    Non c’è il problema della lingua ma condivide con la narrativa di genere l’ingabbiarsi in prodotti standardizzati dove incanalare i gusti (spesso preconfezionati dalla stessa macchina pubblicitaria) del pubblico pagante. Non lascia quindi spazio a prodotti diversi da quanto standardizzato i quali sono costretti a scavarsi una loro nicchia specializzata sfruttando (loro si) internet per promuoversi e vendersi.
    Al di fuori delle novità, il pubblico (quello interessato) preferisce rivolgersi al vecchio catalogo riconvertito in CD/DVD ecc, che alle strombazzate e molto più costose novità.

    Ecco .. mi sono sfogato un poco pure io.

  15. Ultimamente, pur non avendo abbandonato le pubblicazioni in italiano, mi sto dedicando a quelle dei mercati stranieri (Usa e Francia in testa) non so se questo fa di me un colpevole del progressivo decadimento della lingua italiana.
    Sicuramente se dovessi trovare un motivo di questa mia scelta lo indicherei in certi autori e in certi editori che progressivamente hanno ridotto il panorama italiano in un provincialissimo deserto.

  16. E’ vero, leggere in inglese non e’ cosi’ difficile. Molto piu’ facile che scrivere o parlare in inglese.
    Occorre una conoscenza della basic grammar e naturalmente capire il significato delle parole, ma …

    – molte parole le usiamo o le conosciamo gia’, senza neppure rendercene conto – cool!
    Ad esempio: hotel, bus, toilet, magazine, president, book, wow, alright, ring, imagine, wall, open, close, coffee … eccetera eccetera.

    – altre, tantissime, possiamo capirle perche’ sono simili alle nostre: register, abuse, collection, port, monster … persino parole difficili come paraphernalia.

    Si puo’ cominciare leggendo i testi delle canzoni che amiamo: Imagine all the people / Living life in peace …

    Magari tentare con qualche poesia: My name is Ozymandias, king of kings …

    Passare a qualche romanzo che si e’ gia’ letto in italiano … e via cosi’.

    Presto vi sorprenderete a pensare alcune cose direttamente in inglese.

  17. A me pare che il discorso che fai per il fantasy sia valido a prescindere dal genere di riferimento.
    Io sono un lettore onnivoro, e decidere cosa leggere è difficile a prescindere dalla provenienza o dalla collocazione del volume.

    In generale concordo con la tua strategia di sopravvivenza. L’unico punto su cui forse avrei da discutere è il primo.
    Lo so, suona paradossale, che anch’io da qualche anno mi son messo a leggere in inglese (la fantascienza è ancor più bistrattata del fantasy da queste parti), ma per quanto le versioni italiane dei romanzi che preferisco latitino, per quanto le traduzioni non siano sempre all’altezza, io continuo a preferire la lettura in italiano. Un po’ perché faccio meno fatica, un po’ perché capisco meglio, un po’ perché leggo più veloce (e quindi leggo di più!), un po’ anche per quel che dice Eugenio sopra.

    Poi certo, se di coltivano letture specialistiche (in qualsiasi settore) allora rivolgersi all’inglese diventa obbligatorio, ma se si spazia tra i generi qualcosa di buono lo si riesce ancora a trovare…

    Per questo ho deciso ormai da qualche anno di annotare tutte le mie letture sul blog, un po’ per aiutarmi a riflettere su quel che leggo, un po’ per condividere quel che di buono e meno buono mi capita per le mani.

  18. “Il problema casomai è di limitata offerta (editori) entusiasticamente abbracciata dal pubblico (lettori) a scapito della varietà.”

    Infatti si comincia a parlare di “Biblio-diversità” e addirittura di finanziamenti pubblici per difenderla e aumentarla (preciso che non è una idea mia…non vorrei che qualcuno mi definisse di nuovo “catto-comunista” 🙂

    Per quanto riguarda l’editoria italiana qualcosa di interessante ci sarebbe anche (vedi Elara e Hypnos) però dovrebbero sforzarsi di aumentare un po’ di più la loro presenza nella rete, magari spedendo qualche copia per la recensione ai blog più attivi e specializzati.

  19. Iguana, io col mio primo punto sostengo semplicemente questo – se ora, in questo momento, desideri leggere un fantasy radicalmente diverso dal “solito”, allora devi cercartelo in originale.
    Credo come te che lo stesso valga per la fantascienza, ed il poliziesco, e per gli altri generi e sottogeneri.
    Per alcuni generi, poi, è il deserto: se vuoi leggere pulp avventuroso, non ci sono santi – in italiano non trovi neanche “il solito”, a meno che tu non faccia archeologia.

    Questo, lo ripeto, non per “colpa” di editori malvagi o quant’altro, ma solo perché il mercato si è iperspecializzato per soddisfare la richiesta minima del lettore più superficiale e incolto.
    E io non sono interessato a crocifiggere colpevoli – io sono interessato a fornire qualche suggerimento a chi vuol cercare di muoversi.
    poi, ovviamente, sono suggerimenti, e sono i miei.
    Non si tratta di leggi indiscutibili, e probabilmente altri hanno suggerimenti altrettanto validi, ma diversi da dare.

  20. Squirek, Elara in effetti é una realtá interessante. Penso riceverebbero piú supporto se facessero ebook, cosa che ho suggerito incontrandoli a una fiera, e avessero un sito un po’ meno old school.

  21. M’interessa quello sull’ornitorinco. Puoi passarmi il titolo? 🙂

  22. Un mesetto fa mi trovavo ad una fiera, ho avuto sottomano una copia del “Signore della Guerra di Marte” e memore del tuo articolo su Burroughs me lo sono accaparrato alla misera cifra di due euro.

    Durante la lettura mi è capitato di ripensare a quando parlandone scrivesti: “al suo peggio era uno scribacchino” . Fra la prima e la seconda parte del romanzo il suo cane marziano passa dall’avere dieci zampe a sei, John Carter è capace di saltare per dieci metri su un balcone che passa dall’essere ampio a stretto non appena le guardie si avvicinano dopo avergli dato tutto il tempo di issarsi su. Può usare una parrucca come travestimento, gettarla a terra per provocazione e poi ritrovarsela magicamente in testa la scena successiva, pronta ad essere agguantata da un feroce avversario. Aggiungiamo al mix che è un adorabile idiota (annuncia la propria identità ad ogni nemico che incontra senza pagarne mai le conseguenze) con una fortuna sfacciata che lo salva in più occasioni (tutti hanno la necessità di esporre i propri piani quando lui è vicino) e che cosa otteniamo?

    All’inzio pensavo di lasciar perdere, di chiudere il libro e via, avrei fatto un grosso errore… non so quale magia sia accaduta e non importa quante incongruenze mi venissero gettate addosso, mi sono ritrovato ad ascoltare le parole di John Carter come se fosse un vecchio amico un po’ spaccone che racconta le sue bravate notturne. Aggiungiamo la marte “classica” della fantascienza con tanto di canali, una spruzzata di space opera con ambienti esotici e bollenti pupe marziane da salvare ed il gioco è fatto, intrattenimento puro.

    Oggi mi sono arrivati gli altri due volumi usciti nella collana economica classica, non vedo l’ora di leggerli
    http://www.fantascienza.com/catalogo/volumi/NILF107167/sotto-le-lune-di-marte/

    E devo ringraziare te per avermeli fatti scoprire.

    Grazie.

  23. Settimo – si può sempre seguire il tuo blog che fornisce ottime e precise sul fantasy!

  24. Pingback: Contrabbandieri di Fantasy | Italian Sword&Sorcery

  25. Pingback: Contrabbandieri di Fantasy – Hyperborea

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